ELISA S. AMORE.
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LINGANNO DELLA NOTTE.
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Parte 1.
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2014. Editrice Nord. MILANO.
ISBN 978-88-429-2442-5.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista
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PRESENTAZIONE.
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Per secoli, Evan James ha assolto con cieca dedizione il suo compito: accompagnare le anime dei defunti nel regno dei morti. Poi, un giorno, ha incrociato lo sguardo di Gemma e tutto  cambiato.
Perch in quegli occhi ha riconosciuto lamore: il vero amore. Non poteva permettere che lei morisse, cos non ha esitato a disubbidire agli ordini e, rischiando la dannazione eterna, le ha salvato la vita. Da allora, Evan e Gemma sono inseparabili e il loro rapporto  diventato ancora pi intenso.
Ma un errore spezzer quel fragile equilibrio. Spinto dal desiderio di condividere con Gemma ogni aspetto della sua esistenza, Evan le svela un pericoloso segreto... Una leggerezza che entrambi
pagano a caro prezzo, quando la morte torna a reclamare Gemma. Terrorizzata, la ragazza si rifugia nella casa di Evan, mentre lui chiede aiuto alle uniche persone di cui si pu fidare: Simon, Ginevra e Drake. Grazie a loro, spera di escogitare un modo per sventare quella nuova minaccia. Ben presto, per, scoprir che non  possibile ingannare il destino. In un gioco rischioso che metter i protagonisti luno contro laltro, tra gelosie inconfessabili e oscuri tradimenti, Evan e Gemma saranno costretti a combattere contro un pericolo che li sorprender proprio dove si sentivano pi al sicuro... A cosa sar disposto a rinunciare, Evan, pur di proteggere Gemma?
Dopo il successo della Carezza del destino, Elisa S. Amore torna con un nuovo romanzo in cui si mescolano passioni, intrighi e suspense, per una storia damore profonda e ricca di sfaccettature,
magica e sorprendente.

L'AUTRICE.

Elisa S. Amore  nata nel 1984 e vive in un paesino nel cuore della Sicilia insieme al marito, al figlio e a un carlino che dorme tutto il giorno e da cui non si separa mai. In famiglia si  guadagnata il titolo di divoratrice di libri. Ama scrivere di notte, quando il resto del mondo dorme e lei sa che, l fuori, le stelle le fanno compagnia. Le piace nuotare, passeggiare tra i boschi e sognare a occhi aperti.
Colleziona libri e film danimazione, il tutto gelosamente custodito sottochiave. Dopo La carezza del destino, Linganno della notte  il secondo episodio della Touched Saga. 

L'INGANNO DELLA NOTTE.

A mio marito Giuseppe,
che ogni giorno mi dimostra che
uomini come Evan esistono davvero.
Io ne ho sposato uno.
E al piccolo Gabriel Santo:
tra tutti i romanzi che potr mai scrivere,
sarai sempre tu il mio capolavoro.

PROLOGO
Lake Placid, NY
Pi veloce! Pi veloce!!! Ladrenalina mi pulsava violentemente nelle vene, mentre gridavo a
Evan con il cuore che batteva come un forsennato.
Lauto svolt con una manovra azzardata su una strada statale, sfrecciando a una velocit
disumana con un rombo inferocito che mi fece accapponare la pelle. Eravamo lontani da Lake Placid,
ormai.
Con il fiato corto, mi concessi unocchiata al suo viso, contratto in unespressione che avevo
imparato a decifrare: un misto tra eccitazione, determinazione e sfida. Una combinazione che mi
piaceva.
Mi aggrappai saldamente al cruscotto prima di voltarmi a controllare lauto da cui fuggivamo:
una Lamborghini Reventn grigio fumo dai vetri oscurati che cinseguiva strappando lasfalto dal
suolo.
Ci sta raggiungendo! esclamai, tentando di dominare il battito cardiaco.
Non ci riuscir cos facilmente, ringhi Evan serrando le dita sul volante, gli occhi ridotti a
una fessura. Lanci uno sguardo nella mia direzione e le sue labbra mi sorrisero, accattivanti. Noi
siamo pi veloci, ammicc inarcando le sopracciglia, e io fui rapita dalla curva morbida delle sue
labbra appena schiuse. Affond il piede sullacceleratore e il motore ringhi pi forte.
La Ferrari 458 Italia su cui viaggiavamo sfrecciava come un missile sullasfalto rovente. Mi
reggevo dove potevo, mentre la velocit mi tagliava il respiro, spingendomi con forza contro il sedile in
pelle rossa, in elegante contrasto con la carrozzeria sportiva grigio silverstone. Un colore che adoravo
perch mi ricordava quello degli occhi di Evan, quando il cielo cupo di Lake Placid li oscurava. Per lui
la velocit non sembrava affatto un problema, io invece non ero ancora riuscita ad abituarmi, bench
nei mesi precedenti le corse in auto o in moto fossero diventate parte integrante della mia seconda vita.
Praticamente una costante. Nonostante tutto, per, sotto il sottile strato di paura, ce nera uno di
eccitazione, pi spesso e radicato, che si fondeva con la mia pelle. Le emozioni cui Evan mi aveva
abituata negli ultimi mesi erano cos vivide e preziose perch inaccessibili a chiunque altro, e sentivo di
non poterne pi fare a meno.
Solo qualche mese prima, la morte mi aveva toccata con le sue dita gelide, ma io non mi ero
mai sentita cos viva.
Oh, mio Dio! Evan! Attento!!! urlai, in preda al panico.
Un enorme TIR si era immesso allimprovviso sulla strada. Sentii il cuore sfondarmi il petto
perch schivarlo sarebbe stato impossibile e lauto era troppo veloce, non si sarebbe mai fermata in
tempo. Ma, anzich frenare, Evan scal in quinta allultimo secondo con una manovra azzardata,
facendo derapare il posteriore, e affond con ferocia il piede sullacceleratore, stringendosi nella corsia
opposta, mentre il camion ci sfilava accanto come un missile sfocato.
Questo non era in programma! esclam lui con un sorriso arrogante sulle labbra.
Respirai, in preda a un fremito di terrore e frenesia e, quasi tremando, mi lasciai sfuggire un
urlo deccitazione.
Evan rise al mio entusiasmo, scrollando la testa.
Tu sei pazzo, sorrisi, con il cuore che ancora tremava.
Che posso farci, replic sollevando le spalle, lo sguardo arguto e il sorriso accattivante.
Lanciai unocchiata al lunotto posteriore. Labbiamo seminata!
Evan strinse le palpebre, lo sguardo fisso sulla strada, il sorriso arrogante su unespressione
spartana quanto minacciosa. Lauto non cera, eppure lui non ne sembrava affatto convinto.
A smentire le mie sicurezze, la Lamborghini derap spuntando allimprovviso dietro di noi,
anticipata solo dal rombo aggressivo e arrabbiato del motore. Evan non accenn a scomporsi, ma lauto
ringhi ancora, in segno di sfida. Il cuore mi salt in gola nel vedere il muso grigio della Lamborghini
affiancarsi alle nostre ruote posteriori. I due motori mordevano lasfalto ringhiando sul catrame
incendiato dagli pneumatici.
Il ruggito dellauto dietro di noi insistette, sempre pi aggressivo, facendomi vibrare lo
stomaco.
 troppo vicina, Evan! Accelera!  dietro di noi! urlai, colta da un panico indomabile. Eppure
leccitazione era pi forte, mi attraversava il corpo come una scarica elettrica, acuendo ogni sensazione.
Il mezzo sorriso scaltro che Evan aveva sulle labbra si distese, lo sguardo affilato e seducente.
Adesso si fa sul serio, mormor, con quellaria dura che mi faceva impazzire. Tieniti forte.
Compresi allistante che il suo non era un suggerimento. Piuttosto un avvertimento.
Senza lasciarmi il tempo di un respiro, Evan affond il piede sul freno e lauto rallent
bruscamente sfuggendo di colpo al nostro cacciatore, che ci super come un proiettile. Evan afferr il
freno a mano e lo tir con decisione, mentre con la sinistra roteava il volante.
Avvertii un vuoto allo stomaco che dilag fino alla testa, mentre la macchina ruotava su se
stessa in un velocissimo doppio testa-coda. Avrei voluto riprendere fiato, ma Evan non me ne concesse
il tempo: le ruote stridettero sullasfalto ancora bagnato dalla rugiada del mattino, sfrecciando nella
direzione opposta e schiacciandomi contro lo schienale. Il petto si abbassava e si rialzava
convulsivamente mentre io tentavo di trovare un appiglio che mi impedisse di tremare.
Uno sguardo rapido dietro lo schienale e avvistai la Lamborghini avvicinarsi come un missile al
suo bersaglio, mentre la Ferrari rientrava su Old Military Road a trecentotrenta chilometri allora.
Evan!!! Dalla gola mi era uscito un suono stridulo, quasi disperato.
Reggiti! mi ordin, digrignando i denti, senza lasciarmi il tempo di reagire.
Le parole mi si strozzarono in gola quando Evan sterz bruscamente su Mill Pond Drive a una
velocit tale che il paesaggio si distorse in un quadro sfocato di colori confusi, mentre lauto derapava
sul piazzale della scuola, spingendomi contro il finestrino e fischiando sullasfalto. Solo qualche
secondo dopo, girai lo sguardo ansioso sulla Lamborghini alle nostre spalle che imitava la derapata di
Evan, fermandosi a qualche metro da noi.
Mi lasciai sprofondare sul sedile, mentre ancora tremavo, e respirai profondamente. Finalmente
era tutto fermo.
Ebbi un solo istante prima di sentire il rumore di una portiera aprirsi, nel silenzio spiazzante
degli studenti rimasti agghiacciati dal nostro arrivo.
Il cuore mi martellava ancora in petto e mi girava la testa.
Il mio sguardo guizz sullo specchietto laterale mentre la portiera della Lamborghini si apriva
verso lalto, come unaquila reale che si prepara a spiegare le ali. Il pilota scese dai sedili in pelle e
alcantara grigi con movimenti misurati.
Un brivido mi attravers la pelle, ladrenalina che scorreva ancora nelle vene.
Udii il rumore ritmico dei suoi passi, sempre pi vicini, mentre tentavo di dominare il respiro.
Poi il rumore cess, proprio accanto alla Ferrari.
Niente male, fratellino!
Le gambe lunghe e sensuali di Ginevra si erano fermate allaltezza della portiera del guidatore,
la voce smorzata dal vetro. Evan mi guard soddisfatto, inclinando la testa nella mia direzione, prima
di abbassare il finestrino. Ginevra si chin appoggiando con eleganza i gomiti sulla sua portiera e mi
strizz locchio, il sorriso sulle labbra. Unonda morbida di capelli biondi le ricadde oltre la spalla,
coprendo parte della scollatura dellabito grigio con delle striature nere allaltezza del seno, che le
lasciava scoperte le gambe mozzafiato, come sempre su dei tacchi altissimi. Per qualche strana ragione,
il suo portamento aggraziato, ferino ed elegante non la faceva mai apparire fuori luogo, a prescindere
da cosa indossasse. Al contrario. Bastava uno sguardo e tutto il resto del mondo si sentiva fuori posto e
inadeguato quando le passava accanto.
Le feci un cenno con la mano, sollevando appena le dita e sorrisi tra me, la gola ancora arsa per
la corsa. Sebbene mi sentissi sbigottita e shakerata, ogni volta lemozione prevaleva su tutto. Una
sensazione piacevole, quella delladrenalina pura, fatta solo di esaltazione, sgombra da ogni paura. La
sentivo scorrere sotto la pelle, enfatizzata dalla consapevolezza che insieme a Evan non avrei corso
alcun rischio. Correre a trecento allora alle prime luci dellalba scatenava in me una scarica di corrente
elettrica impareggiabile. Una sensazione che conoscevo da poco, ma cui ero stata costretta ad abituarmi
in fretta. E cui non avrei mai rinunciato. Una volta assaporate, avevo scoperto che certe emozioni erano
difficili da dimenticare. Era come se il mio corpo ne sentisse il bisogno, come se ladrenalina lo
dissetasse. Avevo vissuto la mia vita in standby, in attesa che arrivasse lui, per vivere al massimo ogni
momento.
Evan non aveva risposto a Ginevra, limitandosi a sorridere tra s con aria divertita. Avevo visto
quella scena un milione di volte, ormai.
Non fare quella faccia. Posso batterti quando voglio, insistette lei, lo sguardo capriccioso e
insoddisfatto. Sar meglio che tu ti tenga caldo perch voglio la rivincita, lo sfid ancora, totalmente
incapace di incassare una sconfitta.
Non era questa la rivincita? mintromisi timidamente, immaginando la scena identica che
dovevano aver avuto quella mattina, prima di passare da me.
Lo sguardo affilato di Ginevra mi costrinse a mordermi le labbra e rimangiarmi tutto. Evan si
lasci sfuggire una risata, sempre pi divertito dalla testardaggine della sorella. A tua disposizione,
le promise ammiccando con le sopracciglia.
Una volta scesi dallauto, Evan mi raggiunse superando la Ferrari e Ginevra si affrett a
prendermi a braccetto. Vorr dire che terr lei in ostaggio, fino ad allora.
Neanche per sogno. Evan mi afferr la mano e mi attir a s. Poi sorrise, con studiata
lentezza, mentre io soffocavo una risata nel vedere la faccia imbronciata di Ginevra mentre andavo via
con lui. Mi girai a guardarla e mimai un mi dispiace. Lui si mise dietro di me per oscurarmi alla vista di
Ginevra. Era incredibile quanta competizione scorresse tra i due fratelli.
Ogni tanto potremmo arrivare come la gente normale... non credi? lo schernii, mentre ancora
cercavo di riprendermi dallultima curva.
Lui mi guard di sottecchi con espressione scaltra. Potremmo. Mi cinse la vita da dietro e
soffi le parole nel mio orecchio: Ma non sarebbe divertente... non credi?
Rabbrividii al calore del suo fiato tra i miei capelli. Aveva trovato il modo di distrarmi da
Ginevra.
Scossi la testa, mentre un mormorio sommesso si diffondeva tra gli studenti della Lake Placid
High School, che lanciavano occhiate curiose alle auto di Evan e Ginevra, la rossa e la grigia
risaltavano rispetto a tutte le altre nel parcheggio. In genere cercavo di non dare peso allinteresse che
suscitavano ovunque andassimo: non mi trovavo esattamente a mio agio a stare al centro
dellattenzione  al contrario di Ginevra  ma, auto a parte, la nostra entrata in scena aveva di certo
contribuito a richiamare linteresse.
Te lavevo detto che la Ferrari sarebbe stata troppo, per il primo giorno di scuola, mormorai,
imbarazzata.
Evan tent di replicare, ma Ginevra ci piomb alle spalle e si intromise prima che lui riuscisse a
schiudere le labbra.  un giorno importante! Bisognava festeggiare! Poi si rivolse al fratello. Questa
te la metto in conto, gli assicur.
Festeggiare cosa, esattamente? domandai, incerta se non fosse meglio non chiederlo.
 il primo giorno del tuo ultimo anno di scuola, Gemma! replic, allibita, come se la risposta
fosse ovvia.
Sollevai gli occhi al cielo e decisi che era meglio assecondarla.
Sebbene la sua permanenza a scuola non fosse pi necessaria, Ginevra aveva comunque
intenzione di continuare a frequentare le lezioni. Non ero del tutto convinta se fosse per mantenere le
apparenze, come suggeriva lei, o per continuare a controllare me, come invece suggeriva il mio istinto.
A ogni modo, per quanto frustrante, Evan bastava ad attirare lattenzione su di s anche senza la
sua Ferrari. Il loro garage sotterraneo era gremito di macchine di discutibile provenienza, costose e
appariscenti. Per Ginevra i soldi non erano certo un problema.
In genere, io ed Evan giravamo in moto; il suo buon senso lo costringeva a lasciare la Ferrari
alle fughe notturne, quando veniva a prendermi e io sgusciavo fuori dalla finestra alle prime luci
dellalba, mentre Lake Placid ancora dormiva. Certo non si poteva dire lo stesso di Ginevra. A volte era
difficile riuscire a dissuaderla dai suoi propositi e, probabilmente, quella doveva essere stata una di
quelle mattine in cui Evan non era riuscito a ignorare lindomabile spirito di competizione della sorella.
Ginevra non ne aveva mai abbastanza di primeggiare.
Riconobbi in lontananza alcuni dei miei amici: Brandon che camminava cingendo le spalle di
due ragazze nuove. Jake che scendeva dallauto della polizia del padre. Fate e Jeneane che saltavano
gi dagli scalini dellautobus. Peter che arrivava in bicicletta, con indosso la felpa dei Blue Bombers,
pronto a iniziare una nuova stagione di Lacrosse... Tutto era familiare e diverso al tempo stesso.
Il suono stridulo della campanella ci diede il benvenuto mentre varcavamo lingresso della
scuola.
Mi costrinsi a respirare finch non sentii ladrenalina che scemava e nelle mie orecchie non
rimase che un ronzio sbiadito e fastidioso. Strinsi la mano di Evan e sentii le sue dita ricambiare il
gesto.
Quel suono sanciva linizio di un nuovo anno. Un nuovo anno insieme a Evan.

Ah, onesto speziale,
sono rapidi i tuoi veleni.
Cos, con un bacio, io muoio.
William Shakespeare, Romeo e Giulietta, atto V, scena III

1
SPETTRI DAL PASSATO
Qualche ora prima
Era il 1720. Una notte di settembre, proprio come questa... Lo sguardo di Evan era lontano, la
sua voce profonda e malinconica, come se il ricordo del suo passato potesse risucchiarlo da un
momento allaltro. Stentava a pronunciare le parole, temendo che quegli attimi riprendessero vita nella
sua testa. Non avrei voluto forzarlo, non avevo mai insistito sui dettagli del suo passato, ma lui
prosegu, la voce spenta: Avevo diciassette anni. Si sdrai al mio fianco sul manto erboso sulla riva
del Mirror Lake, adagiando la testa sulle mie ginocchia con un movimento delicato e chiuse gli occhi
mentre io lo osservavo dallalto. Ricordo ogni attimo. Un guizzo dietro le sue palpebre mi rivel che
la sua mente lo aveva riportato l, in quel lontano 1720. Ma dur un istante. Lattimo seguente, Evan
riapr gli occhi sfuggendo a quel ricordo, probabilmente troppo doloroso per essere vissuto una seconda
volta.
Attesi che parlasse, in silenzio.
Ho impresso ogni singolo istante di quella squallida notte. Fissava il cielo limpido e terso, lo
sguardo concentrato, ma la sua espressione spenta metteva in dubbio che fosse realmente l con me.
Suo malgrado, si era perso in quel ricordo.
Evan... non occorre, se non ti senti pronto. Non mi importa sapere del tuo passato, conta solo
che tu sia qui adesso. Con me, lo rassicurai. Ma mentivo.
Evan sorrise appena tra s, come se avesse percepito il mio inganno. Poi mi guard dritto negli
occhi. Voglio che tu sappia tutto di me. Niente pi segreti, ricordi?
Non credo conti come segreto, in questo caso, replicai usando la sua stessa dose di ironia.
Istintivamente affondai le dita tra i suoi capelli soffici e ondulati, il colore simile ai chicchi di caff.
Voglio farlo comunque.
Attesi pazientemente durante il silenzio che segu, continuando ad accarezzargli la testa.
Il passaggio  unesperienza traumatica per ognuno di noi. Ogni Sotterraneo conserva quel
ricordo con rammarico e rancore, come se avesse sperato in una morte... migliore. Soffoc un sorriso.
O un destino diverso. Ma ognuno di noi impara presto che, in un modo o nellaltro, se nelle sue vene
scorre il sangue dei figli di Eva, non importa come avvenga il passaggio, conta solo la condanna che
deve scontare. Se gli  concesso sperare che possa espiarla.
Tu non sei dannato, lo ammonii immediatamente, attirandomi il suo sguardo.
Adesso lo so. Non avrei potuto avere te altrimenti, e non riesco a immaginare dannazione
peggiore che non averti mai conosciuto... o averti perso. In ogni caso, nessuno di noi riesce mai a
dimenticare, se gli  concesso sopravvivere.
Sopravvivere? replicai distinto, sorpresa quanto allarmata. Vuoi dire che rischiate di morire
subito dopo essere gi... morti? Quella parola mi scaten un fremito inaspettato lungo la schiena.
Cercavo di non pensare al fatto che Evan non fosse pi vivo. Era cos caldo e... umano.
Evan sorrise, ma era un sorriso spento. I suoi occhi non brillavano.
Ancora silenzio.
Mio padre era un mercante della media borghesia londinese. Non eravamo ricchi, ma
nemmeno poveri. Di giorno guadagnava bene, ma, di notte, si preoccupava personalmente di
reinvestire il denaro di famiglia in attivit poco lusinghiere. Lalcol e le donne erano il suo unico
interesse. E il nostro unico fardello. Di mia madre e mio. Tenevo a lei pi di ogni altra cosa al mondo.
Ricordo che, ai miei occhi di bambino, lei appariva come un angelo e io mi sentivo il suo piccolo
guerriero. Volevo proteggerla da lui, ma non sempre ci riuscivo. Per quanto tu tenga a qualcuno, puoi
salvarlo da qualsiasi minaccia tranne che dai suoi stessi sentimenti. Quelli sono difficili da schermare.
In pochi anni, mio padre  riuscito a infangare il nostro buon nome. Di tanto in tanto Evan si
interrompeva, perdendosi in lunghe pause colme di profondi respiri forzati. Sofferti, come se gli
facessero male. Da bambino, ogni notte, quando il pianto silenzioso di mia madre diveniva assordante
per il mio piccolo cuore, una ferita insopportabile che io riuscivo a sentire forte come un urlo e che mi
lacerava dallinterno, ricordo che sgusciavo in camera sua, per confortarla. Lei allora mi stringeva forte
e sembrava calmarsi. Solo pi tardi avevo capito che fingeva di farlo, per non turbarmi.
Ero solo un bambino, eppure mi sembrava di essere lunico uomo in quella casa.
Poi sono cresciuto e ho iniziato a oppormi a lui. Le nostre liti erano sempre pi frequenti e
plateali, soprattutto quando al mattino rientrava ubriaco con met dei vestiti addosso. Era mio padre,
ma mi sembrava di odiarlo. Non capivo perch mia madre continuasse ancora a sperare di vederlo
cambiare, ma assecondavo il suo desiderio e, anzich cacciarlo, mi limitavo a litigare con lui. Volevo
che lei fosse felice. Era questo il mio unico interesse. Mio padre era sempre stato un belluomo,
affascinante, magro, abbastanza alto, con un accenno di barba chiara come i capelli, ma la sua condotta
non lo rendeva degno della grazia di mia madre.
Comera lei? domandai distinto, bench avessi studiato a fondo il dipinto che la raffigurava,
appeso nella camera di Evan. Ero curiosa di conoscere anche solo qualche dettaglio della donna che
Evan aveva amato cos tanto. Mi pentii della domanda non appena vidi un accenno di luce brillare nei
suoi occhi.
Non cera donna che non la invidiasse per il suo aspetto candido e i suoi riccioli morbidi e
scuri.
Come i tuoi, notai allistante.
Sorrise. Gi. Come i miei, rispose, contento di aver ereditato quelle caratteristiche dalla
madre, piuttosto che dal padre. Era sollevato che non vi fosse segno evidente in lui a dimostrare la
parentela con quelluomo, che sembrava disprezzare tanto. La vera bellezza, per, laveva nellanimo.
I suoi modi erano gentili e aggraziati e persino la sua pelle di porcellana era oggetto dinvidia, tra le
signore... fin quando non ha incontrato mio padre e linvidia di quelle donne si  tramutata presto in
compassione. Laveva conquistata mandandole bigliettini damore che nascondeva dentro il pane. Una
volta sposati, per, il suo atteggiamento si era trasformato... Probabilmente  stato il comportamento di
mio padre a impedirmi di ricambiare linteresse e gli sguardi delle fanciulle del vicinato, mi rivel, in
una riflessione che sembrava essere nata proprio in quellistante.
Che genere di sguardi? lo interrogai indispettita, come se quelle ragazze del suo passato
potessero contare qualcosa. Nessuna di loro esisteva pi da secoli, eppure non ero riuscita a frenare la
scintilla di gelosia che mi aveva attanagliato lo stomaco.
Evan sorrise, senza preoccuparsi di nasconderlo. Nessuna che contasse, mi rassicur. Poi mi
guard dritta negli occhi e, con la testa ancora poggiata sulle mie ginocchia, sollev una mano a
scostarmi una ciocca di capelli dal viso, senza mai lasciare il mio sguardo. Non c mai stata
nessunaltra per me. Anche allora, dovevo prendermi cura di mia madre, non avevo tempo per
nessunaltra donna. Tu sei stata lunica per me, Gemma.
Il silenzio che segu fu ancora pi lungo dei precedenti, come se Evan si stesse preparando a
tirar fuori la parte pi difficile, pi dolorosa. Era cos evidente che mi sembr quasi di vederlo, il
groviglio di spine che intrappolava le sue parole; ogni volta che tentava di liberarle, i rovi gli
infilzavano il petto ancor prima che riuscisse ad aprir bocca.
Lo attesi in silenzio, fin quando non fu pronto a rivivere quel ricordo. Era una tranquilla notte
di settembre, ma non in casa nostra. Nel mio petto, non cera lombra di quella tacita serenit, di quel
silenzio che lambiva le strade.
Dentro di me urlavo per la rabbia, la frustrazione. Lodio.
Percepivo il dolore di mia madre rimbalzarmi ovunque. Nella testa. Nel petto. Ogni parte di
me soffriva le sue pene.
Mio padre era uscito per lennesima volta, ma quella sera non era stata come le altre.
Guardando negli occhi di mia madre, ormai spenti e stanchi, avevo visto qualcosa di diverso, alla
debole luce delle candele accese sul davanzale della finestra dove lei lo aspettava, come ogni sera. Il
suo sguardo mi era rimasto impresso, come un marchio forgiato con il fuoco che brucia ancora oggi,
ogni volta che mi fermo a ricordarlo. Non perdoner mai mio padre per aver permesso che lultimo
ricordo di mia madre fosse quello sguardo, esausto e vuoto.
Allora ho deciso che ne avevo abbastanza. Sono uscito a cercare mio padre. Non lo avevo mai
fatto, ma quella sera ero determinato a riportarlo a casa con la forza, se fosse stato necessario. Ero forte,
giovane e persino pi robusto di lui. Ma i miei buoni propositi sono svaniti in fretta. Mi ci  voluto
meno di un minuto per capire che non ne valeva la pena: era sulluscio di una bettola, troppo ubriaco
per reggersi in piedi, abbracciato a due giovani fanciulle di malcostume. Avranno avuto pi o meno la
tua et. Si trascinavano per la strada ridendo come a due giovani di quei tempi non era consentito fare e
mio padre non si preoccupava di tenere le mani a posto nemmeno in mia presenza, incoraggiato dalle
loro risate frivole e provocatorie. Senza alcun pudore. Mi vergognavo per lui. Mi vergognavo di lui.
William! ha gracchiato nel vedermi avvicinare a lui. Era troppo ubriaco per riuscire a
cogliere il disprezzo e lindignazione nei miei occhi. Ehi! Figliolo, dico a te... avvicinati, coraggio!
Guarda che belle pollastrelle ho trovato nel pollaio. Ne ho presa una anche per te! Ha stretto le ragazze
a s, come un trofeo da condividere, allora ho capito che non avevo mai conosciuto davvero lodio e il
disprezzo, non fino a quel momento. Coraggio! Che aspetti?
Mi sentivo ribollire di rabbia a ogni sua parola.
Fatti avanti, forza! Poi si  rivolto alle ragazze, ridendo, senza preoccuparsi di abbassare il
tono della voce. Dovete perdonarlo, il ragazzo non ha mai conosciuto una donna...
A quel punto mi ero avvicinato abbastanza perch riuscisse a mettere a fuoco il mio volto.
 ancora attaccato alle gonne di sua madre, ha bisbigliato con un gesto teatrale. Coshai che
non va? Non avrai paura di sapere com fatta una vera donna, voglio sperare! mi ha canzonato,
sforzandosi di ostentare un atteggiamento fiero e contrariato.
Le due ragazze sogghignavano senza staccarmi gli occhi di dosso, quasi fossero interessate
alla sua proposta. Ma io vedevo solo quelluomo. Lo fissavo disgustato mentre mi avvicinavo a lui,
cercando di non pensare allo sguardo di mia madre, che ancora mi incendiava il sangue nelle vene.
Dimprovviso la sua voce si  accesa. Ragazze mie! ha esclamato, con lentusiasmo di chi sta
per fare un favore a qualcuno. Ecco mio figlio! Evan William James! mi ha presentato con un
inchino, ed  caduto in avanti mentre le due giovani tentavano di sorreggerlo.
Io non ho mosso un dito.
Con una risata distorta dallalcol, lui si  rialzato.  venuto fin qui per una di voi due. Chi si
offre? Oppure vuoi essere tu a scegliere, William? ha proposto, prima che le ragazze sghignazzanti
riuscissero a mettersi daccordo. Che c, figliolo? Che ti prende? Coraggio! mi ha incitato
accorgendosi del mio silenzio. Queste due bambine non vanno bene per te? mi ha rimproverato,
irritato, sollevando loro il mento alla luce fioca di un lampione a gas, lunico che illuminava quella
strada. Per stanotte dovrai accontentarti!
I miei occhi dovevano essere infuriati perch lespressione delle due ragazze  cambiata
improvvisamente non appena mi sono avvicinato abbastanza, spaventandole al punto che si sono
staccate immediatamente da lui indietreggiando di qualche passo.
Se lo sguardo avesse potuto uccidere, mio padre sarebbe morto in quellistante.
Si  avvicinato a me, mentre io rimanevo immobile, e mi ha bisbigliato allorecchio: Scegline
una, cos stanotte potrai finalmente diventare un vero uomo! E poi ha sghignazzato.
Mossa sbagliata. Quelle parole mi hanno incendiato come benzina gettata sul fuoco. Mi sono
scagliato contro di lui, lho spinto con rabbia e poi lho colpito al viso con un pugno cos violento che il
suo corpo si  accasciato a terra a qualche metro di distanza dalle ragazze, sconvolte dalla mia brutalit.
Tu non sei un uomo, ho sibilato stringendo i denti per il disgusto. Non lo sei mai stato. Poi
mi sono voltato, senza alcun rimorso o dispiacere per la sua mascella insanguinata, e non lho mai pi
rivisto.
Condivisi il silenzio di Evan per qualche istante.
Devessere stato terribile, mi sfugg. Ero inorridita dal suo racconto.
Invece no, per niente, mi confess.  stata la cosa pi liberatoria e appagante che avessi mai
fatto a quei tempi.  stato il pensiero di dover lasciare mia madre nelle sue mani a costernarmi, quando
ho capito che non lavrei pi rivista.
Non mi curai di riempire la sua pausa, sapevo che la storia non si era ancora conclusa.
Sono tornato sui miei passi, percorrendo i vicoli di ciottoli. I posti in cui sintratteneva mio
padre erano nei quartieri pi squallidi, adatti soltanto a gente come lui. Non avevo perso tempo a
cercarlo, ero gi certo di trovarlo in periferia, nei covi pi malfamati. Il silenzio era cos intenso dentro
di me, svuotato di quel peso dal petto, che i miei passi riecheggiavano tra gli edifici di quei vicoli
deserti e scuri. Fino a quando quel silenzio non  stato squarciato da un urlo acuto e pieno di terrore che
ha attraversato la notte come un fulmine. Mi sono messo subito in allarme, cercando di capire da dove
provenisse quella voce straziante. Una donna, a quellora della notte. Ho pensato che doveva aver
bisogno daiuto e mi sono precipitato da lei. Sebbene oggi consideriate la societ violenta e pericolosa,
posso assicurarti che in realt  molto pi sicura di quanto non fosse in passato. Nelle strade della
Londra del XVIII secolo cerano molti pi rapinatori di quanti ce ne siano oggi a New York. In ogni
modo, ho subito pensato che si trattasse di un malvivente. Quando li ho visti, sono rimasto sorpreso.
Avevo svoltato langolo di corsa e il fiato mi era rimasto bloccato in gola; non per la paura, non ne
avevo nemmeno lombra, ma per lindignazione.
Erano in quattro e ognuno di loro avr avuto pi o meno la mia et, forse qualche anno in pi.
Erano tutti ben vestiti, persino meglio di me. Ho dedotto immediatamente che dovevano appartenere a
famiglie dalto rango. Ed erano tutti ubriachi fino alle ossa. In quel periodo, i nobili si dilettavano a
terrorizzare la gente e, quella notte, fulcro del loro divertimento era una giovane fanciulla.
Dallabbigliamento distinto, ho intuito che fosse una giovane nobildonna. Indossava un ampio vestito
bianco merlettato, in tinta con i lunghi guanti, e al collo portava una sottile collana di perle. Il suo viso
era candido, innocente, e il terrore che ho letto nei suoi occhi quando uno dei ragazzi le ha infilato una
mano sotto la gonna mi ha spinto a correre in suo soccorso. Non era raro che nobili viziati come quelli
violentassero le giovani trascinandole addirittura fuori dalle carrozze e i loro crimini restavano spesso
impuniti.
 terribile, commentai, inorridita. Continuavo a non trovare niente di diverso da dire.
Era piuttosto difficile che un nobile venisse punito. Larte della violenza faceva parte della
loro educazione. Era un loro privilegio portare armi con s e non giravano mai senza. In quel vicolo,
ero rimasto impietrito di fronte a quella scena agghiacciante. Ero solo un ragazzo allora, mi ci  voluto
qualche secondo prima di reagire. La mia presenza non li aveva minimamente disturbati, o forse non si
erano nemmeno accorti di me, accecati dalleccitazione. Ricordo che, a un certo punto, uno di loro le
ha coperto la bocca con una mano mentre con laltra si slacciava i pantaloni.
 stato a quel punto che la ragazza ha guardato nella mia direzione e nei suoi occhi ho scorto
lo stesso sguardo di mia madre, colmo di rassegnazione. Senza pensarci, mi sono scagliato con forza
contro il ragazzo che costringeva la fanciulla contro il muro ed entrambi siamo rotolati a terra. Allora
ho sentito lo sparo. Mi sono fermato di colpo e il ragazzo sotto di me ha approfittato della mia
esitazione per sottrarsi alla mia presa. Ho sentito i loro passi riecheggiare nel vicolo, ma quando mi
sono voltato era ormai troppo tardi. I quattro ragazzi stavano gi scappando, inghiottiti dalloscurit.
Ho abbassato lo sguardo sulla mano che istintivamente avevo portato al petto dolorante e allora ho
capito che quella notte non sarei pi tornato a casa.
Rimasi attonita per qualche secondo, scossa dal racconto di Evan. Avevo i brividi in tutto il
corpo e non riuscivo a fermarli.  una storia agghiacciante, confessai, turbata, cercando di riportare il
suo sguardo sul mio, ma Evan si trovava ancora a met strada, perso in quel ricordo. Lessi nei suoi
occhi che aveva appena rivissuto quella tragedia e io lo avevo fatto insieme a lui.
 solo una tra tante. Crimini anche peggiori si consumavano spesso nei vicoli deserti di
Londra, nel cuore della notte. Le strade non erano sicure.  stato quello che  accaduto dopo a essere
insolito.
Stavolta trasalii, sorpresa che ci fosse ancora un seguito.
Non ho avuto molto tempo per realizzare ci che mi stava succedendo intorno. Dopo qualche
istante mi sono accasciato a terra e ho perso i sensi. Evan si ferm, pensieroso, come se stesse
riflettendo su quel passato cos lontano. Sentivo un profondo silenzio provenire dallinterno; era
ovunque, mi circondava, mi inghiottiva... fin quando non  stato spezzato da un suono dolce,
armonioso come la melodia di unarpa, ma pi... umano. Quel suono mi ha riportato a galla,
trascinandomi fuori da quelloscurit. Allimprovviso ero di nuovo in piedi, sul marciapiede. Ho scosso
la testa, confuso, e lho sentito ancora. Mi sono bloccato, per capire da dove proveniva. Lo volevo.
Desideravo raggiungerlo con tutto me stesso. Avvertivo un impulso interiore incontrollabile che mi
spingeva a raggiungerlo. Ho tentato di seguirlo senza voltarmi indietro e dun tratto la voce ha iniziato
a sussurrare il mio nome, come la pi dolce delle melodie, ancora e ancora. Non potevo resisterle. Era
una fanciulla e mi chiamava con risolini dentusiasmo, come una bambina che gioca a nascondino. Io
mi sentivo attratto in modo irresistibile, come se fossi sotto ipnosi e non fossi pi padrone del mio
corpo o della mia mente.  stato in quel momento che ho ricevuto il marchio.
Il tatuaggio, mormorai, accarezzando di rimando il segno che sinerpicava sul suo
avambraccio sinistro.
Evan annu. Solo per pochi istanti, il bruciore  riuscito a scacciarla dalla mia testa. Poi ho
voltato langolo e lho riconosciuta. La ragazza vestita di bianco. Accecato dalla rabbia, non avevo
notato quanto fosse bella. Portava i capelli raccolti e alcune ciocche le ricadevano sul collo delicato. La
sua voce continuava a chiamarmi e ad attirarmi a s, fin quando non ho ceduto e mi sono avvicinato a
lei. Dimpulso la mia mano si  mossa e le ha accarezzato la guancia rosata. I miei occhi non riuscivano
a staccarsi dalle sue labbra rosse e piene.
Mirrigidii di colpo. Non ero pronta ad ascoltare oltre, una fitta di dolore mi aveva attanagliato
il petto e desiderai che si fermasse, non volevo sapere altro, ma Evan prosegu prima che potessi
protestare.
La volevo, eppure avvertivo una sensazione insolita, come se non fossi realmente in me, come
se fossi preda di un oscuro sortilegio. Alla mia esitazione, la fanciulla ha cercato di incoraggiarmi con
lo sguardo, ha sollevato una mano e lha fatta scorrere sulla scollatura pronunciata. Ho pensato fosse il
suo modo per sdebitarsi perch avevo fatto fuggire quei ragazzi. Ma io non ero interessato a quel tipo
di ricompensa. Fremevo ancora per il modo in cui avevo affrontato mio padre e volevo tornare in fretta
da mia madre per raccontarle tutto. Non volevo quella donna, eppure sentivo lo strano impulso di
toccarla. La ragazza sembrava percepirlo e mi ha afferrato la mano, facendola scorrere sotto la sua
gonna. Il contatto con la sua pelle calda mi ha fatto rabbrividire.
Un profondo senso di tristezza mi pervase fino a corrodermi, nelludire Evan pronunciare quelle
ultime parole. Sapevo che non aveva senso provare un tale risentimento, era passato cos tanto tempo...
eppure non riuscivo a sopprimerlo. Non sopportavo le immagini che le sue parole avevano evocato
nella mia mente. Le emozioni di Evan, per quanto lontane e inafferrabili, riuscivano lo stesso a
trafiggermi come una stilettata al cuore.
Un brivido di freddo, continu, e i suoi occhi minchiodarono, intensi, quasi avesse percepito
i miei pensieri e volesse smentirmi. Sedevamo luno accanto allaltra, quasi di fronte. Un freddo
sinistro che non avevo mai sentito prima di allora, cos gelido da perforarmi le ossa. Faceva quasi male.
Come se qualcuno mi avesse immerso violentemente in una vasca di ghiaccio e io non potessi pi
risalire in superficie. Pi mi opponevo, dentro di me, pi mi trascinava via; mi sentivo totalmente in
balia di quel dolore. Non riuscivo a respirare, ma le mie labbra continuavano ad avvicinarsi alle sue,
indipendentemente dal mio volere, e schegge di ghiaccio tentavano di infilzarmi ogni volta che tentavo
di resistere. Il mio corpo, invece, sembrava non opporre alcuna resistenza. Era attratto da lei, come se la
volesse, ma io sapevo che non era cos, non ero mai stato quel genere di ragazzo. La sua bellezza non
mi era indifferente, ma avevo scelto di non cederle. La mia mente era sempre stata forte. Probabilmente
la mia intolleranza a chi mancava di pudore era da attribuire al comportamento di mio padre.
 stato solo quando ho sollevato lo sguardo sul suo che  cambiato tutto, come se avessi
improvvisamente trovato la chiave per sottrarmi al suo controllo. Ho approfittato di quellistante e,
senza preoccuparmi di sembrarle scortese, le ho afferrato bruscamente la mano in cui stringeva la mia
giocando a suo piacimento e lho bloccata con forza sul suo petto, fino a farle male. Ho avuto solo un
istante per fissare il suo sguardo sensuale e imbronciato, di sfida, come se, nonostante tutto,
continuasse a tentarmi a cambiare idea. Poi  scomparsa davanti ai miei occhi.
Era una Strega, lo interruppi, colta da un barlume di consapevolezza. La voce mi era uscita in
un sussurro, sbigottita da tutte quelle informazioni.
Evan abbass la testa a confermarlo. Era una trappola. I ragazzi erano solo unesca. Cedendo
al male, loro avevano firmato la propria condanna, ma ero io la sua vera preda.
Voleva che ti uccidessero, ma perch? domandai confusa.
Per assicurarsi la mia anima, comprandola con la seduzione.  cos che fanno. Ti annebbiano il
cervello.
Usano il sesso per rubare le anime?
Usano il desiderio. La lussuria  uno dei peccati pi sottovalutati... e quello commesso pi
spesso.  difficile riuscire a sottrarsi al loro potere seduttivo;  troppo forte.
Ma tu ce lhai fatta, puntualizzai, soddisfatta.
Evan annu, compiaciuto.  come se ognuno di noi dovesse scontare la propria condanna
personale per il peccato originale, resistendo alla tentazione come Adamo non  stato in grado di fare.
Poi cos successo? domandai curiosa.
In realt, non avevo ancora capito che cosa fosse accaduto. Ho visto svanire la ragazza davanti
ai miei occhi e ho pensato di aver preso qualche brutto colpo alla testa. Ho iniziato a camminare verso
casa, ripensando a mia madre. Mi sono ricordato di quanto era avvenuto con mio padre e mi sono
sentito nuovamente impaziente di raccontarle in che modo lo avevo affrontato. Volevo correre da lei
per rassicurarla che in futuro mi sarei occupato io di tutto; dirle che avremmo lasciato quella casa e che
lei non sarebbe pi stata costretta a subire le umiliazioni di mio padre. Le circostanze mi avevano
costretto a crescere pi in fretta, a occuparmi della famiglia e della bottega quando ero poco pi che un
bambino. Mi sentivo pronto.
Poi qualcosa ha attirato la mia attenzione, nascosto nella penombra in fondo a un vicolo.
Mi sono avvicinato e ho iniziato a distinguere una sagoma accasciata al suolo. Un corpo.
Mi sono affrettato a raggiungerlo per prestargli soccorso, ma, quando sono stato abbastanza
vicino, ho notato la pozza di sangue in cui era immerso. Non avrei pi potuto aiutarlo. Chiunque fosse,
era troppo tardi.
Ero sul punto di andarmene, ma uno strano istinto mi ha indotto ad avvicinarmi. Ho allungato
una mano per girarlo e ho guardato il suo volto.  stato come se un lampo mi avesse colpito dritto al
petto.
Ero io. Ed ero morto.
Agghiacciato, sono rimasto l a fissare il mio corpo morto, senza la forza per reagire o il
coraggio per lasciarlo solo, e allontanarmi. La pallottola mi aveva colpito dritto al cuore, trapassandomi
da parte a parte. Il colpo doveva essere stato sferrato da molto vicino. Ma non era stato il ragazzo sotto
di me a premere il grilletto.
Trasalii al pensiero di tanta crudelt.
Eppure ero troppo inorridito da quello strazio per restare. Ero carne morta sullasfalto. Cos mi
sono alzato e ho cominciato a correre pi veloce che potessi, con uno strano nodo in gola che non
riuscivo a sciogliere, come se le mie lacrime si fossero dun tratto prosciugate. Non per me, ma per mia
madre. Un unico pensiero mi assillava: chi si sarebbe occupato di lei? Ero costretto a lasciarla al suo
triste destino, a vivere unesistenza vuota con quel verme inetto di mio padre.
Con mio stupore, i mesi successivi mi hanno smentito, dimostrando il contrario. La mia
durezza era servita da lezione a mio padre e quella  stata lultima notte in cui  uscito di casa. La mia
scomparsa  servita a riavvicinarli e il loro matrimonio era salvo. Non potevo essere pi felice. Loro
non potevano vedermi, ma io li osservavo, ogni volta che potevo, uniti nel dolore per la mia perdita, ma
pur sempre uniti.
Se proprio dovevo morire, non immaginavo motivo migliore. La felicit negli occhi di mia
madre cancellava tutto il resto. Per tanti anni non avevo desiderato nientaltro. Ero stato esaudito.
Nonostante le sue parole, il volto di Evan era diventato inespressivo, non tradiva alcuna emozione.
Credo sia meglio non pensare pi al passato, suggerii sperando di migliorare il suo umore.
Concentriamoci sul futuro, lo stuzzicai, ammiccando, decisa a far cadere le barriere pudiche di cui
aveva appena parlato. Da quando lo conoscevo io, in realt, il suo atteggiamento mi aveva dimostrato
tuttaltro.
Lui rise, quasi avesse percepito quel pensiero.
Che fine ha fatto il bravo ragazzo di cui mi hai appena raccontato?
Lui si avvicin, lo sguardo improvvisamente sfrontato. Sono pi bravo di quanto immagini,
non  affatto facile starti vicino e non...
E non cosa? lo provocai.
E non lasciarmi consumare dal fuoco.
Dopo tre secoli, ormai dovresti aver imparato a domarlo.
Per tre secoli, sono stato circondato da tenebre e ghiaccio. Sei tu il mio fuoco. E ogni volta che
ti sto vicino rischio di bruciarmi.
Potrei bruciarmi anchio, allora. Farei meglio a mantenere le distanze...
E chi ti dice che te lo permetterei? Non siamo pi nel Settecento. Se ci fossimo incontrati a
quellepoca, allora s che avrei dovuto mantenere le distanze e, solo dopo aver ottenuto lapprovazione
dei tuoi sguardi, avrei potuto chiederti la mano.
S, come no... proprio non ti ci vedo a fare il bravo signorino!
 quello che avrei fatto di giorno, ammicc, lo sguardo lupesco, avvicinandosi sensualmente.
Ma poi avrei bussato alla tua finestra ogni notte, soffi le parole direttamente sulla mia bocca e mi
baci. Un bacio caldo, lungo e corposo. No. Non credo che sarei riuscito a starti lontano nemmeno di
giorno.
Sorrisi, appoggiando la fronte alla sua. Non dovevamo concentrarci sul futuro? continuai a
stuzzicarlo, mordendomi il labbro per tenere a bada il fuoco che mi bruciava dentro ogni volta che i
nostri corpi si sfioravano.
Ci sto pensando proprio adesso, al futuro, mormor mentre le sue labbra si avvicinavano alle
mie.
E che cosa vedi, di grazia? sussurrai, incantata dal suo sguardo seduttore, cos vicino al mio.
Evan mi fiss dritto negli occhi. Ce lho di fronte. Sei tu il mio futuro. Tutto il resto non
conta. Mi sfior il mento con le labbra, con lievi e piccoli baci, risalendo lentamente fino alla bocca.
Gemma Nyade Bloom, tu sei come il sole per me, sussurr.
Vuoi dire che non riesci a guardarmi per pi di un istante senza avere male agli occhi?
replicai con sarcasmo.
Evan sorrise, le labbra cos vicine da solleticare le mie. Voglio dire che la tua luce  cos
luminosa da oscurare tutto il resto. Un altro bacio, pi lungo e delicato, a unestremit della bocca.
Persino le stelle, per quanto appariscenti e luminose, non riescono a risplendere al cospetto del sole e
si nascondono, temendo il confronto. Il mio sole sei tu. La tua luce mi acceca e non riesco a vedere
nientaltro... sussurr sottovoce sfiorando appena le mie labbra. ... che te, ammicc, prendendomi in
giro, mentre io rabbrividivo in ogni parte del corpo per quel contatto rubato. Sei il mio sole e il mio
fuoco. Starti vicino mi scalda lanima. Senza di te, rimarrei al freddo... al buio. Mi perderei per
sempre.
Poi, mentre ancora mi scioglievo al suo calore, Evan si scost di colpo, mi guard negli occhi e
sorrise, con la strana espressione di chi sa qualcosa che tu invece ignori. Tempo scaduto, bisbigli,
lasciandomi perplessa.
E un trillo mi svegli di soprassalto.
Aprii gli occhi inquadrando il soffitto, stordita e amareggiata.
Il suono acuto e metallico della sveglia non aveva ancora cessato di annunciare il mattino
quando girandomi incrociai gli occhi scuri di Evan, appoggiato alla finestra della mia stanza, lo
sguardo vagamente divertito. Buon giorno, sussurr dolcemente senza sforzarsi di nascondere il
sorriso sulle labbra.
Prima che riuscissi a replicare, si trovava gi disteso al mio fianco, la mano sul mio viso a
scostarmi una ciocca di capelli. Il mio sguardo fu subito attirato dalla piastrina militare che brillava
sulla maglietta rosso scuro a maniche lunghe che indossava. GEVAN. Provavo ancora un tuffo al cuore
ogni volta che leggevo i nostri nomi incisi sul metallo. Sei un imbroglione, lo canzonai colpendolo
alla spalla, lespressione imbronciata mentre mi sforzavo di mantenere la voce infastidita, senza
riuscirci. Perch ti ostini a confondermi? Potresti avvertirmi quando siamo nella mia testa, ma in
fondo perch dovresti farlo visto che hai scoperto che prendermi in giro  loccupazione pi divertente
al mondo?!
Non lho scoperto. Lho sempre saputo, mi schern, ma subito il suo sorriso si fece pi serio,
sfiorando la malinconia. Mi dispiace. Solo cos riesco a leggerti, Gemma. E poi ti risparmio
limbarazzo di sforzarti di nascondere i tuoi sentimenti. Lo sai che  inutile. Quando sei consapevole
che siamo nel tuo sogno, non sei mai pienamente a tuo agio perch sai che posso percepire ogni tua
sensazione.
Dovresti dirmelo comunque.
Prover a ricordarmelo. Questa volta, per, era davvero necessario. Avevo bisogno di
avvertire le tue emozioni raccontandoti del mio passato. Non volevo turbarti troppo.
La sua giustificazione mimped di replicare. Accettai le sue scuse, limitandomi a un fugace
sguardo di sottecchi.
Evan ricambi con un sorriso solare e furbo. Sar meglio che ti prepari, non vorrai farmi fare
tardi al mio primo giorno di scuola?!
Non riuscivo a credere che il tempo fosse volato cos in fretta. Erano gi trascorsi cinque mesi
dallinizio della mia seconda vita, la notte in cui avevo stipulato un armistizio con la morte. Ma una
sensazione oscura dentro di me mi suggeriva che non sarebbe durato per sempre; che quellaccordo con
il fato era destinato a spezzarsi. Sebbene avessi trascorso il periodo pi intenso della mia vita, in quei
mesi non avevo mai smesso di chiedermi in silenzio quando sarebbero venuti a prendermi o di
sobbalzare a ogni rumore improvviso. Non avevo mai abbassato la guardia ed ero certa che nemmeno
Evan lo avesse fatto, sebbene si sforzasse di nasconderlo. Ovunque ci trovassimo, riuscivo a cogliere la
preoccupazione nei suoi sguardi furtivi. Ero sempre stata brava a capirlo, come se Evan fosse un pezzo
del mio corpo. Perci assorbivo ogni attimo, assaporavo ogni sensazione, ogni respiro, temendo fosse
lultimo. Dimenticavo la paura solo quando mi rifugiavo nei miei libri, nascondendomi in altri mondi.
Ma poi ero costretta a ritornare alla realt. Realt in cui, nonostante tutte le paure, avevo Evan.
Non potevo desiderare di meglio.
Gi, sospirai con rassegnazione, si ricomincia! esclamai, serrando le labbra in un
entusiasmo forzato.
Trovavo fastidioso dovermi concentrare su qualcosa che mi distraesse da Evan. Ormai eravamo
diventati inseparabili. Stavamo insieme di giorno e di notte, quando sintrufolava nei miei sogni. Avevo
avvertito la forza del mio legame con lui sin dal primo incontro, quel pomeriggio di marzo destinato a
cambiare la mia sorte. Mi sembrava cos lontano, ormai... eppure il passato continuava a inseguirmi
ogni volta che mi voltavo indietro, come uno spettro.
Sai, allinizio nessuno riusciva a capirmi, gli confessai di punto in bianco, ... ma io lo
sentivo. Lo avvertivo nel profondo che qualcosa stava per cambiare, nella mia vita, che qualcosa
lavrebbe presto sconvolta. Fissai i miei occhi nei suoi. Non qualcosa, qualcuno. Lho sempre
saputo, sin da quando ho visto quella strana luce. E poi sei apparso tu...
Evan mi studi, stranito. Quale luce? indag, perplesso e incuriosito, guardandomi come se
avessi perso la ragione.
Il lampo che ha squarciato il cielo poco prima che ti incontrassi, nel bosco, spiegai, cercando
di evocare un ricordo che avrebbe dovuto essere comune.
Non capisco davvero di cosa tu stia parlando, replic, quasi divertito.
Battei le palpebre, confusa. Non mi aspettavo che mi contraddicesse.
Evan gett la testa allindietro e la sua risata risuon fresca, nellaria. Gemma, nessuno strano
bagliore preannuncia il nostro arrivo. Siamo milioni e ci spostiamo continuamente, non credi che
altrimenti il cielo sarebbe un infinito concerto di luci?
La sua risposta mi destabilizz, togliendomi le parole. Ero sempre stata convinta che quel
lampo avesse in qualche modo avuto a che fare con il loro arrivo a Lake Placid.
Evan rise, probabilmente divertito dalla mia espressione. Non essere ridicola. Si sar trattato di
un avvistamento alieno! Gli Angeli non volano, non lo sapevi?
Lasciai cadere il discorso, disorientata.
Dei passi dietro la porta ci misero in allarme. Ci scambiammo unocchiata fulminea e lui
scomparve, nellistante esatto in cui mia madre entr dalla porta.
Buon giorno, esclam entusiasta. Gi sveglia? Ero venuta a controllare. Volevo assicurarmi
che non ti addormentassi proprio nel primo giorno di scuola.
Grazie per avermelo ricordato, mugugnai, e mi gettai allindietro coprendomi la testa con le
coperte. In realt, speravo che lei non si accorgesse che avevo il volto in fiamme.
Sentii il materasso piegarsi sotto il peso di mia madre e scoprii la testa. Mi sedeva accanto e mi
guardava con unespressione premurosa che mi gett subito nel panico. Mio Dio, cera Evan, l da
qualche parte, speravo che lei non dicesse niente dimbarazzante.
Diciotto anni! Non riesco ancora a credere che tu sia cresciuta cos in fretta, sospir.
Mamma, non li ho ancora compiuti! protestai, rossa di vergogna.
Ma sei gi cos diversa, insistette quasi con rammarico. Questanno prenderai il diploma e
hai gi il ragazzo...
Mirrigidii, imbarazzata e con il viso paonazzo, mentre ero certa che Evan fosse divertito dalla
mia espressione. Sapevo che era l, anche se non riuscivo a vederlo. Proprio in quellistante, Evan
riapparve, alle spalle di mia madre. Trasalii distinto, lanciandogli occhiate di disapprovazione, ma lui
continu ad avvicinarsi, costringendomi a fare una smorfia per impedirgli di avanzare.
Gemma, stai bene? Accigliata, mia madre si guard alle spalle e poi torn a fissarmi.
Piuttosto che preoccuparmi della presenza di Evan, avrei dovuto controllare meglio la mia
reazione.
Evan continuava a scuotere la testa, divertito dalla scena. Poi notai il colore dei suoi occhi
brillare come la luce in un diamante di ghiaccio. Per unassurda ragione che nessuno di noi aveva
ancora compreso, io ero lunica in grado di vederlo nella sua forma eterea.
La situazione era diventata pi semplice, con la mia famiglia, da quando lo avevo presentato ai
miei, seppur con riluttanza, cedendo alle estenuanti richieste di Evan, ancora abituato a rispettare una
diversa etichetta. Il lavoro di suo fratello Drake, che mi sostituiva prendendo le mie sembianze, si era
notevolmente ridotto da allora, ma la sua disponibilit cinduceva spesso ad approfittare del suo potere,
soprattutto di notte.
Prima di conoscere Evan e la sua famiglia, non avevo mai visto un legame pi forte di quello
che cera tra loro. Un affetto profondo e incondizionato che si era subito esteso anche a me. Lo avevo
provato sulla mia stessa pelle. E, per la prima volta nella mia vita, mi sentivo parte di qualcosa. Mi
trattavano come se anchio fossi un membro della loro famiglia. Ginevra, soprattutto, si era dimostrata
la sorella che non avevo mai avuto, probabilmente per il fatto che lei, pi di tutti, riusciva a leggere
lintensit dei miei sentimenti per Evan e i suoi per me, facendoli in qualche modo propri. Mi sentivo
ridicola e speravo non fosse nei paraggi ogni volta che ripensavo a quando lavevo considerata una
rivale, altrimenti avrebbe letto quel pensiero nella mia mente. Era un sollievo non dover competere con
la sua bellezza esasperante, sebbene Ginevra tentasse sempre di incoraggiare la mia autostima. Per
gentilezza, ovviamente.
Sar meglio che ti prepari, sugger mia madre, uscendo dalla stanza.
Che ti  saltato in mente? rimproverai Evan a bassa voce, tremando, non appena sentii
chiudere la porta.
Hai detto qualcosa? Il viso di mia madre si affacci dalla porta socchiusa.
Mirrigidii di colpo, ma poi controllai furtivamente gli occhi ancora vitrei di Evan: no, lei non
poteva vederlo. No, mamma... corro a prepararmi, balbettai, la voce resa incerta dallimbarazzo.
Richiuse la porta e io sospirai, avvertendo il battito decelerare lentamente.
Hai deciso di farmi prendere un colpo?! bisbigliai, facendo pi attenzione a non farmi sentire
da nessun altro. Sollevai le mani, ma lui mi afferr i polsi dolcemente abbattendo ogni mia difesa.
Provai a divincolarmi, ma senza risultato, Evan era troppo forte perch riuscissi a sottrarmi alla sua
stretta.
Rilassati, lei non pu vedermi, sussurr, attirandomi a s. Mi sciolsi nel suo abbraccio mentre
mi guardava da sotto le lunghe ciglia. Gli occhi grigi, venati doro. Sei cos bella che mi fai quasi
paura, sussurr appena.
Paura? Perch? domandai stranita.
Perch, per la prima volta, adesso ho qualcosa da perdere.
Appoggiai le labbra sulle sue, schiudendole delicatamente.
Concedimi qualche minuto per tornare a casa e prendere la moto, che stanotte non ne ho avuto
bisogno... Tu approfittane per prepararti, bisbigli tra un bacio delicato e laltro.
Torna in fretta, per!
Ogni volta che Evan era costretto a lasciarmi, seppure per poco, mi prendeva il panico. Mi
sentivo invasa da una strana agitazione, come se mi trovassi sottacqua e qualcuno mi avesse
improvvisamente tolto il boccaglio. Mi mancava lossigeno. A volte succedeva che Evan fosse
costretto ad allontanarsi per attivit che preferivo non approfondire. In quelle occasioni  sempre pi
frequenti di recente  mi sforzavo di non pensare a cosa stesse accadendo, l, in chiss quale parte del
mondo in cui Evan era stato chiamato a intervenire.
In genere la sua assenza non si prolungava mai per pi di qualche ora. Ma quel breve tempo
bastava a mettermi in agitazione e risvegliare i vecchi fantasmi che tentavo di rinchiudere in un angolo
recondito del mio subconscio. Eppure cerano. E tornavano sempre.
Quando rientrava non gli chiedevo mai spiegazioni. Non avevo la forza  o probabilmente il
coraggio  di affrontare le risposte. Preferivo non sapere.
Guider come un pazzo per correre da te, promise, mentre mi abbandonavo al calore delle
sue labbra. Poi lui si dissolse, lasciandomi con il ricordo delle sue labbra sulle mie. Sospirai, il petto
pieno di farfalle.
Tu guidi sempre come un pazzo, mormorai tra me. Sorrisi e scossi la testa. Avevo le orecchie
in fiamme e il respiro accelerato, come se avessi bisogno di pi aria. Perch Evan mi faceva sempre
quelleffetto?
Mi affrettai a tirar fuori dallarmadio un vecchio paio di jeans consunti sul ginocchio e li
indossai sulle Nike grigie e rosse, insieme a una felpa con il cappuccio dello stesso colore.
Dieci minuti dopo, un ruggito aggressivo sotto la finestra mi avvert dellarrivo di Evan. Eppure
il rumore non sembrava quello della moto. Lanciai unocchiata di sotto, sebbene la mia mente avesse
gi dato forma a quel suono ancora prima che gli occhi ne cogliessero limmagine.
Evan mi sorrise, appoggiato al cofano della sua Ferrari e con la mano mi fece cenno di
raggiungerlo mentre unaltra auto, la Lamborghini di Ginevra, scalpitava proprio dietro di lui. Evan
sollev le spalle, divertito, e io scossi la testa.
Scesi i gradini due alla volta e aprii la porta prima che mia madre potesse trattenerci per la
colazione, ma Evan era gi di fronte a me quando la spalancai e mi blocc la strada.
Mr Bloom, salut Evan con un cenno della testa, subito ricambiato, e poi si rivolse a mia
madre. Mrs Bloom.
Buon giorno, Evan, lo accolse lei con il solito entusiasmo. Non aveva idea che avevamo
appena trascorso la notte insieme. Ti unisci a noi per colazione? Prendi quello che ti va, coraggio.
Evan rifiut garbatamente con un cenno della mano. Grazie, ma ho gi mangiato prima di
uscire, ment.
Afferrai qualcosa dal tavolo e lo infilai nello zaino verde militare, impaziente di lasciare la
cucina. Il pensiero di mio padre ed Evan nella stessa stanza non aveva mai suscitato in me un
particolare entusiasmo. Evan mi fiss fino a quando non richiusi la cerniera, con una strana espressione
sul volto.
Che c?! Manger non appena arrivo a scuola! protestai.
Manger non appena arriva a scuola! replic, rassegnato, rivolgendosi ai miei genitori.
Uscii dalla porta richiudendola con riluttanza. Mi aspettava una lunga giornata, ne ero certa.
Quella mattina di settembre si preannunciava calda, il cielo era sereno e laria ferma.
Hai cambiato idea? domandai a Evan indicando la sua auto con un cenno della testa.
Credevo che avresti preso la moto, affermai, velando la mia riluttanza, imbarazzata allidea degli
sguardi che avremmo certamente suscitato a scuola.
Evan rispose con un sorriso furbo che celava qualcosaltro. Lanci unocchiata oltre il
parabrezza scuro dellauto dietro di noi. Abbiamo altri programmi prima di andare a scuola.
Ginevra, dietro di noi, abbass il finestrino della sua auto e il luccichio nei suoi occhi giada
bast a chiarire il resto. Una sfida. Un brivido mi pervase tutto il corpo.
Non dimenticare di allacciare le cinture, sugger Ginevra con una vena di sarcasmo nella
voce.
Fortuna che non ho mangiato, mormorai.
Andiamo? mincit Evan.
Dobbiamo proprio? domandai, bench conoscessi gi la risposta. Ma, con ogni probabilit, la
mia riluttanza dipendeva pi dal ritorno a scuola che dallattenzione che avremmo richiamato con le
auto sportive. Non avrei pi dimenticato quelle vacanze estive per il resto della mia vita. Era triste
accettare lidea che fossero finite.
Evan mi apr la portiera dellauto, poi si precipit al suo posto. Sprofondai nel sedile basso
mentre lui e Ginevra si lanciavano sguardi di sfida attraverso lo specchietto retrovisore. Le cose si
mettevano male. Molto male. Non ero sicura che non stesse comunicando con la sorella. Gli occhi di lui
brillavano dimpazienza, come lo sguardo di Ginevra riflesso nello specchietto.
Reggiti, mi sugger Evan, prima di partire a razzo.
2
LE MURA DELLANIMA
Era confortante il pensiero che Evan mi sedesse accanto durante la maggior parte delle lezioni,
sebbene la sua presenza assorbisse gran parte della mia attenzione.
Nonostante tutto, le prime ore volarono in un soffio.
Hai impegni questo pomeriggio? indag Evan mentre mi fermavo al mio armadietto.
Che strana domanda, pensai. Lo aprii, in cerca del libro di spagnolo ed Evan sbirci al suo
interno.
Proibito. Afferr il libro per met coperto dagli appunti di trigonometria e mi lanci
unocchiata furba, avvicinandosi al mio orecchio. Vedo che ci hai preso gusto a trasgredire alle regole.
Non ti serve leggere i manuali, se vuoi posso farti vedere io un po di cosette non esattamente
consentite... Ammicc e io glielo sfilai dalle mani, colpendolo alla testa. Scemo. Non  affatto un
manuale!  una bellissima storia damore tra un fratello e una sorella.
Storia damore? Dalle mie parti si chiama incesto. Credevo di averle sentite tutte...
 meraviglioso, invece, lo contraddissi, e lui rise.
Ne sono sicuro. Inarc un sopracciglio e poi torn a guardarmi con lespressione furba. Non
hai risposto alla mia domanda. Chiuse larmadietto con un tonfo per attirare la mia attenzione, i
muscoli del braccio tesi.
Mmm... vediamo, fammi pensare... Ah, s! Ci sarebbe questo ragazzo... dovrei presentartelo,
qualche volta, credo che passer un po di tempo insieme a lui. Sempre se a te non dispiace... lo
schernii, valutando la sua espressione.
Pessima idea, grugn Evan. Avvicin il viso e bisbigli direttamente sulla mia pelle: Cos
dovr ucciderlo. Appoggi il gomito al mio armadietto, bloccandomi con le spalle sullacciaio.
Scossi la testa. Non credo ci riusciresti. Il suo respiro era sul mio volto e mi stordiva. Lo
dico per te, non puoi batterti con lui, sibilai, la voce rotta dallemozione mentre Evan muoveva il naso
sulla mia pelle, sfiorandola appena.
E perch mai? domand in un sussurro, avvicinando le labbra al mio collo.
Il calore del suo fiato mi fece accapponare la pelle. Deglutii, dimenticandomi del luogo in cui ci
trovavamo. Be, lui ... piuttosto forte. Incredibilmente forte, sussurrai appena, intrappolata nel
fremito che mi provocava il calore del suo corpo cos vicino al mio. Nelle ultime settimane, era come
se tra noi ci fosse una miccia accesa che rischiava di farci esplodere in ogni istante.
Ah, s? E poi, cosaltro? bisbigli, accarezzandomi il collo con il naso.
Battei le palpebre, nervosa. Questo ti sconvolger, ma ho il sospetto che sia un Angelo.
Un Angelo? replic scuotendo la testa. Allora non ho speranze!
Ed  anche bellissimo, continuai.
Evan sorrise. Di certo non lo  quanto te, replic in fretta, lo sguardo dolce e fermo al tempo
stesso. Ma temo lo stesso che sarai costretta a declinare il suo invito.
E perch mai dovrei? domandai, rapita, totalmente in balia delle emozioni.
Perch... bisbigli, posando le labbra alla base del mio orecchio. ... ho una sorpresa per te.
Una sorpresa? Che genere di sorpresa?
Il suo viso si riaccese. Quando sorrideva in quel modo, delle fossette si formavano sotto i suoi
occhi, facendomi impazzire. Temo che dovrai aspettare per saperlo. Sempre se sei disposta a correre il
rischio.
Quale rischio?
Evan si avvicin ancora, il respiro sulla mia pelle. Quello di rimanere da sola con me.
Deglutii, in attesa di sentire le sue labbra sulle mie, invece Evan le avvicin al mio orecchio.
Per, sussurr lievemente, il tuo Angelo potrebbe ingelosirsi e poi sarei costretto a
ucciderlo.
Nessun rischio, lo contraddissi sforzandomi di liberarmi dallo stato di torpore languido in cui
mi gettava la sua presenza. Non credo sia geloso.
Tu non... non credi che io, che lui sia geloso?!
Sono io a doverlo essere, piuttosto, gli rivelai con sicurezza.
Trasse un lungo respiro sul mio collo, infilandomi una mano tra i capelli e pos le sue labbra
sulle mie. Non sai quanto ti sbagli su questo. Si scost appena il necessario per guardarmi negli
occhi, la mano ancora tra i miei capelli, e la sua voce si fece seria. Strapperei il cuore a chiunque
osasse anche solo toccarti. Mi sfior dolcemente il lobo con le labbra, mentre io lo ascoltavo, rapita.
Tu sei mia, sussurr. Solo mia.
Decisamente, confermai cercando le sue labbra ma, prima che riuscissi a toccarle, notai il
silenzio che regnava nel corridoio ormai vuoto, ridestandomi dalla trance ipnotica di cui ero
prigioniera.
Faremmo meglio ad andare a lezione, suggerii, sistemandomi i capelli dietro lorecchio. In
realt, temevo di non riuscire pi a controllare le mie emozioni. Allora, che mi dici di questa
sorpresa?
Evan rise alla mia curiosit, senza concedermi risposte.
Nemmeno nelle ore successive riuscii a estorcergli la pi piccola informazione. Eppure la
pazienza non era il mio forte, lo sapeva. Trovavo ingiusto che gettasse il sasso per poi ritrarre la mano.
Ogni volta che indagavo, mi guardava con uno strano sorrisetto sulle labbra, mentre la mia curiosit
lievitava a ogni istante.
Vuoi dirmi cos...
Evan minterruppe bruscamente posandomi lindice sulle labbra. Abbass lo sguardo sulla mia
mano e la strinse nella sua. Poi afferr con un dito lelastico nero che indossavo al polso e, molto
lentamente, me lo sistem sullavambraccio, dove lo indossavo dinverno. Durante lestate, invece, lo
portavo sul bicipite. Lo avevo da cos tanto tempo che senza mi sentivo nuda, ma ogni tanto, quando
lassenza di Evan si prolungava per pi di qualche ora, lui lo pretendeva come pegno. Penso che tu sia
pronta, a questo punto, mi rivel, lasciandomi sempre pi perplessa. Ma dovrai avere la pazienza di
aspettare ancora qualche ora, per scoprirlo, mi avvert, sempre pi divertito dalla mia espressione.
Le lezioni volarono in un soffio, con la prevedibile leggerezza dei primi giorni di scuola.
Le classi erano come le ricordavo, con i colori blu e giallo della nostra scuola che si
rincorrevano lungo tutte le pareti, e persino a mensa il nostro gruppetto era ancora lo stesso, con
ununica e piacevole eccezione: al mio fianco cera Evan. Quella consapevolezza mi riempiva di gioia,
bench rattristasse qualcun altro, ne ero certa. Peter si fingeva indifferente, ma, ogni tanto, quando
Evan mi baciava o mi prendeva per mano, mi accorgevo dei suoi sguardi furtivi e lamarezza nascosta
nei suoi occhi era un pugno al petto. Il mio migliore amico soffriva a causa mia e, per quanto mi
dispiacesse, non potevo farci niente.
Spronato dalla mia impazienza, il pomeriggio arriv in fretta, annunciato dalla BMW X6 di
Evan, uno squalo nero sullasfalto grigio.
Finalmente, esclamai. Dopo la scuola avevo pranzato con i miei, aspettando con impazienza
che Evan tornasse a prendermi.
La tua sorpresa non era ancora pronta, si scus, pur mantenendosi sul vago. Atteggiamento
studiato perch la mia curiosit decollasse, ne ero certa. Si era sempre divertito a prendermi in giro.
Immagino che non mi dirai quello che significa, dedussi, rassegnata.
Evan rise alla mia espressione e mi diede un colpetto sotto il mento. Cos che ti sfugge
esattamente del concetto di sorpresa?
Gli lanciai unocchiata di sottecchi mentre allacciavo la cintura.
Evan inclin la testa e ricambi il mio sguardo. Volevo fosse tutto perfetto.
Le sue parole sancirono un nuovo silenzio. Un unico concetto mi era ormai chiaro: la sua idea
di sorpresa non lasciava spazio a indizi o suggerimenti di alcun genere, per cui mi ripromisi di non
elemosinarne.
La sua guida era aggressiva e decisa, mi sentivo perfettamente a mio agio sprofondata sui sedili.
Allimprovviso, udii Evan ridere, chiedendomi cosa mai potesse rallegrarlo.
Smettila di mangiucchiarti la maglietta, mi schern divertito.
Non la stavo mangiucchiando... replicai, imbarazzata, nascondendo i pugni sotto le maniche.
Adesso dovresti chiudere gli occhi, mi ordin dopo qualche istante, in tono gentile. Fa parte
della sorpresa. Scroll le spalle, al mio sguardo incerto. E non sbirciare, mi ammon, prima che
potessi fare un tentativo.
Nel buio delle mie palpebre chiuse, udii il rumore del motore che si spegneva.
Siamo arrivati.
Allora posso aprire gli occhi? indagai ansiosa.
Sentii Evan sbuffare divertito. La tua impazienza  pari solo alla tua testardaggine.
Da che pulpito! replicai in fretta, gli occhi ancora serrati.
La sua portiera si chiuse attutendo met della frase. Quasi nello stesso istante, sentii la mia
aprirsi, seguita da una leggera folata di aria fresca e profumo di bosco.
Reggiti, ti aiuto a scendere. La mano di Evan afferr la mia e io mi affidai a lui. Ma non
aprire gli occhi, insistette.
Il sedile del SUV si trovava a una discreta altezza e mi aggrappai a Evan fin quando non sentii
un fruscio delicato di foglie secche spezzarsi sotto le mie scarpe. Dovevamo trovarci nella foresta, avrei
potuto dirlo con certezza. Ne riconoscevo il profumo anche a occhi chiusi. Respirai a fondo laria
fresca, lievemente speziata, lasciando che Evan mi guidasse per qualche metro.
Poi si arrest e fui costretta a imitarlo.
Adesso puoi aprirli, mi sussurr con voce cauta, come se non fosse del tutto sicuro
delleffetto che potesse avere su di me la sua sorpresa.
Dun tratto mi bloccai: dimprovviso non ero pi sicura di voler riaprire gli occhi. Non sapevo
se la mia esitazione fosse un riflesso di quella di Evan o se dipendesse da qualcosaltro. Un
presentimento.
Presi un respiro profondo e, quando mi sentii pronta, sollevai le palpebre, costringendomi a
scacciare quella sensazione. E rimasi impietrita, intrappolata in un corpo troppo pesante per essere
trascinato via, mentre la mia mente urlava di scappare.
Non eri ancora pronta. Lo sapevo! Evan imprec sottovoce. Ginevra mi aveva avvertito di
aspettare.
Scossi la testa per riprendermi dallo shock. N-No,  tutto okay, risposi, per cancellare la
delusione sul suo viso. La mia reazione gli aveva rovinato la sorpresa... e il buon umore.
Dentro di me, ringraziai Dio perch Evan non era in grado di leggere i miei pensieri e capire
che in realt mi stavo sforzando di reprimere le lacrime.
Eppure era una realt che prima o poi avrei dovuto affrontare.
Deglutii e tornai a osservarla. La vecchia casa sul lago. Il mio sguardo si congel sulle sue mura
consumate ricoperte di rampicante rosso. Non cera giorno in cui non pensassi a quanto era successo
quella notte e non cera giorno in cui non mi costringessi a sopprimere quel ricordo e seppellirlo negli
angoli pi profondi della mia mente.
Osservando quella casa, che ora, alla luce del giorno, sembrava cos confortante, era quasi
impossibile convincersi che fosse lo stesso posto in cui avevo vissuto il peggiore dei miei incubi. Il
posto in cui ero stata torturata. Il posto in cui ero morta... Un brivido mi gel la schiena.
Ma perch Evan mi aveva riportata l? Perch infliggermi quella crudelt?
Gemma, so che ti starai chiedendo perch ti costringo ad affrontare il problema, ma so pure
che conosci gi la risposta. Ho percepito le tue paure, nella notte, e voglio aiutarti a superarle. Me lo
hai detto tu stessa, una volta: Non si pu andare avanti scavalcando ogni muro che ci blocca la strada.
 necessario distruggerli per poter dire di averli superati o li troverai sempre ad aspettarti ogni volta
che ti volterai indietro. Esit un istante. ... Credi di essere pronta?
Annuii, temendo che le parole mi sarebbero rimaste bloccate in gola.
Vieni, mi sussurr cautamente offrendomi la mano.
Dopo un istante dincertezza, la afferrai. Mi tremavano le ginocchia. Una sensazione di terrore
intenso, che avevo provato mesi prima, e che credevo essermi lasciata alle spalle. Tornare a riviverla
era pi difficile di quanto mi aspettassi.
Salii il primo gradino e il contatto con il legno scaten una raffica di flash che mi attraversarono
la mente in un susseguirsi frenetico e caotico di immagini che mi sfrecciavano davanti a una velocit
troppo alta perch riuscissi a coglierle. Vedevo solo sangue... schegge di vetro... terrore. E poi quello
sguardo... Gli occhi accecati dodio di Faust, corrosi dalla vendetta.
Mi sentii mancare.
Evan mi incoraggi ad avanzare, salendo con me i gradini in legno dellingresso. La sorpresa
non  ancora finita, bisbigli per rassicurarmi, la mia mano stretta nella sua.
Respirai faticosamente, inalando laria come se stessi per immergermi sottacqua e la porta si
apr, senza che nessuno la toccasse.
Allinterno, per, non trovai quello che mi aspettavo.
Ci che la mia vista registrava non aveva alcun nesso con il ricordo difficile e doloroso che
tenevo nascosto in un ripostiglio buio del cervello. Ogni cosa era accuratamente sistemata e pulita,
come se quella notte maledetta non fosse mai esistita. Non cera pi alcuna traccia del palcoscenico in
cui si era combattuto il violento e sanguinoso scontro che aveva visto protagonisti prima me, torturata a
sangue, e poi Evan, che aveva lottato per difendermi e salvarmi la vita, fin quando il sipario non si era
calato su di me ed ero morta.
Dovevo tutto a Evan e alla sua famiglia se mi era stata concessa unaltra possibilit.
Trovarmi in quel posto a rivivere quel ricordo era lultima cosa che mi sarei aspettata.
Per la luce che risplendeva allinterno della casa le dava un nuovo aspetto, una nuova
possibilit. Per un attimo, riusc a trasmettermi limpressione che non si trattasse dello stesso edificio
abbandonato che ricordavo con amarezza. Sembrava cos diversa...
La polvere era stata spazzata e le superfici avevano perso il grigiore del tempo; persino le tende
color corallo sembravano risplendere alla luce che filtrava attraverso il tessuto. Stupita, lasciai la mano
di Evan e avanzai di qualche passo concedendomi di guardarmi intorno. Quel mio gesto sembr
finalmente rilassarlo e sorrise con sollievo e un barlume di soddisfazione.
Il pavimento era intatto. Era scomparso perfino il gradino in cui il mio piede era sprofondato
strappandomi la carne. Niente sembrava ricordare quella notte, tutto appariva nuovo e lucidato. I vetri
alle finestre erano stati sostituiti, il soffitto riparato, persino il pilastro era stato rimesso al suo posto.
Era tutto talmente perfetto e in ordine che per un istante mi sfior il dubbio se in realt non avessi
sognato tutto. Si trattava solo di una confortante bugia che avrei voluto raccontare a me stessa, lo
sapevo, ma pur sempre confortante.
Grazie, sussurrai a Evan.
Ho fatto del mio meglio. In realt, tutti noi abbiamo collaborato perch tu dimenticassi,
Gemma, nel senso pi normale del termine, per intenderci. So che probabilmente non sar mai
possibile cancellare quel ricordo, ma speravo che questo potesse aiutarti.
 cos, lo rassicurai reprimendo un moto di commozione, perch avevo detto la verit. 
come se non fosse mai accaduto niente in questa casa. Grazie, Evan. Hai fatto qualcosa che credevo
impossibile.
Costruiremo nuovi ricordi in questo posto. Ricordi solo nostri. Sorrise, perso in un dettaglio
tutto suo. Ma non dimenticare di ringraziare anche Ginevra!
Me ne ricorder. E grazie per avermi aiutata a superare tutto nel modo pi tradizionale, sai
cosa intendo.
Parli di Simon. Lui non avrebbe potuto farlo senza il tuo consenso.
Penso siano le due facce della stessa medaglia. Da un lato il suo potere di rievocare qualsiasi
ricordo e leggerlo attraverso gli occhi di chi lha vissuto  affascinante, ma laltro aspetto lo trovo
terribile.
Cancellare i ricordi  un processo doloroso, ma anche peggiore  il suo effetto. Concordo con
te sul fatto che sia terribile. Eliminare una parte del proprio passato  come lasciare un buco nella
propria mente, un solco profondo in cui rischi dinciampare, prima o poi. I ricordi, anche se lontani o
apparentemente inaccessibili, sono sempre l, in attesa che un profumo, un gesto, uno sguardo li
disseppellisca dal subconscio. Ma quando li cancelli il processo  irreversibile e, per quanto assurdo
possa sembrare, una parte di te, del tuo carattere, viene spazzata via per sempre. Ogni istante
contribuisce a renderci ci che siamo, la nostra mente non si ferma mai e ogni pensiero  un nuovo
passo verso ci che saremo. Simon usa il suo potere con molta attenzione. Lo fa solo quando 
costretto, in casi estremi, per cancellare unesperienza devastante, traumatica.
Come la morte, lo interruppi.
Come la morte, conferm con seriet.
Il pianoforte! esclamai avvicinandomi allo strumento, che la mia mente ricordava ridotto a un
cumulo di macerie, e che invece adesso era intatto.
Evan mi segu con aria compiaciuta, mentre io mi sentivo una bambina di fronte ai suoi regali
da scartare.
Sfiorai la lunga coda in mogano. Un fascio di luce dorata ne attraversava la superficie facendola
risplendere. Abbassai la mano sui tasti davorio, lasciando che lindice ne sfiorasse uno. Il suono che ne
usc risuon morbido e riecheggi soavemente per la stanza, rimbalzando su ogni superficie. Niente a
che vedere con le melodie stonate che ricordavo, quando da piccoli Peter e io strimpellavamo note
senza senso.
Sai suonarlo? mi domand, e nella sua voce cera pi melodia che nella nota.
No. Ma qualcosa mi suggerisce che tu invece s, insinuai, lo sguardo sospettoso.
Evan chin la testa, sorridendo per il complimento celato nelle mie parole.
Poi si avvicin alla coda e la sollev di poco, frugando allinterno. Mi allungai per vedere cosa
cercasse ed Evan tir fuori un violino. Lo fissai perplessa, ma lui non mi lasci il tempo di parlare.
Fa parte della sorpresa, ammicc, lo sguardo divertito mentre fissava la mia espressione di
stupore.
Era lo stesso violino ritratto nel dipinto di famiglia che Evan aveva nella sua stanza. Lo avevo
riconosciuto dal bellissimo fiore intagliato nel riccio. Evan si accorse che stavo osservando quel
particolare e lo sfior.  unorchidea. Era il fiore preferito di mia madre. Edina, la nostra governante,
ne metteva sempre una fresca sul suo pianoforte. Mia madre ha fatto costruire questo violino apposta
per me, perch mi ricordassi sempre di lei. Dopo la mia morte, per molti anni lo ha tenuto sempre con
s, e quando lei  morta sono tornato a prenderlo.
 bellissimo, mormorai.
Lui sorrise, orgoglioso. Ne ho anche uno elettrico, ma a Ginevra d sui nervi.
Quello con il buco in mezzo! esclamai, ricordando dun tratto lo strumento dalla forma
insolita che avevo gi visto accanto al pianoforte della loro casa. Il legno era color vino e sembrava
solido, ma di fatto aveva un buco in mezzo.
Mi piace adeguarmi ai tempi. Mi fece locchiolino e poi il suo sorriso si attenu, lo sguardo
che diveniva furbo e intenso, mentre lui sistemava il violino sulla spalla.
Io lo osservavo in silenzio, affascinata. Evan appoggi il mento sulla mentoniera, lo sguardo
penetrante nel mio e per un attimo mi sentii nuda, come se fosse riuscito a rompere ogni barriera tra noi
e mi stesse leggendo dentro, raggiungendo luoghi che persino io non conoscevo. I suoi occhi erano nei
miei, la sua mente dentro di me, le nostre anime irrimediabilmente intrecciate. Impugn larco con la
destra e lintera stanza si riemp di quel suono, trasportandomi oltre i confini della realt.
3
AI CONFINI DELLA REALT
La malinconia impressa nelle note di Evan era cos intensa da prendere forma, melodiosa
testimone del dolore che lui si portava dentro. Un dolore che per la prima volta aveva lasciato
trasparire. I suoi occhi si erano chiusi al suono delle prime note, trascinati nella corrente di emozioni e,
mentre sulla pelle sentivo vibrare quella dolce e triste melodia, il mio cuore sanguinava nel vedere il
volto sofferente di Evan, perso in un ricordo tutto suo. Larco strofinava le corde quasi con rabbia,
mentre le dita della mano sinistra si muovevano velocemente inseguendo quel sentimento oscuro.
Vederlo cos disarmato mi disorientava. Per la prima volta, Evan sembrava senza difese, privo della
corazza rigida e impenetrabile che si portava dietro e con cui i miei occhi erano abituati a guardarlo.
Laveva messa via, permettendomi di avvicinarmi. Quella notte avevo rivissuto insieme a lui il ricordo
che pi lo tormentava e, in quellistante, quel ricordo stava prendendo forma, concretizzandosi sotto le
sue dita. Ogni pi piccola vibrazione che si disperdeva nellaria sembrava tornare indietro e colpirlo
dritto al cuore.
Poi la melodia si attenu in un motivo pi lento, carico di tristezza e nostalgia. Evan corrug la
fronte, perso tra le ombre del suo passato e, lentamente, la melodia lasci il posto al silenzio. Evan apr
gli occhi, lo sguardo smarrito e io gli sorrisi, perch avevo colto il senso del suo gesto: aveva voluto
regalarmi una piccola parte di s.
Non la suonavo da secoli, sussurr, lo sguardo carico della stessa dose di tristezza di quando
si era perso nel ricordo di sua madre. La tristezza della nostalgia, del rimpianto di chi sa di aver perso
qualcuno per sempre. Era la canzone di mia madre.
Danielle... pronunciai il suo nome in un bisbiglio.  meravigliosa. Lha composta lei?
domandai con esitazione.
Evan annu, lottando per cercare di riemergere. Quellunico ricordo lo devastava. La suonava
sempre, quando ero bambino, e io mi sedevo al piano accanto a lei. E, quando ero troppo turbato per
prendere sonno, spesso mi addormentavo al suono della sua voce che canticchiava questa melodia.
La malinconia di quelle note era lo specchio della tristezza che doveva aver provato la madre di
Evan ogni notte, mentre attendeva che il marito rientrasse, suonandola ancora e ancora, inseguendo il
suo dolore su quei tasti davorio e sforzandosi di nasconderlo al figlio.
Evan si gir a guardarmi, mentre un accenno di sorriso gli affiorava sulle labbra e mi vergognai
del sentimento che per un istante avevo sentito nascere dentro di me. Il mio sguardo mi trad,
vacillando appena un attimo; abbastanza da permettere a Evan di intuire la sottile delusione sul mio
volto. Non era da me provare simili sensazioni egoistiche, eppure non ero riuscita a frenare il pensiero
che senza permesso si era fatto largo nella mia testa. Ed Evan era riuscito a coglierlo, mentre in me si
spezzava la sottile speranza che avesse improvvisato quelle note proprio l, per me. Gli sorrisi appena,
imbarazzata dalla facilit con cui riusciva a scavarmi dentro ed Evan appoggi nuovamente il violino
sulla spalla, lo sguardo legato al mio.
Pochi istanti e le note tornarono a riempire il silenzio, mentre le sue dita si muovevano
velocemente sulla tastiera debano e larchetto che strofinava le corde raccontava lintensit di un
nuovo sentimento. Frustrazione. La nostalgia aveva lasciato il posto allo sgomento. Quasi le note
riuscissero a parlare.
Non esitai un istante a riconoscere quel pezzo.
Lavevo sentito ununica altra volta, in realt, ma la mia testa ne aveva conservato il ricordo
gelosamente, riportandolo alla mente migliaia di altre volte, rievocando la magia del nostro primo ballo
insieme, quando Evan mi aveva confessato i suoi sentimenti e i nostri corpi si erano sfiorati per la
prima volta.
Lo guardai, sorpresa, ma Evan mi sorrise con naturalezza.
Ti ricorda qualcosa? sussurr, lo sguardo furbo.
Hai detto che era la nostra canzone, mormorai, sbattendo le palpebre. Vuoi dire che lhai
composta tu? Lo fissai, sbalordita da quella rivelazione.
Solo per te, sussurr con dolcezza, mentre i suoi occhi si stringevano su di me.
La melodia nel frattempo si librava nellaria, intensa e ricca di armoniose sfumature. Un motivo
che, adesso lo sapevo, era solo mio... solo nostro.
La suonavo spesso quando credevo di non avere scelta, mi spieg, mentre un leggero
formicolio mi attraversava il corpo. Mi sentivo oppresso, ma non sapevo ancora perch. Non capivo
perch pensarti mi facesse cos male, continu, mentre la musica intensa e struggente si trasformava
in un motivo pi dolce e calmo, scatenando in me un fiume di emozioni calde e fredde al tempo stesso.
Non avrei mai dimenticato come quella notte avesse cambiato la mia vita. Quella notte che per me
avrebbe dovuto essere lultima. Questo pezzo lho aggiunto solo dopo averti salvata. Mi  saltato tra le
dita senza che me ne accorgessi, come se fosse sempre stato quello il suo posto, dimostrandomi che
non poteva esistere una conclusione diversa dalla scelta che avevo fatto. Le sue mani si fermarono,
concludendo il brano.
Perch non mi hai mai detto che sapevi suonare cos bene? gli domandai dopo qualche
istante.
Il vanto non  tra le mie doti. Ma quella sera, al ballo, lavevo dedicata a te, ricordi?
S, ma non potevo immaginare che lavessi scritta per me!
Mi sembrava tutto cos complicato allora... mormor, soffocando una risata amara. E
invece... Mi scost una ciocca di capelli dal viso, portandola dietro lorecchio.  cos semplice
amarti, Gemma; come respirare, un gesto automatico e naturale, di cui non si pu fare a meno, se non si
cerca la morte.
Socchiusi le palpebre al tocco caldo delle sue labbra sulle mie. Le sfior appena, per poi ritrarsi
e baciarmi ancora, in un gioco sensuale che rischiava di farmi perdere la testa. I suoi occhi scuri mi
fissavano nascondendo un altro desiderio, pi profondo. Il contatto con Evan aveva sempre suscitato
forti emozioni in me, ma nelle ultime settimane il filo invisibile che mi legava a lui aveva preso fuoco,
rischiando di farmi perdere la strada. La voglia di lui era sempre pi difficile da trattenere, soprattutto
quando mi fissava e nei suoi occhi leggevo il suo desiderio di me. Era un sentimento selvaggio, che
avvertivo sulla pelle ogni volta che Evan mi toccava. Ogni volta che Evan mi baciava. Bramavo le sue
mani su di me, il suo corpo stretto al mio. Temevo di prendere fuoco ogni volta che i suoi baci si
facevano pi intensi, esprimendo ci che noi non eravamo in grado di rivelare a voce alta.
Evan chin la testa sulla mia spalla e laccarezz con il naso, sfiorando appena la pelle, poi la
baci con dolcezza, mentre io mi scioglievo al suo calore.
D-Dovresti insegnarmi, qualche volta, balbettai, nel disperato tentativo di mantenere il
controllo.
A fare cosa? sussurr, mentre le sue labbra continuavano la lenta esplorazione del mio collo.
A suonare. Mi piacerebbe imparare a suonare.
Le mie ciglia fremettero, mentre un sorriso furbo gli si dipingeva lentamente sulla bocca. Evan
scivol dietro di me e mi sollev le braccia, la mano che reggeva salda il violino. Perch non adesso?
La sua voce mi accarezz lorecchio, facendomi rabbrividire. Lidea non mi dispiace, replicai
stordita.
Tienilo in questo modo. Mi diede il violino e me lo posizion sulla spalla.
Inclinai la testa verso lo strumento e gli sfiorai il torace, mentre il cuore vacillava.
Chiusi gli occhi ed Evan dietro di me deglut, rimanendo un istante in silenzio. Devi
appoggiare il mento qui; allinizio ti sembrer innaturale, ma poi non ci penserai pi. Strinse la mia
mano destra nella sua, reggendo larchetto e lo guid sulle corde. Adesso chiudi gli occhi e lascia che
sia la musica a guidarti.
Feci come mi aveva chiesto, mentre una nuova e lenta melodia riempiva il silenzio. La mano di
Evan guidava la mia muovendosi lentamente, mentre il suo fiato caldo mi solleticava lorecchio e io
non riuscivo a pensare che al suo corpo dietro il mio. Sentivo ogni suo respiro, ogni muscolo, ogni
movimento.
Sei piuttosto brava, sussurr, il sorrisetto furbo dipinto sulle labbra.
Se non consideriamo il fatto che sei tu a suonare: mi stai solo usando. Sono le tue mani a
muoversi sulle corde, replicai con sarcasmo, perch come al solito mi prendeva in giro.
Allora forse farei meglio a muoverle altrove... su di te, per esempio, mi provoc, tracciando
con il naso una linea sul mio collo.
Battei le palpebre, cogliendo lallusione ed Evan rise pi forte, allontanandosi da me. Per un
istante mi gir la testa, privata del suo appoggio. O forse era per lindomabile desiderio di lui. Sar
meglio che mi sieda un po, affermai, e andai a sedermi a cavalcioni sulla panca del pianoforte.
Evan rise ancora, probabilmente consapevole delleffetto che suscitava in me e scavalc la
panca, sedendosi a sua volta a cavalcioni di fronte a me. Tutta questa musica deve farti uno strano
effetto, replic, mentre il suo sorriso diveniva lupesco. Poi, prima che potessi respirare, mi afferr
dietro le natiche e mi attir a s. Oppure potrei essere io, insinu, soffiandomi le parole sulle labbra,
lo sguardo selvaggio incatenato al mio, mentre io mi scioglievo, bruciando nel desiderio di lui.
Appoggi la fronte alla mia, tentando di dominarsi, ma il respiro incerto lo tradiva, leale testimone
delle sue emozioni.
Mi sentivo stordita, bloccata in un torpore languido. Le sue labbra erano cos vicine, il suo
corpo cos caldo... il calore tra di noi era cos intenso che sentivo di avere la febbre. Fissavo la sua
bocca e lui la mia, mentre i suoi respiri intensi e tormentati si fondevano ai miei. Ne sfior un angolo,
ancora e ancora, incendiando la mia voglia di lui, mentre le nostre lingue si toccavano appena. Sentivo
il paradiso sulle labbra.
Credo che potrei svenire di piacere al solo tocco con la tua bocca, sussurrai, totalmente rapita
dal suo incantesimo.
Le mani di Evan si strinsero sui miei fianchi, il pollice che si insinuava lentamente sotto la
maglietta mentre la mia pelle sinfiammava sotto le sue dita. Le nostre labbra oscillavano, sospese le
une di fronte alle altre, esplorando un nuovo desiderio, quasi non si fossero mai toccate prima, mentre
gli occhi le contemplavano, ubriachi dello stesso pensiero. Sar meglio se usciamo a prendere un po
daria, suggerii, nel tentativo di dominare il battito. Un filo elettrico da lui si prolungava fino a me,
rischiando di fulminarci a ogni respiro.
Evan sorrise, scostandosi appena. Non mi aveva mai fatto pressione in quel senso, ma allo
stesso tempo lasciava sempre che fossi io a fermarmi. Agli ordini, replic con laria rassegnata, lo
sguardo nel mio. Mi prese la mano e mi guid fino alla porta, trattenendomi sulla soglia. E cos, lui le
prese la mano e la strinse nella sua, perch sapesse che non lavrebbe pi lasciata, ansim,
sfiorandomi il labbro con il pollice. Ogni tanto ci divertivamo a parlare in terza persona, come se
fossimo i personaggi di un libro.
E lei sent che il suo cuore era sul punto di esplodere, replicai, stordita.
Evan torn a cercare la mia bocca, incapace di reprimere il suo desiderio. Rischiamo di
mandare a fuoco la casa, bisbigli poi con un sorriso.
Sarebbe un peccato. Scossi la testa, perch il mio corpo si riprendesse dalla scarica di
emozioni che lui aveva scatenato in me.
Evan se ne accorse e sorrise ancora, fiero delleffetto che riusciva ad avere su di me. Ginevra
non ci perdonerebbe! esclam divertito. Si  data cos tanto da fare perch tutto fosse perfetto...
Conosco un modo per risolvere il problema.
Interessante, ammicc, il sorriso sornione. Cosa proponi?
Mi morsi il labbro e con lo sguardo lo sfidai a seguirmi.
Lo trascinai tra gli alberi, in direzione del lago.
Dove mi porti? indag, curioso.
Voglio mostrarti una cosa, replicai mantenendomi sul vago. Era il mio turno delle sorprese.
Improvvisamente mi era tornato in mente un posto in cui Peter e io andavamo spesso da
bambini, infrangendo le regole. Era poco distante dalla vecchia casa sul lago.
Evan mi segu senza protestare, finch la distesa dacqua del Lake Placid non si apr di fronte a
noi e io mi fermai, compiaciuta.
Siamo arrivati? domand, lasciando trapelare una nota di impazienza. Lanci uno sguardo
alla sua auto, parcheggiata a pochi metri di distanza, incerto sulle mie intenzioni.
Non ancora, replicai tenendolo sulle spine, per vendicarmi. Sorrisi e con un cenno della testa
gli indicai il filo sospeso sopra le nostre teste che attraversava lo specchio dacqua.
Non vorrai... Evan mi fiss di traverso mentre io confermavo il suo sospetto annuendo, senza
mai lasciare il suo sguardo. Dovevamo arrampicarci fino in cima.
Evan rise, intuendo il mio piano folle. Per raggiungere lestremit pi alta della fune, legata a
un grosso albero, dovevamo risalire una piccola scarpata accidentata. I vecchi scalini intagliati nel
legno erano ancora come li ricordavo, bench fossero passati molti anni. Dalla fune pendevano dei
manicotti spessi, che permettevano di scivolare sulla corda e raggiungere la piccola radura che si
trovava sullaltra sponda.
Unesperienza che avevo sempre trovato elettrizzante.
Afferrai uno dei due manicotti e mi voltai a guardare Evan.
Sembra divertente! esclam, privo di incertezza.
Seguimi, ammiccai, lo sguardo sensuale, mentre lo sfidavo a rincorrermi.
E subito mi lanciai nel vuoto.
Scesi in picchiata e, quando mi trovai abbastanza vicina allacqua, allungai i piedi per sfiorarne
appena la superficie. Evan si lanci dopo di me raggiungendomi in un istante. Volteggiammo nellaria
luno accanto allaltra, mentre Evan tirava a s la mia corda, reggendosi con una mano sola.
Pochi istanti ed eravamo gi sulla riva opposta. Avvertii appena il contatto con il suolo. Evan
mi aveva accompagnata dolcemente stringendomi tra le braccia, quasi levitassimo. Poi allent la stretta
e per un attimo mi manc lequilibrio.
Allora? gli domandai, valutando la sua espressione. Divertente?
Evan mi lanci uno strano sguardo e mi afferr la mano. Conosco un modo pi divertente.
Allung una mano dietro la nuca e afferr la sua maglietta rossa, tirandosela sopra la testa. La catenina
tintinn sulla canottiera bianca, cos stretta da lasciar intravedere ogni muscolo. Mi sorrise, fissando per
un istante il suo sguardo nel mio, con quellespressione penetrante che mi faceva girare la testa.
Avvertii un tuffo al cuore ripensando a qualche istante prima, sulla panca ma, prima che potessi
chiedergli spiegazioni, mi afferr con la velocit di uno spettro, mi caric sulle spalle e mi riport in
cima.
Feci per afferrare il manicotto, ma Evan mi blocc prima che potessi prenderlo. Aspetta. Si
avvicin a me. Voglio prima provare una cosa. Afferr entrambi i manicotti con una sola mano e
apr laltro braccio invitandomi a raggiungerlo. Dopo di te, mi sussurr senza mai lasciare il mio
sguardo.
Coshai in mente? domandai con diffidenza, fissando di sottecchi il suo sorriso sardonico. Mi
aggrappai al primo manicotto e, dopo un istante, sentii il corpo di Evan contro il mio.
Sei pronta? sussurr, le labbra dietro il mio orecchio.
Inclinai la testa e la mia guancia sfior la sua, appena dietro di me. Quel tenue contatto mi
imped di parlare, socchiusi gli occhi mentre il suo respiro sulla nuca mi faceva vibrare il cuore. Poi
Evan afferr saldamente i due manicotti che ci reggevano entrambi e si lanci nel vuoto.
Considerando il peso dei nostri corpi insieme mi preparai a trattenere il respiro, certa che il
vento avrebbe reso pi difficile la traversata. Mi aspettavo che la discesa avvenisse in maniera pi
rapida, come la volta precedente, invece era come se la nostra corsa fosse rallentata. Sentii la risata
sommessa di Evan vibrare attraverso i nostri corpi e ne intuii la ragione, riscaldandomi alla piacevole
sensazione che quel pensiero aveva suscitato in me: Evan stava controllando laria affinch ci
rallentasse, come se volesse prolungare quel momento in cui i nostri corpi erano cos a stretto contatto.
La superficie dellacqua sotto di noi si avvicinava quasi a rallentatore, fin quando i nostri piedi non
furono sul punto di sfiorarla e la voce calda di Evan mi accarezz la nuca: Adesso lasciati andare.
C-Cosa?! esclamai stordita. Che intenzioni aveva?
Ti tengo io. Evan liber una mano e me la porse, cingendomi da dietro, stringendo laltra pi
saldamente per reggerci entrambi. Affidati a me, Jamie, insistette con dolcezza.
Un impulso incontrollato obbed alla sua richiesta. Allentai con cautela la presa sul manicotto e
lo lasciai, mentre Evan mi reggeva con un braccio solo senza mostrare difficolt. Afferrai la sua mano
mentre la superficie dellacqua correva lentamente sotto i nostri piedi.
Poi il cuore mi balz in gola quando lunica mano di Evan ancora stretta al manicotto si stacc
dalla presa con cui reggeva entrambi. Il respiro mi si blocc in gola, mentre il panico mi paralizzava.
Le braccia di Evan si strinsero dolcemente attorno a me, mentre il soffio gentile dellaria si affievoliva
man mano che la nostra corsa rallentava, in modo innaturale, intrappolandoci a met strada, fin quando
non sfiorai con il piede la superficie di quel pavimento liquido, senza sprofondare.
Evan! esclamai spaventata e stupita al tempo stesso.
Fluttuavamo sospesi sullo specchio dacqua. Che sta... Com possibile? Strinsi la presa sul
suo braccio, indurito dal muscolo in tensione, mentre i miei occhi oscillavano nervosamente sul lago
sotto di noi.
Evan mi sollev appena, portandomi di fronte a lui. Avevo la certezza di non correre alcun
rischio insieme a lui, eppure il mio corpo si rifiutava di rilassarsi, continuando a muoversi con cautela.
Allora? Divertente? replic facendo eco alla mia domanda.
Sollevai lentamente lo sguardo e trovai il suo ad aspettarmi, sorridente.
Evan! Siamo sospesi sullacqua!!! lo redarguii serrando le dita sulla sua pelle.
S... Sorrise, quasi fosse la cosa pi naturale al mondo. Non  elettrizzante?
Cercai le parole, senza risultato. Sembrava tutto cos assurdo eppure era reale.  incredibile,
sibilai in un sussurro appena percettibile.
Era come se larrivo di Evan nella mia vita avesse abbattuto ogni barriera tra il reale e
limmaginario, non esisteva pi alcun confine, i due mondi si fondevano tra loro, legati da un filo
sottile di magia. Lo stesso filo che mi aveva unita a lui sin dal primo giorno.
Evan mi avvicin a s stringendomi con pi forza.
Siamo sospesi sullacqua, balbettai inebetita, ancora incapace di rendermene conto. 
illogico, impossibile. Tu come...
La sua risata interruppe il mio sproloquio confuso. Sono un Angelo, Gemma. Ogni tanto mi
piace ricordartelo. Voglio che tu faccia parte del mio mondo.
Mi allungai per baciarlo e le sue dita si mossero sulla mia schiena, sfiorandola con dolcezza. A
volte era cos naturale e umano stare insieme a lui che dimenticavo il potere intrinseco di tutti gli
Angeli come Evan, in grado di controllare gli elementi. Fuoco. Acqua. Terra. Aria. Obbedivano al suo
volere perch lui portasse a termine gli ordini.
Un dubbio mi assal senza preavviso.
No, non un dubbio. Un presentimento.
I miei occhi cercarono con un guizzo quelli di Evan. Adesso come facciamo a tornare a riva?
diedi voce a quel sospetto lanciando unocchiata preoccupata ai due manicotti ormai lontani.
Il sorriso beffardo che gli affior sulle labbra mi forn la risposta e di colpo mi apparve chiaro il
motivo per cui avesse tolto la maglietta. Evan lo aveva previsto. Senza lasciarmi il tempo di obiettare, il
sostegno mi manc di colpo e il corpo sprofond nellacqua fresca, stretto tra le braccia di Evan, che
non mi avevano lasciata per un solo istante.
4
EMOZIONI PERICOLOSE
Uuuuh-uh! url Evan scrollando con energia i capelli zuppi dacqua che gli coprivano la
fronte. Dio, che spettacolo guardarlo.
 gelata! urlai mentre galleggiavamo nel lago.
Evan mi attir a s, cingendomi i fianchi. Posso sempre scaldarti io... sussurr con voce
sensuale. Poi gli sfugg una risata.
Ti diverti?! lo accusai con sarcasmo, fingendomi imbronciata. Lacqua non era poi cos
fredda. Ce la faccio da sola. Mi allontanai da lui.
Evan inarc le sopracciglia fissandomi con aria scaltra. Ma io non ho mai messo in dubbio che
sapessi nuotare. Mi strinse a s con pi forza e il cuore mi balz in gola a quel contatto violento con il
corpo di Evan, il viso a un millimetro dal mio. Poi le sue labbra bagnate si posarono morbide sulle mie
e il calore da cui mi sentii pervadere riusc a scaldarmi fin dentro le ossa. Lui mi baci ancora e ancora,
affondando le dita tra le mie ciocche bagnate. Le mie mani gli risalirono le scapole, stringendosi sulle
sue spalle tese, accarezzando la pelle lasciata scoperta dalla canotta.
Il tempo prosegu il suo incedere senza curarsi del nostro desiderio di fermarlo, fin quando la
luce del sole non inizi ad affievolirsi dietro la coltre scura degli alberi. La luce del tramonto ci faceva
da sfondo mentre uscivamo dallacqua. Avevo le dita raggrinzite e i vestiti impregnati dacqua mi
aderivano alla pelle mentre laria fresca di settembre soffiava sul mio corpo bagnato facendomi
tremare.
Hai freddo, dedusse Evan scaldandomi le braccia con le mani, con premura.
Solo un po, balbettai, sforzandomi di non battere i denti.
Prendi questa. Si abbass a raccogliere la maglietta rossa che aveva lasciato sullerba e me la
offr. Che aspetti? mi spron alla mia esitazione, continuando a fissarmi. Togliti i vestiti e
indossala.  asciutta.
La presi, improvvisamente imbarazzata. E tu? gli domandai timidamente indicando i suoi
vestiti, bagnati quanto i miei.
Evan afferr la sua canotta bianca sulla nuca e se la sfil dalla testa scoprendo il torace. Il mio
cuore perse un battito, mentre fissavo il suo petto nudo come se lo vedessi per la prima volta e scoprii
la ragione del fremito che sentivo in fondo al cuore. Desiderio. Un desiderio violento di toccarlo, di
sfiorare la sua pelle abbronzata e liscia senza lostacolo dei vestiti.
Non mi verr un raffreddore, se  questo che ti preoccupa, mi assicur.
Dal suo sorriso, intuii che la mia espressione da ebete doveva avermi tradita. Distolsi
istintivamente lo sguardo e mi costrinsi a voltarmi dallaltra parte, ma Evan mi afferr il polso con
fermezza.
Dai... Mi tir a s con decisione, lo sguardo sensuale, e la sua voce assunse ancora il tono
caldo che ogni volta riusciva a farmi sciogliere. Non dirmi che ti imbarazza ancora vedermi senza
vestiti.
Balbettai qualcosa di incomprensibile, perdendo del tutto il controllo, mentre Evan mi stringeva
contro di s, il corpo incredibilmente caldo. Mi costrinsi a sbloccare la voce, intrappolata in quel flusso
di emozioni e aprii la bocca, ma la richiusi, impotente.
Il sorriso di Evan si accentu alla mia incertezza. Stavo solo scherzando! Dai, Gemma! mi
derise, sciogliendo la stretta. Ti aspetto qui. Vai a cambiarti o il raffreddore verr a te.
Dovevo essere una statua di imbarazzo perch Evan mi sfior il naso con la punta del dito per
scrollarmi dalla stasi.
Battei le palpebre e fissai la maglietta rossa. S... Sar meglio, riuscii a mormorare prima di
avviarmi verso lauto.
Tutto okay l dietro?
La voce di Evan mi raggiunse dietro la portiera della BMW, mentre mi sfilavo i vestiti bagnati
facendoli cadere sul terreno. Non ero sicura che il tremito al petto che avevo percepito dipendesse dal
timore che Evan potesse sbirciare attraverso lo specchietto, o piuttosto che non lo facesse.
Sono nuda, bagnata e torner a casa indossando solo la tua maglietta.  abbastanza okay, per
te?
Mmm... prospettiva interessante. Direi di s,  abbastanza okay. Soffoc una risata maliziosa.
Salii sullauto e gli lanciai unocchiata ricca di sarcasmo. Sono davvero felice che io ti stia
facendo divertire cos tanto, oggi.
Evan si sporse di colpo verso di me, il viso attaccato al mio, togliendomi il respiro. Allung il
braccio e richiuse la portiera. Poi si allontan e avvi il motore.
E chi ti dice che stessi scherzando? ammicc, guardandomi di traverso.
Mi fiss la bocca per un istante e poi i suoi occhi scivolarono lungo il mio corpo, in una lenta
esplorazione delle gambe, coperte appena dalla sua maglietta. Un impulso che non era riuscito a
frenare. Inizi ad avvicinarsi, lespressione di colpo seria e un incontenibile desiderio nello sguardo, e
capii che quel gioco rischiava di diventare pericoloso.
Per la prima volta, mi sembr che i suoi movimenti fossero esitanti, cauti, quasi fosse
imbarazzato. Mi scost i capelli bagnati da un lato scoprendo il collo con estrema lentezza e ne
accarezz dolcemente la pelle con le dita, il viso a un palmo dal mio. Avvicin le labbra sullincavo del
collo, con dolcezza, e sfreg la testa contro la mia guancia, lespressione combattuta. Dopo un istante,
cerc il mio sguardo e la sua fronte trov appoggio sulla mia. Un respiro profondo e chiuse gli occhi, il
petto che tremava rivelando il suo desiderio.
Possibile che provasse le stesse emozioni che sentivo nel cuore?
Dio, quanto sei bella, sussurr sulle mie labbra, mentre la sua mano scivolava timidamente
sulla mia pelle, fin dove la maglietta non riusciva a coprire. Socchiusi gli occhi, pervasa da un fremito
di calore incontrollabile.
 la tua maglietta, mormorai intrecciando le dita alle sue. Dovresti prestarmela, qualche
volta.
Evan sorrise, la fronte sulla mia. Poi per dovrei uccidere chiunque ti vedesse, bisbigli,
soffocando un sorriso, per poi tornare serio. Rischi di farmi impazzire, lo sai? sussurr
allimprovviso socchiudendo gli occhi.
Cercai le sue labbra con le mie, mentre stringevo le dita sul suo petto nudo, lasciandomi
trascinare dal desiderio incontrollabile di lui, di sentire le sue mani sul mio corpo... mi sentivo la febbre
mentre la mia bocca si fondeva alla sua, il cuore sul punto di scoppiarmi. La mia pelle lo voleva. Spinta
dal bisogno di annullare la distanza, mi avvicinai a lui, sollevandomi un po, ma senza staccare le
labbra. Il mio corpo sfior il suo e il bisogno di lui mi travolse.
Poi, in mezzo al fuoco, un barlume di lucidit mi costrinse a staccare le labbra da quelle di Evan
e tornai ad appoggiare la fronte alla sua, sforzandomi di dominare il respiro.
Non ne avevamo mai parlato apertamente, ma io riuscivo a percepire con quanta intensit mi
desiderasse; a volte avevo la sensazione che il suo corpo umano non fosse in grado di contenere la
passione che gli infuocava il sangue. Eppure Evan riusciva sempre a contenersi, lasciando che fossi io a
decidere quando era ora di fermarsi.
Fronte a fronte, i nostri occhi si scambiarono il loro tacito desiderio intrecciandosi per un lungo
istante, mentre il respiro tornava regolare.
Sar meglio che rientriamo ad asciugarti, sugger, frenando limpulso a causa della mia
esitazione.
Annuii in silenzio mentre il mio cuore si ribellava, rifiutandosi di rallentare.
Dove andiamo? domandai lungo il tragitto, spezzando il silenzio.
Nessuno di noi due, probabilmente, aveva mai provato simili emozioni.
A casa mia. Cos potrai metterti qualcosa di pi... Si schiar la voce e pensai che stesse per
dire asciutto. ... di meno pericoloso. Mi lanci unocchiata.
Pericoloso... Interessante scelta di parole.
Il contatto con lui aveva acceso un fuoco in me che ogni giorno ardeva in silenzio, divampando
ogni volta che il suo corpo si avvicinava al mio. A volte bastava il suo sguardo a incendiarlo, come
fosse benzina.
Qualche minuto dopo lauto si arrest sul vialetto della casa di Evan.
Asciugai i capelli in bagno e lo raggiunsi nella sua camera, trovandola inaspettatamente vuota.
Mi lasciai cadere sul letto, chiedendomi a cosa mai servisse in una casa in cui nessuno dormiva mai. O
se fosse sempre stato l. Sulle pareti color avorio, il vecchio dipinto di famiglia cattur la mia
attenzione. Era sempre stato l, ne avevo studiato ogni pi piccolo dettaglio, ma i volti dei suoi genitori
che mi fissavano dalla tela ingiallita dal tempo avevano assunto una nuova luce adesso che conoscevo
la loro storia. Nel ritratto, Danielle era seduta accanto a un pianoforte chiaro. I riccioli morbidi e scuri
le ricadevano sulle spalle, proprio accanto alle mani di Evan, in piedi dietro di lei. Stringeva in grembo
un paio di lunghi guanti in pizzo bianco. La pelle del viso appariva tirata, il sorriso dettato dalle
circostanze. La fissai pi attentamente, i suoi occhi nei miei, e trasalii alla profondit che riuscirono a
trasmettermi, quasi mi stessero guardando veramente.
In atteggiamento altezzoso, il padre era in piedi dallaltro lato del pianoforte a coda, quasi a
segnare la netta distanza che lo divideva dalla famiglia. Evan aveva un braccio lungo il fianco, la
manica della camicia sollevata e il pugno stretto attorno al suo violino, di cui si vedeva solo il fiore
intagliato sul riccio. Mi soffermai a osservarlo e pensai a quanto fosse assurdo che fosse proprio lui, in
quel dipinto antico di secoli. Non era per niente cambiato, a parte i capelli un po meno lunghi e ribelli.
Lespressione spavalda era la stessa. Il suo sguardo scuro, austero e impavido mi fiss dalla tela,
mozzandomi il respiro.
Lo avrei amato anche allora, ne ero certa.
Ti spaventa?
La voce cauta di Evan mi fece trasalire. Chiss da quanto mi fissava dalla porta.
Per niente, lo rassicurai. Avrei voluto conoscerti anche allora, gli confessai.
Inaspettatamente, la mia risposta lo fece sorridere. Ti ho portato dei vestiti asciutti. Entr
nella stanza adagiandoli sul letto.
Dovr ringraziare Ginevra, suppongo.
Ti aspetto fuori, cos puoi cambiarti.
In quellistante, la galanteria nelle sue parole, per quanto forzata, mi ricord che si trattava dello
stesso Evan che aveva posato per quel ritratto, tre secoli prima.
Evan, lo chiamai, e lui si ferm sulla porta. Dopo la tua... Mi bloccai cercando
unalternativa alla parola morte. Dopo il tuo cambiamento, il tuo aspetto  rimasto immutato nel
tempo. Mi chiedevo se anche il resto fosse rimasto uguale... farfugliai nel tentativo incerto di farmi
capire, nonostante non fossi del tutto certa di volere che cogliesse la mia allusione.
Dipende. A cosa ti riferisci esattamente? Cosa vuoi sapere?
Perch diavolo era sempre cos diretto?
S, ecco... mi chiedevo se rispetto a quando eri umano... S, insomma... se un Angelo pu...
Ce lavrei fatta a fargli capire ci che intendevo? Non ne ero sicura.
Se pu... mi incit a continuare, bench il sorriso che tentava di nascondere la dicesse lunga.
Se pu provare ancora le stesse emozioni, comportarsi da umano. Mi chiedevo se anche le tue
sensazioni fossero rimaste inalterate, come il tuo corpo.
Si avvicin a me e mi sedette accanto, senza mai lasciare il mio sguardo. Io non posso pi
provare emozioni umane, Gemma.
La delusione che traspar dal mio viso lo indusse a sorridere tra s. Io avevo sentito il suo
desiderio crescere insieme al mio ogni giorno, ma forse avevo sbagliato tutto. Forse era stato solo il
riflesso della mia voglia di lui. Unillusione. Era questo che tentava di dirmi? Credevo che... allora
non proverai mai quello che provo io quando sono con te, mormorai con sgomento. Non era
necessario domandarglielo. Un senso di amarezza mi risal la gola. Mi sforzai di nasconderlo, con
scarso risultato.
Mi ero illusa.
Non posso pi provare le stesse emozioni di quando ero umano, insistette, fissandomi
intensamente. ... Ma solo perch quelle che provo adesso sono molto pi forti.
Un tuffo al cuore mi ridiede il respiro.
Sono sensazioni che un corpo umano non  in grado di contenere. La mia percezione non
dipende pi dalle imperfezioni dei sensi, ma tu dovresti saperlo, Gemma. Hai provato ci di cui parlo.
Trasalii al ricordo che Evan tentava di evocare, ma, bench lo avessi ben sepolto, impieg solo
un istante prima di riaffiorare, lasciandomi comprendere il senso delle sue parole. Si riferiva alla
sensazione provata quando avevo lasciato il corpo. Mi ero sentita come se mi fossi liberata di un
enorme peso che mi trascinavo dietro; percepivo ogni cosa, anche il semplice tocco della mano di
Evan, amplificata centinaia di volte. Ogni impatto era pi forte, vivido e intenso.
Allora era cos che Evan doveva sentirsi...
Annuii in silenzio, sconvolta da quella rivelazione.
Quando non c il corpo a contenerli, i sentimenti si espandono allinfinito, come se
esplodessero, e sono mille volte pi intensi.  come se il corpo fosse dintralcio e ogni sensazione,
emozione, desiderio venisse in qualche modo soffocato, contenuto.
Guardai i suoi occhi scuri e un nuovo dubbio si fece spazio sulle labbra. E come funziona
quando sei sotto sembianze umane, come adesso? domandai perplessa.
Per me  lo stesso, non importa in quale forma io mi trovi. Ormai ho perso il mio corpo
umano. In questo corpo, lo spirito prevale sulla carne. Posso materializzarmi quando voglio, ma  come
se non appartenessi pi a questo mondo. Sono fatto di unaltra materia, come se lo spirito potesse
concretizzarsi.  difficile da spiegare...
No, ho capito.  per questo che puoi essere ferito, ma non ucciso.
Esattamente. Le mie ferite si rimarginano dopo qualche istante. Credo che il nostro corpo sia
fatto di una sostanza soprannaturale, pi simile allanima e, anche se ha laspetto e la consistenza della
carne, la sua struttura  diversa, di una lega pi forte, indistruttibile. Sorrise tra s prima di proseguire:
Quindi non devi preoccuparti che io non provi le tue stesse sensazioni, Gemma. Avvicin il viso al
mio fino a sfiorarmi la fronte. Perch quelle che provo io sono ancora pi forti, bisbigli sulle mie
labbra prima di sfiorarle con le sue. A volte non sono nemmeno sicuro di riuscire a mantenere il
controllo, sussurr piano, e deglut, il pomo dAdamo che saliva e scendeva.
E se qualche volta decidessi di non mantenerlo? Puoi anche comportarti da umano? Sei pur
sempre un Angelo... insistetti, a met tra esitazione e bisogno di conoscere la sua risposta. Speravo
che cogliesse la mia allusione perch davvero non sapevo come altro domandarglielo.
Le labbra di Evan sorrisero sulle mie e il suo sguardo divenne improvvisamente pi deciso, di
una sensualit esasperante. Mi afferr i fianchi e mi attir a s, togliendomi il respiro. In un attimo, la
mia schiena si ritrov sul letto, le gambe ancora nude imprigionate sotto di lui. Non ti era ancora
chiaro? sussurr, in un sospiro soffocato dal desiderio represso. Mi afferr entrambe le mani
bloccandole sopra il cuscino, mentre con laltra mi stringeva a s perch non tentassi di sfuggire al
contatto cui solo i suoi jeans si ostinavano a opporsi.
Sentii ogni forma di controllo abbandonarmi, risucchiata dal vortice di eccitazione dentro cui
anchio sprofondavo a ogni respiro. Unemozione troppo forte perch riuscissi a respingerla o a
ignorarla. Chiusi gli occhi e mi lasciai trascinare mentre le sue labbra morbide esploravano il mio collo.
Le mie mani si spinsero sotto la sua maglietta ed Evan soffoc un gemito. Vuoi farmi andare
allinferno...
Hai scoperto il mio piano, replicai, stordita.
Avrebbe voluto dominarsi, ma ormai aveva perso ogni controllo.
Vuoi di nuovo fare questo gioco? Sorrisi sulla sua bocca, ma Evan ignor la mia resa.
Per un istante tacque e mi sfior il ventre.
Sentii il cuore esplodermi nel petto.
Lui la guard, con gli occhi di chi non aveva mai amato prima, la mano gli tremava, mentre
scivolava lenta sotto la maglietta. Non perch aveva paura, ma perch temeva che stavolta non sarebbe
riuscito a fermarsi.
Allora non fermarti.
Ehrm-Ehrm...
Qualcuno si schiar la voce sulla porta, facendoci bloccare. Ginevra.
Fuori dai piedi, rugg Evan, esasperato. Siamo piuttosto impegnati, nel caso non te ne fossi
accorta.
Ginevra sorrise. E non ti  venuto in mente di chiudere la porta? Ho provato a bussare, ma
evidentemente eravate fin troppo impegnati.
Limbarazzo rischi di sopraffarmi.
Me ne andr quando avr ottenuto quello che voglio, Evan, replic lei, risoluta, incrociando
le braccia al petto come una bambina.
Vuole correre, mi spieg Evan sottovoce.
Allora? Me lo avevi promesso! lo redargu con tono impertinente. Ginevra proprio non
sopportava la sconfitta.
Evan le lanci uno sguardo infuriato, intimandole di desistere. Non avrai la tua rivincita
adesso, G. Nel caso non te ne fossi accorta, non sei il centro gravitazionale del mondo. Ho altri
interessi, al momento, scand, lanciandole unocchiata affilata.
Lo vedo, esclam lei guardando me, mentre Evan la invitava con lo sguardo ad andarsene o,
pi probabilmente, glielo ordinava con il pensiero.
La porta sbatt rumorosamente alle spalle di Ginevra.
Non dovevi, lo redarguii, sentendomi in colpa per come laveva trattata. Possiamo andare,
se vuoi, gli assicurai, sperando che non mi prendesse sul serio.
Tu sei pi importante di una stupida corsa, sussurr, mentre tornava ad avvicinarsi. E poi,
avevamo iniziato una conversazione, se non sbaglio, e non mi piace lasciare i discorsi a met.
Sorrisi, pronta a riprendere da dove avevamo interrotto. Hai ragione, bisbigliai, mentre la sua
bocca mi sfiorava il collo, non bisogna mai lasciare le cose a met.
Allora, hai trovato la risposta che cercavi? mi schern, mentre il suo sorriso diveniva lupesco
sulla mia pelle.
Credo di s... iniziai, fingendo di sembrare incerta. ... Ma non ne sono ancora del tutto
sicura.
Evan allora mi sollev la coscia e mi spinse contro il letto con il suo corpo. Un brivido mi
attravers con violenza mentre lui mi baciava con passione.
Si ferm dun tratto, ancora su di me, e mi guard negli occhi. Non c istante in cui io non ti
desideri, Gemma, i miei istinti sono ancora umani.
Annuii, frastornata, e con il cuore che spingeva contro il suo petto.
Non voglio metterti fretta, sussurr, mentre la sua mano mi sfiorava la coscia nuda con
delicatezza. Anche se mi sembra di impazzire ogni volta che ti tocco. Gli sfugg un sospiro frustrato
e appoggi la fronte alla mia mentre tentava di dominare il respiro.
Chiusi gli occhi, stordita dalle sue parole. Perch provavo anchio le stesse sensazioni. Sar
meglio che mi cambi allora o rischio di farti cedere alla tentazione, lo stuzzicai, mentre le sue labbra
mi concedevano un sorriso irresistibile.
Nella mia ascendenza non siamo molto famosi per saper resistere alle tentazioni. Sai, con Eva
e tutto il resto...
Dio, no! Non voglio condannare il mondo a ritorsioni catastrofiche, lo assecondai ridendo
insieme a lui.
Evan si sollev sui palmi, il corpo sospeso sul mio, le mani ai lati della mia testa. I capelli gli
ricaddero in avanti e il suo sguardo si addolc nel mio. Condanna me, allora, con un tuo bacio,
sussurr sulle mie labbra. ... E io sar per sempre dannato, se tu lo vorrai, in cambio di un solo bacio.
Mi sfior la bocca, ma io sollevai il mento e mi sottrassi al suo contatto. Non vorrei mai che tu fossi
dannato, n per me, n per nessunaltra ragione al mondo, replicai assecondandolo, gli occhi fissi nei
suoi.
Cos mi condanni a una pena ancora peggiore negandomi le tue labbra, prosegu, mentre
tentavo di sfuggirgli. Sigilla il nostro patto con un bacio, mia signora, e io accetter di buon grado la
mia condanna, sussurr, con la voce pi dolce che avessi mai udito.
Non posso sottrarmi a una cos dolce supplica. Allora ti condanno, Evan William James, con
questo bacio. Con dolcezza, posai le mie labbra sulle sue.
Evan mi guard per un lungo istante, lo sguardo incerto. Se adesso sono dannato, sapresti
dirmi perch mi sento in paradiso?
Sorrisi allirresistibile dolcezza nel suo sguardo. Non lo so, ma credo che quel bacio ci abbia
condannati entrambi, perch anchio mi sento nello stesso posto. Mi morsi il labbro, mentre il
desiderio che mi baciasse ancora mi faceva girare la testa.
Ti ho condannato? Si ritrasse, tormentato. Perdonami, amore mio, e restituiscimi la mia
condanna. Mi baci ancora per riprendersi il suo pegno, lasciandosi sfuggire un gemito. Condannami
ancora, te ne prego, perch lassenza dei tuoi baci  una pena troppo grande da sopportare.
Cos come ti ho dannato, con un altro bacio io ti assolvo dai tuoi peccati. Ecco. Lo baciai con
delicatezza. Sei libero, adesso.
Quale inganno! Io non voglio essere libero! Con un gesto fulmineo mi afferr per i fianchi e
invert le nostre posizioni, finendo sotto di me. Affido a te la mia libert, mia regina, legami con le
catene dellamore. Baciami ancora, te ne prego, e io sar il tuo schiavo, sussurr, sollevando la testa
per baciarmi.
Sorrisi sulle sue labbra, mentre valutavo la sua offerta. Mmm... mio schiavo, eh? Mi afferrai
il labbro tra i denti, sorridendo. Prospettiva piuttosto interessante. Guarda che se continui a ripeterlo
potrei prenderti sul serio.
Romeo... Sto ancora aspettando! lo rimprover Ginevra da dietro la porta, prendendoci in
giro per il gioco che facevamo spesso, rivisitando le scene dei libri e interpretandole a modo nostro.
Evan si lasci cadere sul letto, esasperato.  incredibile! sbuff. Non si arrende mai! Si pu
avere un po di privacy in questa casa?! le grid oltre il legno della porta mentre io trattenevo una
risata.
Credo che dovresti andare, lo incoraggiai, mio malgrado.
Accontentarla serve solo a indurirle la testa. Deve imparare che non esiste solo lei.
Dai, Ginevra non  cos capricciosa.
Evan mi lanci unocchiata ammonitrice.
Okay, magari un pochino, mi costrinsi ad ammettere.
Il suo problema  che non riesce a pensare a nientaltro che a se stessa e ai suoi interessi!
Ehi, voi due! Guardate che vi sento! esclam Ginevra da dietro la porta.
Entra, Gin, la chiamai divertita.
Posso? Siete sicuri? Non siete nudi o qualcosa del genere? indag mentre io arrossivo,
entrando senza lasciarci il tempo di risponderle perch la sua mente aveva gi letto le risposte prima
che le labbra le pronunciassero.
Ti prego, ti prego, ti prego, piagnucol, tentando di persuaderlo, la voce teatrale e due
occhioni verdi disarmanti.
Evan sorrise scuotendo la testa, ma la sua risposta rimase la stessa. Sai che ti voglio bene ma
non posso, davvero G., sono gi le nove di sera.
Guardai nervosamente lorologio sorprendendomi che fosse gi cos tardi. Sar meglio che mi
riporti a casa. I miei rientreranno tra poco e devo preparare la cena.
Evan si avvicin alle mie labbra, reindossando la maschera tormentata di un momento prima,
senza curarsi di Ginevra. A che pena mi costringi, privandomi della tua presenza, sussurr,
sfiorandomi la guancia.
Oh, mio Dio! lo interruppe Ginevra alzando gli occhi al cielo. Chi sei tu e che ne hai fatto di
mio fratello? Sar meglio che vi lasci soli, si convinse voltandoci le spalle.
Dovrai subire tre secoli di smancerie prima di aver pareggiato i conti. Io ho dovuto sopportare
anche di peggio. Tu e Simon siete come il caramello sulle ciambelle, se non te ne fossi accorta!
Ah ah... paragone divertente! esclam lei con sarcasmo. Io sarei il caramello, voglio
sperare! O ti sembro pi una ciambella?
Soffocai una risata e mi intromisi prima che la stanza prendesse fuoco: Non sembri affatto una
ciambella, hai la mia parola.
Grazie, sorella. Mi strizz un occhio e usc dalla stanza.
 incorreggibile, comment Evan con il sorriso sulle labbra, portando le mani sui miei
fianchi.
Gi, ma  impossibile non volerle bene.
Anche questo  vero, si costrinse ad ammettere, ancora steso sotto di me.
Non puoi fermare il tempo? piagnucolai rifiutandomi di lasciarlo andare. Sei un Angelo,
dovresti esserne in grado.
Evan sorrise e strinse le palpebre. Ci provo... Contrasse il volto serrando ogni muscolo
mentre io lo fissavo con il fiato sospeso e poi sbirci socchiudendo un occhio. Si  fermato?
Inarc un sopracciglio e io lo colpii con il cuscino. Sei un buffone, lo sapevi? Quando la
smetterai di prendermi sempre in giro?!
Evan si lasci andare a una risata e mi intrappol di nuovo sotto di s, addolcendo lo sguardo
nel baciarmi. Ho fatto davvero un tentativo! mi schern nascondendo il sorriso.
S, come no! Sar meglio che andiamo prima che mio padre venga fin qui a prelevarmi di
persona.
Ti accompagno, anche se sar difficile stare lontano da te stanotte. Fiss lo sguardo sul mio,
tornando serio.
Capii subito a cosa si riferisse. Allora dicevi sul serio, devi...
Evan strinse le labbra, confermando il mio timore. Non posso evitarlo.
Okay, non aggiungere altro. Non volevo che scendesse nei dettagli.
Laspetto oscuro della sua vita mi metteva i brividi. Evan non avrebbe trascorso quella notte
insieme a me; non avrebbe fatto irruzione nei miei sogni, perch da qualche altra parte, chiss dove e
quanto lontano, mentre io dormivo, qualcun altro avrebbe perso la vita. Per mano sua.
Un altro brivido, freddo e inaspettato, mi gel il cuore. A Evan bastava un solo tocco per
soffiare via la vita.
Eppure non ne aveva alcuna colpa.
Il destino muoveva i fili delle nostre vite mentre lui eseguiva gli ordini, come un soldato. Perch
allora quellaspetto di lui mi faceva ancora cos paura? Perch non riuscivo ad accettare che fosse il
naturale corso della vita? Conoscevo la risposta, per quanto mi sforzassi di reprimerla. In fondo al
cuore, temevo ancora il momento in cui qualcuno sarebbe venuto a prendermi. Un altro Angelo come
Faust. O come Evan. A volte mi sembrava impossibile che, nella profondit del suo sguardo o nel
calore del suo tocco, potesse celarsi lo spettro della morte. Eppure n lui n gli altri Sotterranei
stabilivano per chi era giunto il momento e il fatto che io fossi sopravvissuta non mi dava certo il diritto
di giudicarli. Dovevo la vita a Evan; era stato lui a tracciare un sentiero diverso dalla fine che mi
spettava. Non avevo alcun diritto di giudicare il suo lato oscuro solo perch mi spaventava.
Ehi... Evan mi strapp alle mie riflessioni. Va tutto bene?
 solo che... starai via tutta la notte?
La mano di Evan si insinu lentamente nella mia manica e mi sfil lelastico dallavambraccio,
reclamandolo per s. Lo strinse nel pugno, poi mi guard. Purtroppo. Per mi troverai al tuo risveglio.
Passo a prenderti e ti porto a scuola. Adesso vestiti. Un lieve bacio sulle labbra. Scendo a prendere la
moto.
Annuii con rammarico osservandolo uscire dalla porta.
Non avevo idea che il tempo fosse scivolato via cos in fretta fin quando non avvertii quanto
laria fosse divenuta fresca, in quella sera di settembre. Sollevai la testa verso il cielo scuro appena
celato da un velo plumbeo di nubi che promettevano tempesta, cercando di non considerarlo un cattivo
presagio perch Evan non sarebbe stato con me quella notte. Ero al sicuro, ormai, dovevo trovare un
modo per convincermene.
Mi avvicinai alla Mv Agusta nera stringendo gli occhi al rombo ferino che risuonava in tutto il
cortile mentre Evan affondava colpi allacceleratore con aria compiaciuta. Accarezzai il sedile in pelle
prima di montare sulla sella e avvertii il fremito deccitazione che precedeva sempre le nostre uscite in
moto, preparandomi alle scariche dadrenalina pura che mi aspettavano, stretta al sedile posteriore di un
Evan folle, fuori da ogni controllo. Persino a lui ladrenalina dava alla testa.
Andiamo? Sfoder il suo sorriso scaltro.
Mi lasciai scivolare sulla sella e strinsi le braccia intorno al suo addome.
Reggiti, mi sugger inclinando la testa, ma io sapevo gi cosa aspettarmi.
Appoggiai il mento sulla sua spalla assecondando il folle e costante desiderio del suo corpo.
Dovremmo comprare dei caschi, prima o poi...
Evan sorrise, come se avessi appena fatto una battuta. Non ci serve nessun casco, sogghign,
facendo vibrare il petto.
Questo forse varr per te. Nel caso non te ne ricordassi, io sono ancora tenera e fragile! lo
schernii, e la sua espressione si addolc.
Abbass una mano ad accarezzarmi il polpaccio, riducendo sensibilmente landatura, e la
delicatezza del suo tocco mi fece rabbrividire. Se tu fossi sola, pretenderei che lo mettessi. Nessuno
pi di me sa quanto la strada sia pericolosa per un mortale. Ma, quando sei con me, nemmeno tu ne hai
bisogno, Gemma. Mi mostr il suo sorriso, inclinando la testa fino a sfiorare la mia. Non potrebbe
mai accaderti nulla. Non lo permetterei mai. Sono un Angelo, sei al sicuro con me, mi assicur, e il
suo tono mi sciolse. Nemmeno se cadessimo a trecento allora, aggiunse con un sogghigno.
Tu non provarci! lo ammonii stringendomi istintivamente a lui.
Questo non posso promettertelo, bisbigli con un ghigno guardandomi di sottecchi con
espressione furba. Quando la sua mano lasci il mio polpaccio, mi bast il decimo di secondo che
impieg per afferrare saldamente il manubrio, per cogliere il suo avvertimento. Tieniti forte, piccola,
mi sussurr. E, non appena avvert la mia stretta sul suo addome, Evan sferr un colpo deciso
allacceleratore sollevando la ruota anteriore.
Non potevo negare quanto trovassi eccitante il brivido che mi attraversava ogni volta che
impennava. La sua guida sfrenata mi elettrizzava e io mi abbandonavo alla frenesia che mi pervadeva
la testa, alladrenalina che si diffondeva nel sangue...
Sensazioni che mi facevano girare la testa. In quegli istanti, riuscivo a cogliere ogni particolare
con estrema precisione, come se la mia vista si acuisse, attivando nel mio cervello una sorta di zoom
ottico ad altissima risoluzione.
Laria era pi fredda fuori da Lake Placid, lontano dal calore dei lampioni che riscaldavano le
strade, eppure non mi importava. Stretta a Evan, mi sentivo in paradiso.
La realt, mio malgrado, tornava sempre a strapparmi a lui e il tempo non era mai sufficiente.
Con mio rammarico, la moto accost nel cortile di casa mia spegnendo il motore, e il pensiero che
Evan sarebbe stato lontano, quella notte, torn a frustrarmi.
Balzai gi dalla sella, raccogliendo da un lato i capelli spettinati dalla corsa, cercando invano di
districarli con le dita. Allora buona notte. Accostai le labbra alle sue in un timido bacio.
 quello che auguro a te. Per quanto mi riguarda, so gi che non lo sar, senza di te. Mi
restitu il bacio.
Allora non andare, mi lasciai sfuggire, bench sapessi che era impossibile.
Rester, se me lo chiedi, replic con dolcezza.
Non illudermi. Lo sai che non puoi, gli ricordai in un bisbiglio.
Evan cerc le mie labbra, sorridendo.  vero, ma torner presto. Promesso, sussurr a un
palmo dal mio viso.
Aspetter con impazienza.
Sognami, stanotte. Mi baci ancora e avvi il motore.
 come se mi avessi augurato buona notte.
Mi strizz un occhio e si allontan, seguito dal suono della moto.
Quando leco del ruggito si fu affievolito, loscurit mi penetr nelle ossa.
Mi ritrovai per strada, da sola e al buio.
EVAN
5
A CACCIA
Non mi dire! Il giovane Casanova  gi rientrato. Non passi la notte con la tua pollastrella?
Sorrisi. Spensi il motore della moto sul vialetto di casa e mi voltai verso Drake.
Era senza maglietta, appeso a testa in gi al ramo di una quercia.
Stai provando a trasformarti in un pipistrello? lo presi in giro, perch mio fratello aveva il
potere di mutare forma umana, ma non poteva assumere sembienze animali.
Drake rise e con una capriola balz in ginocchio. Sollev la testa, gli occhi di ghiaccio dei
Sotterranei che brillavano nelloscurit. Mi hai scambiato per un vampiro?
Perch, non  la stessa cosa?
Dovresti aggiornarti. Non ci sono pi i vampiri di una volta! A proposito, spero tu non sia
venuto per chiedermi di sostituire Gemma. Ultimamente passo pi tempo con quellibrido che la tua
ragazza ha per cane piuttosto che con voi.
Non  un ibrido,  un carlino.
 un topo con la coda da maiale. Pi ibrido di cos!
Risi. Gemma lo adora, ti consiglio di non chiamarlo cos davanti a lei, se non vuoi che lo
scateni contro di te.
Non ti prometto niente... Io proprio non capisco. Come fa a adorarlo?  un mostro! Lultima
volta ha tentato di strapparmi un dito con un morso!  gi abbastanza se non lo lancio dalla finestra
ogni volta che mi ringhia contro. Stupido cane! Non ti accorgi che ho la faccia della tua padrona?!
Se ti riconosce non  poi cos stupido. Nemmeno io noto la differenza, quando assumi le
sembianze di Gemma.
Lei dov, a proposito?
 mezzanotte, dove vuoi che sia? Lho lasciata a casa. Starei con lei, se fosse per me. Invece
passer la notte con un branco di adolescenti ubriachi.
Drake sollev le mani al cielo, contrariato. Lo sapevo! Assegnano sempre a te le missioni
divertenti.
Cosa pu mai esserci di divertente in un gruppo di sedicenni?
Faresti meglio a non chiederglielo. Simon apparve sulla soglia, la spalla appoggiata allo
stipite del portone dingresso e i capelli bagnati. Ti stupiresti di tutte le risposte che riuscirebbe a
trovare.
Guarda chi si vede! Sei finalmente riemerso dalle ceneri, vedo.
Mi sono perso qualcosa? domandai guardando Simon, che intanto sorrideva, laria
soddisfatta.
Ho solo fatto un tuffo in piscina con Ginevra, mi spieg.
S, come no. Un tuffo nel fuoco della passione. Perch credi che mi stessi allenando qui
fuori?
Potevi sempre allenarti in palestra, se non volevi sentirci. Le pareti sono insonorizzate... lo
rimbecc Simon.
Non quando ci siete voi due nei paraggi, a quanto pare.
Simon rise pi forte, proprio mentre Ginevra gli piombava alle spalle. Ti ho trovato,
finalmente. Ti nascondevi da me? Gli morse un lobo dellorecchio, sussurrandogli qualcosa che mi
sforzai di non sentire.
Simon fece un sorrisetto e le afferr la mano. Poi si rivolse a Drake. Forse  meglio se te ne
stai qui ancora un po. Gli strizz locchio e si lasci trascinare da Ginevra, chiudendo il portone.
Credo che accetter il consiglio, mormor Drake. Ti prego, portami con te!
Non se ne parla. Ho gi capito quello che hai in mente. Far un lavoro pulito e torner prima
dellalba.
E dai! Vuoi lasciarmi qui con quei due?! Dimentichi che sono quello che ti copre mentre te la
spassi con la tua ragazza...
Che bastardo! Vorresti forse tirarti indietro?
Drake sorrise, lespressione scaltra. No, ma solo se stanotte ci divertiamo un po, come ai
vecchi tempi.
Suona come un ricatto.
A me sembra pi una trattativa.
Sospirai, rassegnato. Drake sapeva essere ostinato. Okay, ma senza esagerare.
Allen County, Kansas,
ore 0.15
Merda! Credo di aver calpestato qualcosa, imprec Drake, mentre io me la ridevo. La
missione ci aveva condotti in una campagna del Kansas. Poco distante, si sentivano le voci concitate di
alcuni ragazzi. Io e Drake ci avvicinammo, osservando per un po la scena.
Non vale! Layla mi ha spinto allo scoperto! A lamentarsi era stata una biondina dagli occhi
scuri.
Ehi! Non  colpa mia se ti sei fatta beccare, Audrey! Adesso sei sotto, replic la sua
compagna, Layla, una ragazza dai capelli corvini con una ciocca argentata da un lato. Aveva gli occhi
truccati di nero e un tatuaggio sul collo.
Neanche per sogno. Ho paura, a venirvi a cercare. Distinto, Audrey afferr la mano a quello
che doveva essere il suo ragazzo, cercando la sua protezione, ma lui sorrise tra s.
Di cosa hai paura, degli opossum? Puoi sempre tirare fuori le unghie! la schern il fidanzato.
A me lasci certi segni...
Uuuuhh... esclamarono in coro gli altri ragazzi.
Stronzo. Audrey lasci la sua mano, contrariata.  buio e questo posto mi mette i brividi.
Preferisco starmene nascosta, e allora?
Che ho detto?! Volevo solo rassicurarti... Non c nessun fantasma.
Sto io sotto, si offr invece un altro. Era alto e snello e un momento prima aveva fissato la
mano di lei che cercava quella del ragazzo.
Lo guardai negli occhi e subito capii cosa provava per lei: era geloso. Subito mi venne in mente
Peter, il modo in cui fissava Gemma e come mutava la sua espressione quando lei invece guardava me.
Decisi che forse mi sarei divertito un po, quella sera.
Non puoi farlo, Adam. Le regole vanno rispettate, protest un ragazzo di colore con la testa
piena di treccine.
Che ti importa, Jarret? Fatti gli affari tuoi! Lhai sentita, Audrey. Ha paura del buio, vuoi
costringere una ragazza ad andarsene in giro per la campagna di notte? Ho detto che prender il suo
posto. E adesso andate a nascondervi.
Allora sto in mezzo io, intervenne allimprovviso il ragazzo di Audrey. Non  compito tuo
proteggere la mia ragazza, McGrent.
Potevi pensarci un po prima, Ronald. O magari hai anche tu paura del buio... lo provoc
Adam.
Ronald lo afferr per la maglietta.  casa mia e faccio io le regole. Vuoi fare il coraggioso
davanti alle ragazze? Io non ho paura di niente, ringhi. Aveva gli occhi annebbiati e, a giudicare
dallodore che cera nellaria, qualcuno di loro doveva aver bevuto alcolici.
Va bene, calmati. Fa come ti pare. Adam sollev le mani e Ronald lo mise gi.
Drake rise, mentre osservavamo la scena. Mi  sempre piaciuto il nascondino!
Cerano cinque ragazzi e tre ragazze; si erano radunati davanti alla piccola casa, uscendo allo
scoperto. Due di loro erano rimasti in disparte, lanciandosi occhiate di desiderio, mentre un terzo era
intento a smanettare con il suo iPhone.
Non sono un po cresciuti, per questo gioco?
Sono adolescenti, Evan. La maggior parte di loro ha pi testosterone in corpo che materia
grigia nel cervello. Scommetto che ognuno di loro non vede lora di trovare un posto per nascondersi
con una ragazza... o magari due, se  particolarmente fortunato. Drake si abbass e prese un brownie
da un piatto abbandonato su un muretto di pietra. Annus il dolce, inspirando a fondo e chiuse gli
occhi. Poi se lo infil in tasca.
Hai davvero messo in tasca un brownie alla marijuana? lo derisi.
Hai ragione. Ne prendo uno anche per te e Simon. Dici che la piccola Gemma gradirebbe?
Scordatelo! Non dar uno di quelli a Gemma.
Ehi, che c di male?! Potreste sciogliervi un po, con uno di questi.
Non ho bisogno di drogare Gemma, per farlo.
Tanto meglio per me. Ne infil un altro in tasca.
Sei incredibile. Scossi la testa. Non riuscivo a crederci. Nel frattempo, la campagna era
diventata silenziosa. I ragazzi erano tornati a nascondersi. Adesso per concentriamoci sulla missione.
Inizia la caccia.
Sono pronto per giocare.
Sorrisi. Gli occhi di entrambi erano grigi come largento fuso.
Quando passavamo loro accanto, qualcuno rabbrividiva e si guardava intorno, spaventato, ma
nessuno avrebbe potuto vederci.
Drake segu Ronald, che vagava tra lerba alta, in cerca dei compagni nascosti. Non sapeva che,
in quel momento, qualcun altro dava la caccia a lui. Il ragazzo si muoveva lentamente, cercando di non
far rumore, ma qualcosa, un brivido sinistro, di tanto in tanto lo induceva a guardarsi alle spalle.
Appesa al ramo di un acero, laltalena di legno si mosse e lui trasal, voltandosi di scatto. C
qualcuno?
Avanz di qualche passo verso laltalena. La osserv per un istante, mentre quella oscillava a
un ritmo costante, come se qualcuno la spingesse lentamente. Ma non cera vento. Il ragazzo deglut e
afferr le catene per fermare il cigolio sinistro che aveva riempito la notte. Si allontan, ma dopo
qualche passo il rumore riprese e lui si blocc, congelato nel terrore. Quando si volt, vide laltalena
che dondolava con pi vigore. Lanci un urlo soffocato e scatt in direzione della casa. Apr la porta e
si chiuse dentro, attraversato da un brivido. Drake era gi l, nascosto nellombra, e non gli dava tregua.
Nel silenzio, potevo sentire il suo cuore battere come un forsennato. Aveva percepito qualcosa di
sinistro: la morte che gli passava accanto.
Drake rovesci una pentola e lui soffoc un urlo, strizzando gli occhi. Era rannicchiato a terra,
con le ginocchia strette al petto e il respiro corto. Una sedia gli pass di fronte, strisciando sul legno
con un suono sinistro. Poi un mestolo vol per la stanza, e un altro... e un altro ancora, minacciando di
colpire il ragazzo, che fissava gli oggetti sfrecciare velocemente da una parte allaltra e abbattersi sulle
pareti. Si copr le orecchie con le mani. Probabilmente non aveva mai avuto pi paura in vita sua.
Poi il silenzio.
Drake si materializz, nascondendosi nellombra. La stanza era avvolta nelloscurit, ma il
ragazzo riusc a scorgere qualcosa. Chi c? Si avvicin, un passo lento dopo laltro, e un gatto gli
salt addosso allimprovviso, facendolo trasalire. Il ragazzo si volt di scatto per scappare e si trov di
fronte Drake. Lanci un urlo e scapp nella direzione opposta, ma, al buio, prese in pieno una trave in
legno e cadde a terra, privo di sensi.
La risata di Drake riemp la stanza. Dio! Erano giorni che non mi divertivo cos!
Avr gli incubi per tutta la vita, ci sei andato gi pesante.
Stai dicendo che lho spaventato? Ero sicuro che non avesse paura di niente! Peccato per lui
che non avesse le unghie. Drake rise, gli occhi grigi che brillavano. Ce ne sono altri quattro.
Vediamo chi  il pi coraggioso?
Drake, eravamo daccordo di non esagerare.
Che ti importa? Lasciali divertire un po!
Lasciali? Non credo che lui si sia divertito...
Rilassati! Sto solo cercando di rendere pi interessante la loro serata. Guarda il lato positivo,
con tutti i brownie che hanno mangiato, crederanno di aver avuto le allucinazioni. Cos non ci
riproveranno. Lo faccio per il loro bene.
Ma certo! Continua a ripetertelo.
Drake rise, sentendosi smascherato. Tra qualche anno se ne ricorderanno e ci rideranno su,
mi assicur, facendomi tornare serio.
Dubito che ricorderanno qualcosa di tutto questo, dopo che sar arrivato il mio turno.
Ecco, appunto. Non sono io il cattivo. Sei tu che rovinerai loro la festa.
Aveva ragione. Sarebbero passati anni ma, di quella serata, un unico ricordo avrebbe assillato le
loro menti. Drake si era divertito un po ma, nel frattempo, io mi ero assicurato che ognuno di quei
ragazzi si trovasse al proprio posto.
Era giunto il mio turno di giocare. Solo che il mio non sarebbe stato solo un gioco.
Dai... tieni le mani a posto!
Una coppia di ragazzi si era nascosta nel fienile, ma avevo limpressione che entrambi fossero
interessati a un altro tipo di divertimento. Erano i due ragazzi che si erano fissati per tutto il tempo, li
avevo riconosciuti dal codino nero di lui e dalla chioma rossa della ragazza.
Sstt... zitta, o ci troveranno! bisbigli lui, stringendola a s.
Lei rideva, fingendo di tenerlo fermo, in realt era lei stessa a dirigere le sue mani su di s,
ansimando mentre lui le baciava il collo.
Ah! Lo sapevo che eri un guastafeste! Lui o lei? mi chiese Drake, osservando la scena con un
luccichio negli occhi.
Nessuno dei due. Loro potranno divertirsi ancora un po. Almeno per stasera.
Allora, se non ti dispiace, penso che mi divertir anchio un po con loro.
Che vuoi dire? Aspetta, non voglio saperlo.
Drake si era gi trasformato. In questo tipo di gioco, pi si  meglio , ammicc, e and a
sdraiarsi dietro la ragazza, con le sembianze di un Drake pi ragazzino.
Lei trasal e si volt verso di lui. Chi sei, tu? Aveva gli occhi ancora annebbiati dal desiderio
e probabilmente i brownie stavano facendo il loro effetto.
Sstt... le sussurr Drake, e le liber lorecchio dai capelli. Sono solo nella tua mente...
Lei si tranquillizz, credendo che fosse una sua fantasia, e si lasci baciare sulla bocca, mentre
laltro ragazzo la toccava dappertutto.
Che bastardo! Scossi la testa e risi, lasciando Drake in compagnia della coppia.
Uscii dal fienile. Fuori la notte era silenziosa. Ascoltai quel silenzio, percepii ogni suono
nascosto, ogni battito, ogni respiro. Nessuno di quei ragazzi sarebbe stato in grado di nascondersi a me.
Potevo scovare anche il pi furbo di loro. Ma uno soltanto teneva i miei sensi in allerta. Mi concentrai
su di lui e la sua anima mi condusse nel luogo in cui si era nascosto. Nel luogo in cui io avevo fatto in
modo che si nascondesse.
In piedi sul tetto della piccola casa in legno, guardai Adam, seduto sul bordo. Era di spalle.
Stava osservando alcuni compagni nascosti sotto di lui e nel frattempo fumava dellerba. Doveva essere
pi grande degli altri. Forse non frequentava la loro stessa classe o probabilmente aveva ripetuto
qualche anno. In qualche modo, quel tipo mi ricordava Peter, e questo faceva ribollire qualcosa, dentro
di me, che dovevo sforzarmi di tenere a bada. Forse erano i capelli ricci, o la sua maglia da Lacrosse. O
pi probabilmente era stato il modo in cui aveva guardato la ragazza. S, doveva trattarsi di quello. Ma
io dovevo concentrarmi sui miei doveri ed eseguire gli ordini.
Un cigolio spezz il silenzio e Adam si volt di scatto verso di me. Cos stato?
Lentamente, girai la banderuola segnavento a forma di gallo, mentre lui la fissava, spaventato,
non solo perch non cera vento, ma perch io la ruotavo ora da un lato... ora dallaltro.
Poi la bloccai di colpo e lui si guard intorno, ascoltando quel rinnovato silenzio. Sospir e
fiss la piccola canna che aveva in mano. Scosse la testa e la spense accanto al proprio piede, ma io
gliela sottrassi con un invisibile colpo, facendolo sobbalzare. Torn a guardarsi intorno e uno
scricchiolio spezz il rumore del suo respiro affannato.
Che succede? Volete farmi uno scherzo, non  cos? Andiamo, ragazzi... Non  divertente!
Non poteva vedermi, eppure lasciai che sentisse lo scricchiolio del legno, mentre mi muovevo
verso di lui. Adam percepiva che il rumore era sempre pi vicino e si guardava intorno, come un
animale braccato. Potevo sentire il suo cuore battere come un tamburo.
Ma quel battito non era lunico, sul tetto.
Strinsi il pugno e una trave si spezz, togliendogli il sostegno dalle mani. Bast un secondo
perch Adam perdesse lequilibrio, ma qualcuno, nascosto nellombra, balz fuori e afferr Adam per
la gamba, appena in tempo. Con uno sforzo immane lo tir su, ma poi lui scivol e cadde, mentre
Adam si sporgeva dal bordo nel tentativo inutile di afferrarlo. Per un istante, pensai che avrei preferito
fosse Adam il mio obiettivo.
Connor! Adam lanci un urlo, afferrandosi i capelli.
Mi avvicinai al bordo del tetto e osservai il ragazzo che giaceva immobile sotto di noi.
Drake apparve accanto a lui, sollev il viso verso di me e mi sorrise. Abbiamo gi finito?
Ricambiai il sorriso. Abbiamo appena iniziato.
6
GIOCHI PERICOLOSI
Connor!!! Oh, mio Dio!  morto?
Le ragazze erano accorse urlando. Adam si era inginocchiato accanto allamico, mentre tutti gli
altri fissavano la scena, paralizzati dal terrore.
Adam, che  successo?
Fate qualcosa! strill Audrey. Non possiamo lasciarlo l cos!
I-Io stavo scivolando. Lui mi ha preso e poi  caduto dal tetto.
Che ci facevate sul tetto? lo ammon il ragazzo con il codino del fienile.
Che vuoi che stessimo facendo, Preston? Ci eravamo nascosti!
Bel nascondiglio del cazzo! La casa  pericolante, non lo vedi?
Stai dicendo che  colpa mia? Non gli ho detto io di nascondersi lass. Non sapevo nemmeno
che fosse l.
Ragazzi, basta! Non litigate! intervenne Layla.
Poi la ragazza dai capelli rossi si lasci cadere in ginocchio accanto a lui e inizi a singhiozzare.
Paige, alzati! Vieni via... la redargu lamica.
Connor! Sono sempre stata una stronza, con te... e ora sei morto. Afferr Connor per le spalle
e inizi a scuoterlo. Scusami! Scusami, Connor! piagnucol.
Lui spalanc gli occhi e lanci un urlo, facendo rizzare a tutti i capelli sulla testa.
Si sollev sui gomiti e inizi a ridere, mentre i suoi compagni lo fissavano, sconvolti.
Brutto idiota! La ragazza lo colp con forza alla spalla e lui cadde indietro, senza smettere di
ridere.
Cazzo! Ci hai fatto morire di spavento! lo rimprover Adam. Che ci facevi nascosto lass?
Ti salvavo il culo. Connor allung una mano e gli altri lo aiutarono a rialzarsi.
Quindi non sei morto, era tutto uno scherzo... riflett Audrey ad alta voce, mentre Connor si
infilava gli occhiali.
Caspita, sei davvero un genio.
Ti credevamo morto! Come hai potuto farci uno scherzo del genere?!
Volevo solo vedere quanto tenevate a me!
Altri cinque minuti e ti seppellivamo, lo schern uno dei ragazzi. Anzi, che ne dite di
seppellirlo lo stesso? Forza, prendiamolo!
Ehi, ehi! Aspettate! Che volete fare? protest Connor, ma i ragazzi lo afferrarono per i polsi e
le caviglie. Andiamo! Era solo uno stupido scherzo! Mettetemi gi!
Al tre lo buttiamo in acqua, disse Jarret, il ragazzo con la testa piena di treccine. Uno,
due...
Aspettate! Layla li blocc, prima che i ragazzi gettassero Connor nella piccola cisterna
dacqua. Ho unidea migliore. Perch non giochiamo al gioco della verit?  pi divertente! Ognuno
di noi dovr rispondere a una domanda e chi rifiuta dovr pagare pegno!
Andata!
I ragazzi misero gi Connor e lui si lament per la poca delicatezza. Si tocc la testa,
soffocando un gemito di dolore. Qualcuno porti i brownie, ho il sospetto che ci serviranno. Ehi! Che
fine ha fatto Ronald? Qualcuno lo ha visto?
Gi,  vero... non lo vedo da un po. Doveva venire a cercarci...
 qui!
Si sent uno scroscio dacqua, seguito da un urlo.
Ehi! Sei fuori di testa? Ronald si scroll i capelli e usc dalla casa. Uno dei ragazzi gli aveva
gettato una secchiata dacqua in viso perch si riprendesse... o forse per semplice divertimento.
Ron, che ti  successo? Hai deciso di schiacciare un pisolino nel bel mezzo della festa? lo
schern Adam.
Sono svenuto, idiota. Non ricordo nemmeno quello che  successo.
Prendi un brownie, ti aiuter a ricordare, gli propose Jarret, e tutti risero.
Se mangio un altro di quelli credo che vomiter.
Allora dovremo trovare un altro modo per farti pagare pegno, si inser Layla. Scegli tu per
primo. Obbligo o verit?
Ehi, perch devo iniziare io? Non voglio nemmeno giocare!
Sei il padrone di casa, tocca a te, si vendic Adam.
Daccordo. Verit.
Coraggioso! Vediamo... confessa, quando  stata la tua prima volta e con chi, chiese Layla.
Ma come, non te la ricordi? Ronald le fece locchiolino, il sorrisetto furbo sulle labbra.
Stronzo bugiardo! Non  vero! Non credetegli. Io sono ancora vergine!
Qualcuno fischi nel silenzio, qualcun altro camuff una risata con un colpo di tosse.
Paghi pegno, sbruffone. Cos impari.
Audrey nel frattempo aveva messo il broncio e fissava Layla, come se non le credesse.
Devo mangiare un altro brownie? domand lui, strafottente.
Sono sicura che ti piacerebbe! Ma io ho unidea migliore. Farai gli addominali per met
immerso nella vasca. Tanto sei gi bagnato...
Cosa?! Sei impazzita? Devi aver mangiato troppi brownie.
Non puoi opporti,  la regola. Oppure pensi di non farcela? Lo sfid con lo sguardo, mentre
lui si stava gi sfilando la maglietta.
Tutto il gruppo esult, mentre Ronald si toglieva la maglietta, senza mai staccare gli occhi da
quelli di Layla. Si sedette a bordo vasca, mentre Jarret e Preston gli tenevano le gambe.
Drake mi affianc, osservando la scena. Quel Ron mi ricorda tanto me, quando avevo la sua
et.
Dimostri solo qualche anno in pi, in effetti.
Non mi riferivo allaspetto, precis.
Nemmeno io, se  per questo.
Drake rise e mi diede un lieve pugno nello stomaco.
VAI! VAI! VAI! VAI! VAI! Tutto il gruppo stava esultando, mentre Ronald immergeva il
busto sotto lacqua e risaliva in superficie. Uno, due, tre... dieci volte. Alla fine, riemerse, scrollando i
capelli, e lanci un urlo di guerra, mentre gli altri lo tiravano gi e le ragazze lo acclamavano.
Connor di tanto in tanto si portava una mano alla testa. Aveva preso un brutto colpo, bench
non lo avesse ammesso con i suoi amici.
Le ragazze avevano tutte scelto lobbligo, rifiutando di mettere a nudo i propri peccati. A una di
loro avevano chiesto di salire sul bordo della vasca e ballare la danza del ventre. A unaltra era toccato
dare un bacio a tutta la compagnia, ma lei aveva rifiutato e per questo avevano minacciato di gettarla
nellacqua e si era vista costretta ad accettare il lungo giro di baci.
Poi arriv il turno di Connor.
Aveva scelto verit, ma aveva rifiutato di rispondere alla domanda che gli era stata posta.
Inciamp nel raggiungere il bordo vasca. Ronald si era lamentato perch la sua era stata la
prova pi difficile, cos Connor era stato obbligato a rifarla.
Si era tolto gli occhiali e per un attimo si era ripromesso di mostrarsi coraggioso, ma, quando
aveva visto la sua immagine riflessa in quello specchio nero che era lacqua, aveva provato a tirarsi
indietro.
Gli altri, per, lo avevano bloccato. Non fare il vigliacco! Ti basta farne solo cinque!
Allimprovviso, un brivido sinistro si insinu in me. Guardai Drake, accanto a me, e ci
scambiammo una lunga occhiata.
Anche lui aveva sentito quella scossa.
Ci voltammo di scatto e lei era dietro di noi: una Strega.
Kreeshna, mormor Drake, il fuoco negli occhi.
La Strega aveva la pelle scura e lunghissimi capelli legati in una treccia che le ricadeva sulla
spalla sinistra. Unaltra piccola treccia le attraversava la fronte, come un diadema.
I suoi occhi neri brillavano come quelli di un cobra e per un attimo mi sembr che le sue pupille
fossero tali e quali a quelle del serpente. Poi scomparve e riapparve alle spalle di alcuni dei ragazzi.
Sentii Drake soffiare dalle narici e lo trattenni per un braccio, perch era sul punto di scattare.
Un bisbiglio inquietante si lev nel vento, giungendo fino a noi: la Strega stava sussurrando la
sua nera litania nelle orecchie dei ragazzi, piantando il seme del male in chi desiderava darle ascolto.
Poi si ferm dietro Layla.
Forza, che aspettate? Spingetelo gi! stava dicendo la ragazza.
Cosa?! No! Che diavolo credete di fare? protest Connor, ma invano. Aspettate! Non mi
sento bene!
Solo un altro trucco, non statelo a sentire! replic Layla. Sotto! Sotto! Sotto!
Sotto! Sotto! Sotto... Oooohh! E, esultando in coro, i ragazzi lo spinsero gi. Uno!
Connor si dimenava, in preda allagitazione, e quando riemerse cerc di trarre un respiro
profondo, ma non ebbe il tempo perch lo rigettarono gi, contando il numero di immersioni che
faceva.
Due!
Sotto! Sotto! Sotto!
Tre!
Sotto! Sotto! Sotto!
Fermi, ragazzi, fermi! grid Adam, improvvisamente allarmato.
Di colpo tutti si bloccarono. Connor aveva smesso di dimenarsi.
Lanciai a Drake unocchiata, ma lui non staccava gli occhi dalla Strega e la cosa mi fece
preoccupare.
Oh, cazzo! Tiratelo fuori, presto! ordin Jarret.
Connor! Connor, mi senti? Adam si precipit su di lui.
Ci sta prendendo di nuovo in giro, li avvert Layla.
Sta zitta! la redargu lui. Non respira! Forse aveva battuto la testa, cadendo dal tetto. Perch
non ci ho pensato?! mormor poi tra s.
Oh, mio Dio, vuoi dire che  morto davvero? piagnucol Audrey, ma nessuno le rispose. Si
erano tutti congelati a guardare la scena, mentre Adam tentava di rianimare Connor.
Poi si arrese e guard i suoi compagni.  morto.
Dal gruppo si lev un gemito di sgomento.
Cosa abbiamo fatto... Paige si afferr i capelli tra le mani.
Audrey si copr la bocca, gli occhi sconcertati sul suo amico. Non  possibile. Non pu essere
morto...
Lo , invece. E adesso dobbiamo decidere che fare.
Dietro Layla, la Strega sorrise. Continuava a sussurrare nel suo orecchio fissando Drake per
tutto il tempo.
Dun tratto, sentii un calore nascere dentro di me. Chiusi gli occhi e respirai a fondo. Quando li
riaprii, ero al centro del gruppo, Connor era in piedi accanto a me e il suo corpo giaceva immobile a
terra.
7
IL FASCINO DELLOSCURIT
Connor si guard subito intorno, spaventato. I suoi compagni avevano preso ad agitarsi, ma
quando lui aveva visto il proprio corpo si era congelato. Era indietreggiato, incredulo, e poi aveva
guardato me. Vattene via... mormor.
Connor, ascoltami... tentai di rassicurarlo, ma lui scapp via, correndo in mezzo alla
campagna.
Drake lo blocc, materializzandosi di fronte a lui. Il ragazzo trasal e cambi direzione, ma
Drake anticipava tutte le sue mosse. Poi assunse le sembianze di Connor, che appena lo vide lanci un
urlo e cadde allindietro. Lo raggiunsi e lui indietreggi, scalciando sul terreno.
Non voglio farti del male, lo tranquillizzai.
Sei sicuro che valga anche per lui? chiese Connor, accennando a Drake.
La testa rasata dava a mio fratello unaria minacciosa.
Drake sbuff. Divertito. Dovresti preoccuparti dei tuoi compagni, piuttosto.
Che vuoi dire? Connor si sollev e si precipit in mezzo al gruppo, che discuteva
animatamente.
Dobbiamo nasconderlo... stava dicendo Layla. Seppelliamolo qui da qualche parte.
No! protest Connor, sgomento. Ma che fanno? Sono impazziti? And incontro ai suoi
compagni, gridando e cercando di attirarne lattenzione. Ma loro non potevano vederlo, n sentirlo.
Poi, di colpo, tutti si fermarono.
Avete sentito?
Lavevano sentito. Comera possibile?
La Strega sorrise, guardando me. Doveva essere stata lei a permettere che la voce di Connor
giungesse fino ai suoi amici. Per spaventarli, forse, o pi probabilmente per sfidare me, dopo aver letto
la mia mente, come tutte le Streghe erano in grado di fare.
Era Connor, ne sono certa! esclam Layla. Ci maledir, ci maledir tutti! Dobbiamo
bruciare il corpo!
Sei impazzita? intervenne Adam. Dobbiamo chiamare la polizia. Forse possono ancora
aiutarlo...
No! si oppose Ronald. Niente polizia. Troverebbero lerba di mio fratello. Non posso
portare qui gli sbirri, sarei nei guai fino al collo.  morto, non possono pi fare niente. Layla ha
ragione. Dobbiamo nasconderlo.
Il male soffi ancora il suo veleno sullanima della ragazza. Finirai in carcere... Nessuno
parler pi con te per quello che hai fatto.
Non voglio finire in carcere, mormor Layla con un filo di voce.
 meglio nasconderlo. Baster dire che  scomparso. Nessuno lo trover mai...
Diremo che  scomparso, ribad la ragazza sotto il giogo della Strega. Funzioner, se
raccontiamo tutti la stessa versione.
Che brutta... Connor si trattenne dal saltare addosso alla sua compagna. Non sapeva che lei
era sotto linfluenza del male.
Connor. Gli appoggiai una mano sulla spalla per tranquillizzarlo con il mio potere. Non fa
niente. Non  pi un problema tuo, non devi preoccuparti.
Come faccio a non preoccuparmi?! Stanno parlando del mio corpo!
Non  pi il tuo corpo, ormai. Ci che conta,  solo la tua anima... ci che sei. Non ti servir
altro, nel luogo in cui ti porter. Io sono qui per accompagnarti.
Connor deglut, improvvisamente interessato.  solo che... era mia amica... pi o meno. Come
fa a dire quelle cose?
 spaventata e debole. Ci sono momenti, nella vita, in cui occorre fare delle scelte. Chi  pi
forte pu farle da solo e opporsi alle tentazioni che ci vengono offerte. Chi  pi debole, invece, decide
di assecondarle. Tu hai fatto le scelte giuste. Devi essere contento, perch verrai con me.
E Layla invece no?
Serrai la mascella. Lanima di quella ragazza era gi stata avvelenata. No. Lei non apparterr
al nostro mondo.
Aspetta un momento... Connor rabbrivid. Chi  quella donna?
In quella forma, potevo percepire la forza dei suoi sentimenti. Paura, ma anche fascino.
La Strega lo fiss e sorrise.
Lei non  qui per te, ma per la ragazza.
La uccider? domand, preoccupato.
No, ma lentamente prender la sua anima. Quando giunger il suo momento, quelli come me
non verranno a prenderla.
Quindi lei potrebbe prendere anche me? mi domand, spaventato.
No. Il destino della tua anima  stato deciso. Layla potrebbe ancora opporsi, c sempre tempo
per redimersi, finch lanima non lascia il corpo. A quel punto non potr fare niente. Se la sua anima
sar corrotta, il male la prender.
Dobbiamo avvertirla! Layla, non ascoltarla!
 troppo tardi, ormai. Solo lei pu decidere se dare ascolto al male o rinnegarlo. Ognuno 
padrone delle proprie scelte, come tu lo sei stato delle tue. Si chiama libero arbitrio.
Ma quella donna la sta influenzando!  lei che le fa dire quelle cose! protest.
Non  esatto. Lei la mette di fronte a delle scelte, semina il dubbio, spingendola a seguire la
via pi semplice. Si chiama tentazione. E Layla potrebbe opporsi, ma ha scelto di non farlo. La
tentazione  un male che gli umani spesso non riconoscono.
Connor guard la sua amica e sospir, rassegnato.
Adesso dobbiamo andare.
E se non volessi venire?
Non hai scelta. Io sono qui per te. Per mostrarti la via. Devo assolvere il mio compito.
Nemmeno io ho scelta. E poi, se io me ne andassi, le tenebre, prima o poi, arriverebbero per rivendicare
la tua anima... e tu questo non lo vuoi. E non lo voglio neanchio. Devo farti passare, cos sarai al
sicuro.
E i miei genitori? Non voglio lasciarli, non sono ancora pronto... Connor si sentiva
costernato, potevo sentirlo.
Tu non appartieni pi a questo mondo. Adesso ti senti confuso perch sei a met tra i due
mondi. Dove andrai, la tua anima sar in pace.
Ma... li rivedr?
Trasalii nel sentire quelle parole. Era il dubbio che pi di ogni altro mi affliggeva: non rivedere
Gemma una volta che fosse morta. Ma Connor non era condannato come me alla solitudine. Non era un
Sotterraneo, ma unanima mortale... che presto avrebbe avuto vita eterna. Deglutii e lo fissai negli
occhi, per rassicurarlo. S. Un giorno, quando verr il momento, tu li rivedrai.
Mi sorrise, si volt a guardare unultima volta i suoi compagni e poi prese la mano che gli
avevo offerto. Addio, sussurr mentre svaniva.
La sua anima era in pace.
Sospirai e mi voltai a cercare Drake, ma il mio sorriso svan in fretta perch lui non cera, e lei
nemmeno.
Poco pi in l, in lontananza, un lampo squarci il cielo.
Maledizione! Drake era sotto linfluenza della Strega.
Mi materializzai dietro di loro e strinsi i pugni. Sapevo che dovevo muovermi con estrema
attenzione o per Drake sarebbe stata la fine.
Lei lo aveva spinto contro un albero, abbattendo ogni sua difesa, e aveva usato il potere di
Drake contro di lui: si era trasformata in unaltra. Drake era cos preso da lei che compresi allistante.
La Strega aveva assunto le sembianze della ragazza che lui aveva perso e Drake si era lasciato
soggiogare.
Fissai il serpente della Strega, allarmato. Aveva risalito il collo della sua padrona, sibilando sul
volto di Drake, in attesa di attaccare.
Drake! urlai, e la Strega si volt verso di me. I suoi occhi divennero due pozzi di liquido
nero. Il suo viso era una maschera di furore.
Sollev una mano al cielo e, quando la abbass, un fulmine saett nellaria, minacciando di
colpirmi, ma io lo contrastai in tempo e lo scagliai su un albero poco pi distante, che esplose tra mille
scintille.
Lo scoppio ridest Drake che, libero dal sortilegio della Strega, la colp proprio mentre lei
scagliava un altro fulmine. Quella mossa mi distrasse e non feci in tempo a vederlo: il fulmine venne
dritto verso di me, accecandomi, ma non riusc a ferirmi, perch Drake era gi al mio fianco, la mano
sollevata. Aveva creato una barriera e il fulmine si era infranto contro di essa, disperdendo la sua
energia. Quello scudo ci stava proteggendo, anche se potevo vedere le scintille blu e bianche delle
cariche elettriche che scorrevano sulla barriera, come un animale che si muove nervoso avanti e
indietro, in attesa di attaccare.
Unii la mia forza a quella di Drake e scagliammo il fulmine contro la Strega, che scomparve e
riapparve velocissima proprio di fronte a noi. Ci scambiammo unocchiata di sfida mentre tutto taceva,
persino la natura stessa, al cospetto di due Sotterranei e una Strega. Non avrebbe potuto farcela da sola,
contro due di noi. Il suo serpente sibil, in segno di minaccia, e la Strega sorrise, puntando i suoi occhi
neri su Drake. Gli schiocc un bacio e poi scomparve di colpo.
Afferrai Drake per le spalle e lo spinsi con forza contro il tronco dellalbero. Che ti  saltato in
mente?!
Avevo un conto in sospeso con lei, replic, cupo in volto.
Lo so bene chi era quella Strega, cero anchio! Te ne sei dimenticato? Ricordavo quella
donna: Kreeshna, unamazzone dalla pelle scura e dallespressione letale. Aveva ucciso molti
Sotterranei, il giorno in cui avevo incontrato Drake per la prima volta, ma almeno lui ero riuscito a
salvarlo. Cristo, Drake! Avrebbe potuto ucciderci entrambi!
Drake sospir e mi mise una mano sulla spalla. Lo so. Scusami.
Ci stringemmo in un rude abbraccio, liberando la tensione.
Ehi, sei il mio migliore amico, non c problema. Stai bene?
Sono stato un idiota! si rimprover. Scusami, non so cosa mi sia preso. Ho messo a
repentaglio la tua vita. Se non fosse per te, quella Strega avrebbe preso la mia. Ci ha provato con me,
ero sicuro di avere tutto sotto controllo. Ho finto di stare al suo gioco, ma poi mi ha annebbiato la
mente e... non ricordo.
Ha usato il tuo potere. Lei si  trasformata in unaltra ragazza, gli confessai.
Gli occhi di Drake vacillarono e dun tratto fu come se il fulmine scagliato dalla Strega fosse
tornato indietro a colpirlo. La mia intuizione non era sbagliata: era la ragazza che Drake aveva perso e
che non aveva mai smesso di rimpiangere, nonostante tutti gli sforzi per nasconderlo. A Drake non
piaceva toccare largomento, lo sapevo bene. Era bravo a nascondere i suoi sentimenti. Quella parte di
lui la spingeva molto in fondo, cos che nessuno la vedesse. Si chiudeva in se stesso e guardava il
mondo dietro una rigida corazza e tutto il resto gli scivolava addosso con facilit. A volte lo invidiavo...
altre volte, pensavo che doveva essere terribile.
Sei un fratello, mi hai salvato, mi ringrazi.
Unaltra volta, precisai. Risi e gli diedi un colpo sulle spalle.  quello che facciamo, no? Ci
copriamo a vicenda.
Io per non rischio la vita, quando vi copro con i genitori di Gemma.
Non ne sarei tanto convinto. Sono sicuro che il suo carlino Iron prima o poi passer
allattacco.
Speriamo di no, o scopriremo che sapore ha la carne di quel topo.
Sei disgustoso!
Che ho detto?! Non  un segreto per nessuno che non lo sopporto. Fosse per me, me ne sarei
gi sbarazzato. Non sai che sforzo sia per me non soffocarlo nel sonno!
Povera bestia, mormorai. Poi per un lungo tempo nessuno dei due disse niente.
Presi il telefono dalla tasca e composi il numero di Gemma.
 gi sveglia?
No. Le ho fatto solo uno squillo. Lo trover al suo risveglio. Cos sapr che mi manca.
Drake non replic e per un attimo si rifugi tra i pensieri... o forse tra i ricordi. Ti chiedi mai
come sarebbero le cose, se avessi fatto una scelta diversa? mi domand infine.
Non so come mi sentirei se avessi deciso di non salvare Gemma, gli confessai. Ormai non
riuscivo pi a pensare al mio mondo senza di lei. Guardai il cielo. Le nuvole si erano addensate, in
tumulto e cariche di energia, pronte a scatenare una bufera. Gemma  per me la tempesta, il tuono, il
fulmine... ma  anche il sole e la quiete della luna.  tutte queste cose e io senza di lei sarei un cielo
vuoto. Senza rumori, n colori. Mi perderei in un universo nero. Lei  la mia energia.
So bene come ci si sente.
Mi voltai a guardare Drake, poi abbassai la testa, fissandomi le scarpe.
Probabilmente lui si tormentava ogni giorno per le scelte che aveva fatto. Scelte sbagliate, che
non avrebbe mai smesso di rimpiangere. No, non avevo dubbi. Se avessi deciso di non salvare Gemma,
quel giorno di marzo, lo avrei rimpianto per sempre.
Io... sono innamorato di lei. Lamo con tutto me stesso, gli confessai.
 cos bella che sarebbe difficile non amarla... mi provoc lui.
Ehi, stai lontano da lei! risi, e lo colpii alla spalla con un pugno.
Drake sollev le mani e si discolp: Dicevo per te!
Drake, pensi che, un giorno, unaltra potrebbe cancellare il ricordo che ti affligge?
No, replic senza esitazione. ... Ma non mi stanco mai di provarci. Ammicc e
scoppiammo entrambi a ridere.
Sapevo che lamore, per un Sotterraneo, era qualcosa che andava al di l dei sentimenti di un
mortale. Una volta che il nostro spirito si univa con quello di qualcun altro, era impossibile recidere
quel legame. Ma Drake si era legato alla sua ragazza quando era ancora vivo e forse per lui cera una
possibilit. Anche se non ne ero molto convinto.
Parlammo a lungo, seduti ai piedi di quel pino. Mi piaceva stare in compagnia di Drake. Tutto
sembrava pi semplice, quando ero con lui.
Poi uno scintillio vibr nel cielo, annunciando lalba. Guardai Drake, assorto nei suoi pensieri e
appoggiai la testa al tronco, restando fermo a osservare il sole che nasceva.
GEMMA
8
RICHIAMO ANCESTRALE
Blu.
A circondarmi nientaltro che un intenso, costante, infinito blu cobalto. Sembrava dominare
ogni cosa, estendersi ovunque, fino ai confini del mio raggio visivo. Non avevo idea di dove mi
trovassi, n mi importava. Percepivo il suolo erboso, soffice e lievemente umido sotto la mia schiena.
Lo sciabordio dellacqua, in lontananza, mi trasmetteva una sensazione di quiete. I fili derba
danzavano al soffio leggero del vento, riuscivo a udirne il tenue fruscio. Le mie mani si lasciarono
accarezzare muovendosi sul manto morbido e ne avvertii la consistenza.
Sentivo ogni suono che mi circondava, anche il pi remoto. Ogni sibilo mi attraversava come se
ne facessi parte, mentre la mia mente si perdeva nellinfinit cobalto che mi sovrastava, protetta dal
mondo esterno dalla dolce melodia che mi cullava in un piacevole stato di quiete.
Stesa l, la sensazione che non mi servisse altro iniziava a divenire sempre pi certezza, quasi il
cielo fosse un baratro che risucchiava i miei pensieri, trasportandoli sempre pi lontano, in un luogo in
cui non esisteva altro fuorch quella voce. Un sussurro cos delicato e ipnotico doveva appartenere a
una creatura incantevole, ne ero certa.
Chiusi gli occhi e mi concentrai sulla dolcezza del suo suono, lasciando fuori tutto il resto.
Il vento mi sfior la pelle con impertinenza, come se uno spettro mi fosse passato accanto e il
suono si tramut in una voce ben distinta.
Nyade...
Confusa nelludire il mio secondo nome, con cui nessuno mi aveva mai chiamata, mi sollevai
sui gomiti. La voce taceva, portata via da un soffio di vento. Tornai a distendermi, pervasa da un senso
di pace troppo profondo per preoccuparmene e la voce torn a sussurrare il mio nome, cullandomi con
il suo dolce canto. Socchiusi gli occhi, quasi quella voce riuscisse a intrappolarmi in un incantesimo in
cui loblio mi richiamava a s imponendomi di dimenticare il mondo. Ero certa di non aver mai udito
un suono intriso di un tale potere e sentivo, in fondo alla mente, la promessa che, se solo fossi riuscita a
raggiungerlo, quel potere sarebbe stato mio. Spinta da un tale desiderio, aprii gli occhi rimanendo in
ascolto, il corpo reso immobile dal timore di perderla ancora.
A chi poteva appartenere una voce cos soave e incantatrice? E come faceva a conoscere il mio
secondo nome?
Il desiderio di scoprirlo si insinu nella mia mente fino a divenire insostenibile. Il mio corpo si
ritrov a sollevarsi dimpulso, guidato dal suono che sussurrava il mio nome nel vento.
Nyade...
Un incantevole richiamo cui non ero in grado di opporre resistenza, come il canto ipnotico di
una sirena.
La riva del lago si fece pi vicina, quasi non mi rendevo conto che il mio corpo si muoveva
lentamente verso lacqua.
Lacqua fresca del lago mi bagn la punta delle dita, ridestandomi dal sogno a occhi aperti che
mi aveva condotta fino alla sua sponda. Guardai in basso e corrugai la fronte nel vedere i miei piedi
nudi bagnarsi al ritmo delle onde che danzavano sulla riva. Portai una mano alla testa, con la strana
sensazione che qualcuno lavesse profanata lasciando i segni della sua incursione. I miei occhi
vagarono sulla radura, confusi nel chiedersi come avessi fatto a raggiungere la riva senza cognizione
alcuna.
Nyade...
Rabrividii, mentre quel richiamo sinsinuava dentro di me. Come un incantesimo, ogni
esitazione mi apparve dun tratto illogica. Dimenticai ogni altra cosa fuorch il desiderio viscerale di
raggiungere quella voce.
Come se attivasse un istinto sepolto da qualche parte dentro di me. Non esisteva niente di pi
importante al mondo.
Sollevai un piede scalzo aspettandomi di immergerlo, ma il contatto con lacqua non arriv nel
modo in cui me lo aspettavo. Sollevai laltro e poi ancora il primo, avanzando senza curarmi che il mio
corpo si muoveva sospeso su una lastra immobile di cristallo.
Un soffio daria fresca mi dest dallo stato dincoscienza in cui ero intrappolata, come se una
parte di me lottasse contro il desiderio che mi possedeva. Osservai lo specchio dacqua che mi offriva il
suo sostegno, confusa, mentre la riva era gi lontana e il mio corpo completamente asciutto.
Nyade...
Come un veleno letale, la voce corrose la volont di oppormi al suo richiamo con una nuova
sfumatura sinistra. Il suono era pi cupo, come se emergesse dagli abissi del lago. Eppure non mi
importava cosa avrei dovuto sopportare pur di raggiungerla. Sollevai il piede e stavolta lacqua non
oppose resistenza, bagnandomi la caviglia. Un altro passo... e un altro ancora. Pi avanzavo, pi la
voce si faceva intensa, come se mi pervadesse dallinterno, come se mi appartenesse. Era un dolce
soffio che alitava sulle mie preoccupazioni, annebbiandole. Avevo la vaga sensazione che il luogo
fosse mutato, ma non riuscivo a percepirlo con certezza, quasi che alle sponde del lago si fosse
sostituita una grotta in cui io ero come prigioniera. La superficie riluceva di riflessi nuovi, perlacei.
Lacqua fredda mi bagn i polsi... le braccia...
Nyade... lasciati andare, non opporti a noi.
Il sussurro mi riemp la testa, intrappolandomi nel suo canto, ma lacqua mi bagn il mento
liberandomi dallincantesimo e il velo che mi aveva condotta fin l si dissolse. Allora perch desideravo
proseguire? Perch bramavo le promesse celate nella voce? Il desiderio di raggiungerla era divenuto
cos forte, che nemmeno loscurit che mi attirava a s sotto gli abissi del lago mi spaventava,
facendomi dimenticare di concedere al corpo un ultimo respiro. Che valore poteva mai avere un soffio
daria, al pari di ci che mi attendeva sotto lo strato dacqua?
Immersi il naso, le guance, gli occhi... mentre lacqua si solidificava al mio passaggio in gradini
di cristallo, guidandomi sempre pi a fondo.
Lacqua fredda mi bagn la cute fino alla punta dei capelli.
Poi loscurit mi avvolse, mentre il freddo mi penetrava la carne.
Sporadiche bolle daria lasciavano il mio corpo risalendo verso la superficie, e io le fissavo
inerme, come svuotata mentre continuavo a inabissarmi, spinta dalla forza oscura che mi possedeva.
Sentivo ancora quella voce nella mia testa, mi spingeva a raggiungerla. Non potevo arrendermi. Non
quando era divenuta tanto intensa e vicina.
Era cos gentile e confortante... piena di promesse cui sentivo di non poter rinunciare.
Poi, dun tratto, mi senii spofondare, quasi il mio corpo fosse divenuto troppo pesante perch
riuscissi a oppormi. Lacqua mi schiacciava e la pressione mi costringeva il petto, impedendomi di
proseguire. Mi sentivo improvvisamente debole; volevo solo abbandonarmi tra le braccia di
quelloscurit, lasciarmi cullare dallacqua che mi accarezzava la pelle.
Un chiarore improvviso rischiar le tenebre che mi offuscavano la mente e gli abissi in cui
stavo sprofondando, priva ormai di forze, e io mi ritrovai a fissare quella luce, dimenticando ogni altra
cosa fuorch il desiderio di poterla raggiungere.
Era cos luminosa... Se solo fossi riuscita a trovare la forza per raggiungerla, sarei stata salva, ne
ero certa.
Nyade... sarai al sicuro qui, non opporti e nessuno potr pi farti del male.
Il suono mincaten a s. Sbattei le palpebre e un altro soffio daria mi sfugg dalla bocca nel
vederla cos vicina da poterla toccare.
Era una donna bellissima, dai capelli lunghi e scuri che fluttuavano ovunque in balia dellacqua,
avvolta in un lungo abito bianco che le oscillava intorno avvolgendone la pelle perlata.
Vieni da me, coraggio. Mi tese la mano.
Tentai di metterla a fuoco, ma limmagine si scisse in due per poi ritornare a fondersi in
ununica visione. Le sue labbra mi sorridevano con dolcezza e i lineamenti del suo viso erano cos
armoniosi che la sola ragione che mimpediva di afferrarle la mano era la mancanza di forze.
Improvvisamente mi sentii sul punto di perdere i sensi.
Cercai di allungare il braccio, ma un dolore acuto, frastornante mi invest il petto prima che
potessi sfiorare le sue dita. Alla mia esitazione, il suo sguardo si tramut di colpo nellespressione pi
malvagia che i miei occhi avessero mai visto. Possesso e potere.
Scattai indietro scalciando lacqua, ma la scossa di terrore mi costrinse a gettar via lultimo
soffio daria dai polmoni, prima di perdermi nel buio pi assoluto.
Gemma! Gemma!
Evan! Mi svegliai di soprassalto urlando il suo nome.
Va tutto bene, mi rassicur attirandomi a s. Sono qui, adesso.
Nascosi il volto sul suo petto, frastornata, respirando convulsivamente, quasi sentissi ancora
lesigenza dossigeno e mi tastai la fronte, scoprendola imperlata di sudore, mentre il ricordo si
sfaldava in brandelli che svanivano a ogni istante. No. Non era un ricordo. Era solo un incubo.
Mi hai spaventato, confess Evan scostandomi i capelli dalla fronte, laria preoccupata. Ti
agitavi cos tanto quando sono arrivato, che ho temuto il peggio. Ero sul punto di raggiungerti quando ti
sei svegliata.
Il tormento che si nascondeva nel suo sguardo mi rivel che probabilmente non si era ancora
perdonato la volta in cui Faust mi aveva raggiunto in sogno, convincendomi a scappare da lui.
Ho sognato di affogare, mi sentii di rassicurarlo, sebbene avvertissi ancora la sensazione
opprimente dellacqua stringersi attorno alla mia gola.
Mi dispiace di non essere stato l a impedirlo, si scus con rammarico accarezzandomi i
capelli.
Che strano sogno, mugugnai, ancora stordita.
Non  poi cos strano. Ieri siamo stati al lago. La tua mente avr messo insieme quelle
informazioni mescolandole alle tue paure, alle tue emozioni.  cos che succede, la mente non smette
mai di lavorare e, nel sonno, il filo della logica viene spezzato e i ricordi vengono confusi con fatti mai
vissuti.
Ho visto una donna, lo interruppi, aggrappandomi al ricordo che svaniva sempre pi
velocemente, come se allimprovviso quellinformazione potesse essere importante. Mi aspettava in
fondo al lago, o forse era una sorgente allinterno di una grotta, non ne sono sicura. Indossava un abito
bianco. Voleva che la seguissi...
Il mio sguardo preoccupato in qualche modo lo fece sorridere. Stai tranquilla, Gemma, si 
trattato soltanto di un altro incubo. Il sogno che hai fatto non ha nulla a che vedere con la realt,
scommetto che sta gi svanendo.
Feci una smorfia, confermando la sua supposizione.
Bene. Evan annu, soddisfatto.
Il fatto che avesse ragione mi dava un po di sollievo. Era diverso quando Evan irrompeva nei
miei sogni. La sua presenza spezzava il sottile confine tra sogno e realt e al mattino mi svegliavo con
un nuovo ricordo. Non unimmagine sbiadita scaturita dalla mia mera immaginazione, ma un ricordo.
Nitido e incancellabile. Reali circostanze vissute insieme a Evan nella mia mente.
Sai che i sogni non svaniscono quando un Sotterraneo stabilisce un contatto con te.
Ne sei certo? mi sfugg, pi preoccupata di quanto mi aspettassi, quasi non ne fossi ancora
convinta. Per qualche assurda ragione, il mio istinto continuava a contraddirlo. Hai ragione, replicai
arrendendomi al suo sguardo, prima che Evan potesse aprire bocca. Ho solo paura che...
Non dirlo nemmeno! Non ti troveranno, Gemma. Non succeder.
Affondai il viso su di lui ed Evan mi strinse contro il suo petto, come se con quel gesto potesse
nascondermi dentro di s.
 finita ormai. Se avessero voluto trovarti lo avrebbero gi fatto. Nessuno verr pi a cercarti.
Le sue parole mi strapparono un sospiro, ricordandomi il timore radicato nelle viscere che ogni
giorno si agitava in me, togliendomi il respiro.
Lo spero, replicai, afflitta. Un gemito lasci trapelare langoscia che mi stringeva lo stomaco.
Evan intu la mia insicurezza e mi afferr il volto tra le mani, appoggiando la fronte sulla mia.
Non lascer che ti facciano del male, mi sussurr sulle labbra. Sar sempre accanto a te per
impedirlo. Fidati di me. Mi guard come se potesse entrarmi dentro.
Annuii e tornai a nascondermi sul suo petto.
9
RIVELAZIONI PERICOLOSE
Stavo pensando ancora a ieri, rivelai a Evan alluscita della scuola.
E a cosa, esattamente? mi domand lui, incuriosito.
Non riesco a capire perch tu non mi abbia mai detto che sai suonare cos bene.
Sorrise tra s. Te lho gi spiegato. Non mi piace vantarmi. Avevi gi visto il piano, nel salone
accanto al garage. Anche il violino  sempre stato l. Non  colpa mia se lunica volta in cui ci siamo
stati non hai fatto domande. Se ricordo bene non avevi molta voglia di guardarti intorno.
Arrossii, ripensando alle sue mani su di me e a come riuscisse a farmi ignorare tutto il resto. In
realt era stata solo colpa sua.
Oltretutto, quel giorno, intravedere per la prima volta Drake, Simon e Ginevra che si allenavano
nella palestra accanto mi aveva sconvolta. Evan mi ripeteva sempre che era lunico posto in cui
potevano sfogarsi senza che lintera Lake Placid gridasse al terremoto, ma dentro di me conoscevo la
vera ragione. Si tenevano pronti.
Solo perch tu non avevi mai accennato che ti piacesse suonarlo. Come potevo saperlo?
replicai, senza mostrargli il turbamento che mi aveva scosso a quel ricordo.
Chiedendo? Inarc un sopracciglio velando lironia.
Dopo tante di quelle cose insensate che ti ho visto fare questestate non mi sembravi quel tipo
di ragazzo, lo schernii.
Evan apr la bocca, lespressione allibita. Non erano per cos insensate da dissuadermi! Anzi,
mi sembrava piuttosto che ti piacessero le emozioni forti, mi provoc, continuando ad ammiccare. Si
era fermato e mi stringeva la vita, il sorriso arguto sulle labbra.
Solo quelle estreme, in cui non so se ne uscir viva o morta, replicai divertita.
Mmm... ne avrei una in mente proprio adesso. Si sporse a baciarmi lievemente.
Sei un folle, te lho mai detto? Gli restituii il bacio, ricambiando la dolcezza.
Solo un paio di volte.
Evidentemente non abbastanza. Allinizio pensavo che stessi tentando di uccidermi, sai? Ti eri
pentito e volevi liberarti di me, ammettilo! lo accusai sorridendo.
Mi hai beccato, rise, ma nei suoi occhi guizz una scintilla seria. Non vedo che senso abbia
tenerti sotto una campana di vetro quando so che non pu accaderti niente insieme a me. Le emozioni
vanno vissute al massimo, Gemma. O si corre il rischio di spegnersi. E alcune sensazioni non puoi mai
provarle se non sei tu ad andarle a cercare. Limportante  non lasciarsi sopraffare, ma dominarle.
Spegnersi? domandai divertita, guardandolo di sottecchi.
Mi riferisco alla scintilla. Quella corrente che da piccolo ti spinge a gettarti a capofitto, prima
che la paura possa frenare quellimpulso. Pochi adulti la conservano.
Parli dellirresponsabilit, lo stuzzicai, sempre pi divertita da quella conversazione.
Parlo del coraggio.
Dimentichi che la mia ora  scattata.
Evan mi strinse ancora di pi a s. E tu dimentichi che hai un Angelo a proteggerti.
Mi sciolsi dal suo abbraccio e mi girai a guardarlo. No. Questo non lo dimentico mai. Mi
sollevai sulle punte per appoggiare la fronte alla sua per un istante.
Ti va se andiamo a casa mia? mi domand di punto in bianco.
Adesso? Come...
Non preoccuparti, chieder a Drake di sostituirti per il pranzo. Sorrise. Mi deve un favore.
Lo guardai di sottecchi, incuriosita. Cosha fatto per meritare una tale punizione?
Lui niente! Lho salvato da Simon e Ginevra. E poi, diciamo che c stato un... fuori
programma.
Che tipo di fuori programma?
Del tipo che sar in debito con noi per un bel po di tempo.
Mmm... la cosa non mi dispiace affatto. Povero Drake! Invece mi dispiace un po per lui.
Chiss se Iron prima o poi si abituer alla sua presenza...
Farebbe meglio... Evan rise, immerso in una riflessione tutta sua.
Sbuffai e gli diedi una spallata.
Credo che io stia per scoppiare, li avvisai. Il cibo era sempre sublime quando si occupava
Ginevra di procurarlo.
Almeno avvertici prima, raggio di sole, cos ci troviamo un riparo, mi schern Drake,
sprofondato nel divano del salone, intento a guardare un documentario sugli aracnidi.
Credevo di averlo appena fatto, gracchiai.
Faresti meglio ad andare a casa di Gemma, lo redargu Evan. Sei gi in ritardo. Renditi utile
invece di startene l a poltrire.
Agli ordini! Drake mi fece locchiolino. Di certo preferisco questo Evan alla versione
costernata di quando doveva... s, insomma, avete capito.
Chiudi il becco, Drake! Ginevra gli lanci del cibo addosso, lespressione sorridente.
Passami un altro pezzo di pizza, tesoro, mi preg, destando lunanimit dei nostri sguardi increduli.
Che c?! esclam lei stranita.
Ma quante ne hai mangiate? le domand Evan, esterrefatto.
La sorella sollev le spalle e gli lanci unocchiata torva.  italiana!
Sei disgustosa.
Lho sempre detto, ma nessuno mi d mai ascolto! comment Drake dal salone.
Tra tutte le abilit di Ginevra, la capacit di ingurgitare qualsiasi cosa senza prendere un solo
etto era la pi incredibile delle magie. Non che io mi fossi mai preoccupata del mio peso. Ma chi non
avrebbe voluto essere al suo posto?
Parli cos perch hai il palato assuefatto! Ginevra si rivolse a Evan suscitando la mia
curiosit.
Vorresti che lo fosse il tuo? replic lui.
Doveva essermi sfuggito qualcosa in quello scambio di battute.
Ginevra fulmin Evan con uno sguardo poco rassicurante. Se lo chiami assuefazione! Vorr
dire che soddisfer il mio palato con questa deliziosa, saporita, fumante fetta di pizza, lo schern lei
addentandola con un gesto teatrale, non avevo ben capito per se lo scherzo non avesse lasciato il posto
a frecciatine fondate.
Di cosa sta parlando? chiesi a Evan sottovoce. Tu ti nutri? Non me ne aveva mai parlato
prima.
Il suo sguardo si addolc sul mio.  pi un bisogno che un piacere, anche se il primo non
esclude laltro.
Non mi avevi mai detto che avessi bisogno di nutrirti, replicai ancora stordita.
Non del cibo che conosci tu. Quello di cui ci nutriamo ... un argomento un po spinoso, a dire
il vero. E poi non abbiamo mai realmente affrontato la questione.
Iniziavo a chiedermi quanti altri argomenti spiazzanti che non avevamo affrontato sarebbero
saltati fuori. Non puoi uscirtene sempre con questa scusa, lo accusai, acida. E mi stupii del mio
stesso tono.
Evan abbass la voce e si rivolse solo a me, ammorbidendo lo sguardo. Non abbiamo mai
parlato del posto da cui provengo, bisbigli, riuscendo con la sua risposta a destabilizzarmi.
Credevo ti fosse proibito parlarne, replicai in una sorta di ammonimento.
Perch sei discreta. Non mi hai mai fatto domande a riguardo e non volevo forzarti. Ho
pensato che non ti sentissi ancora pronta per saperne di pi. Hai gi dovuto affrontare cos tanto...
Le scuse di Evan riuscirono a zittirmi perch non avrei potuto dargli torto. Era sempre un passo
avanti a me e, leggendo le mie emozioni, riusciva a percepire con un tempismo perfetto ci di cui
avevo bisogno prima che io stessa me ne rendessi conto. A volte avevo limpressione che il mio
subconscio si rivelasse a lui nella stessa misura in cui si nascondeva a me.
Per diciassette anni avevo conosciuto un mondo che adesso mi sembrava cos lontano e
inaccessibile, come se fosse totalmente scomparso, eclissato dal mondo di Evan. Angeli, Streghe,
paradiso, inferno... se mi soffermavo a pensarci, mi sembrava ancora tutto cos assurdo, al punto che
una parte di me ne era ancora spaventata. La parte cui Evan riusciva ad accedere senza il mio consenso.
Persa in quelle riflessioni, locchio guizz sulla mano di Ginevra cogliendola mentre si
allungava verso lultima fetta di pizza. Dun tratto mi sentii trascinare in unaltra dimensione, investita
da un sentimento devastante, incontrollabile. Violento.
Rabbia.
Una rabbia che scaturiva dalle viscere.
Furiosa. Imprevista. Inarrestabile.
Che diavolo stai facendo?! mi sfugg dalle labbra senza il mio controllo. Come dotata di vita
propria, la mia mano le strapp via il cibo scaraventandolo lontano, come se improvvisamente qualcun
altro avesse posseduto il mio corpo. Qualcosa di malvagio e oscuro si agitava dentro di me, ne
avvertivo la forza. Credi che tutto ti sia dovuto solo perch TU ti senti superiore a tutti noi? le urlai
contro, inorridita dallimpulso che non ero riuscita a frenare. Dentro di me, nascosta in un angolo del
mio cervello, una vocina mi pregava di smettere.
Un silenzio gelido inghiott la stanza.
Nei loro sguardi rimasti in sospeso, e persino dentro di me, si era tutto ghiacciato.
Mi sfregai le braccia, umiliata dalla mia stessa reazione, mentre Simon e Drake mi fissavano
ammutoliti. Avrei voluto che un varco si aprisse sotto i miei piedi e mi inghiottisse.
Va tutto bene, bisbigli cauta Ginevra, probabilmente leggendo la vergogna che provavo per
me stessa.
Ma non andava affatto bene. Cosa diavolo mi era successo?
Il mio sguardo vuoto si perse sul pavimento; niente di quanto era appena successo mi sembrava
reale.
Io... balbettai con voce spenta. Non so cosa mi sia preso, rivelai in un sibilo inespressivo e
al tempo stesso disgustato da ci che avevo fatto. Non ho neanche fame. Non riesco a capire perch
abbia reagito in quel modo. Sollevai lo sguardo su Ginevra. Scusami, Gin, la pregai, mortificata.
Nascosi il volto tra le mani e scoprii che tremavano, come scosse da unenergia violenta.
Non  cos grave, Gemma! sdrammatizz Evan per esorcizzare il mio evidente imbarazzo.
Pu capitare a tutti di sentirsi un po nervosi e poi... lo sappiamo tutti che Ginevra  troppo ingorda!
Ogni tanto non le fa male se qualcuno glielo ricorda!
La leggerezza con cui si era pronunciato serv a spazzare via la tensione dalla stanza. Nel mio
cuore, invece, la nebbia non si mosse di un millimetro, sebbene mi sforzassi di sorridere mascherando
il turbamento che minacciava ancora di inghiottirmi.
Con un cenno della testa, Evan mi invit a seguirlo di sopra. Sollevai appena lo sguardo su
Ginevra, incapace di incrociarne gli occhi e lo seguii nella sua stanza.
Cosa credi che mi sia preso prima? domandai a Evan appoggiando la schiena contro la
scrivania della sua stanza.
Tu cosa credi? mi fece da eco, avvicinandosi lentamente.
Non so davvero come spiegarmelo. Ho sentito unesplosione di rabbia dentro il petto e non
sono riuscita a fare a meno di esternarla. Una sensazione devastante, Evan. Non ho mai provato niente
del genere.
Cerc le mie mani per attirarmi a s. Non  niente di cui tu debba preoccuparti. Ci stai dando
troppo peso.
Non appena le sue labbra si posarono sulle mie, mi sentii sollevata e lo strascico di quel terribile
ricordo dun tratto scomparve. Mi scostai per guardarlo, pervasa dal dubbio che quella piacevole
sensazione dipendesse da Evan. Sei stato tu? Inarcai un sopracciglio, convincendomi sempre pi che
avesse usato il suo potere per pilotare i miei pensieri altrove e allontanare la tensione.
Evan avvicin le labbra alle mie. Non so di cosa tu stia parlando. Ma il sorriso che aveva
tentato di nascondere lo trad.
Sgusciai via dalla sua presa e lui mi osserv allontanarmi.
Mi avvicinai alla libreria incassata in unintera parete, dove cumuli di libri segnati dal tempo si
stringevano eretti come piccoli soldati. Pagine ingiallite dai secoli dal profumo confortante. La prima
volta in cui Evan me laveva mostrata, aveva dovuto trascinarmi via con la forza.
La scrutai per qualche istante, studiando i titoli sulle copertine.
Sono un sacco di libri... constatai a voce alta.
Evan sollev le spalle. Lunica cosa che dava un senso alla mia vita quando non conoscevo
te.
A parte la tua auto, lo stuzzicai. O la tua moto.
Lui rise, abbassando la testa, probabilmente per la mia incapacit di accettare un complimento
senza fare del sarcasmo. Me ne rendevo conto, ma non potevo farci niente. A parte quelle, conferm.
Sorrisi, tornando con lo sguardo sui libri e ne studiai i dettagli. Ricordavo ancora con un caldo
sorriso quando Evan mi aveva regalato la sua copia di Jane Eyre del 1847; per unintera settimana non
ero riuscita a dormire. Persa in quel ricordo, non mi ero nemmeno accorta che, nel frattempo, il mio
dito aveva preso a scorrere lentamente sui volumi ordinati con cura maniacale.
Ero quasi arrivata a Shakespeare, quando mi fermai su un volume impolverato, attirata dal suo
aspetto molto antico.
Tristano e Isotta, mormorai tra me nellestrarlo con cautela, gli occhi colmi di fascino.
Soffiai con decisione sullestremit esposta al tempo, sollevando una sottile nuvola di polvere. La
copertina in cuoio era consunta. Ho sempre adorato questa storia, gli confessai ritrovando
lentusiasmo. Appoggiai un ginocchio sul materasso e scivolai a pancia in gi, verso i piedi del suo
letto.
Allunga la lista delle cose che abbiamo in comune, replic Evan infilando un CD nello
stereo. In realt  un mito di origine celtica che risale al Medioevo. Si sdrai al mio fianco, la schiena
sul letto e il viso rivolto verso lalto, mentre un dolcissimo sottofondo musicale sussurrava nella stanza
le note di And Then I Kissed Him di Hans Zimmer.
Sfogliai qualche pagina del libro, facendo scorrere le dita con cura sulla carta fragile e ingiallita.
Evan me lo sfil dalle mani, con delicatezza, e inizi a voltare le pagine con un alone di sicurezza nello
sguardo che lasciava intendere che fosse alla ricerca di qualcosa.
Intuii che lo aveva trovato quando si ferm e, girandosi su un fianco, mi guard dritto negli
occhi.
Poi abbass gli occhi sul foglio invecchiato dal tempo.
Come accade al caprifoglio che al nocciolo sattacca:
quando vi si  intrecciato e avvolto
e tuttattorno al tronco s messo, assieme possono vivere a lungo;
ma poi, quando si tenti di separarli, subito muore il nocciolo
e insieme il caprifoglio. Cos ne  di noi:
non te senza me, non io senza te.
Recit i versi con una triste consapevolezza nella voce, come se gli appartenessero. Quando
ebbe finito, rimasi in silenzio ad ascoltare leco delle sue parole che si disperdeva dentro di me.
Mi ricorda qualcuno che conosco, mormor sottovoce, un sorriso aspro sulle labbra.
Costantemente inseguiti dal destino che tentava di dividerli, costringendoli a reprimere il loro amore.
Ma neanche la morte  riuscita a separarli. Sofferm lo sguardo sul mio. Siamo noi due, Jamie.
Assieme... bisbigli pianissimo sfiorando le mie labbra. ... come il nocciolo e il caprifoglio. Come
Tristano e Isotta.
No! mi ribellai, intuendo dove voleva andare a parare.
Non potrei pi vivere senza di te, concluse chiudendo il volume con uno sbuffo di polvere.
Invece devi, mi imposi con lo sguardo. Tu non... non devi nemmeno pensare una cosa del
genere, Evan.
Nel mio destino non cera niente di certo ed Evan aveva gi programmato il suo, se le cose
fossero andate per il peggio. La mia vita sarebbe potuta finire da un istante allaltro, e la sua non si
sarebbe conclusa a causa mia, perch io non lo avrei mai permesso.
Ho gi preso la mia decisione.
Ritrattala, gli ordinai, con una risolutezza che non sapevo di possedere.
Posso mentirti, se vuoi, ma non cambier idea. Il solo pensiero di perderti  insopportabile.
Non te senza me, scand guardandomi negli occhi.
Un brivido mi percorse la schiena e mi guardai intorno, come se avessi avvertito qualcosa.
Evan mi guard, accigliato. Qualcosa non va?
Ho una brutta sensazione. Un presentimento.
Mi fiss per un istante, mentre la preoccupazione si dipingeva sul suo volto per la seriet della
mia espressione.
C qualcosa che non va, Evan. Questo strano disinteresse per me e soprattutto per te, perch
non sei mai stato richiamato per quello che hai fatto?
Non lo so. Credevo che mi sarebbe stato negato laccesso allEden, ma ci devessere un fine,
dietro il loro disinteresse. Pagher per le mie scelte. Puoi starne certa. Gli Anziani non si espongono
mai direttamente. Hanno un modo molto sottile di agire.
Non lo so...  come se avvertissi qualcosa ribollire sottoterra. Lo strano silenzio che precede
la tempesta. Non sembra strano anche a te?
Mise un braccio attorno alle mie spalle e avvicin la fronte alla mia scacciando il turbamento
che ci aveva minacciati. Lo affronteremo insieme, sussurr con dolcezza.
Va bene, mi costrinsi a replicare, sebbene non ne fossi convinta. Mi sollevai dal letto con il
suo sguardo addosso e raggiunsi lo scaffale per riporre il libro al proprio posto. Accidentalmente un
altro volume scivol dal suo ripiano, ma lo afferrai prima che cadesse. Paradise Lost. Che scherzo del
destino... sbuffai tra me. Osservai a lungo il volume, perdendomi in assurde riflessioni. Credi che la
visione di John Milton abbia reso giustizia al paradiso? gli domandai con discrezione, sperando che
nella sua risposta mi rivelasse ci che alluomo era stato da sempre proibito.
Evan mi guard con uno strano sorriso dipinto sul volto che mi costrinse ad aggrottare la fronte.
Cosa ho detto? chiesi smarrita.
Puoi chiederlo a me... Oppure puoi scoprirlo di persona.
Scoprire di pers... Di cosa stai parlando, Evan? domandai sempre pi turbata.
Lui rise forte, lasciandomi intuire che quel libro non mi era finito in mano per caso. In realt 
da un po che ci sto pensando e credo che tu sia pronta.
Iniziavo a preoccuparmi di aver colto il senso delle sue parole, ma lidea che balenava nella mia
testa era troppo assurda perch la prendessi in seria considerazione.
Voglio mostrarti il mio mondo, mi rivel di punto in bianco.
Un unico brivido si estese in tutto il corpo e mi si accappon la pelle.
Voglio che tu ne faccia parte.
I pensieri si annebbiarono e le parole incespicarono prima di uscire. Tu... No, aspetta, t-tu
vuoi... oh, no! Non stai dicendo sul serio.  un altro dei tuoi scherzi. Stai parlando del... balbettai,
sbigottita, mentre Evan annuiva divertito.
Viviamo nel tuo mondo. Mi sembra giusto che tu conosca anche il posto da cui provengo io.
Mi lasciai cadere di peso sul letto.
Evan mi afferr le mani mentre il suo entusiasmo si accendeva. Non sai per quanto tempo ho
atteso che tu fossi pronta, Gemma. Devi vederlo!
Tu credi davvero che sia possibile?
Perch non dovrebbe?  come casa per me.  gi abbastanza dura che io non riesca a vedere le
altre anime. Voglio almeno poterlo mostrare allunica persona che conta per me.
Potrebbe essere pericoloso, cercai di dissuaderlo. Quel proposito mi allettava quanto mi
spaventava.
Non lo sar. Non ci vedr nessuno, fidati. Si inginocchi davanti a me e impose lo sguardo
sul mio. Saremo solo io e te, in paradiso.
Appoggiai la fronte alla sua.
Noi due soli contro il mondo. Che ne pensi?
A volte era impossibile tener testa alla sua avventatezza, e altrettanto impossibile resistere al
suo sguardo temerario quanto dolce. Io mi sento gi in paradiso, sussurrai, gli occhi chiusi e la fronte
appoggiata alla sua.
Quel pensiero mi faceva tremare, ma non potevo rifiutare. Mi morsi il labbro e quel tacito
accordo mi scaten una scarica demozione nel cuore. Lanciai unocchiata fugace allorologio
scoprendo che segnava gi le cinque del pomeriggio.
Evan strinse le sue mani sulle mie e mi sollev dal letto. Le sue labbra mi sfioravano lorecchio.
Chiudi gli occhi, sussurr, svuota la mente da ogni pensiero e lascia che sia io a guidarti... Affidati.
Completamente. A. Me.
Uno strano formicolio mi pervase la testa.
Distinto, le mie labbra cercarono le sue per dissipare la paura che mio malgrado si fondeva
allemozione. Evan mi strinse tra le sue braccia e lo strano formicolio mi pizzic la pelle, diffondendosi
ovunque. Una sensazione piacevole che mi fece girare la testa.
Quando Evan allent la presa attorno alle mie braccia, non ero del tutto certa di essere pronta a
riaprire gli occhi ed esitai.
Un lieve soffio daria, profumato e inebriante, mi sfior la pelle e capii allistante: non eravamo
pi nella sua stanza. Una delicata e fresca fragranza mi riemp le narici, destando la mia curiosit.
Quando riaprii gli occhi, tutto quello che ero stata fino ad allora cess di esistere.
Mi sentii subito devastata da quella sconvolgente visione e compresi che niente sarebbe stato
pi lo stesso per me. Perch io non sarei stata pi la stessa.
Tutto ci che temevo, tutto ci in cui avevo sempre creduto non aveva pi alcun senso. Ma allo
stesso tempo niente aveva mai avuto pi senso come in quel momento.
Una nuova realt di cui il mio spirito si riemp avidamente. No, non nuova. Una parte di me
fremeva sotto pelle, come se non conoscesse altro che quel mondo. Mi apparteneva, lo sentivo fin
dentro lanima. Io appartenevo a quel posto. Lo volevo. A ogni costo.
Respirai a fondo. Laria aveva un profumo diverso, nuovo ai miei sensi ancora umani, terreni,
tuttavia una parte di me lo riconobbe come familiare. Doveva trattarsi della mia anima. Era il posto da
cui proveniva e dove sarebbe voluta tornare, lo sentivo.
La ricompensa... lEden.
Mio Dio, mormorai guardandomi intorno, esterrefatta dal paesaggio che esplodeva in una
miriade di colori, forme, profumi fuori da ogni immaginazione.
Allora? La voce di Evan, compiaciuta, mi strapp allo stato dincoscienza in cui mi ero persa.
Che mi dici di Milton?
Aprii e richiusi la bocca convulsivamente prima di ritrovare la voce. Questo  anche meglio di
Pandora! esclamai, rifiutando di credere che fosse tutto reale, gli occhi sgranati che rincorrevano ogni
forma.
Quella creata da Zeus per punire il genere umano? indag Evan, confuso, attirandosi
unocchiataccia.
Quella creata da James Cameron per pi di due miliardi di dollari! Dal suo sguardo, intuii che
ignorava del tutto a cosa mi stavo riferendo. Andiamo! Non hai mai visto Avatar?!
Le sue sopracciglia si inarcarono ancora di pi.
Ne avrai almeno sentito parlare! lo spronai.
Lui scosse la testa, lespressione smarrita.
La pelle continuava ad accapponarsi senza preavviso, suggerendo che evidentemente il mio
corpo non era adatto a rimanere in quel posto e a contenere lintensit delle emozioni che trasmetteva.
O pi probabilmente la mia anima al suo interno si dimenava, chiedendo di tornare in quel luogo cui
sentiva di appartenere. Una sensazione elettrizzante e spaventosa al tempo stesso.
Laria aveva una strana consistenza, quasi fosse tangibile. Inconsapevolmente, mi ritrovai a
muovere la mano a mezzaria nel tentativo di studiarla.
Era difficile riuscire a percepire i colori cos come li conoscevo; nellaria un pulviscolo
argenteo e brillante si disperdeva fluttuando su ogni superficie. Ogni cosa risplendeva alla sua luce,
come un diamante colpito dalla luce della luna o lo scintillio armonioso su uno specchio dacqua al
tramonto.
 per questo che sulla terra luomo  cos attratto da tutto ci che brilla.
La mia testa scatt verso Evan, che aveva risposto ai miei pensieri.
Una parte di lui riesce a ricordare, bisbigli.
Assorbii le sue parole senza prestare attenzione al motivo per cui riuscisse a leggermi, troppo
ipnotizzata dal paesaggio che mi circondava.
La luce era calda, come lattimo che precede il tramonto o quello successivo allalba. Doveva
essere ancora giorno l, in quel paradiso, eppure non cera nessun sole. Al suo posto, nel cielo, una
calda luna ci osservava dallalto con i suoi raggi argentei, riflettendo una delicata luce diamantata. Era
cos vicina e immensa che avevo limpressione di riuscire a toccarla.
Era come se giorno e notte, sole e luna, oscurit e luce avessero trovato il loro accordo per
coesistere in un equilibrio perfetto. Una via di mezzo tra i dorati raggi del sole e i pallidi riflessi
diamantati della notte. Come se, sulla terra, anche sole e luna dovessero scontare la nostra condanna,
rincorrendosi senza mai trovarsi e l, invece, potessero incontrarsi e fondersi nel loro amore.
Il pulviscolo nellaria rifletteva la sua luce riempiendo il cielo di incredibili colori. Era come
assistere a unaurora boreale.
Non riuscivo a distogliere lo sguardo dal cielo: un caldo e delicato mantello dalle sfumature
rosse e oro che brillavano sopra di noi come polvere di stelle, ondeggiando come un foulard di seta
mosso dal vento. Era come se quel posto fosse stato scolpito allinterno di un diamante attraversato
dalla luce.
Vieni. Evan afferr la mia mano. Voglio mostrarti una cosa.
Dove andiamo? gli chiesi, seguendolo senza protestare.
Lo vedrai. Evan era pieno di entusiasmo e io sentivo di affogare nelle mie stesse emozioni.
Intorno a noi la vegetazione cresceva rigogliosa, esplodendo in una miriade di colori armoniosi.
Evan mi condusse attraverso una boscaglia pi fitta, colma di fiori dalle enormi dimensioni.
Rallentai bruscamente per esaminarne uno da vicino, troppo affascinata per riuscire a resistere
allimpulso che mi aveva posseduta. I fiori  alti pi o meno quanto me  erano a centinaia, disposti
luno dietro laltro come sentinelle, formando colonne di colori frastagliati, dal viola intenso con
venature rosate, al rosso ciliegio spruzzato da riflessi dorati e ancora al blu della notte con screziature
argentee.
Evan mi osservava in silenzio, compiacendosi del mio entusiasmo. Non riuscivo a immaginare
come potesse sentirsi. Non aveva mai condiviso con nessuno le emozioni che quel posto trasmetteva.
Toccai un bocciolo dalla consistenza setosa sfiorandolo con le dita per pi di un istante e, a quel
contatto, ebbi quasi limpressione che qualcosa si muovesse al suo interno.
Mi ritrassi distinto, allarmata, e con mio stupore il fiore si schiuse lentamente davanti ai miei
occhi, con un movimento morbido e sontuoso. Nellistante che segu, ogni fiore si schiuse formando un
ventaglio di colori che avanzava fin dove il mio sguardo riusciva ad arrivare, mentre io osservavo
esterrefatta larcobaleno che aveva preso vita dal mio tocco.
Pochi secondi e lintero quadro di fiori si era risvegliato, sprigionando nellaria corpuscoli
scintillanti di polvere stellata che brillavano sulla mia pelle.
Uno sfavillio allinterno di un fiore richiam la mia attenzione. Aggrottai le sopracciglia,
sopprimendo il desiderio di toccare quel bagliore argenteo.
Sono Sefrie, bisbigli Evan al mio fianco. Avvertivo il suo sguardo silenzioso compiacersi al
mio stupore.
Sono incredibili! replicai con un tono appena pi alto del suo.
Alle mie parole Evan sembr trattenere il respiro; dovevo aver commesso un errore. Prima che
riuscissi a domandarglielo, la luce sfavill e si mosse. Poi, come se ogni fiore comunicasse con quello
accanto, ogni fulcro si illumin di colpo. Insieme tremolarono e sul campo si sollev una miriade di
punti luminosi, come uno sciame dapi silenzioso, che prese vita volteggiando attorno a noi senza
emettere alcun suono.
La mia mente si smarr in quello spettacolo.
Piccole creature dallaspetto bellissimo si muovevano danzandoci attorno come lucciole nella
notte.
Non ricordavo di aver mai visto niente di pi spettacolare in tutta la mia vita.
La pelle formicolava mentre mi sfilavano accanto quelle piccole stelle e io mi sentivo come se il
cielo fosse a portata di mano.
Io ed Evan ci scambiammo uno sguardo, pi eloquente di mille parole. I suoi occhi
risplendevano come zaffiri diamantati.
Dimmi che non sto sognando, sibilai con un filo di voce.
Non stai sognando, replic sorridente.
 tutto cos assurdo e... magico. Come pu esistere un posto del genere?
 sempre esistito, sussurr, trascinandomi via con riluttanza. Ogni uomo in fondo al cuore
ne conserva il ricordo. Ha solo dimenticato di crederci.
Sento che potrei rimanere qui per sempre, gli confessai.
Lo percepisco, mi rivel guardandomi di sottecchi, un po turbato da quel mio istinto.
Dopo qualche passo, sentii Evan soffocare una risata e lo guardai dubbiosa. Cos che ti
diverte? gli domandai con sospetto.
Tu, replic attirandosi unocchiata torva. Non fraintendermi,  solo che qui riesco a leggerti
pi che in qualsiasi altro posto. Persino pi che nei sogni. Mi sfior lorecchio con le labbra. Qui la
tua anima  completamente nuda ai miei occhi, sussurr con un velo di malizia. Lenergia che il tuo
spirito riesce a trarre da questo posto  cos forte da impedire che il tuo corpo possa celare cosa tu stia
provando. Ogni singola emozione si rivela a me come un riflesso in uno specchio.
Leggere le mie emozioni  cos divertente? indagai imbarazzata.
Non posso negarlo, rise. Non te la prendere! Questo mondo per me  reale quanto il tuo lo 
per te. Ed  cos dolce far parte del tuo entusiasmo, Gemma. Sono felice di poter leggere le tue
emozioni in questo momento, non potrei esserlo di pi, in effetti.
Aprii la bocca, ma la richiusi subito. Era questo quello che volevi mostrarmi? chiesi dopo un
po.
No, non lo era. Ma siamo quasi arrivati, mi inform, mentre la strada si faceva pi ripida.
Sebbene sentissi unesplosione di emozioni agitarsi dentro di me, qualcosa mi turb
improvvisamente. Un insolito senso di inquietudine.
Evan! Mi resi conto che, nel pronunciare il suo nome, la voce aveva avuto un tremito. Sei
sicuro che non ci saranno conseguenze per questo? indagai con preoccupazione. In fondo non ero
nessuno: perch doveva essermi concesso un simile privilegio? Non credi che sia stato troppo persino
per noi? Forse non dovevamo trasgredire... mormorai, mentre linquietudine si faceva pi pressante.
Trattenni il respiro nel silenzio che precedette la sua risposta.
Non posso mentirti.
Impallidii.
Non sono del tutto sicuro che averti portata qui non avr conseguenze su di me. Ma sono
disposto a correre il rischio. Che mi puniscano. So che ne sar valsa la pena, concluse in tono solenne.
Sei pazzo, lo rimproverai scuotendo la testa.
Lamore mi ha reso pazzo, ma  la pi dolce delle follie e laccetto di buon grado. Mi sorrise
dolcemente e poi mi strizz un occhio.
Cercavo di cogliere quante pi informazioni possibili, sperando di memorizzarle e ricordarmi di
quel posto. Persino i colori brillavano di sfumature innaturali, o pi probabilmente le avevano cos
quelli cui ero abituata.
Tutto acquist improvvisamente un senso, nella mia vita. Chi ero, perch esistevo... a cosa
andavo incontro. Comunque fossero andate le cose, era quello il destino che mi aspettava.
Sarei rimasta in quello stato di febbricitante incoscienza se incrociare lo sguardo di Evan non
mi avesse improvvisamente trascinato nella sua malinconia.
Finch fossi rimasta umana e mortale, non avrei mai potuto far parte del suo mondo, ma,
quando il mio destino avrebbe fatto di quel posto la mia casa, allora sarebbe stato Evan a non poterne
pi fare parte. La morte ci avrebbe divisi per sempre, perch Evan era condannato allesilio e non
avrebbe pi potuto vedermi.
La tristezza di quella realt mi travolse. In pochi istanti, la sua angoscia fu la mia e insieme
scivolammo nel baratro oscuro di quella consapevolezza.
Non  giusto, sibilai amareggiata.
Di colpo, un particolare che mi ero lasciata sfuggire, annebbiata dallentusiasmo, mi invest
come unondata furiosa.
Non cera nessun altro insieme a noi.
 cos silenzioso qui... non c nessuno. Mi concentrai sui suoni. Si udiva soltanto il delicato
fruscio dellacqua, poco distante da noi. Il vento reclam la mia attenzione soffiando sulla mia pelle
profumi ricchi e corposi, mentre un alce sollev il capo interrompendo il pasto. Non potete vedervi
nemmeno tra di voi?
Non  un problema per me, sono abituato, replic, ma il suo tono di voce lo smentiva.
Non pu essere per sempre, mi opposi, come se la mia opinione potesse contare qualcosa.
Non pu esserlo davvero. La frustrazione lasci il posto al senso di colpa. La mia presenza nella vita
di Evan lo aveva portato a rinunciare a tutto ci cui teneva, a rinunciare alla speranza. Hai agito spinto
dallamore. Questo dovr pur contare qualcosa.
Nessuno pu saperlo con certezza, mormor, sconfitto.
La sua voce mi sembr lontana tanto quanto il suo sguardo.
Vi hanno dato un compito, non capisci? Degli ordini da eseguire. Tutto questo dovr avere uno
scopo!
 ci che mi sono ripetuto per tutti questi secoli, replic.
Non pu essere finita. Non pu. Tutto ci che si accende prima o poi dovr spegnersi. 
inevitabile. E la mia vita non durer in eterno, gli ricordai mio malgrado.
Per la prima volta, quelle parole assunsero un nuovo significato nella mia testa. Se morire
avrebbe significato appartenere a quel mondo, la morte in s allora non mi faceva pi paura. A
terrorizzarmi era il pensiero di ci che mi avrebbe inevitabilmente tolto. Evan. Per quanto la mia anima
bramasse di tornare in quel luogo, non avrei esitato un solo istante a rinunciare a tutto se solo avessi
avuto una possibilit di stare insieme a Evan. E non era forse quello che lui aveva fatto per me?
Probabilmente non ero mai riuscita a comprendere appieno il senso del suo sacrificio, prima di allora.
Riuscirai a redimere la tua anima, ne sono certa, gli promisi, risoluta. Nessuno lo meritava
pi di lui.
Non  poi cos importante. Non finch tu resterai in vita. Per un istante mi sembr che gli
tremasse la voce. E forse trover un rimedio anche per questo. Soffoc una risata stentata, come se
non ne fosse realmente convinto.
Non  cos importante?! replicai, contrariata. Come puoi dire una cosa del genere? Non mi
serve leggere linconscio! Credi che non ti conosca abbastanza da sapere ci che stai provando?
I suoi occhi si strinsero in una fessura.
So bene quanto tu desideri scontare la tua condanna e rivedere tua madre.
I suoi occhi vacillarono, come se non si fosse aspettato di sentire quelle parole.
Mi sforzai di mantenere il mio sguardo nel suo. Non me lo hai mai detto. Ma io lo so.
No. Distolse lo sguardo. Evidentemente non mi conosci abbastanza. Altrimenti sapresti che
per me sei tu lunica cosa che conta, adesso. Forse c stato un tempo in cui la mia anima dannata mi
pesava, un tempo in cui mi sentivo solo, inutile, privo di interessi e il mio unico scopo era quello di
aggrapparmi allidea dellunica persona che avevo veramente amato. Ma poi sei arrivata tu. La sua
mano scivol tra i miei capelli, e il suo sguardo si addolc sul mio... eravamo fronte a fronte. Che
senso ha vivere senza un cuore, Gemma? Perch il mio batte insieme al tuo, sussurr. Perfino il mio
respiro  legato al tuo. Senza mai lasciare il mio sguardo, mi pos una mano sul petto, allaltezza del
cuore. Lo sentii pulsare sotto le sue dita. Se il tuo cuore si fermasse, spegnerebbe per sempre anche il
mio, non lo capisci? Non riuscirei a vivere neanche un minuto sapendo che tu non ci sei pi. Non lo
sopporterei, n in questo n in nessun altro mondo.
Non devi dirlo! Non devi nemmeno pensarlo... replicai, affranta. Ormai ero certa che non
mentisse. Saresti tu a spezzarmi il cuore. Non lo sopporterei. Ho bisogno di sapere che tu esisti e che
vivi, da qualche parte nel mondo o sarebbe come perderti una seconda volta. Mi resi conto di quanto
suonassi egoista solo nellistante in cui condivisi con lui quel pensiero. Era strano come la prospettiva
di unintera vita insieme, se mai mi fosse stato concesso di viverla, non bastasse pi di fronte alla sua
immortalit.
Evan strinse le sue braccia con forza attorno al mio corpo e la sua voce mi accarezz lorecchio
con dolcezza. Tutti questi secoli passati senza di te sono stati cos insignificanti... sussurr. Se
avessi saputo che alla fine avrei trovato te, avrei vissuto solo per vederti respirare, Gemma. Non posso
perderti adesso che ti ho trovato. Non lo permetter. Nessuno riuscir mai a dividerci senza ucciderci
entrambi. Nemmeno la morte.  una promessa. Mi strinse a s e respirai il suo profumo.
Eravamo solo io e lui, persi in quel paradiso solo nostro.
10
NOTTE SENZA CIELO
Evan mi condusse attraverso una radura costellata di alberi di ogni dimensione, con i rami che
si allungavano intrecciando motivi armoniosi lungo tutto il sentiero, come se si divertissero a giocare
tra loro. La luna rifletteva la luce argentata sulle foglie e lo strano calore che irradiava mi riscaldava sin
dentro le ossa, mentre i miei sensi erano inebriati dalla scia di profumi e fragranze fruttate di cui laria
era intrisa. Lo sciabordio dellacqua non era pi lontano: il rumore era pi forte.
Non mi hai ancora detto dove stiamo andando, gli rammentai.
 una sorpresa, replic lui con un sorriso. Abbass la testa, passando sotto il grosso ramo di
una quercia e si volt verso di me per assicurarsi che non lo prendessi in pieno.
La foresta era ricca di fragranze. Si sentiva gi il profumo dellacqua. Denso, fresco.
Chiusi gli occhi e avvertii una brezza fresca e frizzante sulla pelle.
Quando li riaprii, trovai Evan fermo davanti a me, la mano sulle fronde lunghe fino a terra di
quello che avrei detto fosse un salice.
Pronta? domand.
Il mio sguardo era pieno di aspettative. Non gli fu necessaria una risposta.
Come fosse un sipario naturale, Evan scost le foglie e il rumore dellacqua si fece assordante.
Avanzai scostando i rami e rimasi senza fiato.
Di fronte a me, come un tesoro custodito dalla foresta, si apr una maestosa cascata dacqua a
mezzaluna che si tuffava in un fiume che si estendeva fin dove locchio riusciva ad arrivare. La roccia
su cui sgorgava lacqua, un semicerchio frastagliato ricoperto di schiuma bianca, si innalzava altissima.
Lanciai a Evan uno sguardo meravigliato mentre lui mi prendeva la mano.
Vieni con me. Le dita di Evan si strinsero con forza attorno alla mia mano, quasi temesse di
perdermi, mentre continuava ad avvicinarsi al getto dacqua.
La brezza fresca mi bagn la pelle.
Che intenzioni hai? gli urlai, nel tentativo di capire cosa avesse in mente.
Di fronte alla parete rocciosa, Evan indic la cima con la mano e sorrise. Adesso dobbiamo
salire. E il suo mi sembr un avvertimento.
Cosa?!
Non preoccuparti. Ti tengo io.
Riuscivo a malapena a sentire la sua voce attraverso il fragore della cascata.
Per quanto sembrasse rischioso, mi fidavo di Evan e costrinsi i miei piedi ad avanzare. Mi
fermai davanti alla parete scivolosa mentre Evan, appena dietro di me, mindicava gli appigli nella
roccia cui afferrarmi. Dubitavo che anche gli altri scalassero la parete per raggiungere la cima. Di certo
esisteva un altro modo, meno pericoloso, ma conoscendo Evan ero certa che non lavrebbe nemmeno
preso in considerazione.
Le dita scivolavano sotto la roccia bagnata, ma dietro di me Evan mi faceva da scudo,
stringendomi contro la parete, quasi fossimo una cosa sola.
Da questa parte, grid a met della scalata.
Lo fissai di traverso perch, anzich verso lalto, con la mano mi indicava di proseguire verso il
centro, nel pieno di quellinferno bianco.
Mi sforzavo di reprimere listinto di guardare sotto, cercando invece di concentrarmi sulla
parete ricoperta di muschio.
Non puoi cadere, sussurr la sua voce nella mia testa. Sono dietro di te. Se cadi, io ti
prendo. Evan mi strinse da dietro, accentuando il contatto con il suo corpo per farmi sentire che lui
cera.
Annuii e proseguii con cautela verso linterno. La scalata risult essere pi difficile in
orizzontale di quanto non lo fosse stata nel raggiungere la cima. Iniziai a preoccuparmi dopo qualche
metro, quando la superficie rocciosa divenne ancora pi scivolosa e gli schizzi dacqua iniziarono a
colpirmi provenendo da ogni parte.
Sei sicuro che sia la direzione giusta? gli gridai, incapace di sopprimere la preoccupazione. Il
rumore dellacqua era troppo forte perch Evan riuscisse a sentirmi, ma nonostante tutto percepii il suo
corpo vibrare dietro il mio, come se stesse ridendo.
Qualche passo pi avanti, con il cuore in gola, trovai una superficie pi ampia su cui posare i
piedi. Avevo quasi paura di guardare, ma Evan si sfil da dietro le mie spalle e mi precedette
porgendomi la mano. La afferrai con forza e lui mi attir contro il suo corpo, stringendomi a s.
Mi concessi un respiro profondo e fissai loscurit dietro di lui. Dove siamo? domandai,
perplessa.
Il rumore dellacqua si era dun tratto attutito e la mia voce risuon con una forza inaspettata
sulle pareti. Lanciai unocchiata alle mie spalle, scoprendo che uno spesso strato dacqua, trasparente
come una porta di vetro liquido, ci divideva dallesterno proteggendoci in quella caverna rocciosa.
Perch non mi hai portato sulle spalle? Non ti avrei rallentato e non avrei rischiato che il cuore
mi scoppiasse, lo ammonii con un velo di sarcasmo.
Lunica cosa che avresti rischiato sarebbe stata quella di perderti lemozione che hai provato
arrivando fin qui. Non puoi negarlo, lho sentita, replic in fretta con una certa sicurezza nella voce.
Non puoi separare unemozione forte dal brivido del rischio che ne consegue.  ladrenalina che entra
in circolo e devi prendere tutto il pacchetto, concluse, lespressione beffarda.
Che posto  questo? mormorai ancora frastornata. Avvertii dimpulso il desiderio di toccare
quel sipario di cristallo e allungai la mano per sentire lacqua scorrere tra le dita.
No! Evan mi afferr il polso prima che potessi avvicinarmi. Potrebbe trascinarti via. La
corrente  troppo forte.
La sua voce ferma risuon sulle pareti attirando il mio sguardo. Era tutto scuro oltre le sue
spalle. Un buio fitto che sembrava avanzare e inghiottirci. Un brivido trascin i miei pensieri in
quelloscurit minacciosa ed Evan mi sorrise, mentre lacqua gorgogliava alle mie spalle, formando
una barriera invisibile quanto invalicabile. Poi lui fiss lo sguardo sul mio, sollev le mani e le chiuse a
coppa. Aggrottai la fronte, incapace di decifrare il suo gesto. In poco meno di un istante, una scintilla
argentea prese vita dai suoi palmi, risplendendo come una lucciola nella notte. Incredula, rimasi a
fissare quel puntino mentre cresceva sulla mano di Evan, diventando una sfera soffice irradiata da una
delicata luce bianca delle dimensioni di una mela.
 il fuoco di un Angelo, mi spieg Evan, osservando la mia reazione.
 bianco, sussurrai affascinata. Bench ne avessi gi sentito parlare, non lo avevo mai visto
con i miei stessi occhi.
Perch  puro, replic, parlando con cautela.
Lo fissai per qualche istante, inspiegabilmente attratta dal suo sfavillio. Allungai la mano per
toccarlo, ma qualcosaltro mi distrasse.
Unaltra luce. Uno scintillio proveniente da unaltra direzione. Ne avvertii subito la forza.
La luce argentea e sfocata del fuoco che scaturiva dal palmo di Evan, seppur soffusa e delicata
come un fuoco fatuo, era riuscita a rischiarare loscurit della grotta e rifrangersi sulle pareti,
illuminandone linterno e strappandomi il respiro.
Oh, mio Dio, esclamai tra me, girando su me stessa per studiare il soffitto roccioso, dove
luniverso aveva preso vita sopra di noi e miriadi di stelle brillavano nelloscurit della grotta.
La notte risplendeva con il suo manto argentato in quellangusto pezzetto di paradiso.
Sono... stelle? farfugliai, mentre il mio sguardo si perdeva in quella notte senza cielo. Girai
lentamente su me stessa, affascinata dai puntini luminosi di cui le pareti della grotta erano
completamente cosparse. Un mantello di stelle che scintillavano a portata di mano, brillando di luce
propria.  impossibile. Tutto questo non  reale...
Non sono stelle. Non appena Evan fin di parlare, il fuoco che reggeva in una sola mano
brill con pi intensit, lasciando che un raggio arrivasse fino alle pareti, rivelandone la vera natura.
Diamanti, sussurrai affascinata quando la luce bianca colp i cristalli incastonati nella roccia,
rifrangendo sulle pareti della grotta e rivelando i prismi argentei che si rincorrevano tra loro.
Evan annu, compiaciuto per avermi colpita. Venivo spesso in questo posto quando... La sua
voce si spense allimprovviso, intrappolata in un ricordo che doveva fargli ancora male. ... Quando
pensavo di non avere scelta. Non sono mai stato tanto felice di sbagliarmi, sospir con un rivolo di
malinconia nello sguardo.
 qui che venivi, mormorai, studiando con estrema attenzione le pareti brillanti.
Dun tratto lo immaginai da solo in quella grotta scintillante, a riflettere sui nostri incontri
segreti in sogno... a riflettere sulla mia morte.
Non capivo le mie emozioni. Cercavo di sopprimerle, ma erano troppo forti e non riuscivo a
spiegarmi perch soffrissi allidea di doverti... Distolse lo sguardo dal mio, il pugno stretto lungo il
fianco. Volevo solo che il dolore si spegnesse, ma non riuscivo a far tacere la mia disperazione.
Perch non ne comprendevo ancora la natura.
Evan...
Allora venivo qui, ascoltavo il rumore dellacqua, osservavo queste pietre preziose brillare e
cercavo di perdere la cognizione di ogni cosa... di dimenticare. Ma, ogni volta che la mia luce colpiva
uno dei diamanti, vedevo il riflesso dei tuoi occhi al suo interno e mi tormentavo. Ero ossessionato da
te. Riuscivo ancora a leggere la rabbia rifrangersi nelle sue pupille. Per un attimo, mi sembr di
scorgere uno scintillio argenteo nei suoi occhi, come se il ricordo gli facesse ancora troppo male. Ti
amavo gi, dovevo solo capirlo, sorrise tra s, e io lasciai scivolare la mia mano nella sua.
Dun tratto, Evan tese verso lalto la mano su cui reggeva il fuoco e la luce si libr nellaria
fluttuando sopra le nostre teste e rischiarando di colpo la grotta.
Resistetti allimpulso di portare le mie labbra alle sue; mi sentivo a disagio a esternare i miei
sentimenti in quel luogo, come se fosse proibito. Ma Evan lesse il mio desiderio e si avvicin. Sollevai
il mento, scostandomi appena in tempo per sfuggire alla sua bocca che cercava la mia.
Non esagerare. Sar meglio non attirare troppo lattenzione, suggerii, chiudendo le sue labbra
con il dito indice.
Nonostante fosse partito da me, quel rifiuto mi fece impazzire e i miei pensieri vorticarono
intorno alle labbra di Evan. Improvvisamente mi sembrava di non desiderare nientaltro che sentirne il
sapore fruttato, la consistenza morbida e corposa mentre le muoveva sulle mie e il mondo intero girava
intorno a noi. Evan fece ancora un passo nella mia direzione e i nostri corpi si sfiorarono. La sua voce
si addolc, sfidando il mio autocontrollo. Non puoi respingermi cos, bisbigli passandomi il pollice
sul labbro, delicatamente. Andiamo, solo un bacio... sussurr direttamente sulla mia bocca.
Rimasi immobile, paralizzata dal suo respiro caldo, mentre il bisogno di baciarlo vibrava sotto
pelle.
Si avvicin lentamente, ma io gli sfuggii appena in tempo.
Non  il posto adatto per peccare.  come se fossimo in chiesa! farfugliai, stordita. Non ti
bacerei mai in chiesa!
Mi ricomposi mentre Evan si raddrizzava, insoddisfatto, ma con il sorriso sulle labbra.
Concedimi almeno di farti un regalo. Tese una mano verso lalto mentre io lo fissavo allarmata.
Che regalo? domandai dimpulso.
Mosse la mano sopra la sua testa, disegnando un semicerchio per aria.
Abbass il pugno e, quando lo riapr, un puntino di luce brill sul suo palmo. Un diamante.
Un istante dopo, sulla crosta rocciosa osservai formarsi un altro sfavillio, mentre un nuovo
diamante affiorava silenzioso al suo posto, come creato dalla pietra stessa.
Non preoccuparti, mi sussurr leggendo la mia paura che qualcuno ci scoprisse.
Il diamante si sollev dal suo palmo, danzando nellaria. Lo osservai fluttuare verso di me.
Guidandolo con un gesto della mano, lo condusse fino al mio collo, da cui pendeva il ciondolo a forma
di farfalla su cui Evan aveva inciso i nostri nomi. Abbassai lo sguardo per seguirne il percorso e lo vidi
incastonarsi nelloro bianco.
Evan...
Sstt... Appoggi lindice sulle mie labbra e mi fece locchiolino. Sar il nostro segreto.
Richiusi le labbra e toccai la pietra fredda e spigolosa mentre brillava sotto le mie dita. Non ho
parole, Evan.  davvero troppo per me.
Puoi sempre trovare il modo per dimostrarmi la tua gratitudine, mi provoc inarcando un
sopracciglio.
Sei testardo! Inclinai la testa senza mai lasciare il suo sguardo; il suo viso era di nuovo
vicinissimo al mio.
Me lo hanno gi detto, bisbigli avvicinando le labbra per qualche elettrico secondo.
Peccato che io lo sia di pi, replicai spostandomi e lasciandolo a mezzaria. Ginevra sa di
questo posto? gli domandai guardandomi intorno.
La sua voce divenne inaspettatamente seria.  una Strega. Per nessuna ragione al mondo
potrebbe mettere piede qui. Avvertirebbero subito la sua presenza. Si scatenerebbe linferno.
Peccato. Sollevai le spalle e mi avvicinai allesterno. Sono sicura che le piacerebbe. Ha la
fissa per tutto ci che brilla.
Evan soffoc una risata. Gi. Non posso darti torto. Ma, pi che per le pietre preziose, perch
sono sicuro che Ginevra rimarrebbe ore a fissare la sua immagine riflessa sui diamanti.
Risi alla sua battuta, ma poi mi lasciai cogliere da un dubbio.
Lanciai unocchiata al sipario vitreo che scorreva a qualche metro da noi. So che a questo
punto ti sembrer una domanda retorica, ma come facciamo a tornare di sotto?
Evan mi guard con un sopracciglio inarcato e un ghigno preoccupante nascosto sulle labbra.
Oh... no, sibilai con gli occhi sgranati. Non vorrai... farfugliai inclinando la testa,
rifiutandomi di dar peso a quel sospetto.
Hai paura?
Il suo tono di sfida scaten una strana scossa di ribellione dentro di me.
Ma sei anche eccitata allidea di buttarti, lo sento, continu, il tono sempre pi beffardo, lo
sguardo arguto che non lasciava il mio.
Le sue parole si agitarono nella mia testa in un vortice di confusione. Sentimenti contrastanti,
indecifrabili, che si ribellavano nel mio corpo, evolvendosi e mutando un istante prima che riuscissi a
controllarli.
Devi decidere a cosa dare ascolto, Gemma. Dun tratto la sua voce era divenuta lontana.
Cosa prevale?
Uno strano impulso mi solletic la pelle.
La paura?
Limpulso era pi forte, adesso e mi diede la spinta per scattare. Prima che Evan avesse finito di
parlare, seguii quellistinto e lo sorpassai in corsa.
... O lemozione?
Avvertii limpatto del mio corpo contro lo specchio freddo e cristallino dellacqua, mentre le
parole di Evan mi raggiungevano sospese nellaria, trasmettendomi la stessa quantit di stupore e
ammirazione. E poi il vuoto. Laria fresca mi sferz la pelle avvolgendomi carezzevole mentre mi
libravo in balia del suo soffio confortante.
Subito dietro di me, lurlo deccitazione di Evan spezz il fragore rumoroso della cascata.
 come volare! gridai, cercando di sovrastare il rumore dellacqua, mentre precipitavamo di
sotto, quasi planando nellaria. Una sferzata di adrenalina mi scuoteva dallinterno con la stessa
intensit con cui il getto dacqua si scagliava nel lago. Eravamo troppo in alto!
Mi sentivo leggera, libera, come se il mondo intero in quel momento fosse solo nostro.
Poi limpatto.
Lacqua mi avvolse accompagnando il mio corpo in superficie. Era piacevolmente fresca, quasi
tiepida e la mia pelle si adatt subito alla temperatura.
Fremevo ancora per leccitazione, mentre in me unaltra sensazione si faceva spazio con
prepotenza. Benessere. Un profondo senso di pace che si diffondeva sulla pelle mentre fluttuavo
sottacqua, in balia della corrente. Pochi istanti dopo, spinta dallacqua, riaffiorai con decisione, appena
un secondo prima che Evan risalisse in superficie scrollando i capelli bagnati.
Uuuuh-uh!  stato grandioso! url nuotando nella mia direzione.
Lo specchio dacqua era calmo, appena increspato da rivoli di schiuma bianca che si
concentravano nel punto in cui defluiva la cascata. Sussultai sollevando i piedi, spaventata da qualcosa
che si muoveva sotto di noi. Aguzzai la vista, ma non riuscii a identificarli.
Sono pesci? domandai a Evan, stupefatta. Non lo sembravano affatto, ma non riuscivo a
distinguere dove iniziasse luno e dove finisse laltro.
Evan rise. Non sono pesci. Sono sempre diamanti.
Li ammirai, affascinata dalla miriade di colori che oscillava sotto di noi, mentre Evan si
muoveva in cerchio attorno a me.
Qui non hanno pi valore di un fiore. Il fondale ne  pieno e quando i raggi del sole li
raggiungono sprigionano fasci di luce colorata che si fondono nella corrente. Si ferm dietro di me,
sfiorandomi appena. Proprio come quando tu hai attraversato la mia vita priva di colori. Soffi le
parole sul mio collo e io mi voltai, galleggiando di fronte a lui.
Sono magnifici, esclamai sottovoce abbassando lo sguardo.
Le luci si rincorrevano saettando nellacqua e io tentai di seguirle, affascinata. Venature blu
cobalto si fondevano a rivoli di correnti iridescenti, dal rosa al viola, al verde chiaro e ancora
allarancione. Fasci di luce perlata che si muovevano verso di me, mossi dalla corrente, come se
fossero vivi. Mi scansai distinto, ma Evan mi afferr con decisione da dietro e mi strinse con forza
contro di s.
Non preoccuparti, bisbigli direttamente nel mio orecchio. Per un istante ebbi limpressione
che lacqua fosse diventata pi calda. Poi presi coscienza della direzione da cui scaturiva quel calore.
Ero io, che ribollivo ogni volta che lui mi stringeva a s. Evan mi pizzic i fianchi. Sei completamente
pazza, esclam, divertito. Ti sei lanciata dalla grotta, non credevo che lavresti fatto.
La mia reazione era stata talmente istintiva e inaspettata, che persino Evan non era riuscito a
prevederla.
Ho fatto la mia scelta, come mi hai suggerito, replicai, sciogliendomi dalla sua presa per
guardarlo negli occhi con arguzia. Galleggiai muovendomi con una mano sola intorno al suo corpo,
come fosse il perno del cerchio immaginario che seguivo.
Direi che hai fatto la scelta giusta, allora, mormor, voltandosi lentamente a cercarmi. Poi il
suo sguardo si ferm sul mio. Non lasciare mai che sia la paura o linsicurezza a prendere le scelte al
tuo posto. Si avvicin a me con un movimento rapido. Qualcosa nella sfumatura della sua voce
continuava a suggerirmi che le sue parole avessero uno scopo ben diverso da quello che immaginavo.
Poi mi attir inaspettatamente a s, stringendomi una mano sulla schiena perch non gli sfuggissi e
soffi le parole a un centimetro della mia bocca: Segui. Sempre. Listinto.
A volte pu essere rischioso, non credi? sussurrai, lasciando che fosse lui a reggermi. Persino
io mi rendevo conto di quanto la mia voce fosse bassa, risucchiata dalle sensazioni che mi provocava il
contatto con il suo corpo. Era un gioco pericoloso, lo sentivo.
Lo fissai, mentre la sua bocca si avvicinava ancora, impercettibilmente. Deglutii, incapace di
muovermi sotto il suo incantesimo e lui riusc a sfiorarla.
Il rischio fa parte del gioco, bisbigli piano, devi essere disposta a correrlo o non potrai dire
di essere padrona delle tue scelte. La paura lo sar al tuo posto. Non permetterle mai di frenarti. Per
lunghi istanti, i suoi occhi si soffermavano sulla mia bocca, ma poi tornavano a guardarmi. Non
lasciare mai che la paura si metta tra te... Mi sfior le labbra con le sue e fu un trionfo di emozioni. E
ci che vuoi, sussurr, e torn a fissarmi, lo sguardo dolce e malizioso.
Vedo che sai esattamente ci che voglio. Le parole mi tremarono in gola. Sei stato piuttosto
convincente.
Evan strofin la sua guancia contro la mia, rivendicando il permesso per ci che gli avevo a
lungo negato. Un bacio lento, suadente e incredibilmente dolce. Schiusi appena le labbra e lasciai che
la sua lingua morbida sfiorasse la mia con un tocco delicato, mentre le sua labbra carnose e bagnate
avvolgevano le mie. Mi girava la testa. Lo amavo. Lo amavo con ogni fibra del mio essere, potevo
avvertirlo anche l, in quellangolo di paradiso in cui la mia anima era esposta pi che in qualsiasi altro
posto sulla terra. Non importava in quale mondo mi trovassi, per me non esisteva altra realt che quella.
11
DAME DI LUNA
Brutto...! Aprii la bocca per protestare, ma poi scelsi di colpire Evan alla testa e lui rise.
Avevamo esplorato i fondali, toccato i diamanti incastrati sul suolo roccioso e inseguito i fasci
di luce che emanavano. Ci eravamo schizzati lacqua addosso, allinizio mi ero solo difesa dagli
attacchi di Evan, ma poi si era scatenata una vera battaglia.
Infine Evan si era immerso, in cerca di qualcosa.
Avevo atteso il suo ritorno per qualche istante, ascoltando la quiete tutto intorno, e lui era
sbucato allimprovviso di fronte a me, facendomi sobbalzare per lo spavento.
Hai trovato quello che cercavi?
Ho controllato che fosse tutto a posto. Andiamo.
Dove?
Evan sorrise. Nel posto pi bello che tu abbia mai visto.
Questo  il posto pi bello che io abbia mai visto!
Mi offr la mano, gli occhi pieni di entusiasmo. Ti far cambiare idea.
Perch ho la sensazione che dovrei dire di no? replicai, avendo riconosciuto la sfumatura
maliziosa nella sua voce, quella di quando si divertiva alle mie spalle.
Evan rise, gettando la testa allindietro. Prima non ero sicuro che te lo avrei mostrato ma, dopo
il tuo salto di poco fa, ho deciso che forse sei abbastanza coraggiosa, mi provoc, inarcando un
sopracciglio.
Coraggiosa per cosa?
Per attraversare le rocce sotto la cascata. C uninsenatura che collega il fiume a una
piccola...
Sgranai gli occhi. Cosa?! Non se ne parla. Sono claustrofobica...
Evan mi afferr la mano, ignorando la mia preoccupazione, il sorriso sulle labbra. Mio
malgrado, sapevo anche il perch: era riuscito a leggere con che intensit desiderassi vedere quel posto.
 lunico modo. Non  cos stretto. Ne varr la pena... e poi ci sar io insieme a te.
Fortuna che io e Peter eravamo cresciuti al lago.
Okay. Ma solo se mi stai vicino.
Evan si immerse, la mia mano ancora stretta nella sua, e mi trascin con s.
Per forza che ti star vicino... avrai bisogno daria, mi comunic nella mente.
Gettai laria dai polmoni e mi fermai di colpo, facendogli dei versi di disapprovazione.
Evan rise. Aveva atteso di immergersi per rivelarmi quel particolare, cos non avrei potuto pi
tirarmi indietro.
Non sprecare laria, mi ammon attraverso i pensieri. Devi razionarla. Fai uscire piccoli
soffi attraverso il naso, di tanto in tanto. Durer di pi. Quando ti servir, te la dar io. Sar il tuo
rifornimento personale.
Persino attraverso i pensieri potei sentire la sua risata di scherno.
Quanto tempo hai intenzione di tenermi sottacqua? provai a dirgli, ma non riuscivo a
comunicare con lui ed Evan rise ancora, per lespressione buffa che dovevo avere in volto.
Mi fece cenno di seguirlo e si immerse pi a fondo, fin quando la luce non spar sopra di noi e il
buio ci inghiott.
Non feci in tempo a sentire la paura avvolgermi che dalla mano di Evan si era gi sprigionato
un tenue bagliore: una sfera di luce che illuminava la strada come un faro.
Mi bloccai, temendo di non farcela, e laria mi sembr di colpo insufficiente.
Evan avvert ci che provavo e mi fu subito accanto. Ti dar un po daria, mi comunic
nella mente. Poi mi accarezz la nuca, affondando le dita tra i miei capelli, per attirarmi a s. Non
appena io soffio, tu respira a fondo con la bocca. Poi chiudi bene i polmoni.
Annuii e lui avvicin le labbra alle mie e soffi.
Quando credette di avermi dato abbastanza ossigeno, fece per allontanarsi, ma io lo riportai
indietro, attirandolo a me. Con un dito mi indicai la bocca, e poi misi le mani attorno al collo, come se
stessi soffocando.
Ne vuoi ancora... Intu la mia provocazione e sorrise. E va bene, ti accontento. Si avvicin
e stavolta mi baci con passione, prima di rifornirmi daria. Va bene cos? Mi guard, in quella
semioscurit rischiarata solo dalla sfera di luce, e io gli sorrisi. Evan mi afferr la mano, avvertendo la
mia ansia, e mi guid attraverso linsenatura nella roccia. Le pareti sembravano muoversi, come se
volessero stringersi intorno a me e schiacciarmi. Soffocai quel pensiero e chiusi gli occhi. Avere un
attacco di panico senza la possibilit di respirare era qualcosa che non auguravo a nessuno. Ma poi
Evan mi sfior il palmo della mano e io mi sentii al sicuro.
Resisti un altro po, piccola. Siamo quasi arrivati.
Mi feci coraggio, mentre un bagliore, in lontananza, rischiarava le tenebre, e la roccia si faceva
via via pi spaziosa. Con quella nuova luce, ammirai affascinata le pareti tempestate di cristalli, colate
di roccia policrome e strane e brillanti stalattiti.
Pochi istanti dopo, sbucammo in una piccola laguna, lasciandoci linsenatura alle spalle.
Eravamo ancora sottacqua, ma mi sembrava di tornare a respirare. Quando risalimmo in superficie,
non riuscii a credere ai miei sensi. Trassi un lungo respiro e subito rabbrividii di piacere.
Lacqua era caldissima.
Immersi un attimo la testa, sorridendo a quella piacevole sensazione di calore.
Non mi avevi detto che ci fossero le terme, in paradiso, commentai, ma poi mi venne un
dubbio e sgranai di colpo gli occhi. Non ci sar un vulcano, da queste parti...
Evan rise. Non c nessun vulcano.
E cosa produce questo calore?
 proprio quello che vorrei mostrarti. Vieni, ti faccio vedere.
Nuotai insieme a lui fino a raggiungere la riva. Quella piccola e meravigliosa piscina naturale
era circondata da lastre rosate di pietra calcarea e cascate.
Lacqua era cos chiara che riuscivo a vedere il fondale roccioso, quasi completamente
composto da diamanti, se non fosse stato per quelle strane pietre sferiche rosso rubino che emanavano
un lieve bagliore.
Su, vieni. Evan mi spron a uscire dallacqua e io lo seguii, ridendo come una bambina.
Raggiunta la riva, feci un giro su me stessa, affascinata da tutto ci che avevo intorno. La laguna era
una conchiglia perlata in una distesa di fiori rosso rubino. Una meravigliosa sfumatura che si estendeva
ovunque e ricopriva ogni cosa come un manto.
No. Non erano fiori. Erano strani funghi senza stelo che oscillavano appena. Gli stessi che
avevo visto sul fondale.
Conserva un po di entusiasmo per dopo, mi schern Evan, e richiusi la bocca, accorgendomi
solo in quellistante che la tenevo aperta. Lui mi guid attraverso enormi archi di roccia ricoperti di
rampicante rosso, prima di inoltrarci in quella che sembrava una foresta. Per un attimo, ebbi
limpressione di trovarmi tra i boschi di Lake Placid, ma poi qualcosa sfavill, su un albero,
riportandomi alla realt... o forse sarebbe stato meglio dire al sogno.
Evan si era fermato e mi fissava, in attesa di una mia reazione: eravamo al centro di un cerchio
formato da alberi stretti luno allaltro e io non riuscivo pi a parlare. Doveva essere la sorpresa di cui
Evan mi aveva parlato prima di varcare i mondi.
Ti piace? domand, gli occhi entusiasti come quelli di un bambino.
I funghi rossi disposti a spirale attorno a ognuno dei tronchi formavano una scala artificiale e di
tanto in tanto emanavano un lieve bagliore, pulsando di luce propria.
Poi una melodia ruppe il silenzio. Un uuuh... uuuh delicato, cui segu una ventata daria calda.
Rabbrividii, per quel cambio repentino di temperatura.
Cos stato? domandai a Evan.
Sono loro. Le dame di luna.
Credevo fossero funghi...
Evan rise. No. Sono spiriti del fuoco e dellaria. Sono creature divine.
Oh! Scusate... mormorai loro, imbarazzata, e di rimando emisero un bagliore, luna dopo
laltra.
Dame di luna... Mi avvicinai e ne toccai una, che si mosse, emettendo un suono melodioso e
gettando un soffio daria calda sul mio viso.
Evan, nel frattempo, si era chinato a raccogliere dei fiori.
Che stai facendo? gli domandai, osservando i fiori che ricrescevano, nel punto in cui li aveva
raccolti.
Adesso guarda. Apr il palmo in cui reggeva i piccoli fiori rossi e rimase in ascolto.
Cosa...
Ma lui mi copr la bocca con un dito e laria si riemp di nuovo di quel suono melodioso.
Uuuh... uuuh...
Evan lanci i fiori in aria, proprio mentre mi giungeva una ventata di calore, e i petali si
sparpagliarono, volteggiando sopra di noi, sempre pi in alto, fin quando non scomparvero.
Per un attimo, ebbi limpressione che il cielo sopra di noi si fosse increspato, risucchiando i
fiori.
Che meraviglia... sussurrai. Sono loro. Sono i funghi che emettono calore! Erano loro anche
nellacqua. Per questo era cos calda...
Dame di luna, mi corresse.
Oh, s, giusto.  un nome cos buffo... Perch si chiamano cos?
Perch il loro soffio emana corpuscoli scintillanti, rosa e argento, proprio come quelli
sprigionati dalla luna.
Mi girai per guardarla: la grande luna dominava il cielo, illuminando latmosfera di quei colori.
Si narra che Dio fosse cos affascinato dalla luna, che lei gli offr in dono le sue dame, creature
celesti che la popolavano. A patto che Lui le avesse permesso di vegliare su di loro. Per questo la luna
qui  cos grande, rispetto alla terra. Ma  solo una leggenda... Evan mi prese per mano e mi guid al
centro del cerchio formato dagli alberi. Mi  venuta unidea. Poi si allontan e torn con una dama di
luna che pulsava una tenue luce tra le sue mani.
Evan...
Lui si mise dietro di me e lasci che fossi io a tenerla, mentre lui mi spostava i capelli dietro le
orecchie e io rabbrividivo al suo soffio.
Esprimi un desiderio, sussurr sottovoce.
Chiusi gli occhi, mentre leco delle sue parole raggiungeva il mio cuore. Alzammo insieme la
dama di luna, aspettando il segnale che precedeva il soffio daria calda e, quando il suono di quelle
creature affascinanti riemp laria, la lasciammo andare. La dama si accese, fluttuando verso lalto. Poi
scomparve, portando con s il mio desiderio.
 stato incredibile, esclamai sottovoce, ed Evan, dietro di me, avvicin le labbra al mio
orecchio.
Adesso tocca a noi, mormor.
Aggrottai la fronte e lui mi alz le braccia, lentamente.
Sei pronta? Mi cinse la vita e, prima che potessi rendermene conto, i nostri piedi erano a un
palmo dal suolo. Nel tempo di un respiro, le dame emisero il loro canto, soffiando luna dopo laltra, e
noi ci librammo verso lalto, ruotando su noi stessi. Le dame si susseguivano tra gli alberi e il loro
soffio creava un vortice daria che ci spingeva sempre pi su. Poi ci fermammo, levitando a sei metri
dal suolo. Sollevai lo sguardo, piena di meraviglia, e scoprii perch i fiori erano scomparsi. Sopra di
noi, in quel cerchio perfetto formato dagli alberi, non cera il cielo, ma uno strato dacqua. Allungai
una mano per toccarlo e la superficie si incresp.
 il pozzo dei desideri, sussurr Evan dietro di me.
Dici sul serio? domandai eccitata.
Evan rise. No... ma potrebbe esserlo per noi.
Il soffio di calore cess di colpo e noi precipitammo senza preavviso. Atterrai tra le braccia di
Evan, che mi fiss per un lungo istante, prima di farmi scendere.
E lui continu a guardarla, incantato, sussurr. Di tutte le creature in paradiso, lei era la pi
straordinaria.
Solo perch lui la guardava con il cuore, lo contraddissi.
Erano i suoi occhi, a guardarla, e non il cuore. Lui non aveva pi un cuore, perch lei glielo
aveva preso come pegno, rendendolo prigioniero.
E continuerai a esserlo, mormorai, mordendogli il labbro, perch non ho nessuna intenzione
di lasciarti andare. Strofinai il naso contro il suo, guardandolo con intensit.
Lui riusciva a leggermi dentro, ma a me non occorreva scavare nella sua anima per scoprire
quanto fosse emozionato nel mostrarmi tutte quelle meraviglie.
Adesso andiamo. Ci sono altri posti che non vedo lora di farti vedere.
12
PROMESSE
Giungemmo a una grotta semiaperta, con una cascata che passava in mezzo ad anelli di roccia
posti a diverse altezze, precipitando per centinaia di metri. Passammo attraverso sentieri rocciosi,
salendo verso la cima di quello che sembrava un grattacielo naturale. Osservai affascinata alcuni alberi
dalle foglie rosse che crescevano al contrario, protendendosi verso di noi. Man mano che procedevamo,
si sentiva il fragore dellacqua, sempre pi vicino e assordante. E, quando raggiungemmo la cima della
montagna, scoprii da dove proveniva. Mi strinsi a Evan, perch per un attimo mi manc lequilibrio. La
roccia si spezzava, precipitando nel vuoto, come se quel mondo avesse fine proprio l. Corsi verso la
sporgenza, incapace di trattenere la curiosit, e restai senza fiato. Sotto di noi, si ergeva unimmensa
citt di alabastro. Una serie infinita di cascate sgorgava dalla montagna, gettandosi nel fiume che la
circondava.
Evan mi guard, interessato alla mia reazione.
Gli enormi palazzi dalabastro regnavano su ogni cosa, attraversati da correnti dacqua e piccole
cascate che si riversavano dalle finestre.
E questa cos? mormorai esterrefatta.
Vieni, ti faccio vedere.
Guardai le cascate che si riversavano furiose. E come la raggiungiamo? domandai, impaurita
dalla sua risposta.
Evan fiss un grosso tronco abbandonato tra le rocce. Scenderemo con quello. Ma dovrai
reggerti forte.
Sgranai gli occhi, agghiacciata, ed Evan rise, gettando la testa allindietro. Scherzavo!
Prenderemo il sentiero. Mi fece locchiolino e mi guid per mano attraverso una scalinata scavata
nella pietra che passava dietro le cascate. Per la prima volta fui grata che mi stesse prendendo in giro.
Evan sarebbe stato capace di tutto.
Dopo pochi minuti, giungemmo di sotto, e mi resi conto di essermi sbagliata. Non si trattava di
alabastro. Lintera citt sorgeva in mezzo allacqua ed era fatta di diamante grezzo, cos opaco da
sembrarmi bianco. Dal basso, gli edifici avevano un aspetto ancor pi maestoso. Cascate surreali si
riversavano qua e l, riflettendo il bagliore della grande luna che sovrastava il cielo. Una lieve foschia
copriva tutto di un alone misterioso, rendendo latmosfera gotica. Riuscivo a distinguere elementi di
epoche diverse. Ponti con guglie e pinnacoli erano sospesi su rocce che spuntavano dallacqua. In alto
si ergeva il busto di un drago con le ali spiegate. Ricordavo di aver visto qualcosa di vagamente simile
quando avevamo studiato le cattedrali gotiche francesi. In lontananza, poste su altissime colonne, si
intravedevano altre due enormi statue: due leoni che sembravano vegliare su tutto. Gli edifici erano di
diverse dimensioni. Quelli pi grandi erano simili a dei battisteri del Cinquecento, con tanto di
colonnato attorno, sormontati da una cupola michelangiolesca. Quelli pi piccoli, invece, avevano una
cupola con forma pi simile a quelle orientali. Uno in particolare cattur la mia attenzione. Era di
dimensioni inferiori rispetto a tutti gli altri, ed era simile a un gazebo per i matrimoni, con motivi
floreali intarsiati e interamente ricoperto di rampicante.
Noi la chiamiamo Diamntea, la citt celeste, mi spieg Evan. Qualcuno la chiama solo la
citt. Non sappiamo davvero a cosa serva. Non  piccola, ma non pu ospitare molte anime ed  lunico
complesso di edifici che c in tutto il paradiso. Noi pensiamo che sia un luogo di ritrovo per le anime,
dove passeggiare... o stare in compagnia.  qui che giungiamo, quando varchiamo il confine per la
prima volta.
Vale anche per le anime dei mortali?
Credo di s, ma non ne sono sicuro. Nessun Sotterraneo ha la risposta alla tua domanda.
Possiamo solo fare delle supposizioni. Noi facciamo passare le anime attraverso i mondi, ma, una volta
qui, i nostri sensi sono incapaci di percepirle. Ecco. Io sono apparso proprio l. Mi indic un colonnato
sulla destra privo di copertura che faceva pensare a unarena.
Cercai di immaginare Evan in quel posto, smarrito e completamente solo, ma non riuscii a
scambiarlo con limmagine che avevo di lui: impavido e sicuro.
Trasalii e mi voltai di scatto.
Hai visto anche tu? gli domandai, allarmata. Leco di un brivido perseverava sulla mia
schiena, perch per un attimo mi era sembrato di aver visto unombra.
Non c niente, Gemma. Rilassati, mi rassicur Evan, percependo lintensit con cui
quellinquietudine mi aveva scosso.
Quella citt era incantevole e inquietante al tempo stesso. Sapere che, proprio in quel momento,
centinaia di altre anime, forse migliaia, riempivano i palazzi che noi invece vedevamo vuoti. Sapere
che probabilmente era il luogo in cui giungevano le anime di tutto il mondo, dopo la morte.
Non  saggio stare qui, mormorai, cupa. Andiamocene via.
Daccordo, acconsent Evan. Andiamocene via. Afferrai la sua mano e lo seguii. Poco pi
distante, si intravedeva quella che sembrava una caverna ricoperta di rampicante lilla, sospesa sopra il
fiume, proprio al confine di Diamntea. Invece scoprii che era una galleria naturale costruita da piante e
rampicanti intrecciati ad arte. Un tunnel di fiori lilla.
Lasciai la mano di Evan e mi incamminai a passo svelto, ridendo come una bambina. Il
profumo era inebriante. Poi mi girai verso Evan, le braccia spalancate. Dio... questo posto  un
incanto! Mi tappai subito la bocca con la mano ed Evan si port un dito alle labbra, mentre la mia
voce riecheggiava producendo uno strano effetto melodico. Mi accovacciai, osservando attraverso i
rami lacqua che scorreva sotto il tunnel. Tutto intorno a noi il mondo si era tinto di lilla. Incantevoli
fiori si intrecciavano tra loro ricoprendo ogni cosa. Avevano una forma che non avevo mai visto sulla
terra. Erano tondi e sembrava che fossero sul punto di esplodere, per quanto erano tesi, ma a
unestremit avevano una sorta di colletto ripiegato. Inspirai a fondo il loro profumo e mi sollevai. Mi
piacerebbe sdraiarmi qui e leggere per ore... gli rivelai, gli occhi trasognati.
Leggi me, invece, mi sfid Evan, e nei suoi occhi balen una scintilla di malizia.
Strinsi tra le mani la catenina che portavo sempre al collo e toccai la piccola pietra di diamante
che Evan mi aveva regalato. Non era ancora familiare al tatto, ma sapere che era l mi scaldava il cuore.
Evan percep quel pensiero e mi strinse a s, spingendomi contro la parete di fiori. Mi annus il collo,
come se quel profumo provenisse da me. Poi mi sfior lorecchio con il naso e un brivido mi attravers
la nuca. Lo sapevi che, quando un pinguino maschio sceglie la sua compagna per la vita, perlustra
lintera spiaggia in cerca del sassolino perfetto da offrirle? Se lei lo accetta, staranno insieme per
sempre.
Stai dicendo che sei un pinguino? lo schernii, bench la sua vicinanza mi stordisse, ma lui
rimase serio e mi baci sotto lorecchio.
Sto dicendo che io ho scelto te, sussurr.
Accarezzai la pietra, mentre un brivido diffondeva in me la scia del suo calore. Allora accetto
il tuo sassolino. Appoggiai la mano sul bicipite di Evan, perch ricordasse dove eravamo. Avevo
limpressione che lui fosse sul punto di dimenticarsene.
Non trattenermi... protest. Questo  il tunnel dellamore.
E tu che ne sai? Mi lasciai sfuggire un sorriso.
 cos! Le anime innamorate vengono qui e giurano il loro amore.
Questo non puoi saperlo, gli ricordai. Mi stava prendendo in giro, ma era un gioco che non
mi dispiaceva affatto.
Evan mi sbarrava la strada, le mani appoggiate ai lati della mia testa. Sono io lesperto,
insistette, e si avvicin per baciarmi, ma io sfuggii alla sua presa e corsi lungo il tunnel, mentre la risata
che non ero riuscita a trattenere riecheggiava, creando uno straordinario effetto sonoro.
Torna qui! mi ammon. Rise e mi corse dietro, ma io continuai a sfuggirgli. Dove vai?!
Devo ancora mostrarti la sorpresa...
Mi bloccai di colpo e mi voltai a guardarlo, mentre sulle sue labbra si dipingeva un sorriso
furbo.
13
SEGRETI SVELATI
Come sarebbe a dire che non era quella la sorpresa?! Hai detto che... lo redarguii confusa
mentre Evan mi precedeva a passo svelto risalendo un promontorio ripido.
Non ho mai detto che lo fosse. Mi guard di sottecchi nascondendosi dietro un sorriso furbo.
I vestiti bagnati aderivano alla mia pelle, ma, nonostante il tessuto freddo, laria tiepida
diminuiva il fastidio. Persino i muscoli delle gambe sembravano collaborare, sebbene camminassimo
ormai da ore, anche se non avrei saputo dire quante, con certezza. Avevo perso completamente la
nozione del tempo  tra le altre cose  e la luce, sempre la stessa da quando eravamo in quel posto, non
mi aiutava a orientarmi.
Avevamo attraversato ponti sospesi in aria fatti di rami che si intrecciavano, mentre il fiume
scorreva sotto di noi; avevamo oltrepassato le sue acque dentro una gigantesca ninfea blu screziata
dargento, che si era subito chiusa sopra le nostre teste. Evan aveva pensato di cogliere loccasione per
baciarmi, ma io ero riuscita a sfuggire a ogni suo tentativo e il fiore si era mosso, emettendo un tenue
bagliore, come se soffrisse il solletico. Ci eravamo arrampicati sulle rocce, cos in alto che avevo
avvertito la voglia di volare. Finalmente sintravedeva il cielo roseo oltre la terra, rivelando che la cima
era vicina. Un profumo floreale, ricco e costante mi pervase le narici. Poi un soffio daria mi attravers
i capelli e, quando alzai lo sguardo, un brivido mi percorse le braccia. Non ero certa se dipendesse dalla
leggera brezza o se per il panorama mozzafiato che di colpo si era aperto di fronte a noi.
Trattenni il respiro mentre lintera valle si rivelava ai miei occhi in tutta la sua essenza.
Unessenza primordiale e incredibile.
La natura sbocciava in tutto il suo splendore, dipingendo un paesaggio surreale in cui i colori e
le forme si rincorrevano armoniosi. Eppure qualcosaltro dominava su tutto assorbendo la mia
attenzione. Persino da quella distanza riuscivo a coglierne lessenza vitale.
Si ergeva alto sfidando il cielo, sovrastando ogni altra cosa. Regnando su tutto.
Maestoso. Eterno. Antico.
Lalbero della vita, sussurrai quasi senza accorgermene.
E della conoscenza del bene e del male, precis Evan.
Ancora intrappolata in quellincantesimo, con la coda dellocchio percepii un movimento alla
mia destra, e trasalii quando le vidi. Erano due bellissime creature dal pelo fulvo che brucavano lerba
rossa sul terreno. Avevano una folta criniera da leone e due sottili corna che puntavano verso la lunga
coda. Sembravano grandi cani preistorici. Poi ricordai: erano le stesse creature raffigurate nelle statue
della citt celeste. Evan si avvicin e uno dei due animali si chin davanti a lui, lasciandosi
accarezzare.
I Tyadon sono creature discrete, ma leali. Stanno sempre in coppia. Si narra che Dio deposit
il soffio vitale delluno nellaltro, in modo che nulla potesse separarli, e li mand sulla terra per
proteggere luomo, ma si scopr che, se moriva uno, laltro perdeva il suo Prana, lo spirito che
dimorava in lui. La lotta per la sopravvivenza port alla loro estinzione, cos Dio, vedendo la crudelt
delluomo, decise di tenerli per s, mi spieg Evan. Poi rise e con un movimento repentino sal in
groppa al Tyadon, mentre io sgranavo gli occhi.
Oh, no...
Evan mi guard come se fosse appena salito su uno scooter e non su un cane-leone-preistorico
gigante. Ci serve un passaggio, comment, sollevando le spalle, ma poi sorrise tra s. Prima che
potessi replicare, spron lanimale e part al galoppo, per poi fermarsi qualche metro pi avanti. Pensi
di metterci ancora molto? mi schern, girandosi verso di me.
Serrai le labbra, non glielavrei data vinta. Mi affrettai a salire sullaltro animale, ma, una volta
montato, non fui sicura di saperlo condurre. Afferrai le corna, che si prolungavano come il manubrio di
una moto, ma il Tyadon scosse la testa, infastidito, e io mi aggrappai alla folta criniera, sperando di non
fargli male.
Mi reggerei forte, se fossi in te, mi avvert Evan, solo un istante prima che laria mi mozzasse
il respiro. Il paesaggio balen davanti ai miei occhi divenendo sfocato e il cervello finalmente
comprese: il mio animale era partito a razzo dietro quello montato da Evan e stavamo correndo come il
vento. I loro passi si alternavano veloci, sfiorando appena il terreno e a volte si lanciavano in salti cos
lunghi che non ero sicura che non sapessero volare. Era unesperienza ultraterrena, elettrizzante.
Persino sfrecciare a trecento allora sulla moto non mi strappava il respiro come in quelloccasione,
sebbene Evan controllasse laria intorno a noi per evitare che soffocassi. Un fremito indescrivibile cui
non mi sarei mai abituata, ne ero certa.
Riaprii gli occhi quando laria cess di frustarmi la pelle. Il mio animale si era fermato, subito
dopo quello di Evan.
Scesi con cautela dalla sua groppa, non perch temessi di cadere, ma perch il mio sguardo era
rimasto intrappolato nella maestosit da cui era circondato. I colori erano cos intensi da abbagliarmi.
Tentai di scrutare il cielo, ma non riuscii a vederlo. Lalbero sovrastava ogni cosa.
Un possente intreccio di tronchi intersecati tra loro sinnalzava maestoso. I rami scendevano in
fitti motivi, serpeggiando sul terreno. Era quasi inverosimile riuscire ad accettare lidea che si trattasse
di ununica entit.
Sollevai lo sguardo sulle foglie opalescenti e dai colori innaturali che accarezzavano i rami,
girando su me stessa con lo sguardo rivolto al cielo, mentre raggi di luce argentea attraversavano i rari
spazi tra le foglie.
 cos... Nonostante lo sforzo, non riuscivo pi a trovare le parole.
Antico? sugger Evan.
 magnifico. Percepisco la sua energia, gli rivelai, mentre ogni parte di me si sentiva
attraversare da un costante formicolio.
 cos che lo immaginavi? Evan conosceva gi la mia risposta, ma lo domand comunque.
Ai suoi occhi ero un libro aperto, in quel posto.
Non con tutti questi colori, ammisi, affascinata dalle incredibili sfumature che lo ricoprivano.
Evan rise sommessamente e per qualche motivo ebbi limpressione che si stesse di nuovo
prendendo gioco di me. Lattimo seguente assottigli le labbra e dalla sua bocca usc un suono flebile e
melodioso, simile a un fischio delicato. Sussultai, mentre unombra si muoveva compatta sopra le
nostre teste. Sollevai lo sguardo, allarmata, e rimasi senza fiato.
Farfalle.
Il suo fischio le aveva ridestate. Una miriade di farfalle grandi quanto la mia mano dalle
incredibili sfumature colorate si era librata nellaria lasciando i tronchi su cui sostavano un istante
prima, immobili. Il cielo si riemp di quei colori. Dal rosso al porpora, dal blu notte al miele... e ancora
al rosa intenso. Colori opalescenti che si fondevano tra loro creandone di nuovi.
Non avevo pi fiato.
Osservai le loro ali colorate volteggiarci intorno, preoccupandomi di non emettere alcun suono
che potesse spaventarle e allontanarle. Il loro passaggio lasciava nellaria una delicata fragranza
floreale, la stessa che avevo percepito in lontananza. Un profumo irresistibile.
Adesso che le foglie erano sgombre e lalbero si presentava ai miei occhi nella sua vera forma,
riuscii a scorgere le appendici che sbocciavano lungo i rami, come fiori dorati.
Quello ... Mi bloccai, esterrefatta.
Il frutto. Evan mi guard e riprese: Quello di cui Eva si nutr, nonostante le fosse stato
proibito. Sul suo viso cal unombra di tristezza che mi colse inaspettatamente. Lo stesso di cui io
sono costretto a nutrirmi, per sopravvivere, concluse tentando di velare lamarezza.
Affascinata, mi avvicinai alla superficie ambrata del frutto, su cui scorrevano venature color
melograno. Allungai la mano, ma avvertii subito la tensione nello sguardo di Evan. Il suo messaggio mi
giunse con chiarezza. Non mi era concesso nemmeno di toccarlo. Il suo corpo si era irrigidito nello
stesso istante in cui avevo proteso il braccio. Soffocai quellimpulso, nonostante lo sentissi premere
sotto pelle perch lo assecondassi.
Un ramificato intreccio di venature si rincorreva sui tronchi prolungandosi fino al frutto, quasi
fossero un tuttuno. Era impossibile, eppure avevo quasi la sensazione che pulsasse, richiamandomi a
s. Come un cuore palpitante. Il desiderio di toccarlo mi sovrast e improvvisamente averlo tra le mani
divenne lunico pensiero che contasse. Il suo profumo era cos buono... Non erano le farfalle, mi resi
conto dun tratto. Era lui, che emanava il suo profumo fino a me. Mi sentivo spaventata quanto
affascinata dal potere che esercitava su di me.
Gemma. Evan mi richiam alla sua attenzione, la voce velata dalla preoccupazione.
Sembra vivo... Mi avvicinai un po, come ipnotizzata.
Sentivo di essermi persa in quel desiderio.
Non toccarlo. La sua voce era cauta, ma riuscivo a sentire il nervosismo che aveva tentato di
nascondere.
Scossi la testa per scacciare listinto che mi aveva ottenebrato la mente, e cercai di concentrarmi
su altro. In che senso sei costretto a nutrirtene? Che vuoi dire? domandai.
Ti sembrer paradossale, ma  unaltra delle punizioni cui la mia stirpe  condannata.
Non la definirei una punizione, sorrisi. Voglio dire, non devessere cos terribile. Sembra
avere un buon sapore... Non riuscivo a staccare gli occhi dal frutto, come se assorbisse la mia essenza.
Quasi riuscisse a soggiogarmi.
 cos. Noi ci nutriamo solo del suo succo. Lambrosia. Ha un gusto soffice al palato, ricco e
intenso sulla lingua, cremoso e pieno di gusto. Unesplosione di sapori che rende ogni altra cosa
insipida.  il suo succo che ci d la forza e alimenta il nostro spirito e il nostro potere. Ma senza... Il
suo sguardo divenne duro e la sua voce grave. Nessun Sotterraneo riuscirebbe a sopravvivere a lungo.
E la morte  un processo lungo e doloroso che ti priva dapprima dei poteri... I suoi occhi si smarrirono
in un punto lontano, come se stesse rivivendo un ricordo. ... Poi della forza... fino a farti scomparire
del tutto.
Non sembra divertente. Mi morsi un labbro.
Non lo  affatto. Le altre anime, quelle pure e prive della maledizione che scorre nel nostro
sangue, sono immortali e non c niente di cui abbiano bisogno per preservare la loro eternit. Per noi,
invece,  una continua lotta per la sopravvivenza. La trasgressione di Eva  un duro conto che
dobbiamo pagare, un fardello per chiunque abbia il sangue dei Sotterranei nelle vene.  per questo che
riceviamo il suo marchio, perch nessuno di noi lo dimentichi.
Non  cos terribile, ribadii cercando di risollevarlo, la gola ancora arsa e consumata dal
desiderio di sentire il sapore dellambrosia.
Non sai di cosa parli, mi ammon con voce severa. Allinizio lo  invece.  terribile, mi
contraddisse, mentre il suo sguardo si spegneva in quel ricordo lontano. Siamo messi a dura prova sin
dal primo momento. Sui suoi occhi scese un sottile velo scuro, un lampo di ricordi dolorosi.
Prova a spiegarmelo, lo spronai.
Sai gi cosa succede quando la vita di un mortale si spegne: un Sotterraneo arriva a salvarlo e
accompagna la sua anima qui, evitando che si perda o che qualcun altro la rivendichi. Quelli come me,
invece, non c nessuno ad aspettarli. Siamo lasciati soli, alla deriva, in balia di noi stessi... dimenticati.
Nascosti. Il suo sguardo si incup mentre combatteva contro quel ricordo aspro.
Ci che  stato nascosto a me, sar nascosto al mondo, mormorai, ripensando alla storia che
Evan mi aveva raccontato, la condanna che Dio aveva inflitto a Eva per avergli nascosto alcuni
bambini che lavava nel fiume. Lacqua rappresentava la purificazione e lei, timorosa di Dio e del Suo
potere, non aveva voluto mostrargli i figli che non lavevano ricevuta. La stessa acqua in cui anchio
mi ero bagnata. Un brivido inaspettato mi scosse.
Nessuno viene a prendere un Sotterraneo quando la sua vita da mortale finisce, ma una Strega,
invece,  gi l per lui, per tentarlo e ucciderlo. Se riesce a sopravvivere alla sua prima prova, la sua
anima vaga senza meta, senza uno scopo, ignara di tutto, ignorando persino che abbia bisogno di
nutrirsi per sopravvivere, finch non passano i mesi e la sua forza inizia a vacillare, ad affievolirsi. E,
mentre il suo spirito sindebolisce, la Strega lo osserva in disparte, attendendo la sua rivalsa. La sua
seconda occasione. Osserva lAngelo dai margini, pronta a rubargli lanima, in cambio di promesse che
a quel punto lAngelo non sar in grado di rifiutare.
Ma perch le Streghe bramano cos intensamente le vostre anime? Che senso ha?
Non siamo noi il loro vero obiettivo. Siete voi.
Rabbrividii al suo sguardo affilato sul mio.
Immagina se riuscissero a liberarsi di noi, immagina se ci uccidessero tutti. Non ci sarebbe pi
nessuno ad accompagnare i mortali e le loro anime si perderebbero nel male. Gli apparterrebbero.
Sarebbe la fine, bisbigli, lo sguardo perso nel vuoto. La fine di tutto.
Un altro brivido, pi freddo e pungente. Avevi ragione,  terribile, mormorai, con la voce che
mi tremava.
Evan soffoc un sorriso. Ma questo non succeder mai. Ne uccidono molti, ma non
riusciranno mai a sterminarci tutti.
Perch uccidervi, se tanto poi scomparite comunque, senza nutrimento?
Uccidere subito un nuovo Sotterraneo riduce il rischio che venga trovato e aiutato a diventare
pi forte. Ma questa  soltanto una delle ragioni. Le Streghe sono creature capricciose e i figli di Eva
sono allettanti prede da contendere.
Come fate a capire di cosa avete bisogno, per sopravvivere? domandai, sempre pi curiosa.
Il caso. Solo il caso. Se sei fortunato, timbatti in un altro Sotterraneo, che ti guida prima che
sia troppo tardi. A nessun altro importa di noi.  solo quando un Angelo si ciba per la prima volta del
frutto supremo che viene riconosciuto ufficialmente dai membri dellOrdine e inizia a percepire gli
ordini nella sua mente.  una sorta di selezione naturale. Imparare a spezzare le barriere tra i due mondi
 un processo troppo complesso perch qualcuno riesca a farlo da solo. Per questo motivo le vostre
anime hanno bisogno di noi. Spostarsi da una dimensione a unaltra  un processo pi delicato, in cui
occorre saper spezzare certi confini senza alterare gli equilibri.
Dal modo in cui ne parli, diventare un Sotterraneo devessere stato unesperienza dolorosa per
te.
Non immagini quanto. La sua voce era un sussurro di malinconia.
Ma, se la vostra  una discendenza, i tuoi genitori non avrebbero dovuto essere come te? gli
domandai.
Lo credevo anchio, ma evidentemente non sempre  cos. Non esiste un manuale che spieghi
nei dettagli i segreti che ci legano luno allaltro e nessun Sotterraneo sa di esserlo finch la sua
esistenza da mortale non giunge al termine. I miei genitori erano mortali, li ho visti invecchiare e
morire, attendendo che mi raggiungessero, ma non  successo.  come se il nostro fosse un gene attivo
solo in alcuni di noi, forse in fondo  per questo che qualcuno ci chiama Geni Sotterranei. In realt,
ho solo visto i loro corpi senza vita. Mi  stata tolta persino lultima possibilit di rivederli perch
quando  successo sono stato chiamato e non ho fatto in tempo a raggiungerli per un ultimo saluto.
Ma  terribile. Perch non hai ignorato gli ordini? Era una cosa cos importante per te...
Non ho mai infranto la legge, replic, lespressione solenne.
Ma lo hai fatto per me.
Evan fiss lo sguardo sul mio, un tenero sorriso nascosto appena dietro gli occhi.
Hai detto che  necessario imbattersi in un altro Sotterraneo, chi  stato a trovare te? Chi ti ha
salvato?
Evan sorrise, mentre prendeva posto su un grosso ramo che si prolungava quasi fino a sfiorare il
manto erboso, poi mi invit a seguirlo. Mi guard di sottecchi attraverso le lunghe ciglia. Non va
sempre cos. Almeno non  andata cos per me. Anzi dovrebbe, ma diciamo che il mio caso 
leccezione che conferma la regola.
Lo fissai con espressione inquieta, attendendo che proseguisse.
Non sapevo pi chi ero, cosero diventato. Ero come tornato ai primordi della condizione
umana. Sentivo i morsi della fame, ma il mio istinto non bastava a procurarmi il cibo. Ero privo di
forze. Non mi nutrivo da settimane. Devo tutto a Ginevra.  stata lei a trovarmi. Ha salvato la mia
anima e per questo sar in debito con lei per sempre.
Ginevra? Sei stato salvato da una Strega?! Credevo che le Streghe volessero uccidervi! Non
avrebbe dovuto farlo?
Sorrise alla valanga di domande che gli avevo riversato addosso. Per fortuna aveva gi
incontrato Simon, allora. Anche se non aveva ancora tradito le sue sorelle. Simon e Ginevra si
vedevano in segreto e a lei costava uno sforzo immane celare la loro relazione. Ha dovuto imparare a
gestire i suoi pensieri per evitare che la scoprissero, perch tutte le Streghe hanno facolt telepatiche,
anche le sue sorelle. Comunicano tra loro attraverso la mente. Sono unite da un legame troppo forte e
inscindibile, quasi impossibile da spezzare. Tu non hai idea di quanto forte sia il legame che unisce una
Strega alle sue sorelle.  un vincolo indissolubile.
Ma lei  riuscita a spezzarlo... per Simon, mi costrinsi a contraddirlo, in cerca di risposte.
 vero. Ma non  stato facile per lei e non  detto che sia definitivo. Lo ha fatto perch il
potere del male e il vincolo che le unisce luna allaltra  secondo solo allamore. Quello vero, puro...
come il nostro, bisbigli, stringendo la mia mano. Quando Ginevra mi ha trovato, ero quasi in fin di
vita, ridotto a uno straccio. Stavo per scomparire del tutto. Conoscere Simon ha reso Ginevra pi
compassionevole... Per un momento ebbi limpressione che si fosse perso in quel ricordo che quasi
non gli apparteneva. Quando lei ha scoperto che le sue sorelle mi tenevano docchio in attesa di
attaccarmi,  stata una scelta difficile per lei, ma alla fine mi ha condotto da Simon, che ha provveduto
immediatamente alla mia nutrizione. Ci sono volute settimane perch mi riprendessi. Da allora,
abbiamo affrontato tutto insieme. Siamo diventati inseparabili. Siamo diventati una famiglia. Anche
se... Sorrise tra s. Vivere con Ginevra ha i suoi lati bizzarri. Tutto quel lusso e quello sfarzo!
S, certo, una vera tortura! replicai urtandolo con la spalla.
A noi non serve niente di tutto ci in realt, ma per lei  di fondamentale importanza. Solo
perch  riuscita a rompere il legame con le sue sorelle non  detto che sia meno Strega. Lei continua
ad attingere al suo potere per soddisfare i suoi capricci. Pu manipolare tutto ci che  materiale con il
semplice controllo della mente. Il suo potere...  si port lindice alla tempia  ...  tutto qui, nella
sua testa. Ginevra pu ottenere tutto ci che vuole.
Dovrei dirti che mi dispiace? Scusa ma non ci riesco...
Evan rise. No, questo no. Non ho mai detto che mi dispiace. Ho solo detto che non ne
avremmo bisogno. Non che non sia piacevole, replic.
Piacevole? lo stuzzicai ancora, perch piacevole mi sembrava un eufemismo.
Daccordo, non mi lamento. Devo ammettere che mi sono adeguato abbastanza in fretta,
ribatt sogghignando. Vivere con una Strega ha i suoi vantaggi, dopotutto. Lei  molto premurosa con
noi, anche se non si direbbe.
Che mi dici di Drake? domandai a bruciapelo.
Lui  arrivato solo pi avanti.
E il vostro trio  diventato un quartetto.
Mi guard dritto negli occhi e addolc lespressione. Ma, solo adesso che ci sei tu, la nostra
famiglia pu dirsi al completo.
Sentire quelle parole mi riemp di calore. Era bello sentirsi parte integrante della loro famiglia.
Lo sei, replic Evan ai miei pensieri. Lo pensano tutti, sai? Sei una di noi, lo sei sempre
stata per loro, sin dal momento in cui hanno capito quanto contassi per me. Specialmente Ginevra. Non
pensavo che si sarebbe legata a te a tal punto. Ti stupiresti di scoprire quanto. Probabilmente vede in te
il riflesso delle sorelle che ha dovuto abbandonare.
Quel pensier mincup, lasciando allo stesso tempo una nota di amara dolcezza. Anchio mi
sentivo legata a Ginevra nel profondo, come se fossimo sorelle e, per la prima volta, compresi che il
nostro legame era visibile a tutti.
Evan salt gi dallalbero e il suo scatto mi fece sobbalzare.
 ora di andare? domandai quasi con rammarico. Un istinto primitivo mindusse a respirare a
fondo laria profumata che ci circondava, per imprimerne il ricordo nella mente.
Non molto distante dallalbero, il lungo fiume su cui si riversava la cascata scorreva lento,
riempiendo la mia mente di nostalgia.
Evan si ferm di fronte a me, mentre io sedevo ancora sul grosso ramo, e appoggi le mani sulle
mie ginocchia. Le presi tra le mie, poi la sua voce mi riemp la testa, morbida e vellutata. Voglio farti
qui la mia promessa, mi trasmise, le labbra immobili e lo sguardo nel mio.
Quale promessa? replicai, e la voce usc in uno squittio.
Questalbero  sacro. Non immagino testimone migliore di lui, continu senza curarsi della
mia domanda.
Evan, che...
Non allarmarti. Voglio solo che tu sappia quello che provo per te.
So gi quello che provi per me e sento anchio la stessa cosa.
No, fammi finire, insistette sprofondando gli occhi nei miei. Mi afferr la mano e la gir con
dolcezza, come se temesse di romperla. Ne accarezz il palmo, poi se la port sul petto, allaltezza del
cuore. Tu non puoi sentire il mio cuore.
Lo guardai, confusa.
Ma io s. Lo sento pulsare dentro di me ogni volta che mi guardi, ogni volta che respiri. La
sua voce era cos intensa e incredibilmente dolce, che non riuscii a interromperlo. Poi il suo sguardo si
fece serio, riempiendosi di consapevolezza. So che quello che faccio ti spaventa. Io non sono perfetto,
Gemma, anche se tu lo credi. Ma quando sono insieme a te mi sembra di esserlo, perch non mi serve
nientaltro. I suoi occhi ardevano sui miei inondandomi di emozioni sconosciute. Non sarei niente se
ti perdessi, lo so da quando ho capito lamore che provo per te. Non puoi sapere di essere incompleto
finch non trovi laltra met di te. Da solo non valgo nulla, non sono che unanima spezzata, un quadro
incompleto, un cielo senza stelle. E cos il cielo senza le sue stelle?
Evan...
Un enorme buco nero. Come sarei io senza di te, mi interruppe prima che potessi replicare.
Non voglio dirti che ti amo,  una parola troppo sottovaluta nel tuo secolo, temo che non capiresti
limportanza del sentimento che sto cercando di esprimerti. No, sarebbe troppo scontato. Quello cui
devi credere, invece,  che io faccio parte di te quanto tu di me. Sei qui dentro, ricordalo sempre,
sussurr, stringendo la mia mano ancora sul suo petto.
Sorrisi alla sua dolcezza e mi appoggiai a lui. Come tu sei in me, concordai.
Baciami, mi ordin nella mente, lo sguardo sensuale e prepotente.
Allentai i muscoli delle gambe e lasciai che si avvicinasse.
Evan mi cinse i fianchi con le mani, appoggiando il bacino contro il mio e lasciai che mi
baciasse dimenticando ogni cosa, ignorando persino il luogo in cui eravamo. La terra vacill a quel
contatto, mentre mi sentivo trascinare in un infinito cielo tempestato di stelle.
Stringiti a me, sussurr ancora nella mia testa, e avvertii lurgenza di guardarlo negli occhi.
Non volevo che finisse, non volevo tornare.
Non possiamo stare qui per sempre,  rischioso, tent di convincermi.
Se dobbiamo proprio... Con rassegnazione, mi costrinsi ad arrendermi allidea di lasciare quel
posto.
Il formicolio torn a pervadermi mentre avvertivo il mondo girarci attorno, come se, stretti
luna allaltro, io ed Evan fossimo il fulcro di un vortice, che mi avrebbe risucchiata se solo avessi
aperto gli occhi. Pochi istanti e tutto ritorn fermo.
Riaprii le palpebre, scrutando attentamente le pareti della stanza di Evan, mentre una terribile
agitazione mi risaliva lo stomaco.
Adesso che era tutto cos lontano, il ricordo di un sogno vissuto a occhi aperti, il peso di ci che
avevamo appena fatto mi appariva in tutta la sua gravit.
Chi ero io, dopotutto, perch mi venisse svelato un simile segreto?
Forse abbiamo davvero esagerato, stavolta, sibilai a Evan, ma il rumore improvviso della
porta copr le mie parole facendomi sobbalzare.
Ginevra e Simon ci fissarono perplessi, fermi sulla soglia.
Perch siete tutti bagnati? indag Simon, con la fronte corrugata e laria confusa.
Evan soffoc un sorriso.
Ginevra inarc un sopracciglio. Voi due, non ci prendete troppo gusto a trasgredire alle
regole, ci ammon.
Al suo rimprovero io ed Evan ci scambiammo unocchiata complice, mentre lui non riusciva a
smettere di sorridere sotto i baffi.
 davvero frustrante essere sempre lultimo a capire le cose, sbuff Simon tra s.
Distrattamente locchio mi ricadde sulla sveglia che segnava le cinque e un minuto.
Comera possibile?
Evan, c qualcosa che non va nella tua sveglia, gli feci notare.
Lui rise tra s, lespressione divertita. Funziona benissimo.  solo che dove siamo stati il
tempo non esiste. Ti spiego pi tardi, mi bisbigli allorecchio.
Battei nervosamente le palpebre, mentre assimilavo le sue parole.
Limpazienza nella voce di Ginevra mi riport nella stanza. C qualcosa che mi devi e sono
venuta a reclamarlo, lo sfid. Se vinci ti regalo una R8, tent di persuaderlo.
Grazie, ma le macchine sono come le ragazze. Non conta averne molte, se si trova quella
giusta. Evan mi guard con un risolino strizzandomi un occhio.
Parla per te! sintromise Simon. La voglio io, una R8!
Sorrisi, ma Evan invece non si lasci scalfire, parlando in tono minaccioso: Se vuoi la vittoria
dovrai prima guadagnartela. Cerc lapprovazione nel mio sguardo.
Non puoi pi rimandare, lo incoraggiai, mio malgrado.
Okay, okay. La liquid con un gesto della mano.
Lo sguardo di Ginevra si illumin, soddisfatto. Attento a non prendere fuoco. Ho sentito dire
che in condizioni estreme il tuo gioiellino tende a surriscaldarsi eccessivamente, lo ammon,
seducente, riferendosi alla sua Ferrari ma mal celando un chiaro doppio senso. Pare sia un problema di
colla. Nella sua voce si percepiva lironia.
Ho gi modificato il fissaggio della paratia che protegge il passaruota dal calore dei collettori
di scarico, ma grazie per linteressamento. Si scambiarono unocchiata, poi Evan mi rivolse la sua
attenzione addolcendo lo sguardo sul mio. Vieni con me?
Oppure potrebbe venire con me, sinser Ginevra inarcando un sopracciglio con aria
superiore.  sempre meglio aspettare gli altri dal traguardo.
Scossi la testa malcelando un sorriso. Preferisco aspettarti qui, se non ti dispiace, replicai,
ancora stordita.
Evan annu, poi si rivolse a Simon. Drake?
Lho appena lasciato in palestra, stavamo per batterci, ma Ginevra non ne ha voluto sapere.
Solo perch voglio un testimone quando gli far mangiare la mia polvere, replic lei
affilando lo sguardo su Evan. Ginevra mi lanci unocchiata furba. Tranquilla. Te lo riporto in un
attimo, mi assicur, il sorriso accattivante.
Vedi di riportarmelo tutto intero, piuttosto! esclamai, mentre uscivano tutti dalla porta.
Questo non posso assicurartelo! grid lei attraverso le pareti.
Quando il silenzio riecheggi tra le mura, mi lasciai cadere sul letto di Evan e avvertii un vuoto
allo stomaco.
Tutta quelladrenalina aveva risvegliato il mio appetito e sentii lurgenza di mettere qualcosa
sotto i denti. Scesi in cucina e scandagliai il frigo passando in rassegna ogni scomparto. Tirai fuori del
gelato alla fragola e lo spalmai su una fetta di pane poco dopo averla ricoperta di nutella. Denso e
liquido. Caldo e freddo. Un mix dal gusto esplosivo che Evan riteneva interessante quanto bizzarro e
cui io avevo dato il nome di Nutegola. Ginevra lo adorava.
Poi afferrai una mela dal cesto sul tavolo e affondai i denti sulla sua superficie lucida e
croccante. Inspiegabilmente, mi sentivo come se non mangiassi da giorni.
Quando ebbi finito, aprii uno sportello in alto, ancora in cerca di cibo e percepii una strana
sensazione formicolare sotto la pelle. Un brivido freddo. Cera qualcuno l con me, lo avvertivo.
Mi voltai di scatto e persi un battito nel trovarmelo di fronte.
Drake! ansimai, il fiato corto per lo spavento, perch il fratello di Evan era apparso
allimprovviso dietro le mie spalle. Mi hai fatto prendere un colpo. Che ci fai qui? domandai,
inquieta, ma felice che si trattasse solo di Drake.
Aveva lo sguardo serio, lespressione insolitamente guardinga. Sei da sola? indag con voce
inespressiva, inclinando la testa da un lato.
S, replicai, frastornata. Evan  uscito con Simon e Ginevra, non credo ci metteranno molto,
saranno gi di ritorno. Battei le palpebre nervosa perch il suo sguardo costantemente fisso su di me
mi confondeva. Sembrava che mi stesse studiando. Non avevo mai visto quellespressione negli occhi
di Drake. Senza preavviso, mi sentii arrossire e distolsi lo sguardo, a disagio. Non... Non dovresti
essere a casa mia? Evan mi aveva detto che gli dovevi un favore.
La mia domanda sembr confonderlo, facendolo esitare. La mia presenza non era pi
necessaria, replic poi freddamente, ricordandomi che i miei dovevano essere tornati al lavoro. Fiss
gli occhi nei miei, facendo crescere il mio imbarazzo. Poi alz lo sguardo, osservando qualcosa alle
mie spalle.
Stranita dal suo comportamento, mi voltai per controllare, ma non cera niente. Drake, che
dia... Mi bloccai di colpo e le parole si persero a mezzaria, nella stanza vuota.
Drake era gi scomparso.
Scossi la testa, frastornata, mentre un brusio di voci mi raggiungeva dallingresso. Siete
tornati, mormorai, cercando di scrollarmi di dosso quella sensazione di imbarazzo.
Trovarmi da sola con Drake non mi aveva mai messo a disagio prima di allora, doveva esser
stato qualcosa nel suo sguardo. Con Simon era diverso, lui aveva Ginevra. Drake, invece, era lunico
dei fratelli a non avere una compagna e quella consapevolezza non mi aveva mai scosso, prima di
leggerla attraverso il suo sguardo.
Parlavi con qualcuno? domand Evan, curioso.
Ma Drake non doveva prendere il tuo posto? Ginevra aveva gi letto i pensieri che mi
affollavano la testa.
 quello che gli ho chiesto anchio. A quanto pare aveva un altro impegno... credo. Lanciai
unocchiata timida verso Evan, appoggiato con un braccio allo stipite della porta, lespressione
vincente.  venuto a cercarti, gli spiegai, probabilmente aveva qualcosa da dirti.
Perch allora non mi ha aspettato? domand confuso.
Magari non era poi cos importante, farfugliai.
Mmm... che delizia. Ginevra emise un gemito. Aveva affondato i denti su una fetta di pane
alla Nutegola.
Riapr gli occhi, mentre noi la fissavamo. Che c?!
Risi e le sfilai il pane, attirandomi unocchiata truce. Allora, com andata? La sfida, intendo.
Tu che ne pensi? esclam Ginevra, soddisfatta, ma il tono della sua voce discordava con lo
sguardo trionfante che si celava dietro gli occhi di Evan.
Lo guardai di sottecchi e lui mi strizz un occhio, con un sorrisetto furbo che nemmeno si
sforzava di nascondere.
Ginevra si avvicin a lui e gli bisbigli allorecchio: Che ti avevo detto?
Lui inarc un sopracciglio, con lo sguardo fisso su di lei e quel sorrisetto ancora impresso sulla
bocca.
Che sapore ha la polvere, fratellino? Ginevra mi lanci unocchiata piena di soddisfazione.
Adesso  tutto tuo, esclam, uscendo dalla cucina.
Seguii Evan nella sua stanza.
Lhai lasciata vincere, mormorai quando chiuse la porta e fui certa che nessun altro ci
sentisse.
Non mi restava altra scelta o non mi avrebbe pi lasciato in pace. Iniziava a diventare
insopportabile.  brava, devo riconoscerlo, ma lasfalto  la mia seconda pelle. Inarc un sopracciglio,
lo sguardo fiero.
Evviva la modestia! esclamai con sarcasmo.
C una sottile differenza tra presunzione e sicurezza di s, mi contraddisse lui, convinto.
Se lo dici tu... Piuttosto, mi spieghi come hai fatto a nasconderle le tue intenzioni? gli
domandai, curiosa.
Mi sottovaluti. Posso influenzare i suoi pensieri, con il mio potere. Mi  bastato convincerla
della mia lealt.
Astuto.
Al limite, vorrai dire! Mi ha messo alle strette, ma per un po la smetter di sentirsi in continua
competizione con me.
Io non ne sarei tanto sicura... Lo guardai di sottecchi e la sua espressione divenne di colpo
misteriosa.
Non credi... bisbigli, accorciando la distanza che ci divideva. ... Che al vincitore spetti un
premio?
Ah, s? Ne sei sicuro? Perch in quel caso dovrei richiamare Ginevra... tecnicamente  lei che
ha vinto la corsa, gli ricordai indietreggiando, mentre Evan continuava ad avanzare cercando il
contatto. Alla fine, per, qualcosa, dietro di me, mimped di sottrarmi al suo corpo, che si avvicin al
mio fino a sfiorarlo.
Tecnicamente, sibil, lo sguardo fisso sul mio. Evan mi strofin il naso sulla guancia e
allimprovviso mi afferr con decisione per i fianchi, sollevandomi con impeto contro la scrivania.
Vorr dire che prender da solo ci che mi spetta, mi sussurr nellorecchio.
Il calore di quelle parole incendi il fuoco che mi portavo dentro, mentre il suo sguardo,
tenebroso e seducente, lo fece divampare fino a bruciare ogni piccolo frammento di me. Evan indugi
per qualche istante, il suo fiato caldo che mi solleticava la pelle mentre il suo bacino premeva contro la
scrivania perch i nostri corpi si toccassero, spronandomi ad aprire di pi le gambe. Ma poi le sue mani
mi attirarono contro di s, annullando ogni distanza. Quel contatto, cos impetuoso e intenso, mi scosse,
incendiandomi di desiderio. Sentii un fremito attraversarmi la schiena e il fuoco riempirmi la testa.
Ogni parte di me desiderava che non si fermasse.
Evan mi afferr la nuca quasi con brutalit e dal collo la sua bocca risal fino alle mie labbra. Il
suo respiro profondo si fuse al mio, impaziente e tormentato.
Quindi... ansimai, vinta dal suo incantesimo. ... Le mie labbra sono un premio per cui vale la
pena lottare? lo sfidai, in balia delle emozioni.
Il tuo respiro basta a ripagarmi, sussurr senza fermarsi, la bocca che si muoveva sullincavo
del mio collo.
Ti accontenti di poco, lo stuzzicai, e lui attir il mio bacino a s unaltra volta, sollevandomi
impetuosamente, il respiro caldo sulla mia bocca.
Dimpulso assecondai il suo gesto, stringendo le gambe attorno a lui ed Evan mi spinse contro il
letto, il suo corpo caldo sopra il mio, mentre la bocca mi sfiorava la base dellorecchio, provocando
scariche elettriche a ogni respiro.
Credi che sar sempre cos? sospirai piano, mentre le sue mani si muovevano su di me.
Cos come? replic senza fermarsi.
Avr sempre la sensazione di perdermi quando le tue mani sono su di me?
Finch avr vita, ci perdermo insieme. Si ferm per un istante, in cerca del mio sguardo.
Lontano da tutto e da tutti. Sfider chiunque per te. Mi batter contro il mondo intero. Appoggi la
fronte alla mia e la sua catenina fredda mi sfior il mento. Sei al sicuro con me, bisbigli, tornando a
baciarmi lincavo del collo, lentamente. Chiusi qui dentro, solo io e te, contro il mondo, sussurr
sulla mia pelle.
Un brivido mi fece vibrare fino alla punta dei piedi.
14
SOUL SISTERS
La luce entr con impertinenza dalla finestra, svegliandomi da una lunga notte senza sogni.
Ahi... esclamai tra me nel sollevarmi dal cuscino, portando istintivamente una mano sulla
tempia. Avevo la sensazione che la mia testa fosse stretta in una morsa dacciaio e un enorme martello
pneumatico tentasse di perforarmi il cranio. Di Evan non cera alcuna traccia nella stanza e, se il buon
giorno si vedeva dal mattino, avrei fatto meglio a tornare sotto le coperte.
Il suono di un clacson cancell quel piano sul nascere e mi diede limpulso per alzarmi. Con la
testa che pulsava, barcollai fino alla finestra e il ruggito di una moto mi raggiunse prima che riuscissi a
guardare fuori.
Il mio cervello riconobbe in fretta le carenature grigie e la forma affusolata della moto.
Non era quella di Evan.
Serve un passaggio? Ginevra minvit a raggiungerla con un cenno della testa.
Cercai di reprimere la delusione e mi preparai pi in fretta che potei, chiedendomi dove fosse
Evan. Non appena ebbi finito, scesi le scale e trovai Ginevra in cucina che sintratteneva con i miei
genitori, totalmente pazzi di lei e del suo carisma. Come chiunque altro, del resto. Mi avrebbero
concesso dimbarcarmi su uno shuttle, se solo lei glielo avesse chiesto.
Sui jeans attillati, nascosti dentro i lunghi stivali neri a tacco alto, indossava una camicia bianca
che le stringeva i fianchi, lasciando intravedere le sue curve generose, mentre un foulard nero le
scendeva dal collo annodandosi sul seno a formare una cravatta. O un serpente, pensai distinto.
Appena fuori, Ginevra sinfil un giubbino in pelle dello stesso colore degli stivali, che si
adattava perfettamente alle sue forme. Scroll i capelli vaporosi, sempre in ordine, liberando unondata
di profumo floreale.
Salii sul sedile posteriore. Non hai un casco per me? le domandai lasciando trasparire la mia
ansia, nel fallimentare tentativo di reprimere la nota acuta nella mia voce.
Ma cos questa fissa per il casco? mi schern prima di sferrare un colpo deciso
allacceleratore. Mi afferrai alla tanica, stringendo saldamente le dita sullacciaio appena in tempo.
Dov Evan? cercai di domandarle, ma il rombo aggressivo della sua Aprilia RSV4 copr del
tutto la mia voce.
Serviva il suo intervento, replic prontamente dimostrando quanto le parole fossero superflue
con lei, che poteva leggere i pensieri di chiunque. E quello di molti altri, a dire il vero. Simon  con
lui.
Mi sentii tremare a quella confessione inaspettata e alla semplicit con cui Ginevra riusciva a
discutere di quellargomento.
Di che si tratta? domandai, stupendomi quanto lei per aver trovato il coraggio di chiederlo.
Non lo so, ma credo sia qualcosa di grosso. Unemergenza, nei Paesi del Medio Oriente.
Del Medio Oriente?! Ma c la guerra, laggi! esclamai, allarmata.
Ginevra spi il mio sguardo attraverso lo specchietto. Proprio per questo.
Aprii la bocca, lasciandomi un tremore alle spalle, ma subito la richiusi mestamente, lo sguardo
perso sullasfalto striato che scorreva veloce sotto di noi. Non riuscii ad aggiungere altro, ma Ginevra
mi forn ugualmente la risposta che cercavo.
Ha detto che non rientrer prima di stanotte.
Star via tutto il giorno?! mi lamentai, seccata.
Ginevra annu mentre la moto si fermava nel parcheggio della scuola. Per lei il tempo non
aveva la stessa importanza che per me e dubitavo che riuscisse a comprendere il mio risentimento. Io
non sapevo con certezza quanto mi restasse prima che la morte tornasse a rivendicarmi. Perch lo
avrebbe fatto, ne ero certa.
Dovrai accontentarti di me. Mi stratton la spalla mentre percorrevamo i corridoi della
scuola.
Ero cos abituata alla presenza di Evan, che al solo pensiero che sarebbe stato via tutto il giorno
mi si contorceva lo stomaco. Dun tratto un vecchio dubbio si tramut in certezza. Liscrizione di
Ginevra nella scuola era stata pensata per occasioni come quella, il mio istinto aveva ragione.
Non sar cos terribile, mi stuzzic lei studiando i miei pensieri.
Le lanciai uno sguardo di disapprovazione, ma in realt aveva ragione. La sua presenza rendeva
meno amara lassenza di Evan. Era strano come il legame che mi univa a lei da cos poco tempo fosse
gi tanto forte. A volte, quando non la vedevo per pi di qualche ora, ne sentivo addirittura la
mancanza. Nemmeno per Peter avevo mai provato niente del genere. Ed era una sensazione
straordinaria. Scacciava il senso di solitudine con cui ero cresciuta. Lamore di Evan, il legame con
Ginevra e i suoi fratelli... Non avrei mai sperato di trovare tutto ci che inaspettatamente aveva
riempito la mia vita. A volte mi sembrava troppo.
In passato, mi succedeva spesso di sentirmi costantemente alla ricerca di qualcosa, come se
tutto ci che raggiungevo non fosse mai abbastanza. Una tediosa sensazione dinsoddisfazione che si
era sempre agitata dentro di me e che, finalmente, si era del tutto eclissata.
Per la prima volta, sentivo che non mi serviva nientaltro.
Allora? Cosa ti va di fare questo pomeriggio? mi chiese Ginevra, la voce piena di speranza.
Aveva gi pianificato tutto, ne ero certa, ma provai ugualmente a sottrarmi ai suoi piani. Credo
che rimarr a casa, se non ti offendi...
Mi offendo eccome! Non se ne parla nemmeno! esclam contrariata attirando gli sguardi nel
corridoio. Vuoi lasciarmi tutto il giorno da sola?
Davvero, non sarei di compagnia. Sono di pessimo umore stamattina e ho un mal di testa
terrificante, insistetti, pur sapendo gi quanto fosse inutile.
Non credo che il malumore dipenda dalla testa, mugugn guardandomi di sottecchi.
Tu sai tutto. Sollevai le spalle, rassegnata. Non potrei mentirti nemmeno se lo volessi. Evan
non  mai stato via cos tanto... le confessai, amareggiata.
Dai, non morirai per un giorno senza Evan, mi rimprover. Sarai troppo impegnata a
divertirti con me! esclam, mentre si lasciava trascinare dallentusiasmo dei suoi stessi progetti.
Uno studente si scontr contro un armadietto proprio mentre passavamo, facendoci trasalire.
Soffocai una risata, mentre un ragazzo del primo anno raccoglieva i libri guardando imbarazzato in
direzione di Ginevra, emozionato dalla sua sola presenza.
Buon giorno a te, lo salut lei lanciandogli unocchiata sensuale, mentre gli sfilava accanto
con le lunghe gambe e il passo ferino.
Il ragazzo continu a fissarla balbettando qualcosa di incomprensibile, ma Ginevra prosegu
senza fermarsi mentre io le lanciavo unocchiataccia.
Che c? Sono solo stata gentile! replic in fretta per giustificarsi.
E sarai nelle sue fantasie per il resto della sua vita, la schernii, incapace di trattenere una
risata.
Chi ti dice che non lo sia gi? Soffoc a sua volta una risata a quella verit che solo lei
conosceva.
A mensa, lunica sedia vuota al nostro solito tavolo non fece che ricordarmi quanto Evan mi
mancasse. Presi posto accanto a Peter e lui approfitt dellassenza di Evan per accorciare la distanza tra
le nostre sedie. Ehi, Gemma! Sei da sola? chiese, un po sorpreso.
Ehi, Peter! Ti sembro trasparente? replic Ginevra in tono acido.
N-No, balbett lui, in soggezione.
Il fascino di Ginevra aveva effetto su chiunque, soprattutto quando lei decideva di ostentarlo.
Andiamo... hai capito, riprese Peter, rivolgendosi a me. Mi riferivo al tuo ragazzo. Il tuo
principe azzurro  a far riparare la carrozza? domand, incapace di trattenere il sarcasmo, che in realt
era rivolto a Ginevra.
Io avrei voluto avvertirlo di tacere perch avevo paura di come andasse a finire. Ginevra era
dolce con me, ma, con gli altri, non si sapeva mai cosa poteva accadere.
Stai attento a come parli, gi non gli stai molto simpatico, lo avvert lei.
Non ci dormo la notte. Lazzurro non gli dona? Peter avrebbe fatto meglio a lasciar perdere.
No, in effetti. Ginevra lo fiss, il sorriso malvagio sulle labbra. Il nero  decisamente pi
appropriato.
Un principe nero. Ecco cosera Evan. Ginevra aveva ragione, in fondo. Nel tavolo si erano tutti
zittiti, mentre un filo di tensione vagava da uno sguardo allaltro.
Aveva degli impegni, intervenni tagliando corto.
E star via molto? chiese Peter, come se la sua domanda avesse uno scopo ben preciso.
Abbastanza, risposi amareggiata. Star via tutto il giorno.
Gli occhi di Peter silluminarono per un istante. Lo conoscevo da cos tanto tempo da sapere
cosa si celasse dietro quello sguardo, sebbene fossi certa di esser stata lunica a notarlo, escludendo
Ginevra.
Stavamo giusto parlando di fare una gita nel bosco questo pomeriggio. Se non hai nientaltro
da fare, potresti unirti a noi.
Non riuscivo a leggere nel pensiero come Ginevra, ma non fu necessario perch la speranza di
Peter era evidente, neanche ce lavesse scritta in fronte.
Ginevra lo fulmin con lo sguardo.
Potreste unirvi a noi, si corresse subito lui. Chiaramente mi riferivo a entrambe, farfugli
mentre lo sguardo di Ginevra si stringeva ancor pi su di lui.
Quale gita nel bosco? intervenne Fate, sorpresa.
Qualcuno soffoc una risata schiarendosi la voce mentre Fate sobbalzava sulla sedia.
Ahi! esclam fulminando Peter con lo sguardo. Le sue palpebre fremettero, nervose. Volevo
dire: Ah! La gita nel bosco! Ne stavamo giusto parlando un attimo prima che arrivaste, si corresse,
gesticolando impacciata.
Io e Ginevra ci scambiammo uno sguardo dintesa. Qualcuno soffoc unaltra risata.
Sembra divertente, sugger Ginevra cercando lapprovazione nel mio sguardo.
Io invece mi sentivo piuttosto riluttante allidea. Non lo so... mugugnai. Non mi sento
granch in forma.
Dai, non farti pregare! sinser Jenna. Da quanto non passiamo un pomeriggio tutti
insieme?
Io nemmeno lo ricordo, la assecond Fate, cercando di rifarsi.
Ma se siete stati in campeggio tutta lestate! li accusai soppesando i loro sguardi.
S, ma tu non ceri! Per una volta che possiamo riaverti tutta per noi! Dai, Gemma, sono certa
che non hai nientaltro di meglio da fare, mincit Jenna.
Guardai i loro volti silenziosi e pieni di aspettative. Non avevo idea che avessero avvertito la
mia mancanza. Io non avevo sentito la loro, ero forse in torto? Evan assorbiva tutte le mie attenzioni,
avevo la mia nuova famiglia... dun tratto mi sentivo terribilmente in colpa per averli messi da parte.
Daccordo. La risposta mi scivol dalle labbra. In fondo, cosa poteva mai accadermi
trascorrendo un pomeriggio con i miei vecchi amici?
Perfetto! esclam Peter, che aveva trattenuto il fiato tutto il tempo.
Allora  deciso, conferm Brandon.
Va bene se cincontriamo a casa mia? propose Fate. Da l potremmo raggiungere facilmente
il bosco. Diciamo alle tre?
Mi sembra perfetto, mi costrinsi a confermare, rassegnata.
Ginevra pass a prendermi alla guida della BMW X6 di Evan, con la puntualit di un orologio
svizzero.
Lidea di poter passare qualche ora insieme la riempiva di entusiasmo, dal momento che in
genere trascorrevo la maggior parte del mio tempo insieme a Evan. Eppure era bizzarro come entrambe
avvertissimo la necessit luna dellaltra. Un legame invisibile ci univa come i due poli opposti di una
calamita, in cui io eccedevo per difetto e lei per eccesso.
Ancora una volta il suo abbigliamento era impeccabile: stivali sportivi allacciati fino al
polpaccio, jeans attillati e un giubbino senza maniche marrone, abbinato alle scarpe, da cui si
intravedevano le maniche della sua maglietta beige. Una volta sul sedile, infilai la felpa rosso scuro
nello zaino e dalla scollatura tirai fuori la catenina doro bianco con il ciondolo a forma di farfalla,
posandola sopra la maglietta verde a maniche corte che indossavo sui jeans e su degli scarponcini scuri
da trekking.
Hai ancora mal di testa? mi chiese lei gentilmente.
Non ne avevo. Ma grazie per avermelo ricordato, replicai con sarcasmo.
Il mio umore non era granch migliorato rispetto alla mattina, sebbene il mal di testa si fosse
affievolito quasi fino a scomparire.
Il sole era caldo, anche se la temperatura si era gi abbassata rispetto allestate. Nonostante
tutto, i finestrini oscurati dellauto permettevano ai raggi di penetrare solo in parte nellabitacolo.
Buon giorno, Mrs Nichols! salutai non appena arrivammo a casa di Fate, abbassando il
finestrino.
Sua madre era china su dei cespugli di fiori rossi, e aveva in mano un grosso e minaccioso paio
di forbici. Non somigliava affatto alla figlia: era bassa di statura, aveva i capelli scuri e il viso segnato
da un sottile accenno di rughe. Quel giorno portava un voluminoso cappello di paglia per ripararsi dal
sole e stivali in lattice verde che le coprivano le gambe fin sotto le ginocchia.
Buon giorno, ragazzi, replic affabile, sollevando appena la testa, con aria stanca.
Siamo venuti a prendere Fate, le spiegai.
Ah, s! Credo sia con Jenna. Le ho viste andare verso la scuderia. La donna indic la grossa
costruzione in legno che si ergeva imponente a qualche centinaio di metri di distanza.
I cavalli mi mettono i brividi, bisbigli qualcuno dal sedile posteriore.
Io non avevo bisogno di girarmi per capire chi fosse stato o il motivo per cui i cavalli lo
turbassero tanto.
Che c?! esclam Peter notando le sopracciglia inarcate dei ragazzi che lo guardavano
sorpresi. Sono enormi! Sapete che potrebbero uccidervi con un solo calcio?
Femminuccia, lo schern Ginevra.
Sollevai gli occhi al cielo, con un lieve sorriso sulle labbra. La giornata prometteva bene. Vado
io, mi offrii, spingendo la pesante portiera dagli interni ghiaccio.
Vengo con te, replic lei, cos in fretta che per poco la sua voce non si sovrappose alla mia.
Non ho bisogno della guardia del corpo! la aggredii aspramente, sentendomi subito in colpa
per gli sguardi che avevo attirato. Tutta quellapprensione nei miei confronti non faceva che accrescere
la mia ansia.
Daccordo, volevo solo accompagnarti... si scus Ginevra.
Uno strano istinto mi port a sbattere la portiera senza nemmeno voltarmi, allontanandomi con
aria irritata.
Mi diressi alle stalle, stupita quanto gli altri per la mia reazione.
La stalla era pulita, sebbene sporadiche pagliuzze di fieno ricoprissero il pavimento in legno.
Lodore del fieno mi invest con violenza e mi sentii appagata nel respirarne il profumo.
Libert.
Erano poche le circostanze cui il mio corpo associava quella sensazione e tra queste cera
limmagine di una mandria di cavalli bianchi, selvatici e con le criniere al vento, che galoppava su una
distesa infinita rincorrendo laria.
Poi lo vidi e quellimmagine sfum di colpo, sostituita da un sentimento pi forte. Inquietudine.
Il cavallo di Fate era nero. Nero come la pece. E, dal modo in cui i suoi occhi ostili mi
guardarono quando entrai nella stalla, non sembrava che io gli piacessi.
Gemma! Fate mi accolse con un enorme sorriso. Siete gi tutti qui? domand fremendo
dimpazienza.
Lei e Jenna erano in perfetta tenuta da trekking, Jenna in rosa e Fate in verde scuro.
Non vi abbiamo sentiti arrivare, sintromise Jenna, accanto a Mr Nichols, intento ad
accarezzare lenorme muso nero del cavallo, che sporgeva la testa fuori dal suo box.
Mr Nichols, salutai con un cenno della testa, che il padre di Fate contraccambi. Gli altri
hanno preferito aspettare in macchina, le risposi, per incitarle a raggiungerli, sforzandomi di non
sembrare scortese agli occhi del padre. Avevo una brutta sensazione e dun tratto non vedevo lora di
andarmene.
 un po che non vedo Mr Bloom. Tuo padre sta bene? mi chiese cordialmente Mr Nichols.
Sobbalzai quando il cavallo sbuff nervosamente dalle grosse narici. Benissimo, la ringrazio.
 per via del lavoro.  sempre cos impegnato... ultimamente pi del solito. Pensi che neanchio riesco
a vederlo molto spesso! replicai reprimendo lansia.
Portagli i miei saluti.
Lo far senzaltro e complimenti per il cavallo.  davvero enorme, commentai, tanto
affascinata quanto intimorita dagli occhi neri di quel colosso inquietante costantemente su di me,
profondi come un baratro infinito che mi trascinava nei suoi abissi.
Sentii Jenna soffocare un colpo di tosse.
Avevo detto qualcosa di sbagliato?
Si chiama Mastang. Mr Nichols accarezz il muso dellanimale con un luccichio negli occhi.
 il mio campione, si vant, il tono orgoglioso.
Oh, no... ricomincia! si lament Fate in un bisbiglio.
Hai toccato il tasto sbagliato, mi bisbigli Jenna allorecchio, mordendosi il labbro.
Probabilmente a lei era gi toccato sorbirsi lossessione di Mr Nichols per il suo cavallo.
 uno stallone, sai? continu lui ignorando le nostre espressioni. Ha vinto pi gare lui di
Casey Stoner!
Chi? bisbigli Jenna, inducendomi a soffocare una risata.
 un campione della MotoGP, spiegai mentre continuavo a sorridere al padre di Fate, che
intanto aveva gi elencato tutte le qualit tecniche ed estetiche che rendevano il suo prezioso cavallo un
campione. Mastang, per, al momento non sembrava molto interessato ai suoi elogi e non mi staccava
gli occhi di dosso.
Dico davvero, signorinelle: in tanti anni, non ho mai visto nessuno correre come Mastang.
Questo cavallo  una forza della natura! esclam fiero, mentre Fate alzava gli occhi al cielo.
Devessere cos, farfugliai stringendo le labbra.
Mio padre si  fissato con quel cavallo, mi bisbigli Fate allorecchio, non farci caso.
No, va bene, la rassicurai. Lo trovo simpatico.
Il cavallo sbuff ancora strattonando la mano di Mr Nichols, che lo reggeva per le briglie.
Sembrava irrequieto. Come me.
Caspita!  un vero bestione, osservai lasciando trapelare lagitazione nella mia voce.
Mr Nichols tentava di tenerlo per le redini, ma Mastang non sembrava disposto a obbedire ai
suoi comandi. Continuava a soffiare laria dalle grosse narici nere e umide e a muovere gli zoccoli sul
pavimento ricoperto di paglia, con fare nervoso.
Persi un battito quando incrociai i suoi occhi neri che mi fissavano infuriati e indietreggiai
istintivamente di qualche passo, cercando di sembrare disinvolta. Per qualche strana ragione sembrava
avercela con me.
Buono... cantilen Mr Nichols. Mastang! Buono! Che ti prende? domand allanimale
accarezzandogli il muso, come si aspettasse una risposta dal cavallo.  cos buono in genere... non so
cosa gli sia preso oggi, si giustific, palesemente a disagio.
I miei occhi non lasciavano quelli di Mastang.
Il cavallo emise un leggero nitrito.
Indietreggiai ancora, investita da una terribile sensazione.
Buono... bisbigliava ancora Mr Nichols, mentre lanimale si muoveva, agitato, soffiando
laria dalle enormi narici.
Era come se mi odiasse. I suoi occhi dilatati mi fecero rabbrividire, ma nessuno prest
attenzione a me. Jenna, Fate e Mr Nichols erano tutti concentrati sulla strana reazione dellanimale.
Ragazze, forse  meglio se andate a divertirvi. Probabilmente  la confusione a farlo
innervosire. Siamo nella sua stalla, in fondo. Che strano... non ha mai fatto cos, comment Mr
Nichols. Le sue parole mi ridestarono dal pozzo di inquietudine in cui ero sprofondata. Annuii e lo
salutai con un cenno della mano, ansiosa pi che mai di allontanarmi da quel posto... e da Mastang.
Appena fuori dalla stalla respirai laria fresca e scoprii che mi tremavano le mani. Fate si blocc
di colpo. Ho lasciato la torcia in cucina! esclam.
La torcia? replicai, sorpresa. Avete intenzione di fare cos tardi? Pi che una domanda, la
mia era stata una protesta.
Come, non te lhanno detto? sinser Jenna, sempre ansiosa di elargire informazioni a chi non
ne sapeva quanto lei. I ragazzi accenderanno un fal quando far buio.
Io porto i marshmallow! esclam Fate, entusiasta, indicando il suo zainetto rosa mentre io
lottavo per non far cadere la mascella.
Chiss perch hanno dimenticato di dirlo proprio a me... commentai con sarcasmo. In realt
conoscevo bene la risposta. Era stato Peter a organizzare tutto ed ero certa che in cuor suo sperava
ancora che tra me e lui potesse nascere qualcosa. Un paio dore con gli amici, come mi aveva
assicurato, sarebbero state pi difficili da rifiutare rispetto a una gita protratta fino a tarda notte.
In un gesto meccanico, cercai lelastico per legare i capelli in una coda, ma sul bicipite non
cera, n sullavambraccio. Poi ricordai che Evan lo aveva preso come pegno e una calda scossa mi
attravers il cuore. Almeno si era portato dietro un pezzetto di me.
Vengo con te! Jenna raggiunse Fate che si incamminava verso casa. Devo usare il bagno
prima di partire. I cespugli mi irritano la pelle!
Vi aspetto in macchina, gridai loro, incerta se mi avessero sentito.
Mi allontanai dalla stalla a grandi passi, ma il nitrito infuriato di Mastang mi fece sobbalzare.
Avvertii il cuore stringersi nel petto, mentre un brivido mi faceva tremare, totalmente in preda a
unansia inaspettata. Sebbene mi trovassi gi a un centinaio di metri di distanza, il rumore degli zoccoli
mi rimbombava nelle orecchie: il cavallo era fuori di s e a giudicare dalla reazione nervosa del suo
padrone, che tentava invano di tenerlo a bada, nemmeno lui sembrava comprenderne il motivo.
Il terreno sotto di me inizi a tremare, il cuore che accelerava il suo battito: Mr Nichols aveva
fatto uscire Mastang dal suo box.
Rimasi inchiodata al suolo, gli occhi fissi in quelli del cavallo che ansimava, furioso. Poi per
un barlume di lucidit mi schiar la mente: Mr Nichols aveva condotto Mastang allinterno di un
recinto, non avevo alcun motivo per temerlo. La palizzata era robusta, la chiusura ben salda e il legno
spesso e di nuova costruzione. Le possibilit che potesse scappare erano solo nella mia testa.
Poi qualcosa mi fece tremare. La tensione nella voce di Ginevra.
GEMMA!!! url sporgendosi dalla portiera dellauto.
Il mio sguardo allarmato guizz in cerca del suo nello stesso istante in cui un nitrito, pi forte di
quelli precedenti, mise in allerta i miei istinti. Mi voltai di scatto e mi paralizzai cogliendo dei
frammenti confusi.
Mr Nichols era a terra e Mastang aveva sollevato le zampe anteriori, imbizzarrito.
Il colpo che tir contro la recinzione fu talmente violento che il rombo degli zoccoli che
colpivano il legno duro riecheggi per il cortile, facendomi tremare.
Una paura primitiva che mi scosse fino alle ossa.
Il panico mi annebbi il cervello; accadde tutto cos in fretta che non feci in tempo nemmeno a
respirare. Una massa nera, inferocita, correva gi verso di me con la stessa furia di un toro nellarena.
Mi avrebbe travolta in una manciata di secondi. Tutto intorno a me divenne improvvisamente sordo e
confuso. Le voci terrorizzate dei miei amici passarono in secondo piano.
La mia mente si concentr su quellunico suono: il rumore degli zoccoli che colpivano con
violenza il terreno mentre gli occhi infuriati di Mastang puntavano me. Non cera nessun altro. Solo io
e lui.
GEMMA!!!
Lurlo di Ginevra fu come una secchiata dacqua fredda che mi strapp dal blocco in cui il mio
corpo si era paralizzato. Ma il mio cervello riusc a dare lordine di abbassarmi solo quando il cavallo
era gi a pochi metri da me, troppo vicino per potermi scansare. Troppo tardi per me, per scappare.
Chiusi gli occhi e trattenni il respiro, raggomitolata a terra, preparandomi allimpatto. Una
tormenta di sabbia mi invest con violenza mentre avvertivo il silenzio sordo degli altri che
trattenevano il respiro.
Tramortita dal terrore, sentii leco sfrenata del galoppo affievolirsi. Tremando e con il fiato
rotto, sollevai piano la testa e vidi Mastang allontanarsi tra gli alberi. Mr Nichols, in sella al cavallo di
Fate, pi piccolo e marrone, sfrecci al galoppo dietro di lui nel tentativo disperato di riprenderlo.
Un fremito mi fece accapponare la pelle.
Mi guardai le mani mentre la sabbia ricadeva sul terreno. Nellistante di silenzio che segu,
cercai i volti dei miei compagni, sbiancati per la paura. Mi fissavano sconvolti, immobili e senza
parole.
Ginevra fu la prima a corrermi incontro e nei suoi occhi percepii lo sforzo nel mantenere
unandatura umana, in quelle assurde circostanze. Gli altri la seguirono come ridestandosi da un incubo
e in un attimo al silenzio si sostitu un brusio frenetico di voci preoccupate che si sovrapponevano tra
loro.
Stai bene? Ginevra mi accarezz, la voce apprensiva e lo sguardo pi preoccupato di
chiunque altro.
Io non ero sicura di riuscire a parlare. C-Credo di s, balbettai con le palpebre tremanti. Mi
portai una mano alle tempie che pulsavano sotto le mie dita. Erano tutti sbigottiti e mi accerchiarono
fissandomi come se fossi appena sopravvissuta allattacco di uno squalo.
Probabilmente, se Mastang mi avesse colpita, sarebbe stato anche peggio.
Che vi dicevo?! esclam Peter. I cavalli sono pericolosi. Mi guard di traverso, quasi il suo
fosse un rimprovero e nei suoi occhi lessi tutta la sua preoccupazione. Nessun altro gli prest
attenzione.
Ti riporto a casa, asser Ginevra con voce ferma, come se la decisione fosse gi stata presa.
No! replicai con determinazione.
Per un attimo il mio rifiuto sprezzante semin il silenzio. Valutavano tutti la mia espressione,
ma i loro volti erano ancora carichi di preoccupazione. Una preoccupazione immotivata perch il
peggio era ormai passato.
Non voglio rovinare la festa a nessuno, ribadii con fermezza.
Ma Gemma! Ginevra mi implor con lo sguardo.
 tutto okay, ho detto, la zittii infuriata, possiamo andare.
Fate era ancora bianca in volto, una sagoma di cera. Sembrava la pi incline a volere che
rientrassi, come se la colpa fosse stata sua. Poteva succedere una tragedia, bisbigli tra s, la voce
apatica e lo sguardo perso nel vuoto. Sollev gli occhi nei miei e notai che le pupille le brillavano.
Probabilmente si sentiva in colpa perch il cavallo apparteneva al padre.
Ma non  successo, replicai, fissando Ginevra, per rassicurarla. Sei stata tu a fermarlo?
Quel pensiero scatur in modo spontaneo dalla mia mente.
Ginevra annu con gli occhi, impercettibilmente, rispondendo a una conversazione cui nessun
altro aveva avuto accesso.
Grazie, pensai, in modo che solo lei potesse sentirlo.
Sei davvero sicura di stare bene? mi chiese allora ad alta voce.
 stato un incidente. Sarebbe potuto accadere a chiunque, li rassicurai, sforzandomi di
sembrare risoluta. In realt, ero incerta delle mie stesse parole, perch qualcosa dentro di me
continuava a contraddirle. Il ricordo dello sguardo feroce di Mastang.
Lui voleva me e nessun altro, lo avevo avvertito nelle viscere.
 venuto verso di me perch cero solo io sulla strada, continuai, provando a smentire i miei
stessi pensieri e a convincere me stessa, pi degli altri. Se ci fosse stato Peter, sono sicura che non
sarebbe andata diversamente, seguitai a mentire, mentre Peter rabbrividiva al solo pensiero.
Gli altri non avevano dubbi a riguardo, le mie rassicurazioni erano dirette a Ginevra.
A parte il fatto che sarebbe dovuto tornare a casa a cambiarsi! lo schern Ginevra con
sarcasmo, cercando di alleviare la tensione.
Peter la fulmin con lo sguardo e lei ritratt la sua battuta.
Hai ragione.  pi probabile che saresti svenuto, continu, probabilmente leggendo la
risposta nei suoi pensieri perch Peter, alle parole di Ginevra, ebbe un sussulto. Dai! Non  il caso che
tu te la prenda.
Gli appoggi una mano sulla spalla, ma lui continu a lanciarle occhiate furiose. Peter non
sapeva che Ginevra era in grado di sentire tutti gli insulti che aveva trattenuto per s, solo per
gentilezza.
Stavo solo scherzando! termin lei divertita.
Per! Sei davvero divertente, replic lui, acido.
Fate non si dava pace.  davvero strano! Non era mai successa una cosa del genere con
Mastang. Era calmo, prima che arrivassi tu, e in genere  cos buono con tutti... anche la mia sorellina
lo monta senza problemi, riflett, mortificata.
Smisi di ascoltarla e mi concentrai sullo strano senso di inquietudine che tornava ad agitarsi nel
mio stomaco.
Limportante  che sia finita, sinser Jake, e che nessuno si sia fatto male. Si allontan con
gli altri in direzione della macchina.
Io iniziai a seguirli, ma Fate mi trattenne per un braccio. Non riusciva a farsene una ragione.
Rallent il passo per distanziarci dal resto del gruppo.
Non devi sentirti in colpa! insistetti, perch ero certa di sapere la ragione per cui mi aveva
fermata. Sto bene, davvero, non  necessario.
Volevo farti una domanda, esord a bruciapelo.
Rallentai ancora, sorpresa.
Non  che per caso tu sia indisposta? bisbigli, quasi imbarazzata.
Mi stai chiedendo se ho il ciclo? No, ma perch vuoi saperlo?
Non so se sia una cosa realmente possibile, non sono unesperta. La mia cavalla  femmina...
Esit un istante, poi prosegu, spinta dal mio sguardo carico di curiosit:  lunica spiegazione che mi
sia venuta in mente. La reazione di Mastang  stata cos insolita che, be, ecco, s... ho pensato che
lodore del sangue potrebbe averlo fatto scattare. Alz gli occhi al cielo e imit il tono di suo padre:
 uno stallone.
Mi dispiace smontare la tua teoria, ma non ho il ciclo e poi sinceramente non credo sia una
cosa possibile, andiamo! esclamai per lassurdit di quellipotesi. Il tuo cavallo sar stato di
malumore, cercai di tranquillizzarla. Capita a tutti, no? O forse sar stato qualcosa nel mio odore.
Mi portai un lembo del colletto alle narici per annusarlo. Smettila di tormentarti e andiamo. Non 
successo niente.  lunica cosa che conta.
Gi, replic, ancora turbata.
Pronti a divertirci? incoraggiai il gruppo raggiungendolo a grandi passi.
Se non altro hai ritrovato il buon umore, constat qualcuno dal sedile posteriore.
Io e Ginevra ci scambiammo unocchiata. Solo lei conosceva la verit.
15
IL RISVEGLIO DELLISTINTO
Sei sicura che non ci siamo allontanati troppo? Peter si rivolse a Ginevra, che guidava il
gruppo lungo il sentiero sconnesso poco familiare.
Hai paura del lupo cattivo? lo prese in giro lei con sguardo ferino. Poi sulle sue labbra si
disegn un ghigno arguto. ... O magari delle streghe?
Le lanciai unocchiata di disappunto. Non sapevo con certezza cosa le aveva fatto Peter per
assicurarsi lesclusiva sul suo sadico sarcasmo, sebbene non fosse difficile intuirlo.
Le streghe! sbuff Peter. Non sei troppo grande per credere a questo genere di cose?
Ginevra si avvicin al suo viso. E tu lo sei? bisbigli con un che di minaccioso nella voce.
Qualcosa nello sguardo di Ginevra lo fece vacillare perch Peter si zitt allistante, quasi avesse
scorto la realt che si celava dietro le sue parole.
Hai proposto tu lescursione, sintromise Brandon, almeno vedremo qualcosa di nuovo.
S, come no! replic Jenna, stizzita. Nuovi alberi, nuove rocce... guardate laggi! Un
ruscello tutto nuovo per noi! lo schern con ironia. A proposito, ci vuole ancora molto? Iniziano a
farmi male i piedi, si lament, con il respiro spezzato di chi  reduce da una scalata sulle Alpi.
Esattamente cinque minuti in meno dallultima volta che lo hai chiesto! replic Ginevra.
Ehi, rilassati! Ti ha punto unape? Jenna la fiss con aria di sfida.
In sottofondo si sent la risata divertita di Peter. Non credo. Non vedo api morte in giro, la
schern. Dubito che qualsiasi creatura possa sopravvivere dopo averla punta.
Ginevra lo fulmin con lo sguardo, con una sfumatura negli occhi che lo sfidava a provarci.
In realt tutti noi ci eravamo aspettati una risposta pi esaustiva.
Siamo quasi arrivati, continu lei rispondendo pi ai miei pensieri che alle lamentele di
Jenna. Poi le sue labbra si ampliarono, furbe. Ma c un ultimo sforzo, ci inform divertita con lo
sguardo fisso su una rampa di terra ripida alla nostra destra che si allontanava dal sentiero.
Non vorrai... Jenna si interruppe, sconcertata.
Ginevra la guard dallalto in basso. Puoi sempre rimanere ad aspettarci qui, le sugger
maliziosa. Non le stava lasciando molta scelta.
Oppure... le bisbigli Peter allorecchio passandole accanto, puoi venire con noi e seguire la
regina delle streghe.
Ginevra si volt a guardarlo. Grazie. Finalmente qualcosa di gentile, replic. Peter non
sapeva di averle appena fatto un complimento.
Mi morsi il labbro per trattenere una risata.
Non possiamo seguire il sentiero? chiese Fate, cauta, come se Ginevra la mettesse in
soggezione.
Lei, invece, replic con gentilezza: Ci vorrebbero pi di due ore. Vi sto offrendo di arrivare in
quindici minuti al massimo. Se per voi va bene.
Stringi i denti un altro po, le sugger Jake con fare premuroso, appoggiandole una mano
sulla spalla.
Fate annu alla dolcezza del suo sguardo, lespressione arresa.
La salita si faceva sempre pi ripida, il terreno era cosparso di foglie, aghi di pino essiccati dal
tempo e pietrisco; di tanto in tanto, qualche roccia nascosta dalla terra o qualche tronco incastonato
nella sabbia ci offrivano il loro sostegno.
Peter guidava il gruppo procedendo per primo, seguito da Jenna e Fate, sorrette da Brandon e
Jake che si sforzavano di aiutarle, con fare premuroso, mentre io e Ginevra chiudevamo la fila.
Sono passati pi di venti minuti, Ginevra! esclam Jenna, esausta e fuori di s.
Ginevra sorrise e mi guard sollevando le spalle. Non  colpa mia se  un bradipo!
Le lanciai uno sguardo di ammonimento.
A me sarebbero bastati quindici minuti! comment a voce bassa, divertita dalle sue stesse
parole.
La fissai aprendo deliberatamente la bocca. Pensavo volessi dire quindici minuti umani! la
ammonii.
Nessuno mi ha chiesto di specificare!
Sei incredibile, la stuzzicai affettuosamente. A me non dispiaceva affatto passeggiare tra gli
alberi, sarei andata avanti per ore. Lintenso odore di muschio che si percepiva nellaria mi rilassava.
Le mie amiche, invece, sembravano allo stremo delle forze.
Siamo quasi arrivati! grid Peter.
Alzai lo sguardo e lo vidi in equilibrio su un grosso tronco per met sepolto sotto strati di terra.
Fate lo segu in quellultimo sforzo e cos anche Jenna.
Inaspettatamente e senza alcun motivo, il cuore mi balz in gola, mentre il mio sguardo assente
si perdeva sul terreno sotto di me, poi, istintivamente, guizz ancora su quel tronco, su cui gravava la
pressione della spinta di Jake. Unaltra occhiata ai miei piedi che avanzavano sul terreno. Poi ancora al
tronco, come un richiamo che assorbiva tutta la mia attenzione.
Il mio istinto era stranamente in allerta, eppure era un appiglio ben saldo, caduto al suolo da
chiss quanto tempo.
Uno strano scricchiolio.
Alzai lo sguardo, allarmata, ma nessuno sembrava averlo notato.
Era il turno di Brandon, a una decina di metri da me. Il mio sguardo si appunt sul suo piede
che indugiava sul tronco e dun tratto sentii il sangue defluire inaspettatamente dal mio volto. Non feci
in tempo ad aprir bocca che il tronco si sradic con violenza, trascinando via Brandon, che riusc ad
aggrapparsi al suolo affondando le dita nel terreno. Sentii qualcuno gridare dallalto, ma le loro voci si
persero tra gli alberi.
Agghiacciata, fissai il tronco impazzito che rotolava verso di me, deciso a travolgermi. Per lo
shock, mi sbilanciai allindietro e persi lequilibrio. Il tronco balz dal terreno e si lanci su di me, ma
qualcuno mi tir via dalla sua traiettoria, un istante prima che cadessi. Larbusto si scontr con violenza
contro un albero, rotolando su se stesso. Ebbi limpressione che fosse stata Ginevra a scagliarlo via con
forza e sperai che gli altri fossero troppo sotto shock per accorgersi di quel dettaglio.
Mi sforzai di tornare a respirare. Tremavo dalla testa ai piedi. Ginevra mi aveva salvata.
Incrociai il suo sguardo, con il terrore ancora negli occhi, e scoprii che anche lei era diventata di
ghiaccio.
I ragazzi si precipitarono gi in corsa, mentre lalbero dietro di me si schiantava in mille pezzi
al suolo.
Stai bene? grid Peter superando tutti a grandi passi, il fiato rotto dalla preoccupazione.
Quella domanda iniziava a diventare una costante, nella mia vita.
Prima che potessi replicare, mi soffoc in un abbraccio disperato, destando lo sguardo
innervosito di Ginevra. Ho temuto il peggio, mi sussurr tra i capelli. Peter non poteva immaginare
che avevo superato situazioni ben peggiori.
Gemma! esclamarono le ragazze, preoccupate, quando riuscirono a raggiungerci.
Sto bene, tranquilli, li rassicurai, soffermandomi sullo sguardo di Peter, che tra tutti sembrava
quello pi provato. Poi fissai Ginevra con intensit, cercando di trasmetterle tutta la mia gratitudine.
Allora? esclamai fingendomi disinvolta. In realt, il cuore rischiava di sfondarmi il petto. Volete
mettere le radici qui?
Jake mi sorprese, mettendomi una mano sulla spalla. Ragazza, o sei sempre cos sfortunata,
oppure oggi non  decisamente la tua giornata! mi schern, mentre il mio cervello elaborava quello
che aveva appena detto.
Il mio istinto aveva cercato di avvertirmi.
Risposi a Jake con un sorriso stentato.
Jenna nel frattempo si era soffermata a fissare Ginevra, che a sua volta la guard di sottecchi.
Bella presa... non ti facevo cos forte, comment, quasi la sua fosse unaccusa.
Sono stata fortunata. Ginevra, in quelle parole, sembrava aver perso tutta la sua ilarit.
Non appena gli altri si voltarono, ci scambiammo uno sguardo dintesa.
Ginevra doveva stare attenta a non esporsi troppo.
Una piccola radura circondata dagli alberi si apr di fronte a noi qualche minuto dopo. Non
sembrava granch diversa da quelle cui ero abituata, ma Ginevra insisteva nellaffermare che gli alberi
che la circondavano formavano una circonferenza perfetta.
Nessuno di noi sembr convincersi che le sue ragioni fossero abbastanza valide per averci
trascinati fin l.
Frugai nello zaino in cerca di Proibito, il libro di Tabitha Suzuma da cui da qualche giorno non
riuscivo a staccarmi.
Libro!
Qualcuno mi fece trasalire lanciando un grido dallarme.
Sollevai gli occhi per vedere che era stato Brandon.
Ehi, ehi, hei! Niente libri! Sequestrate quel libro a Gemma!
In un attimo mi sentii un animale sotto tiro.
Peter si lanci su di me senza lasciarmi il tempo di capire da dove fosse arrivato.
Okay, okay. Lo metto via! protestai, con cautela, temendo un suo gesto avventato, perch mi
fissava con aria minacciosa.
Non ci serve una Gemma zombie mi-vedete-ma-sono-in-un-altro-mondo! mi ammon Peter,
velando lironia.
 gi abbastanza se ti sopportiamo a scuola, si inser Jake, con sarcasmo.
Avevo progettato di finirlo, ma fui costretta a nasconderlo, prima che qualcuno decidesse di
sequestrarmelo. Al suo posto, portai con me la mia reflex e rubai qualche scatto ai miei compagni.
Lanciammo gli zaini sul terreno e alcuni di noi sinoltrarono nel bosco in cerca della legna per il
fuoco.
Ehi, Gemma! Peter avanz verso di me.
Ginevra, al mio fianco, alz gli occhi al cielo. Spina nel fianco, mormor, seccata. Deve
parlarti.
Ti dispiace? le domandai con lo sguardo in modo che Peter, che ci aveva gi raggiunte, non
potesse sentirlo.
Era chiaro dalla sua espressione quanto Ginevra fosse contrariata. Ma vuole stare da solo con
te! esclam, sorpresa dalla mia disponibilit nei confronti di Peter.
 un mio amico, le ricordai.
Ginevra serr la mascella e acceler il passo unendosi allaltro gruppo. Super i ragazzi a
grandi falcate, mentre una cascata di onde le scendeva sinuosa sulle spalle come oro colato.
Chiudi la bocca, Brandon, lo ammon Jenna, allespressione che il ragazzo si era lasciato
sfuggire, hai ancora tutto il giorno per sbavare.
Ginevra sorrise tra s e io scossi la testa.
Si  staccata da te, finalmente! Peter mi venne incontro. Iniziavo a pensare che il tuo
ragazzo lavesse nominata tua guardia del corpo, non ti lascia un attimo!
Siamo solo molto unite, replicai, infastidita dal suo sarcasmo.
Come lo eravamo noi? chiese a bruciapelo.
La sua domanda mi colp dritta al cuore.
Indugiai sul suo sguardo, con una fitta allo stomaco che non riuscivo a esprimere. Poi lo
distolsi, concentrandomi sul sentiero.  diverso, sussurrai appena.
Gi. La sua voce era risentita. Eppure quello che avevamo noi era speciale. Non risposi,
ma Peter non si accontent del mio silenzio. Lo pensi anche tu, non  vero? Dimmi che  cos.
Peter... Non trovavo le parole. Tu rappresenti una grossa fetta della mia vita. Una parte
importante e questo non cambier mai.
Strinse le labbra in un sorriso amareggiato e sbuff. Ma faccio parte del passato.  questo che
stai cercando di dirmi.
Da quando era cos schietto? Esitai qualche istante. Io sto con Evan adesso. Non prendertela...
 andata cos. Non voglio perdere la tua amicizia, ma posso capirlo, se non vorrai pi avermi intorno.
Non fraintendermi. Tu ci sarai sempre nella mia vita. Io voglio che tu ne faccia parte, anche in futuro,
lo rassicurai; mi sentivo in colpa per essere stata tanto diretta, ma sentivo di dover esser chiara con lui.
Ma soltanto come un fratello. Come  sempre stato per me.
La sua espressione chiar finalmente per lui quello che le parole non erano mai state in grado di
fare. Peter non provava lo stesso per me.
La mia confessione sembrava avergli lacerato il petto.
Ma lintensit del fuoco di chi brucia nellillusione  pi forte e devastante della fiamma che
divampa svelta per la cruda verit e poi si spegne nella rassegnazione.
Ti sbagli. Il cambiamento fulmineo sul suo viso me ne diede conferma. Io vorr sempre
averti intorno. Peter si sforz di cancellare leffetto delle mie parole dal suo volto, comprendendo
quanto fosse inutile insistere sullargomento. Poi mi guard come se quel discorso non fosse mai
avvenuto. Ma un sorriso pu definirsi sincero solo quando sono anche gli occhi a sorriderti. E i suoi
erano spenti. Allora, cosavete fatto questestate tu e... il tuo ragazzo?
Lo fissai con rammarico, incerta se fosse o no il caso di assecondarlo. La rapidit con cui aveva
cambiato discorso mi preoccupava. Infierire e rigirare il dito nella piaga che gli avevo appena inferto
non mi sembrava una buona alternativa, per cui evitai abilmente di rispondergli. Tu, piuttosto! Chi 
quello che ha passato tre mesi in campeggio mentre io rimanevo confinata qui?! Devi raccontarmi
tutto! Vi siete divertiti?
Sarebbe stato pi bello se ci fossi stata anche tu...
Scommetto che non  stato cos male... sdrammatizzai, e il suo sorriso si ampli mentre mi
scompigliava i capelli. Odiavo quando lo faceva e lui lo sapeva bene.
Non montarti la testa! Ce la siamo spassata anche senza di te, mi schern, divertito.
Aprii la bocca, fingendomi scioccata. Per un attimo mi rallegrai della semplicit con cui
riuscivo ancora a parlare con Peter, come se non fosse mai cambiato niente tra di noi.
Poi per lui torn serio. Era quello che mi ci voleva, allontanarmi da... Lake Placid, bisbigli
guardandomi di sottecchi. Allontanarmi da te ed Evan sempre insieme, mi sugger il suo sguardo, pi
sincero di lui.
Uffa! Lo scrollai per un braccio. Ti lascio da solo per unestate e diventi cos serio! Dov il
Peter che conoscevo? Lui si sarebbe rotolato per terra in preda agli spasmi pur di raccontarmi ogni
dettaglio, cosa ne hai fatto di lui? Il mio fu un tentativo disperato di scuotere il mio amico, nascosto da
qualche parte dentro questo nuovo Peter che riconoscevo a stento.
Inaspettatamente sembr funzionare. Rise a un ricordo che gli affior dimprovviso alla mente.
Ci credi se ti dico che Jake  riuscito a farsi uscire gli spaghetti dal naso?!
Oh, mio Dio, che schifo! esclamai inorridita.
Quel ragazzo farebbe qualunque cosa per attirare lattenzione di Fate.
Dubito che possa aver funzionato! Dovrebbero indire dei corsi per quelli come lui che non
sanno conquistare le ragazze!
Invece  riuscito a farla divertire. Fate sembrava non riuscire a respirare pi per le risate, mi
contraddisse.
Fortuna che unidea cos brillante non sia venuta a Brandon! Non credo che Jeneane avrebbe
reagito allo stesso modo!
Su questo non posso darti torto! Per un istante, nel suo sguardo pieno di spensieratezza,
riconobbi il mio amico; quello che mi era tanto mancato. A modo suo, per, anche Brandon  riuscito
a far ridere Jenna, mi rivel.
Questa voglio proprio sentirla.
Faresti bene a sederti, prima! mi avvert. Non sono sicuro che tu riesca a mantenere
lequilibrio! Si sforz di raccontare, tra una risata e unaltra, piegato in due a quel ricordo: Al
campeggio c stata una festa, una sera, e Brandon ha rimorchiato una ragazza. Peter aveva gi le
lacrime agli occhi per le risate.
Io non riuscii a fare a meno di farmi coinvolgere e le labbra si schiusero in un sorriso.
... Ah, era bellissima, su questo non cerano dubbi e lui si dava unaria importante perch
sembrava addirittura pi grande! Hanno... Hanno ballato... e poi lui ha scoperto... Rideva, soffocando
le parole. ... ha scoperto che era un uomo!
Brandon ha rimorchiato un travestito?! gli domandai, allibita.
Peter annu, incapace di parlare per via di quanto rideva. Voleva far ingelosire Jenna ed 
riuscito a farla piegare in due dalle risate!
Non ti chieder come ha fatto a scoprire che non era una ragazza!
Invece  la parte pi divertente! replic, gettando la testa allindietro. Hanno ballato tutta la
notte, quando poi si sono appartati dietro un albero e lui le ha tocca...
Okay, okay! Non c bisogno che scendi nei dettagli! lo interruppi in fretta. Avrei proprio
voluto vedere la sua faccia!
Non  riuscito a guardarci per due giorni!
Povero Brandon! Cercher di essere pi indulgente con lui, esclamai, soddisfatta per aver
cancellato la tristezza dagli occhi di Peter. Quella che si portava nel cuore, purtroppo, non sarebbe
bastata una risata a scalfirla, ne ero certa.
La sua mano sfior casualmente la mia e i nostri sguardi si incrociarono, a disagio.
A quanto pare ve la siete spassata! Gli tirai uno spintone, imbarazzata; entrambi avevamo
smesso di ridere a quel breve contatto.
Lo ammetto,  stato divertente!
Per un attimo un barlume di egoismo mi solletic il cuore. Chi ero io per impedire a Peter di
andare avanti con la sua vita? Io, nel frattempo, avevo trascorso il periodo pi bello della mia vita e
allora perch lidea che Peter si allontanasse da me continuava a infastidirmi? Quella non ero io... cosa
mi stava succedendo?
Un tintinnio mi fece sobbalzare, riverberando nella mia tasca. Il telefonino. Non avevo bisogno
di controllare per decidere che quel suono indicava larrivo di un messaggio.
Con lo stomaco in subbuglio, infilai le dita nella tasca posteriore dei jeans e lo tirai fuori.
EVAN.
Il mio cuore perse un battito.
Peter non si lasci sfuggire la mia espressione.  lui? chiese, la voce spenta.
Guardai il terreno, mentre il senso di colpa mi serrava la gola. Sar meglio se torniamo dagli
altri, suggerii freddamente, sperando di lasciar cadere il discorso. In fondo al cuore, fremevo
dimpazienza per trovare un angolo isolato dove poter leggere il messaggio di Evan, lontano in chiss
quale parte del mondo.
Non abbiamo legna a sufficienza, mi fece notare, e dalla sua espressione trapel il suo
desiderio di trattenermi l con lui per sottrarmi a Evan, solo per una volta.
Desiderio che rifiutai di assecondare. Sono sicura che gli altri ne avranno raccolta abbastanza
anche per noi, replicai, incitandolo a tornare.
La radura si apr di fronte a noi proprio mentre il resto del gruppo si faceva largo tra gli alberi,
dal lato opposto al nostro. Jake e Brandon scaricarono al suolo dei grossi tronchi su cui sederci,
disponendoli in cerchio. Jenna stringeva una manciata di legnetti facendo attenzione a non rovinare le
decorazioni sulle unghie. I volti di Fate e Ginevra, invece, erano appena visibili dietro lingente
quantit di legna che reggevano tra le braccia. La gettarono al centro con un tonfo sordo, pulendosi i
vestiti con le mani.
Bel lavoro, esclam Ginevra a Fate offrendole il cinque.
Fate aveva anche raccolto aghi di pino secchi per appiccare il fuoco. Una volta ci aveva
spiegato che suo nonno, un apicoltore, li usava per accendere laffumicatore in modo naturale.
Producevano un fumo denso, bianco e persino profumato che serviva a tranquillizzare le api durante le
visite: la paura di un incendio le induceva a riempirsi di scorte alimentari fino a essere satolle e quindi
pi tranquille.
Chi di voi ha un accendino? Fate si rivolse a Brandon che rovistava tra le sue tasche.
Credevo che tu fumassi...
Ero sicuro di averlo portato. Devessermi caduto per strada, si scus, guardandosi intorno.
Possibile che debba fare tutto io?! esclam Ginevra, destando gli sguardi dellintero gruppo.
E come pensi di fare?! Pi che una domanda, quella di Peter era una provocazione. Le
sorrise, sardonico, e Ginevra gli lanci uno sguardo furbo.
Non svelo mai i miei segreti, lo zitt, mentre Peter si voltava per darle le spalle.
Rimasi in silenzio a fissare Ginevra mentre attendeva con pazienza che Jake sistemasse la legna
in file sovrapposte, lasciando uno spazio daria allinterno e spargendo qua e l cumuli di aghi di pino
secchi che avrebbero subito animato il fuoco.
Gin, che hai intenz...
Lei mi strizz un occhio e io non completai la frase. Quindi si chin sulla legna con uno strano
sorrisino di superbia sulle labbra. Mentre gli altri attendevano, con gli sguardi pieni di curiosit,
Ginevra afferr un bastoncino e lo strinse tra i palmi, fingendo di sfregarlo.
Vorrai scherzare! la schern prontamente Peter. Non ce la farai mai ad accendere un fuoco
con quello!
Ginevra non gli prest attenzione, ma mi lanci unocchiata fugace e le sue labbra si mossero
veloci. Distraili, bisbigli con tono fermo, a una velocit tale che persino io mi stupii di esser stata in
grado di cogliere il senso delle sue parole.
Obbedii dimpulso, senza esitazione alcuna. Brandon, non  il tuo accendino quello laggi?
esclamai indicando un punto indefinito con il dito.
I loro sguardi seguirono come marionette la traiettoria che gli stavo indicando.
Tutti tranne quello di Ginevra, concentrata sulla legna. La osservai affascinata e il verde dei
suoi occhi si accese, provocando una scintilla.
 solo un sasso! esclam qualcuno.
Quando si voltarono, il fuoco era gi acceso.
Wow! Ma come diavolo... blater Brandon, che per primo aveva avvertito il calore
divampargli sul volto.
Oh. Mio. Dio! scand Peter, affascinato e incredulo allo stesso tempo.
No. Sono solo io, replic Ginevra, divertita.
Bravissima! si compliment Fate, affascinata quanto gli altri.
Magia, esclam Ginevra rispondendo ai loro sguardi scettici, mentre dietro lespressione
ferina e provocante nascondeva un sorriso che solo io ero in grado di decifrare.
Era stata sincera, ma nessuno poteva immaginarlo.
Il fuoco divamp e una fiamma si lev alta vicino al viso di Ginevra, mentre le parole di Evan
riaffioravano nella mia memoria, come se le avesse appena sussurrate: Il fuoco  lunica arma in grado
di annientare una Strega.
Unimprovvisa ondata di panico mi scosse e prese il sopravvento.
Gin, attenta! le urlai, e la spinsi via con decisione piombando sul terreno scosceso mentre il
fuoco ruggiva dietro di noi.
Ehi! Che ti prende? bisbigli piano, la voce priva di risentimento.
Evan aveva detto...
Le parole non furono necessarie e Ginevra scoppi a ridere prima che finissi la frase. Be,
grazie del pensiero, ma non  necessario che ti preoccupi per me. Non credi che io sappia badare a me
stessa? mi schern, un sorriso affettuoso sulle labbra.
Non hai paura di bruciare?! le bisbigliai quasi in un rimprovero, cos piano che nessun altro
riusc a sentirmi.
Non  di certo il vostro fuoco che pu uccidermi! mi rassicur a bassa voce.
Ma credevo che...
Il fuoco con cui una Strega pu morire non  diverso dal vostro, mi spieg, ma  efficace
solo se  un Angelo a scagliarlo, per purificare il male. Soltanto cos conserva la sua purezza.
Mi lasciai cadere sulla schiena con le braccia aperte sul terreno, imbarazzata dalla mia reazione.
Questo Evan non lo aveva detto! aggiunsi, divertita.
Ginevra si sdrai accanto a me, i volti immobili a fissare il cielo. Nessuna delle due si
preoccupava di sporcare i vestiti o i capelli. Bench il sole non fosse ancora tramontato, qualche stella,
pi prepotente, brillava gi al crepuscolo.
Laria era piacevolmente profumata. Lodore della foresta si ritraeva tra gli alberi cedendo via
via il posto allaroma della legna che bruciava.
Raggiungo gli altri, mi inform Ginevra sollevandosi senza preavviso. Cos puoi leggere il
tuo messaggio, aggiunse, sorridendomi di sottecchi.
La sua capacit di leggere il pensiero era un vantaggio in cui a volte nemmeno speravo. Non le
avrei mai detto ad alta voce di lasciarmi sola, anche se la mia impazienza di leggere il messaggio mi
faceva fremere sotto pelle, ma lei aveva colto lo stesso il mio desiderio.
Sorrisi tra me, tornando a essere impaziente. Avevo aspettato di rimanere sola per leggere il
messaggio di Evan.
Gin... la richiamai prima che si allontanasse.
Lei si gir con grazia e attese con pazienza la domanda che aveva gi letto nella mia mente.
 stato difficile per te lasciare le tue sorelle? le chiesi di punto in bianco, nellintimit che
quella notte ci offriva.
Il legame che vincola le Streghe  ancestrale, replic in tono solenne. Ma lamore  pi forte
di tutto. Mi sorrise dolcemente, poi torn sui suoi passi.
Estrassi il telefono dalla tasca e con un tuffo al cuore lessi il nome di Evan sul display.
Disattivai la tastiera e lo schermo prese vita, illuminando la notte che si prodigava a oscurare la foresta.
Aprii il messaggio, mentre il mio petto rimbalzava a ogni colpo del cuore.
MI MANCHI DA MORIRE... SONO QUI, ALLALTRO CAPO DEL MONDO, MA IL MIO
PENSIERO  INTRAPPOLATO L, DOVE HO LASCIATO IL CUORE... EPPURE MI BASTA
CHIUDERE GLI OCCHI PER SENTIRE CHE TU CI SEI. OVUNQUE IO SIA, SEI DENTRO DI
ME, AMORE MIO. ASPETTAMI STANOTTE. EVAN.
Chiusi gli occhi e respirai profondamente riempiendo il cuore delle sue parole, poi lasciai che il
mio si aprisse a lui e le dita si mossero velocemente sulla tastiera.
TRATTENERE IL RESPIRO UN GIORNO INTERO FAREBBE MENO MALE CHE STARE
LONTANA DA TE COS A LUNGO. MA MI BASTA SOLLEVARE GLI OCCHI AL CIELO E
GUARDARE LA MIA STELLA PER SAPERTI NEL MIO CUORE. TORNA PRESTO. JAMIE.
Dov finita Gemma?
Un lontano bisbiglio preoccupato mi raggiunse, mentre il buio della notte era sceso a
circondarmi senza che me ne accorgessi. Nel mio cuore splendeva il sole.
Quando mi sollevai, stordita dai colori accesi del fuoco su cui si era posato il mio sguardo, notai
Ginevra seduta su un tronco, distante quanto bastava per continuare a tenermi docchio. Mi alzai per
raggiungerli mentre le fiamme rischiaravano i loro volti a intermittenza.
Buone notizie? mi domand Ginevra quando presi posto sul tronco accanto a lei.
C qualcosa che tu non sappia gi? replicai a bassa voce.
No. Hai ragione. Ho cercato di essere discreta, ci ho provato. Non vorrei ascoltare i tuoi
pensieri, ma a volte  difficile schermarli, non posso evitarlo.  quello che sono.
Raccontalo a qualcun altro. E poi, nessuno ti ha chiesto di farlo, le sorrisi affettuosamente.
Qualche idea? La voce di Brandon si alz tra le fiamme. Andiamo! Siamo nel bosco, attorno
al fuoco... non pensate che manchi qualcosa? cincit lui scrutando le nostre espressioni. Tipo una
storia da far venire i brividi?
Qualche altra idea? replic subito Fate.
Fate, non dirmi che te la fai sotto... la schern Peter.
E anche se fosse? intervenne Jake in sua difesa. Tu hai paura dei serpenti, no?
Ginevra si irrigid, ma nessuno se ne accorse a parte me. Probabilmente io non ero lunico
motivo a suscitare quellistintiva energia negativa che Peter avvertiva nei suoi confronti.
Ma che... questo non  vero! Chi ti ha detto una cosa del genere? replic, a disagio.
Andiamo, lo sanno tutti! lo ammon Jenna.
Adesso sapete che non  vero! Io non ho paura di niente, mormor quasi tra s, mentre
limbarazzo sul suo viso era visibile a tutti.
Ginevra mi guard di sottecchi con uno strano sorriso sulle labbra e non fu necessario leggerle
il pensiero per capirne le intenzioni. Iniziai a scuotere il capo in segno di protesta, ma lei non prese
nemmeno in considerazione le mie obiezioni, ferma in una decisione che sembrava aver gi preso. Mi
coprii il volto tra le mani, incapace di fermarla, appena un istante prima che le urla di Jeneane, seduta
di fronte a noi, mi sfondassero i timpani.
Un serpente! strill con tutto il fiato in gola.
Peter, scettico, non le diede ascolto e scoppi a ridere.
Povero Peter, pensai.
Vi sembro cos scemo? Ne abbiamo appena parlato, Jenna, potevi almeno aspettare qualche
minuto prima di inscenare la tua commedia. Sei davvero brava, per, te lo concedo! comment lui,
stizzito.
C davvero un serpente! aggiunse Fate con lorrore dipinto in volto. E sta venendo verso di
te! Peter! Spostati!  un serpente velenoso!
Ma  ridi... Peter impallid violentemente prima ancora che il suo sguardo si abbassasse sul
terreno, allarmato dal sibilo del serpente, a pochi passi da lui.
Non  divertente, bisbigliai a Ginevra, innervosita dal sorriso compiaciuto che si sforzava di
nascondere.
Per me lo ! mi contraddisse sottovoce.
Peter era diventato di pietra. Immobile come una statua di cera e scrupolosamente attento a non
muovere neanche un muscolo.
Erano tutti terrorizzati a morte, mentre il serpente strisciava sul terreno con aria minacciosa, in
direzione di Peter. Nessuno di loro sapeva che in realt non avevano nulla da temere, ma come potevo
spiegargli che si trattava solo di un sadico scherzo per lesclusivo divertimento di Ginevra?
Che facciamo? sibil Brandon a denti stretti, quasi avesse paura di attirare lattenzione del
serpente su di s.
Qualcuno faccia qualcosa! esclam Jenna con le lacrime agli occhi.
Leggevo il panico nei loro sguardi e non sapevo come impedirlo. Ma perch Ginevra doveva
essere cos sadica?
Peter era ancora immobile e iniziava a sudare freddo, mentre il fuoco divampava sul suo viso.
Vederlo cos impotente e in preda al panico fece scattare qualcosa di violento dentro di me. Non
sopportavo di vedere il terrore nei suoi occhi. Ginevra si era spinta troppo oltre. Dovevo fare qualcosa.
Spensi il cervello e seguii il mio istinto.
Mi alzai di scatto, ma Ginevra mi afferr prontamente per il braccio, con una stretta cos forte
da farmi male al polso.
Adesso basta, Gin! le ordinai con tutta lautorit che riuscii a imprimere nella voce.
Un angolo della sua bocca si sollev, lespressione scaltra. Ci penso io, annunci a voce alta,
in modo che tutti potessero sentirla. Avrebbe potuto controllare il serpente affinch strisciasse via, ma
scelse di non farlo.
Si avvicin alla bestia, muovendosi con eleganza, mentre il gruppo la fissava, ansioso,
riuscendo a convogliare la stessa quantit di stupore e preoccupazione.
Ginevra, sei impazzita? le url Jake dallaltro lato del fal.  velenoso! Allontanati!
Ma lei prosegu senza lasciarsi scalfire dalle sue parole, divertita dal suo stesso gioco. Le
fiamme frustavano laria proiettando sul suo viso lombra delle lunghe ciglia.
Fermati! Dannazione! le grid Peter, infuriato con se stesso perch non riusciva a reagire.
Si sentivano tutti impotenti, ma Ginevra continuava a sorridere mentre si abbassava sul
serpente, il viso di fronte a quello dellanimale.
Imprigionati in un silenzio spettrale, osservavamo impietriti Ginevra che aveva intrecciato il
suo sguardo con quello del serpente, quasi stesse comunicando mentalmente con lui.
In realt, Ginevra voleva solo mettersi in mostra, ma gli altri la fissavano con il fiato sospeso.
Persino il serpente interruppe il suo sibilo ostile. Il silenzio era inquietante, si sentiva solo il
fruscio minaccioso delle fiamme. Poi, con un gesto deciso, Ginevra afferr il collo del serpente
sollevandolo per aria, mentre un bisbiglio di sorpresa e ammirazione si diffondeva tra le fiamme.
 solo un piccolo animale, esclam con voce fiera, ha pi paura lui di tutti noi.
Peccato che noi non siamo velenosi, intervenne Brandon, ferito nellorgoglio.
Ma lui non lo sa, replic Ginevra inarcando un sopracciglio. Non attacca mai, se non per
difendersi, afferm, scuotendo il serpente per mostrarcelo.
Guardai Peter di sottecchi. Non si era ancora ripreso e fissava pietrificato il serpente tra le mani
di Ginevra. Quasi volesse rigirare il coltello nella ferita aperta, lei lo avvicin al suo viso per
mostrarglielo. Poi si allontan tra gli alberi fino a raggiungere il bosco e lo lasci scivolare
nelloscurit.
Sei una vera forza! esclam Jake, mentre Ginevra tornava a unirsi a noi.
 andato, annunci, lo sguardo pieno di superbia.
Sei sicura che non torner? le domand Jenna, con il volto ancora pallido.
Non torner, rilassati, afferm. Scusa, bisbigli poi passando accanto a Peter, ma ognuno
di noi dovrebbe superare le proprie paure, sono dei limiti che ci imponiamo.
Che coincidenza! esclam Brandon. Parlavamo della tua paura dei serpenti e ne  apparso
uno proprio accanto a te!
Meno male che non avevi paura degli orsi! Jake spezz la tensione e tutti risero, iniziando a
rilassarsi.
Ginevra torn accanto a me, mentre un bisbiglio di sottofondo tesseva le sue lodi.
Complimenti! la accusai aspramente mentre fissavo lespressione di Peter ancora persa nel
vuoto. Hai ottenuto quello che volevi!
Non  come pensi. Lho fatto per lui, replic con durezza.
Per lui?! la rimproverai, acida, mentre avvertivo una parte selvaggia, nascosta dentro di me,
risvegliarsi e riversarsi su Ginevra. Ma che hai nella testa? Guardalo!  terrorizzato! la aggredii con
un tono di voce che stup persino me.
Ginevra mi fissava come se non mi conoscesse, sconvolta quanto me dalla foga dei pensieri che
ero riuscita a trattenere. Eppure non riuscivo a fermarli. Va bene! ammise. Forse ho esagerato un
po, ma adesso sei tu che stai esagerando, che ti prende?! Era solo uno stupido scherzo! Vedi di
calmarti! mi ammon, severa.
Come un duro schiaffo alla mia coscienza, le sue parole mi ridestarono e, per un istante, mi
ritrovai a osservare la scena da lontano.
Lavevo sentita ancora. La forza incontrastabile che mi spingeva a reagire in quel modo, un
impulso che non riuscivo a controllare. Era dentro di me.
Aprii la bocca per parlare, ma la richiusi prima che i pensieri si concretizzassero.
Ginevra studi il mio smarrimento e appoggi la mano calda sulla mia gamba.
Scusa, le bisbigliai, dispiaciuta, non so cosa mi sia preso, hai ragione tu, in fondo sapevo
che Peter non correva alcun pericolo, giusto?
Ma certo, replic lei, avevo il pieno controllo della situazione. Sapevo perfettamente cosa
provava Peter, sentivo i suoi pensieri. Volevo incoraggiarlo a superare il trauma che lo perseguita sin
da bambino, quando un serpente ha spaventato il suo cavallo, che lo ha disarcionato.
La mia mente si riemp di ricordi. Lo avevo rimosso, sibilai turbata; ricordavo bene
lepisodio del cavallo, ma avevo cancellato la presenza del serpente.
Ma lui no. E stasera era sul punto di superarlo. Stava quasi per affrontare il serpente, sai?
Non lo avevo capito, scusa, bisbigliai mortificata.
Non fa niente. Non potevi saperlo.
Ma perch non hai usato il tuo potere di persuasione? Ho visto quello che puoi far fare alle
persone...
Il mio potere, come quello di Evan, pu solo forzare le persone ad agire contro la propria
volont. Non posso cancellare la paura che  radicata dentro di lui, continuerebbe ad affiorare. Solo
Simon pu arrivare cos a fondo.
Ho rovinato tutto, che idiota! mormorai, affondando la testa tra le mani.
Non preoccuparti, mi rassicur muovendo la mano sul mio ginocchio.
Tu volevi fargli un favore e io invece ho pensato che stessi facendo la stronza! Sono un
disastro, scusami! Ultimamente perdo il controllo con tale facilit... Soffocai le parole tra i palmi,
mentre il silenzio le inghiottiva, un silenzio solo nostro.
In sottofondo, nel frattempo, le voci dei ragazzi si disperdevano lontane.
A proposito di questo...
Sollevai la testa.
Sai quanto io tenga a te. E so che tu sei la persona pi dolce del mondo, ma ultimamente c
qualcosa in te che non riesco a cogliere.  come se tu avessi una doppia personalit. I tuoi pensieri
vanno totalmente in blocco e cambi umore in un istante, basta davvero poco per farti scattare. Forse 
qualcosa che ti turba a farti reagire in quel modo. Puoi parlarmene, se vuoi... Ginevra mi guard,
premurosa.
Era davvero insolito che lei mi chiedesse di parlarle di qualcosa che non conoscesse gi.
Credimi, non ho idea di cosa mi prenda. Probabilmente hai ragione tu. Forse non ho superato
tutta la faccenda della morte, lho solo nascosta da qualche parte e, a volte, quando le emozioni mi
sovrastano e non riesco a gestirle, la sento traboccare e perdo il controllo, le confessai con rammarico.
 come se temessi che un Giustiziere mi aspetti in agguato per attaccarmi da un momento allaltro e
questa sensazione sta distruggendo il mio sistema nervoso.
Credo che tu non abbia pi niente di cui preoccuparti, sono passati mesi ormai, nessuno 
venuto pi a cercarti, tent di rassicurarmi.
Vorrei potermene convincere, ma non  una cosa che riesco a controllare.  un formicolio
sotto la pelle, come se il mio istinto si fosse risvegliato. Continuo ad avere una terribile sensazione
nello stomaco. Fredda e minacciosa.
Ginevra mi cinse affettuosamente le spalle con un braccio; nessun altro ci prestava attenzione.
Vedrai che con il tempo riuscirai a buttarti tutta questa storia alle spalle. Nessun Sotterraneo che non
sia uno di noi riuscir mai ad avvicinarsi a te.
Le appoggiai la testa sulla spalla e Ginevra abbass il tono di unottava. Sei al sicuro con noi,
Gemma. Puoi starne certa, nessuno ti far del male.
Dun tratto mi sentii stanca e il suono delle sue parole mi arriv attenuato. Le palpebre si fecero
pesanti e faticai a mantenerle aperte, finch non si chiusero.
Tu non morirai...
Leco di quelle parole risuon nella mia testa, dolce e gentile, mentre le mie palpebre si
aprivano, abbagliate dalla luce accecante del sole che rifletteva i suoi raggi sul lago; un costante,
immobile specchio dacqua che si allungava fino allorizzonte come una lastra di vetro.
Mi stropicciai gli occhi, pervasa da uninsolita sensazione di leggerezza che svan in fretta,
sovrastata da un sentimento pi forte. Uno strano e ormai familiare senso dinquietudine che mi strinse
la mente quando il mio sguardo si pos su una figura velata di bianco, in lontananza. Una donna. Mi
dava le spalle, avvolta in un abito perlato. I capelli rossi le ricadevano sul corpo come oro colato, con
una strana sfumatura ramata che li faceva brillare di una luce innaturale. Dun tratto, come se avesse
percepito la mia presenza, gir la testa e incroci il mio sguardo, facendomi trasalire.
I suoi occhi di miele mi attiravano a s come un richiamo ancestrale. Sentii qualcosa dentro di
me risvegliarsi. Un frammento nuovo, intrigante, che lottava contro listinto che mimpediva di
assecondare il bisogno primitivo di avvicinarmi a quella donna incantevole.
Ma il desiderio fu pi forte e riusc a prevalere.
Pi mi avvicinavo, pi i contorni della donna mi apparivano definiti e quando fui abbastanza
vicina scoprii che non era sola. Unaltra sagoma, nascosta dal suo vestito, si stagliava immobile di
fronte a lei. Un brivido mi attravers la pelle. Simile a un avvertimento.
Evan, bisbigliai muovendo appena le labbra, attonita e smarrita.
Lui non ricambi il mio sguardo, concentr le sue attenzioni sulla donna, senza curarsi della
mia presenza.
Evan, che stai...
Le parole mi morirono in bocca quando la donna chiuse le palpebre velate da lunghe mezzelune
e le riapr con eleganza fissando il suo sguardo sul mio. Appoggi una mano sul collo di Evan e gli gir
attorno lentamente, quasi danzando, con le lunghe gambe che spingevano con eleganza la seta bianca,
fino a portarsi dietro di lui. Lo scrutava con una strana luce negli occhi. Desiderio.
Sollev lo sguardo ambrato sul mio, con aria compiaciuta. Io non riuscii a muovere un muscolo.
La mano di lei si mosse lentamente sulla pelle di Evan e lui inclin la testa, assecondando quel
movimento, come se gli piacesse, senza curarsi della mia presenza.
Aggrottai la fronte, sconvolta. Lei mi sorrise ancora e avvicin le labbra a lui, fece scivolare
lentamente ununghia sul collo di Evan e gli sfior lorecchio con la bocca, come per sussurrargli
qualcosa. Evan socchiuse gli occhi, appagato.
No! urlai con tutta me stessa. Cercai di raggiungerli, ma il mio corpo non riusciva pi a
muoversi. Qualcosa mi bloccava. Poi il mio cuore sussult con forza e si raggrinz, mentre la mano di
Evan afferrava quella della donna per portarsela alle labbra e baciarne il palmo, come faceva sempre
con la mia. Evan... Mi sentivo soffocare.
Si guardarono per un lungo istante mentre io, inerme e intrappolata nel mio stesso corpo,
osservavo la donna posare ancora le labbra sul collo di lui, lo sguardo di Evan che la incoraggiava. E
mi sentii travolgere da un senso di disperazione. Le nuvole slittarono velocemente sopra di noi e il sole
si abbass sul lago trascinando con s il mio cuore, negli abissi pi scuri.
Evan! gridai, ma lui non mi sentiva. La mia voce risuonava attutita sulle pareti del mio
cervello, come se fossi rinchiusa in una sfera di cristallo. Non farlo! urlai, con tutta la disperazione
che provavo.
Lei sent il mio grido e i suoi occhi scattarono sui miei. Una scossa mi percosse.
Aguzzai la vista e qualcosa in lei mi sembr familiare, quasi osservassi il mio riflesso distorto
in una pozza dacqua. Avevo la sensazione che una parte di me la conoscesse da sempre. Il paesaggio si
distorse e una fitta alla testa mi costrinse a piegarmi su me stessa. Delle immagini iniziarono a rotearmi
intorno, confuse, mentre io mi contorcevo dal dolore. Poi si fermarono di scatto, mostrandomi un
serpente dagli occhi gialli, due fessure strette su di me, e io sobbalzai, impreparata.
Limmagine svan, sostituita da unaltra pi minacciosa, quella dello sguardo affilato della
donna, lespressione seducente fissa su di me. Con gli occhi chiusi, mi premetti le tempie per scacciare
il suo sorriso furbo dalla mente e limmagine del serpente torn a prendere il suo posto, per poi sparire
ancora, alternandosi a quella della donna. Dun tratto, gli occhi scuri di Evan mi riempirono la testa,
stringendomi il cuore. Ancora il serpente.
Mi coprii le orecchie con le mani, incapace di far smettere la sequenza di scatti fotografici che
mi tormentava; era come se il mio cervello si fosse bloccato e non rispondesse pi ai miei comandi. Mi
sembrava di impazzire mentre i flash si alternavano tra loro, sempre pi veloci.
La donna. Il serpente. Evan. Ancora il serpente. Bastaaaa!
Lurlo si propag sulle pareti della mia testa, facendola scoppiare, ma nessun suono usc dalle
mie labbra. Ancora la donna. Evan. Ancora il serpente. Smettetela!
I flash si fermarono di scatto sul volto di Evan con gli occhi improvvisamente sgranati, come se
qualcosa lo avesse colpito al petto. Mi guard e capii che finalmente lui riusciva a vedermi. Evan,
bisbigliai, ma i suoi occhi di ghiaccio erano bloccati in un dolore sordo. Evan, sussurrai ancora.
Limmagine nella mia testa si sfoc e scomparve sostituita dal fotogramma del braccio di Evan,
che cadeva al suolo con violenza.
Un dolore insopportabile mi strinse il petto e loscurit pi nera mi inghiott.
Evan! gridai, ansimando, mentre un nodo mi stringeva la gola e le lacrime mi bruciavano gli
occhi.
Calmati, Gemma, mi sussurr Ginevra, spostandomi i capelli attaccati al viso umido.
Ginevra, bisbigliai smarrita. Gli occhi bruciavano e il dolore al petto non era ancora svanito.
Va tutto bene, Evan sar qui tra poco, vedrai, tent di tranquillizzarmi, ma la sensazione che
avvertivo in fondo al petto era ancora pi forte.
 morto! Evan  morto! Non capisci? sibilai, confusa, mentre le lacrime continuavano a
rigarmi il volto. Mi aggrappai al suo sguardo confortante per tentare di risalire il baratro in cui ero
sprofondata.
Evan non  morto. Hai solo fatto un brutto sogno.
Le labbra mi tremavano. Avevo una terribile sensazione. Credi... Credi che sia possibile che io
avverta le cose prima che accadano? le domandai ancora scossa.
Ginevra mi fiss con compassione. Evan non pu morire, ribad sottovoce. Gemma, sei solo
un po tesa, cerca di rilassarti. Per un istante tacque e ricambi il mio sguardo con la stessa intensit.
Ti confesso che allinizio non timmaginavo in grado di affrontare tutto questo. Ma ho scoperto che
sei forte, Gemma. Pi di quanto tu creda. Non  insolito che tu ti senta cos tesa, anzi  solo il minimo
di quanto tutti noi ci aspettavamo da te. E so che sei turbata perch Evan ti ha portato nel suo mondo,
condividendo con te qualcosa che ritenevi proibito, e hai ragione. Mio fratello a volte  cos
sconsiderato! Ma lintensit delle tue preoccupazioni  immotivata.  solo la paura a risvegliare il tuo
istinto e il mio scherzo deve averti turbata pi di quanto pensassi.
Le sue parole si insinuarono nella mia mente come una nebbia di fumo mentre il mio sguardo,
disperso nelloscurit del bosco, si appuntava su qualcosa in movimento. Il cuore mi balz in gola e
sussultai distinto. Unombra.
Ginevra lesse il riflesso del mio pensiero e segu il mio sguardo tra gli alberi, ma poi torn a
fissarmi, lespressione serena, e mi strinse la mano. Forse aveva ragione. Iniziavo a diventare
paranoica.
Mimposi un respiro profondo e lanciai uno sguardo al cielo terso. La mia stella mi sorrise,
brillando. Evan stava bene, dovevo solo aspettare qualche ora per rivederlo.
Era mia madre. La voce di Fate mi riscosse dai pensieri mentre riponeva il cellulare nello
zaino, poco distante da dove mi trovavo. Pare che in Iraq sia successo qualcosa di terribile, ha parlato
di un sacco di morti, tra cui molti dei nostri soldati. Mio fratello ha chiamato per dire che sta bene.
Rabbrividii. Una scossa cos violenta che persino Ginevra era riuscita a percepirla, attraverso la
mia pelle.
Ci scambiammo unocchiata fulminea e tra noi due cal un silenzio agghiacciante.
Sar meglio andare, sugger Ginevra al gruppo stringendomi la mano. Si  fatto tardi.
16
SOTTILI GELOSIE
Quando mi svegliai, faticavo a ricordare come avessi fatto a raggiungere il letto.
La luce oltre le finestre suggeriva che era giorno ma, in quel caso, Evan avrebbe gi dovuto
essere l con me. Mi guardai intorno con frustrazione. Nella stanza non cera nessun altro a parte me e
Iron che russava sul suo cuscino accanto al letto.
Mi alzai, faticando a prepararmi per la scuola.
La testa si era ridotta a ununica, pesante massa che gravava sopra il collo. I pensieri vagavano
confusi e veloci, frastornandomi.
Una volta pronta, con lo stomaco serrato aprii la porta per uscire, ignorando la tavola imbandita
per la colazione. Laria gelida mi sferz il viso. Era strano che nessuno fosse venuto a prendermi. Sulla
strada deserta non cera ombra di Evan n di Ginevra. Cosa poteva averli trattenuti?
Iniziai a torturarmi linterno delle guance con i denti, mentre una folla di domande mi riempiva
la testa. Era da cos tanto che non percorrevo a piedi la strada per andare a scuola, che lo avvertii come
un terribile presagio.
Poi qualcosa attir la mia attenzione: una farfalla. Non ne avevo mai vista una cos bella. Era
grande e nera. Completamente nera. Le ali sembravano di velluto. Dava limpressione di essere
spaventata, eppure non vol via, ma si avvicin, come se mi conoscesse. Seguii listinto di toccarla e
lei mosse le ali. Con cautela, estrassi dallo zaino la mia reflex e rubai qualche scatto per il compito di
fotografia che Mr Madison ci aveva dato qualche giorno prima. Il rumore di un clacson mi fece
trasalire. Mi voltai di scatto, ma non trovai nessuno sulla strada, cos tornai a cercare la farfalla, ma era
sparita. Mi guardai intorno, per non ce nera pi alcuna traccia. Mi incamminai verso la scuola e un
altro colpo di clacson, pi vicino, mi fece trasalire. Scossi la testa, senza riconoscere il pick-up verde da
cui proveniva e proseguii, ma il clacson risuon ancora, insistente. Prestai attenzione allauto, ma il
riflesso della luce sul finestrino mimpediva di vedere il conducente.
Quasi in risposta al mio pensiero, il vetro si abbass fischiando. Serve un passaggio?
Peter? Aguzzai la vista, la fronte corrugata. Peter! Attraversai la strada a grandi passi e mi
avvicinai allauto.
Peter appoggi una mano sul volante, il sorriso soddisfatto stretto sulle labbra.
Hai una macchina?! esclamai sbalordita. Da quando hai una macchina? domandai, senza
preoccuparmi di nascondere la mia sorpresa.
Sali, propose, invitandomi con un gesto della testa, andiamo nella stessa direzione. Mi
guard di sottecchi, mentre sprofondavo sui sedili bassi della sua Ford Ranger. Ricordavo ancora
lentusiasmo sulla pelle il giorno in cui io e lui avevamo preso la patente, ma nessuno dei due aveva
ancora unauto tutta sua.
Wow,  una forza! mi complimentai accarezzando il cruscotto nero dellauto.
Non  un granch, ha gi qualche decennio, replic, ma  pur sempre qualcosa... ed  mia.
Le sue labbra si distesero in unespressione colma dorgoglio.
Stai scherzando? gli domandai, compiaciuta. Ricordi quando giocavamo dentro scatoloni di
cartone fingendo che fossero auto?
Volevi sempre guidare tu, ma io non te lo permettevo! replic Peter strappandomi una risata.
Dicevi che eri tu il maschio e che un giorno mi avresti portata a fare un giro su una vera auto.
Gi. Peter abbass lo sguardo e strinse le dita sul volante.
Guardarle mi fece ripensare al giorno prima, quando le nostre mani si erano sfiorate per sbaglio.
Non volevo che Peter soffrisse, lui era una parte di me. Una parte importante.
 passato un sacco di tempo da allora... eravamo solo dei bambini, quello che dicevamo non
conta, comment in tono spento.
Secondi di silenzio riempirono labitacolo, mentre Peter svoltava in direzione della scuola.
Ehi! Siamo qui, adesso, no? Hai mantenuto la promessa.
Hai ragione, ribatt, e scoppiammo entrambi a ridere, proprio mentre il mio sguardo si
posava sulla BMW di Evan. Il mio cuore vacill. Parcheggiato quasi di fronte a noi, Evan puntava
Peter attraverso il vetro, con aria minacciosa.
Sussultai, non avevo mai visto quella sfumatura nera nei suoi occhi. Come se lottasse con se
stesso per impedirsi di ucciderlo.
Evan scese dallauto sbattendo la portiera, annullando a grandi passi la distanza che ci separava.
Sul volto, unespressione tagliente e per niente rassicurante. Che ci fai con lui? mi domand senza
giri di parole. La sua voce era fredda, lo sguardo nero.
Mi ha solo offerto un passaggio, balbettai incerta, inciampando sulle parole.
Potevi aspettarmi. Hai idea di cosa mi sia passato per la testa quando non ti ho trovata a casa?
mi rimprover, con una nota disperata nella voce che solo io riuscivo a comprendere.
Grazie per il passaggio, Peter, mi affrettai a balbettare, prima di allontanarmi insieme a Evan,
nel tentativo di tenerli separati.
Ci vediamo in classe! url Peter alle mie spalle.
E tu... lo ripresi quando fui certa che nessuno ci sentisse. ... hai idea di cosa sia passato a me
per la testa, quando non sei venuto a casa mia dopo aver detto che lavresti fatto? lo accusai a mia
volta.
Il viso di Evan sembr rilassarsi e la sua espressione divenne furba. Hai sentito la mia
mancanza. Inarc un sopracciglio e un angolo della bocca mi sorrise. Credevo che non ti saresti
accorta che non cero, insinu, compiaciuto. Ma la sua era una sfida, ne ero certa.
Tu non... Come puoi pensare una cosa del genere? Battei le palpebre nervosamente, non
riuscivo a credere che lavesse detto. Forse sar cos per te, rilanciai linsinuazione.
Non  stata una mia scelta, perdonami. Sarei dovuto rientrare in nottata, ma sono stato
trattenuto.
Trattenuto? mi sfugg.
 stato pi difficile di quanto ci aspettassimo, confess.
Okay, okay. Mi basta, balbettai con uno strano tic alle palpebre.
Evan distolse lo sguardo, pensieroso. Lo so che  difficile per te, ma non posso cambiare ci
che sono, confess con rammarico.
Tutta quella gente... mi bloccai, le parole strozzate in gola e lo sguardo perso nel vuoto.
Ognuno di loro avr quello che si  guadagnato, non devi stare in pena per loro, hai visto con i
tuoi occhi cosa c dallaltra parte. Quelli che sono venuti con noi sono stati fortunati. Non eravamo gli
unici a reclutare anime in trincea.
Che v-vuoi dire? Cerano anche le Streghe?
Lespressione di Evan si fece pi scura. Quando ci sono cos tante morti tutte insieme,  raro
che loro non ci siano. Non per tutti i mortali c un Sotterraneo ad aspettarli per il trapasso.  un
privilegio che va guadagnato, resistendo al male nella vita. Altrimenti si firma un tacito contratto con le
Streghe. Loro non vedono lora di rivendicare lanima dei mortali peccatori. Stanotte hanno perso la
vita molti uomini, ma  cos che doveva andare, scand, cercando di convincermi. Era il loro destino.
Nessuno pu farci niente. Sai gi cosa succede quando si tenta di sfuggire alla morte.
Torna sempre a cercarti, lo anticipai, ed Evan mi strinse la mano perch aveva capito che mi
stavo riferendo a me.
Non volevo dire questo. Non va sempre cos. E non  pi un nostro problema ormai,
sottoline, tentando di rassicurarmi. Non hai ancora risposto alla mia domanda, mi fece notare.
Quale dom...
Ti ho chiesto se hai sentito la mia mancanza, minterruppe.
Lo guardai di sottecchi. Tu che ne pensi? Inarcai un sopracciglio, facendo la smorfiosa. Tu,
piuttosto... sbaglio o quella di poco fa sembrava una scenata di gelosia?
Mi guard furtivamente, imitando la mia espressione. Tu che ne pensi?
Oh-oh! Aprii la bocca, perch non riuscivo a credere che temesse Peter. ... Geloso tu? Di
Peter?! Sgranai gli occhi per la sorpresa.
Perch no? Sei salita sulla sua macchina...
Andiamo!  solo Peter.  come un fratello per me! Leggi le mie emozioni, dovresti saperlo. E
poi mi ha dato solo un passaggio, replicai, con le guance piacevolmente in fiamme per quella
inaspettata confessione.
Questo non esclude il fatto che io possa essere geloso di lui.
Allora lo ammetti! E perch mai dovresti esserlo?
Ginevra mi ha detto quello che lui prova per te.
Aprii la bocca, ma la richiusi in fretta, imbarazzata. Io non provo lo stesso per lui, replicai,
per tranquillizzarlo.
Ma  comunque importante per te. Rappresenta una parte della tua vita di cui io non ho fatto
parte e questo mi fa impazzire.
Evan, io voglio stare solo con te, lo rassicurai, mentre mi fermavo al mio armadietto. Non
hai motivo di essere geloso. N di Peter, n di nessun altro.
Evan inarc un sopracciglio e fece un passo lento nella mia direzione costringendomi ad
arretrare, fin quando non scontrai la schiena contro lacciaio.
Non posso farci niente se sono geloso di te, bisbigli, abbassando gradualmente il tono di
voce. Ti voglio tutta per me. Appoggi una mano accanto alla mia testa.
Ma io sono gi tua, sibilai lentamente guardandolo negli occhi scuri.
Strinse le labbra, come se non fosse del tutto daccordo. Se  cos, sussurr dolcemente,
soffiando le parole a un centimetro dalla mia pelle, spiegami perch non mi hai ancora dato un bacio.
Fissava le mie labbra come se non desiderasse altro al mondo.
Mi stai forse chiedendo di baciarti? lo provocai, la voce ammaliante.
Evan sorrise, provocante. Non ho bisogno di chiedere, mi sussurr nella mente, con la bocca
sulla mia. Mi indusse a schiudere le labbra e di colpo mi gir la testa, non ero sicura se per il tono
sensuale e profondo della sua voce dentro di me o se per il desiderio represso che avevo di lui. Stare
lontana da Evan cos a lungo era stato pi difficile di quanto mi aspettassi, soprattutto perch la sua
assenza mi aveva colta impreparata.
La prossima volta, ricordati di avvisarmi quando starai via per cos tanto tempo, sibilai
staccando le labbra, ma subito lo attirai a me per la maglietta e lo baciai ancora.
Non mi sembra che tu ti sia annoiata, senza di me. Ginevra mi ha detto che hai avuto un
pomeriggio un po movimentato. Sorrise, e io finsi di non capire a cosa si stava riferendo.
Non pi del solito, in realt, lo contraddissi, trattenendo un sorriso.
Non posso lasciarti da sola nemmeno per un giorno! Di un po, stai cercando di attirare la mia
attenzione?  questo che cerchi di fare? mi provoc parlando sottovoce, il suo gomito appoggiato
allarmadietto e il corpo vicinissimo al mio.
Adesso che mi ci fai pensare... Mi morsi le labbra, sensuale.  unipotesi che non
escluderei. Sai, devo dirtelo, hai fatto male ad abituarmi alle emozioni forti. Le cattive abitudini sono
dure a morire, non te lhanno mai detto? Tu non ceri... in qualche modo dovevo ammazzare il tempo,
lo stuzzicai a bassa voce.
Evan mi sfior il collo con le labbra, provocandomi un brivido. Limportante  che non sia tu a
farti ammazzare.
Non sono del tutto certa che non ti farei un favore. Lo scansai e gli afferrai la mano,
avviandomi nel corridoio in direzione della classe. O stai insinuando che sentiresti la mia mancanza?
Lo guardai di sottecchi, ma i suoi occhi erano gi su di me e lui sorrideva.
Torniamo al punto di partenza, replic, e in un attimo mi fu di fronte. Mi sollev con impeto
stringendomi a s, talmente in fretta da non lasciarmi il tempo di capire da quale direzione fosse
arrivato. I nostri volti si ritrovarono alla stessa altezza, luno di fronte allaltro. Sentirei la mancanza
di ogni tuo respiro, sussurr, guardandomi negli occhi.
La mia bocca cerc la sua, mentre scivolavo sul suo corpo, finch il mio piede non tocc il
suolo.
Saltiamo la scuola, propose Evan sottovoce, di punto in bianco.
Cosa?
Andiamocene via! esclam, la voce piena dentusiasmo.
E dove? Sei fuori di testa? replicai sbalordita.
Abbiamo unintera giornata da recuperare, cerc di convincermi, con uno sguardo
ammaliante difficile da ignorare.
Evan William James! lo richiamai con autorevole sorpresa. Che razza di Angelo sei, tu?
Avvicin la bocca alla mia, un angolo piegato in un ghigno sensuale e uno sguardo che torn a
farmi girare la testa. Un Angelo nero. Inarc un sopracciglio. Attenta perch potrei anche essere
pericoloso.
E pure pazzo, aggiunsi, ferina.
Hai ragione. Non posso darti torto.
Ah, s? Le nostre voci erano di nuovo un bisbiglio esalato luno sulla bocca dellaltro.
Allora lo ammetti.
Dovresti saperlo, sei tu che mi hai tolto la ragione. Mi baci dolcemente.
Stai dicendo che ti ho reso pazzo? lo accusai.
Completamente. Sono uno schiavo innamorato pazzo. E tu sei la mia regina, sussurr
intrappolandomi nel suo incantesimo oscuro.
Nessuno dovrebbe saper baciare cos, bisbigliai, intontita dalla morbidezza delle sue labbra.
Che ne dici della mia proposta, adesso? Vuoi scappare con me?
Agli schiavi non dovrebbe essere concesso avanzare proposte.
Non se muoiono dal desiderio della propria regina. Torn serio e mi guard negli occhi.
Andiamo al nostro rifugio, Gemma, sussurr. Voglio stare un po da solo con te.
Avvertii una sensazione di calore vibrare in fondo al petto e riempirmi la testa. La casa sul lago
era diventata il nostro rifugio. Iniziai a considerare lidea di accettare la sua proposta, ma continuai a
giocare con lui. Sai, non so quanto mi convenga. Se sei cos pericoloso come dici, farei meglio a
scappare, piuttosto, replicai, sfidandolo con lo sguardo.
Un angolo della sua bocca sincurv in un sorriso. Non credo che ci riusciresti. Strinse la
presa attorno alla mia vita. Sono troppo forte.
E io non sono poi cos sicura di voler scappare, mi lasciai sfuggire, la mente annebbiata dal
suo odore. Tu sei il mio demone, ecco la verit. Dovresti lasciarmi andare in classe... ansimai, ma ero
poco convincente.
Potrei fare come dici, oppure... Le sue labbra erano vicinissime alle mie. ... potrei ignorare
quello che vuoi tu e seguire il mio istinto...
E cosa ti dice il tuo istinto? Mi sembra dintuire che tu non abbia esattamente buone
intenzioni, lo accusai, con una sfumatura sensuale nella voce.
Le buone intenzioni sono per i bravi ragazzi.
E tu non lo saresti?
Per niente. Scosse la testa, guardandomi attraverso le lunghe ciglia socchiuse.
Avresti dovuto dirmelo prima, non credi? lo accusai, mentre le sue mani si stringevano sulla
mia schiena.
Credevo lo sapessi, replic in un sussurro. Sei ancora in tempo, mi avvert, il sorriso
lupesco.
Credo che correr il rischio.
Attenta... potrei approfittarne. Inarc un sopracciglio, mentre la sua mano scendeva
sensualmente verso il mio fondoschiena.
Cera qualcosa dirresistibile nel suo modo di essere e nella sua voce. Un incantesimo che mi
faceva girare la testa. Potrebbe anche piacermi, sussurrai, mordendomi il labbro per provocarlo.
Avvicinai la bocca a quella di Evan per suggellare il nostro accordo, quando il suono
dellultima campanella gett una secchiata dacqua fredda sui nostri corpi arsi dal desiderio.
Troppo tardi, bisbigliai, qualcun altro ha scelto per noi.
Chi ti dice che sia disposto ad arrendermi tanto in fretta? mi avvert guardandomi di
sottecchi. Poi mi sorrise, prendendomi per mano e dirigendosi verso laula di spagnolo.
Che fai? mimai con le labbra, perch Evan mi aveva preso la mano e aveva appoggiato la punta
di un pennarello nero sulla mia pelle.
Il professore spiegava offrendoci le spalle ed Evan mosse la penna sul mio palmo tracciando i
contorni di un piccolo cuore. Sei lunica materia su cui riesca a concentrarmi, sorrise.
Mi portai lestremit della matita alle labbra e iniziai a mordicchiarla. Per te  pi facile! Ne
sai pi del professore, lo redarguii cercando di seguire la lezione.
Evan mi sorrise con lo sguardo.
Di un po, quante lingue conosci, esattamente?
Lui rise sottovoce, facendo il conto con le dita. Mmm... Vediamo... c linglese, litaliano, il
tedesco, il nahuatl...
Il na... che?
Evan mi guardava di sottecchi, sorridente.
Mi stai prendendo in giro, lo accusai rassegnata, tirandogli una spallata.
Lhai detto tu, rise ancora, poi si sforz di tornare serio. Conosco tutte le lingue. Anche
quelle estinte.  necessario per noi poter comunicare con le anime che ci vengono affidate, mi spieg
sottovoce, acquistiamo tutta la conoscenza al primo morso.
Ehrm-Ehrm. Il professore si schiar la voce lanciandoci occhiate minacciose.
Evan allung il collo nella mia direzione e io lo fissai con sguardo ammonitore.
Posso sempre aiutarti io... a condizione che accetti la mia proposta. Batt le palpebre, il viso a
un palmo dal mio.
Quale proposta? domandai allibita, ancora sottovoce.
Quella di scappare, siamo ancora in tempo.
Sai, avevi ragione riguardo a quella faccenda dellessere pazzo, lo schernii, ma temo che
dovrai aspettare la fine delle lezioni per stare da solo con me, lo stuzzicai, lanciandogli unocchiata
ammiccante.
Si avvicin al mio orecchio e soffi le parole attraverso i miei capelli facendomi accapponare la
pelle: Tratterr il respiro fino ad allora. La sua voce era sensuale e provocante.
Le palpebre mi tremarono prima che riuscissi a ritrovare luso della parola. Evan sembrava
provare gusto a mettermi in difficolt, conosceva bene leffetto che riusciva ad avere su di me.
Sai che sforzo, balbettai, sforzandomi di sembrare sarcastica. A te non serve respirare.
Sorridemmo entrambi mentre il professore era impegnato a tracciare strane lettere sulla lavagna.
Segu un istante di silenzio tra me ed Evan in cui lui cerc la mia mano sotto il banco e la
strinse. Ricambiai il gesto e sentii un brivido vibrare lungo la schiena.
17
BENZINA SUL FUOCO
Vuoto.
Ma  mai possibile? pensai, sbalordita. Gin! Ricordati di rifornire il frigo dopo averlo
ripulito! le gridai dalla cucina.
Sorrisi tra me. Ginevra aveva di nuovo fatto fuori tutto il cibo.
Ordina pure quello che vuoi, piccola, replic affettuosamente, sdraiata sul divano in pelle
rossa, mentre le mie labbra non la smettevano di sorridere. Consegna a domicilio! esclam divertita.
La sua mano accarezzava distrattamente la testa corrucciata e piena di rughe di Iron. Ginevra lo portava
sempre a casa con s da quando io trascorrevo la maggior parte del mio tempo l con loro e ormai non
riusciva pi a separarsene.
Una pizza ai formaggi non sarebbe male, in effetti. Mi affacciai oltre le tre pareti a ventaglio
che dividevano la cucina dal salotto, in cerca dello sguardo di Ginevra.
Simon era disteso a unestremit del divano, con le gambe sollevate sullo schienale, mentre
Evan era sprofondato nei cuscini.
Pizza ai formaggi in arrivo! mi avvert lei cantilenando.
Aprii ancora il frigo e sobbalzai, affrettandomi ad afferrare al volo una confezione di muffin al
cioccolato che si era lanciata dal ripiano superiore, spinta dallincredibile quantit di cibo che era
apparsa allimprovviso.
Battei le palpebre, sconvolta. Non ti sembra di avere un tantino esagerato? Non avevo cos
tanta fame! la redarguii con ironia.
Oh! Non preoccuparti, ho preso qualcosa anche per me.
Scossi la testa e afferrai un succo dananas dal secondo ripiano, due barrette di cioccolata e un
trancio di pizza.
Richiusi lo sportello, ma Ginevra mugugn il suo disappunto dalla stanza accanto. Ehi!
esclam, offesa.
Colsi il rimprovero celato nella sua voce e riaprii il frigo raddoppiando ci che avevo preso
listante prima. Lo richiusi, destreggiandomi con le mani piene per non far cadere il cibo.
Gi che ci sei prendi anche i pop corn! Sono nellarmadietto in alto, esclam Simon. Ah... e
non dimenticare la cola! Sbrigati, il film sta per iniziare!
Ho solamente due mani! mi lamentai, esterrefatta. Li raggiunsi in salotto, carica di cibo.
Potresti sempre aiutarmi! Lanciai unocchiata a Ginevra, facendo attenzione a non far cadere niente.
Bastava chiedere, mugugn ridendo tra s.
La mia umanit li faceva divertire. A volte mi domandavo se in realt non mi chiedessero di
fare delle cose solo per il gusto di vedermele fare. Ginevra, rilassata, continu a fissare lo schermo di
fronte a s, mentre il cibo mi scivolava dalle mani. Cercai di afferrarlo, allarmata, ma, quando lo vidi
fluttuare nella sua direzione, compresi che era stata lei a sottrarlo alla mia presa. Non mi ero ancora del
tutto abituata alla sua magia e a volte avevo limpressione di trovarmi in un film della Disney.
Le porzioni di Ginevra sfrecciarono dritte verso di lei, che le afferr al volo con un gesto deciso
della mano, mentre il resto del cibo continuava a vagare sospeso per aria, in attesa che qualcuno lo
prendesse. Con un filo di disagio, allungai la mano e afferrai la pizza, affondando i denti nel formaggio.
Le patatine non ci starebbero male. Mi accomodai accanto a Evan e lanciai unocchiata al
cibo, che nel frattempo si stava sistemando da solo sul tavolino in vetro davanti a noi. Sebbene fosse
tutto cos insolito, ne percepivo la familiarit ormai, e lintimit che condividevamo mi rassicurava.
Mmm... ho dimenticato di spegnere la luce, borbottai, seccata. Gin, ti dispiace?
Ginevra sollev con naturalezza lindice e il medio come se un insetto lavesse infastidita. Un
gesto automatico di cui non aveva affatto bisogno: i suoi poteri risiedevano solo nella sua mente, anche
se a volte le piaceva fare un po di scena.
La stanza divenne improvvisamente buia, bench tutti fossero rimasti al proprio posto.
Il film era quasi alla fine ormai, ma io ero riuscita a coglierne soltanto qualche scena. Il corpo di
Evan cos vicino al mio mi distoglieva da qualsiasi altro proposito. Le sue carezze sui capelli e lo
sguardo costantemente su di me parlavano per lui. Aleggiava una sorta di elettricit statica attorno a
noi, il continuo desiderio che gli leggevo negli occhi di lasciare gli altri in salotto per chiuderci nella
sua camera e trasgredire un po di regole.
Quel pomeriggio avevo declinato la nostra gita al rifugio per adempire a un pi nobile
proposito. Studiare. Attivit abbandonata poco dopo in favore della ben pi invitante offerta di Ginevra
di guardare Vampires Suck tutti insieme.
Qualcuno sa che fine ha fatto Drake? domand Simon, mentre i titoli di coda riempivano lo
schermo nero.
Non lo vedo da ieri, replic Ginevra. A dir la verit ho come limpressione che mi stia
evitando, non sembra anche a voi?
Io lho visto qualche ora fa, e poi perch mai dovrebbe evitarti, G.? chiese Simon.
Ti va di uscire a prendere un po daria? sussurrai a Evan approfittando della loro
discussione.
Aveva un piede appoggiato al pavimento, mentre il resto del corpo era disteso sul divano e
laltra gamba accavallata alla mia. Dove vuoi andare? mi chiese, gli occhi scintillanti di desiderio,
come uno specchio sui suoi pensieri.
Non mimporta, scegli tu. Va bene qualsiasi cosa, replicai a bassa voce.
Una tacita proposta balen sul suo sguardo. Non tentarmi... bisbigli quasi in un sussurro,
inclinando la testa da un lato. Altrimenti sar costretto a portarti in camera mia. Inarc un
sopracciglio, lespressione provocante.
Io avevo pensato pi a un gelato da Ben and Jerrys.
Ma pensi sempre al cibo?! Simon mi guard sbigottito.
Ehi, Gemma, che succede al tuo appetito, ultimamente? sintromise Ginevra, seduta accanto a
noi.
Passa troppo tempo insieme a te! la rimprover Simon, divertito.
Veramente era una conversazione privata! li minacciai in tono scherzoso.
Sei proprio una Strega! mi accus Ginevra tirandomi un pizzicotto al fianco.
Aprii la bocca, sbalordita, ma con il sorriso sulle labbra. Senti un po chi parla!
Venite con noi? li invit Evan, ma solo per gentilezza.
Risparmia le cortesie, con me non funziona. Ginevra alz gli occhi al cielo. So benissimo
quello cui stai pensando. Anzi, ti prego, risparmiami anche quello! ribatt con sarcasmo. Basta che
quando torni tu dia unocchiata alla mia macchina. Ha qualcosa che non va.
Cosha che non va la tua macchina? le domand Evan.
Se lo sapessi non lo chiederei a te, ovviamente.
Davvero divertente! Oppure potresti ammettere che ti piace lidea che sia io a occuparmene!
la schern il fratello.
Ginevra si limit a lanciargli addosso un pop corn, che lo colp sulla schiena.
Sono sicuro che dovr cambiare anche le pastiglie. Lultima volta hai letteralmente bruciato i
freni. Di nuovo.
Tu assicurati di non aumentare troppo la pressione delle gomme posteriori per farmi perdere
stabilit o brucer di nuovo anche le gomme!
Non ho bisogno di sabotarti quando posso batterti lealmente!
Non esserne tanto sicuro. Il freno da drifting che ti ho fatto montare mi servir a fregarti nelle
curve, fratellino.
Te lho detto mille volte, devi ridurre la marcia prima di tagliare la curva. Quando ti deciderai
a prendere in considerazione i consigli di un esperto? la schern lui, laria compiaciuta.
Non appena un esperto mi dar dei consigli, replic Ginevra a tono.
Evan gett la testa indietro e rise alla sua battuta.
Ginevra non si dava mai per vinta.
Andiamo davvero da Ben and Jerrys? bisbigli Evan, quasi sperando di sentire una proposta
del tutto diversa.
Scossi la testa, appena fuori dallabitazione. Perch no?! Facciamo un giro e rientriamo,
soldato, risposi avanzando sul vialetto.
Agli ordini, sussurr sopprimendo un sorriso, mentre mi apriva la portiera della BMW.
Guardavo fuori dal finestrino, di ritorno dal Mirror Lake. Erano passate pi o meno un paio
dore da quando eravamo usciti. Era strano come gli stessi luoghi in cui ero nata e cresciuta mi
apparissero sotto una nuova luce, condivisi con qualcuno dimportante. Ed era ancora pi strano come
tutto apparisse normale, come se non fosse mai cambiato niente. Le vetrate dei negozi, la gente intenta
a passeggiare sui marciapiedi di Main Street... niente sembrava cambiato nella Lake Placid che avevo
sempre conosciuto. Eppure niente era pi lo stesso nel modo in cui io percepivo il mondo, come se
Evan avesse soffiato via un sottile velo dai miei occhi che mi impediva di vedere la realt celata sotto
le apparenze. Evan era un Angelo. Ginevra una Strega. E sapevo con certezza il vero scopo della vita
umana, conoscevo le risposte che luomo aveva cercato per secoli; avevo visto lEden, sapevo cosa ci
aspettava...
Mi era stato offerto un dono.
Se solo avessi potuto condividerlo con gli altri e divulgare una tale consapevolezza...
Come sarebbe cambiata la vita di ogni altro uomo sulla terra? Il mondo intero non sarebbe pi
stato lo stesso.
A cosa stai pensando?
La voce di Evan mi trascin via dalle mie riflessioni. La sua espressione era seria, le sue mani si
stringevano al volante in pelle nera. Non poter conoscere ogni mio pensiero lo frustrava.
Guardavo le persone. Feci una pausa, lasciando che il mio sguardo si perdesse al di l del
finestrino chiuso. Sono ignare di tutto...
Come lo eri tu, sorrise, ma io rimasi seria.
Cosho io di speciale? Non merito di sapere quello che so pi di quanto non lo meriti chiunque
altro, ammisi con voce cupa.
Evan sorrise ancora, laria soddisfatta. Lo meriti solo per quello che hai appena detto.
Labitacolo si riemp di silenzio per un lungo istante.
Hai fame? domand Evan inclinando la testa e lasciando deliberatamente cadere il discorso
mentre svoltava su Main Street.
Un po, risposi sollevando una spalla.
Cosa vuoi mangiare?
Non rifiuterei una pizza al formaggio, ammisi, mentre un brontolio sommesso del mio
stomaco confermava in sottofondo, bench lavessi mangiata solo qualche ora prima. Ne avevo ancora
voglia, che potevo farci?
Certo che no! replic divertito. Tu non rifiuteresti mai una pizza al formaggio!
Come si fa a rifiutare una pizza al formaggio?! ribadii sollevando le spalle.
A Evan sfugg una risata mentre parcheggiava accanto al Bazzis Pizza, al 138 di Main Street.
Spense il motore.
Nel silenzio che segu, il suo gomito sinistro scivol sul volante mentre lui si protendeva verso
di me, accarezzandomi la guancia con la mano destra. Non devi sottovalutarti, Gemma. Il suo
sguardo torn serio mentre si riallacciava al discorso di un momento prima.
Scossi la testa per contraddirlo, ma Evan mimped di parlare sfiorandomi le labbra con lindice.
C qualcosa di speciale, in te. Credo di averlo capito sin dalla prima volta in cui ti ho vista,
bisbigli, osservando il mio labbro. Qualcosa di straordinario che mi fa perdere il controllo. Non mi
era mai successo di incontrare nessuno con un simile potere su di me, sussurr.
Lunica cosa straordinaria che ho sei tu. Io non ho niente di speciale... mugugnai, abbassando
gli occhi sul cruscotto.
Se tu potessi guardarti attraverso i miei occhi, scopriresti che sei come un diamante in mezzo a
cocci di vetro e il fatto che tu non te ne renda conto ti fa risplendere ancora di pi sugli altri.
Continuavo a scuotere la testa per contraddirlo.
Evan cerc il mio sguardo avvicinandosi ancora. Hai cos tante cose dentro di te, devi solo
lasciare che esplodano. Mi accarezz il mento.
Non aspettarti cos tanto da me, Evan. Ho paura che potresti rimanere deluso, lo avvertii.
I suoi occhi si strinsero su di me, come se avessi appena pronunciato delle atrocit. Nessuno
pu sapere meglio di me quello che ti porti dentro. Nemmeno tu stessa, replic con una certa
sicurezza.
Arrossii. Okay, ammisi, imbarazzata. Troppi complimenti mi fanno girare la testa.
Io credo che sia la fame, replic scendendo dallauto. Un solo istante dopo si affacci al mio
finestrino, appoggiando le mani sul tetto. Sbaglio o mi  sembrato di sentire il tuo stomaco borbottare,
poco fa? mi schern.
Mi portai istintivamente le mani alla pancia. Speravo non se ne fosse accorto. Quanto tempo 
passato dallultima volta che hai mangiato, due ore? Mi spieghi come fai a mantenerti cos in forma?
Non mangio poi cos tanto... replicai imbarazzata.
Cos... Non mangi cos tanto? ripet, sbigottito.
Solo... mangio spesso e ho un metabolismo veloce! farfugliai, per il suo divertimento ed Evan
si allontan dallauto continuando a sorridere.
Attraverso lo specchietto retrovisore, lo guardai avviarsi in direzione della pizzeria, un edificio
in pietre bianche che faceva ad angolo, finch non spar tra gli ombrelloni rossi posti di fronte
allentrata. Accesi lautoradio e sprofondai nel sedile, mentre dalla strada mi giungeva il chiacchierio
della gente seduta ai tavoli sul balcone del Generations, il ristorante di fronte al Bazzis pizza. La voce
melodica di Amy Lee degli Evanescence riemp labitacolo. Il CD era rimasto inserito dallultima volta
in cui eravamo stati in campeggio.
Iniziavo a perdermi nelle note di Hello, quando un brivido dinquietudine mi attravers la pelle.
Una terribile sensazione. Fredda.
Ancora.
Allarmata, perlustrai la strada con lo sguardo e, nello stesso istante, la riconobbi, mentre mi
attraversava la nuca. Una vecchia sensazione. Familiare quanto agghiacciante.
Qualcuno mi stava osservando.
Mi guardai intorno, inquieta, sporgendomi per scrutare meglio oltre linsegna che indicava la
direzione per il Northwoods Inn, nel parcheggio costeggiato dagli alberi. Sembrava tutto normale.
Cercai tra le auto, mentre il cuore iniziava a pompare il sangue con un ritmo sempre pi
frenetico, pulsando nelle vene e accelerando il respiro man mano che avvertivo il panico assalirmi
sempre con pi forza.
Stai bene?
La voce di Evan mi fece sobbalzare sul sedile.
Rapita dal timore che da giorni aveva ripreso a tormentarmi, non mi ero nemmeno accorta che
si fosse avvicinato. Appoggiai la schiena sul sedile mentre lui richiudeva la portiera. Mi costrinsi a
respirare, con il freddo ancora sulla pelle.
Hai fatto in fretta! replicai, ignorando la sua domanda.
Evan mi concesse un sorriso e sfil una patatina dallinterno del cartone. So essere
convincente, ammicc, con la sua sensuale naturalezza. Lho fatta cospargere di patatine fritte, come
piace a te. Inarc un sopracciglio.
Stai cercando di corrompermi? lo accusai ricambiando il suo sguardo. Il panico era passato.
Evan rise. Se volessi farlo, sarei sicuramente sulla strada giusta.
Battei le palpebre, imbarazzata. Cosa stava insinuando? Gi, ammisi rassegnata. Pizza e
patatine sono un ottimo espediente, non posso darti torto, mi arresi, mentre venivo assalita dal
profumo che aveva invaso labitacolo non appena avevo sollevato il coperchio. La pizza mi riscald le
gambe, mentre ne estraevo una grossa fetta fumante e grondante di formaggio. Dove andiamo? gli
domandai controllando lora sul cruscotto. Sono quasi le sette.
Ho promesso a Ginevra che le avrei controllato la macchina. Evan si port un dito sulle
tempie facendolo girare. Se non lo faccio va fuori di testa... poi chi la sopporta!
Ma non pu aggiustarsela da sola?  una Strega, dovrebbe esserne in grado.
E chi ha detto che non lo sia? ribatt guardandomi di sottecchi. Le piace avermi come suo
meccanico e in fondo neanche a me dispiace essere lunico a metterci le mani sopra.
Le tue mani stanno bene su qualsiasi cosa.
Ah,  cos? bisbigli, lespressione beffarda.
Oh. Mio. Dio. Credevo di averlo solo pensato!
Avvertii il sangue fluirmi sulle guance e battei le ciglia nervosamente.
Inclin la testa per guardarmi, il sorriso seducente e le mani sul volante. Su qualcosa in
particolare? La sua voce si era affievolita.
Decisi di stare al suo gioco. Su di me, per esempio.
Si fa interessante...
Sul collo, in particolare. Se vuoi saperlo... Era la verit e non ero riuscita a trattenerla. Sentire
la sua mano sul collo mi faceva tremare. Lauto si era gi fermata sul vialetto della casa di Evan e lui
aveva subito allungato il busto verso di me.
Avvicin una mano per toccarmi, lentamente, tracciando linee di fuoco sulla mia pelle. Cos?
bisbigli appena lasciando scivolare le dita tra i miei capelli, fino alla base della nuca.
Un brivido di pura energia si propag lungo la mia schiena sollevandomi i peli sulle braccia.
Dio, quella sensazione mi faceva girare la testa.
Socchiusi gli occhi e mi sentii tremare, il suo viso vicinissimo al mio.
Esattamente, bisbigliai deglutendo, mentre percepivo il calore del suo respiro solleticarmi
lorecchio.
E che ne pensi...  fece scivolare le dita sulla mia pelle muovendosi con delicatezza  ... se
muovo la mano in questo modo? sussurr scendendo fino alla base del collo.
Penso che sia perfetto, mormorai, con le palpebre socchiuse.
Con il pollice mi sfior lentamente le labbra, accendendo in me il desiderio della sua bocca, a
qualche centimetro dalla mia. La guancia di Evan si muoveva sulla mia, sfiorandomi la pelle, mentre io
mi lasciavo trascinare da quelle sensazioni. Sollev appena il mento e le nostre labbra si toccarono. La
mia bocca si schiuse, cercando il contatto, ma Evan indugiava mantenendole sospese a pochi millimetri
da me, limitandosi a lievi e sfuggenti contatti.
Respirai a fondo e sollevai di poco il mento. Il suo bacio fu dolce, morbido... e corposo, mentre
le sue dita tornavano a muoversi sul mio collo, cercando riparo tra i capelli, e il mio corpo si riempiva
di brividi.
Adesso tocca a te, bisbigliai, non del tutto certa di aver ripreso il pieno controllo. Devi dirmi
una cosa che ti piace, tentai di stuzzicarlo.
 facile. Mi prese la mano e se la port sul petto, allaltezza del cuore. Mi piace quando
appoggi la tua mano qui. La sua voce era un debole sussurro, come se qualcun altro avesse potuto
sentirci.
Lo faccio sempre, mi resi conto in quellistante.
 vero. E ogni volta che lo fai mi sembra di tornare indietro. Quando ti ho baciato la prima
volta e pensavo fosse lultima, confess. Ero disperato allidea di rinunciare a te. Sentire la tua mano
su di me mi ha devastato. Ha fatto esplodere qualcosa, dentro di me. Un fuoco indomabile. Evan si
strinse la mia mano sul petto.
E questo  cambiato? gli domandai sottovoce.
Mai, replic con fermezza. Provo la stessa emozione ogni volta.
Appoggiai la fronte sulla sua e sfiorai le sue labbra.
Adesso sar meglio scendere, prima che la tua pizza si raffreddi, sugger.
La sua portiera si richiuse con un tonfo nello stesso istante in cui Evan apriva la mia,
porgendomi una mano. I sedili del SUV erano piuttosto alti rispetto a quelli delle altre auto.
Aspettami in garage. Torno subito. Evan si avvi verso lentrata principale lasciandomi sul
sentiero buio.
Annuii e svoltai langolo a testa bassa.
Il garage si trovava nellala sinistra della tenuta, accanto allimmensa vetrata che dava sulla
cucina, dove si apriva una possente saracinesca doppia in legno scuro. Dal lato opposto, invece,
unaltra vetrata mostrava lenorme sala che ospitava la piscina, al piano di sotto.
Qualcosa mi costrinse a sollevare lo sguardo. Un movimento fulmineo oltre la spessa coltre di
alberi al di l del sentiero. Troppo rapido perch riuscissi a capire di cosa si trattasse. Il cuore mi salt
in gola mentre una sagoma scura sfrecciava a pochi passi da me. In preda al panico, mollai la presa sul
cartone della pizza, che mi scivol, le dita che tremavano mentre qualcosa sfrecciava verso di me
togliendomi il respiro.
Mmm... pizza! esclam una voce afferrando al volo la scatola sospesa a mezzaria, un istante
prima che toccasse terra. La apr e ne estrasse una grossa fetta per portarla alla bocca.
Drake! Hai deciso che ti diverte vedermi impallidire? Vuoi farmi venire un infarto?! lo
rimproverai, la voce ancora tremante. Non puoi arrivare come fanno tutti gli altri? continuai,
sprezzante, mentre il mio tono di voce si faceva pi fermo e le ginocchia si stabilizzavano.
Sei tu che sei qui fuori tutta sola, ribatt inarcando un sopracciglio. Il suo sguardo nero si
concentr sul mio, quasi volesse scoprire i miei pensieri. Era la prima volta che i suoi occhi mi
studiavano in quel modo e una parte di me si sent profondamente a disagio.
Il mio istinto mi suggeriva che cera qualcosa di diverso in lui sebbene non riuscissi a capire
cosa fosse.
Qualcosa che andava ben oltre la mia comprensione.
Hai cambiato colore dei capelli? gli chiesi a bruciapelo.
La mia domanda sembr confonderlo. Sono sempre gli stessi, rispose.
Lo osservai meglio e stabilii che aveva ragione. Non cera niente di diverso nei suoi capelli,
doveva trattarsi di qualcosaltro.
Evan non c? domand, sfuggendo al mio sguardo indagatore, richiamando un dj-vu alla
mente.
Sono qui gli rispose Evan alle mie spalle. Che fine avevi fatto, Drake?
Un po qui, un po l... Facevo strage di anime, come al solito. Drake mi fece locchiolino
mentre io rabbrividivo. Dove, se no?! Sollev le spalle come se avesse appena parlato del tempo.
Bada a come parli di fronte a lei, lo ammon Evan.
Ehi, rilassati. Ho avuto parecchio da fare, va meglio? Mi lanci unocchiata torva, poi torn a
guardare Evan. Mi hai cercato?
No. Non ho voluto disturbarti in... quello che stavi facendo. Anche Evan mi lanci
unocchiata torva. Era evidente quale fosse largomento che lo aveva trattenuto e che stavano
chiaramente aggirando per non turbarmi.
Drake sollev ancora le spalle. Eseguiamo solo gli ordini. Siamo costretti, replic con gli
occhi fissi sul fratello.
S, come se non ti conoscessi.
Drake allarg le braccia.
Ehi, hai bevuto? gli domandai percependo un sentore di Scotch.
Drake socchiuse gli occhi, sollev una mano e avvicin il pollice e lindice, guardandomi
attraverso lo spazio tra le due dita, per confermare la mia insinuazione. Solo un po.
Sar meglio che tu ti dia una rinfrescata, lo avvert Evan sorridendo, fai sempre schifo
quando bevi.
Drake proruppe in una risata mentre si girava per andarsene, le dita intrecciate dietro la testa.
Io ed Evan ci avviammo in direzione del garage, procedendo lungo il viale che costeggiava la
casa. Listinto mi indusse a girarmi e trovai lo sguardo di Drake ancora fisso su di me, con una seriet
senza precedenti. Lo sostenni per qualche istante e poi strinsi la mano di Evan, sentendomi
improvvisamente a disagio.
Con un gesto deciso, Evan sollev una parte della doppia saracinsesca con estrema naturalezza
e la richiuse alle nostre spalle chiudendoci allinterno.
Drake  sempre stato solo? domandai di punto in bianco, con un filo di amarezza nella voce.
Evan mi guard accigliato, sorpreso per la mia domanda. Perch me lo chiedi?
Credo che si senta un po... solo. Faticai a trovare un termine pi adatto dellunico che mi era
venuto in mente: escluso.
Cosa te lo fa pensare? Evan non ne sembrava convinto.
Andiamo! Non dirmi che non te ne sei accorto... ho limpressione che sia un po cambiato,
ultimamente, non lo hai notato anche tu?
Spiegati meglio, insistette, perplesso, mentre sistemava alcuni attrezzi sul banco da lavoro.
 come se si fosse spento, le rare volte in cui si unisce a noi sembra quasi che non ci sia
davvero. Non lo riconosco, sembra una persona diversa.
Evan mi ascolt con attenzione come se la mia rivelazione lo avesse trascinato gi dalle nuvole.
Credo che si senta solo. Voglio dire, tu e Ginevra avete entrambi qualcuno. Lui non ha
nessuno, invece.
Ha noi, replic con aria innocente.
Non  lo stesso. Anche tu avevi loro prima di trovare me.
Dun tratto sembr comprendere. Non ci avevo pensato. Quindi, tu credi che sia geloso?
Mmm... magari geloso  un po troppo forte, ma, s, credo che ritrovarsi continuamente
circondato da coppie lo faccia sentire escluso.  solo una mia teoria... mi affrettai ad aggiungere.
Ginevra se ne sarebbe accorta, riflett ad alta voce.
Potrebbe essere il motivo per cui lei pensa che Drake la stia evitando, se ho ragione. Lo ha
detto lei stessa. Magari non vuole che lei sappia ci che prova.
E da cosa lo hai capito? indag Evan, pensieroso.
Dal suo sguardo, replicai prontamente, stasera mi ha guardato in modo strano.
Che vuoi dire?
Non sapevo se rivelare a Evan tutte le sensazioni che mi aveva trasmesso lo sguardo di Drake
fosse la soluzione migliore.
Che tipo di sguardo? insistette lui, come se avvertisse la mia titubanza nellapprofondire le
parole di troppo che mi ero lasciata sfuggire.
Be, se non sapessi che Drake  tuo fratello, avrei detto che cera un filo di malizia nei suoi
occhi. Come se ci stesse in qualche modo... provando. Quelle parole suonavano meglio finch le
avevo trattenute nella testa. Pronunciarle ad alta voce mi fece sentire terribilmente sciocca.
Evan gett la testa indietro e scoppi in una risata.  ridicolo! Drake non penserebbe mai a te
in quel modo. Poi torn serio, come se stesse prendendo in considerazione quellipotesi per la prima
volta.  mio fratello.  assurdo. Scosse la testa per scacciare quel dubbio.
Hai ragione. Non so come abbia fatto a pensare una cosa del genere, ammisi imbarazzata. 
davvero ridicolo. Dio, Ti prego, apri la terra e inghiottimi nei suoi abissi. Sarei voluta sprofondare,
riavvolgere il tempo e cancellare quellultimo, imbarazzante minuto.
Parler con lui, sentenzi Evan in tono serio.
No! replicai in fretta. Non puoi. Capirebbe che te lho detto io. Mi sento gi ridicola cos,
andiamo, Evan... ho detto unassurdit! Ho solo frainteso tutto.  ovvio almeno quanto il fatto che tu
sia il mio ragazzo!
Mmm... mugugn avvicinandosi. Suona davvero bene, dillo di nuovo.
Non dirmi che non te lo avevo ancora detto, scherzai, soddisfatta per essere riuscita a
dirottare il discorso verso unaltra direzione.
Non di recente. Mi strinse a s.
Allora devo rimediare, bisbigliai, il mio viso a un palmo dal suo. Tu, Evan William James,
sei il mio ragazzo.
Ripetilo. I suoi occhi erano fissi sui miei, la voce ferma, quasi fosse un ordine.
Sei. Il mio. Ragazzo.
Mi strinse con pi forza e pos le labbra sulle mie. Mi piace sentirtelo dire, ammise, la voce
ridotta a un lieve sospiro.
A me piace dirlo, gli confessai, abbandonandomi a lui.
Mi sembra che siamo daccordo, allora.
Sembra anche a me. Un altro bacio delicato. Sai, inizio a pensare che tu sia geloso, lo
stuzzicai provocando una sua reazione.
Geloso? E di chi, stavolta? Aggrott la fronte, sorpreso, e io mi morsi il labbro inferiore.
Della mia pizza, ovvio! Continui a metterti tra di noi! esclamai, staccandomi da Evan e
stringendo il cartone al suo posto.
Evan sorrise e scosse la testa. Mi hai scoperto. Vuoi che vi lasci da sole? mi schern,
divertito.
Mi sembra il minimo che tu possa fare.
Se  davvero quello che vuoi... replic tirando fuori con il piede un carrellino grigio scuro
con le ruote, mentre il suo sguardo non lasciava il mio.
Si sdrai sulla schiena e si spinse sotto lauto di Ginevra.
Mi sollevai sulle punte fino a raggiungere il banchetto da lavoro su cui Evan teneva tutti i suoi
attrezzi e mi sedetti sopra la sua superficie in ferro con il sorriso ancora sulle labbra.
Mi concessi qualche minuto di silenzio per masticare la pizza ormai fredda e studiare la stanza,
che era una specie di incrocio tra unofficina ben curata e ordinata e un salone di auto sportive.
Dal tetto scendeva una fila di neon che percorreva lintero perimetro della stanza diramandosi
anche verso il centro. Il risultato era una luce bianca e forte che illuminava ogni cosa, abbagliandomi
ogni qualvolta sollevavo lo sguardo.
I muri chiari erano ravvivati da una serie di pilastri neri, che correvano anche lungo il centro
della stanza. Di tanto in tanto, alle pareti erano appesi dei panelli grigio scuro ricolmi di attrezzi di ogni
genere. Era esclusiva cura di Evan occuparsi di tutte le macchine e le moto della casa. Anche se non me
laveva mai detto, avevo capito subito che i motori erano la sua passione, mi era bastato lo scintillio di
soddisfazione che gli leggevo negli occhi.
La BMW era parcheggiata fuori, eppure la sua assenza si notava appena in quellampio salone
gremito di mezzi. Perfettamente parcheggiata al centro, la Ferrari grigio scuro risplendeva come una
star sotto i riflettori. Le altre auto la seguivano, allineate in una fila ordinata, a una buona distanza luna
dallaltra. Allinizio le distinguevo solo per via del colore. Con il tempo, avevo imparato anche i nomi.
Alla fine dellestate, avevo trascorso cos tanto tempo in garage con Evan che ormai ero diventata
unesperta anchio. La Bugatti Veyron Super Sport, in una elegantissima finitura di carbonio blu, era
quella di Simon, e avevo imparato che i suoi milleduecento cavalli di potenza le permettevano di
raggiungere da zero a cento chilometri allora in 2,3 secondi e una velocit massima di
quattrocentoquindici chilometri orari. Drake, invece, prediligeva le italiane alle francesi e aveva scelto
una Maserati Granturismo S nera.
In genere cercavano sempre di non uscire con tutte e tre le auto contemporaneamente, altrimenti
avrebbero rischiato di attirare troppo lattenzione, nonostante la capacit di Simon di cancellare i
ricordi altrui o il potere di Evan di controllare la mente di chiunque si fosse interessato troppo a loro.
Erano al sicuro, per certi versi. Sempre se si escludeva la maniacale tendenza di Ginevra ad
attirare su di s ogni attenzione. A lei i riflettori non dispiacevano affatto.
Allestremit sinistra della stanza, ordinate in una fila perfetta, quattro moto mi fissavano con
aria minacciosa, in accordo con lo stile di guida sportivo e aggressivo dei ragazzi, come se persino loro
non conoscessero che quel linguaggio.
La MVAgusta CC di Evan sembrava puntarmi come una pantera nera pronta ad attaccare.
Allinizio era stato una sorpresa, per me, scoprire che lAprilia RSV4 grigia dallaria feroce
apparteneva a Ginevra: nessuno mi aveva avvisata la prima volta che lavevo vista montare in sella alla
luce dellalba, nel mezzo di una sfida clandestina in cui io ero stretta a Evan sul sedile posteriore della
sua moto.
Drake invece aveva una Yamaha R1 Laguna Seca, che era parcheggiata accanto alla Ducati
Desmosedici di Simon, nel suo insolito colore nero e bianco.
Sul lato destro, invece, proprio di fronte al banco su cui sedevo in quel momento, sopra il
sollevatore a scomparsa, cera la Lamborghini grigia di Ginevra, che rifletteva tutta la sua eleganza
sulla parete in vetro su cui erano riposte miriadi di gomme di ogni dimensione. La carrozzeria, in fibra
di carbonio e acciaio, dal design avveniristico ispirato alla carlinga di un aereo da caccia, trasmetteva le
stesse sensazioni di Ginevra. Sensualit e provocazione. Le sue linee interrotte e le superfici spigolose
creavano un affascinante gioco di colori, che veniva ancora pi enfatizzato dalla luce del sole. Ne
esistevano solo venti esemplari in tutto il mondo. Una fuoriserie sportiva da pi di un milione di
dollari.
Sotto lauto, Evan lavorava disteso sul carrellino piatto a quattro ruote, concentrato sulla parte
posteriore dellauto, dove si trovava il motore.
Dalla mia postazione, di lui riuscivo a scorgere solo le gambe, come se lauto ne avesse
inghiottito il resto.
Tutto bene l sotto? domandai ingoiando lultimo boccone di pizza.
Il tintinnio dei suoi attrezzi era stato lunico rumore nella stanza, fino a quellistante.
Hai finito, a quanto pare.
La voce di Evan, soffocata dalla sua risata, mi giungeva smorzata risuonando tra le ruote
dellauto.
Adoravo quellodore che si percepiva nellaria, un misto tra benzina, gomme nuove e olio per
motore.
Saltai gi con un rapido movimento e mi avvicinai a lui, che aveva le ginocchia sollevate. Sfilai
la felpa bordeaux e la mia catenina tintinn sul top smanicato verde militare. Mi lasciai cadere sul
pavimento incrociando le gambe, accanto alla ruota posteriore della Lamborghini sospesa a un palmo
dal suolo in quarzo nero che riluceva come fosse tempestato di brillanti. Va bene se mi metto qui?
chiesi.
Puoi stare dove vuoi.
Hai trovato il problema? indagai, curiosando sotto le ruote.
Era il cuscinetto tendicinghia dellalternatore, rispose, come se potessi anche solo
lontanamente immaginare di cosa si trattasse. La molla quasi rotta provoca delle vibrazioni. Lho
sostituito con uno nuovo. Ecco, ho quasi finito.
Dopo qualche minuto, Evan si spinse con un piede sul pavimento, riemerse dallauto e si port
vicino a me, ancora sdraiato sul metallo. Appena sopra lo zigomo destro, una striatura nera di unto gli
rigava la pelle, conferendogli unaria ancora pi spartana. La tentazione di baciarlo divenne un
richiamo irresistibile, da quella posizione. Appoggiai i palmi sul pavimento nero e mi abbassai verso la
sua bocca per seguire quellistinto, ma Evan mi tir a s con forza e mi strinse tra le braccia. Sorrise,
sdraiato sotto di me. Prima che potessi rendermene conto, mi ritrovai incollata alle sue labbra.
Schiusi gli occhi solo quando la sua voce morbida interruppe il contatto. Attenta, bisbigli
appena, c della benzina qui in giro. Inarc un sopracciglio e fiss lo sguardo sul mio, sciogliendo
fino allultima delle mie difese.
Allora faremmo bene a non giocare con il fuoco, replicai quasi senza respirare.
Potrei sempre provare a tenerlo sotto controllo. I suoi occhi si abbassarono sulla mia bocca,
come se li avesse richiamati. ... il fuoco. Deglut. Poi ammicc, celando una proposta dietro il suo
sorriso furbo. Si avvicin lentamente.
Credi che ci riusciresti? chiesi, mentre mi baciava dolcemente il mento.
Non ne sono sicuro... la situazione potrebbe sfuggirmi di mano... Un altro bacio, appena sotto
la mascella.
Sai, qualcuno mi ha detto che a volte si deve correre il rischio. La mia voce era un sussurro di
piacere, la pelle che pulsava sotto le sue labbra calde.
Chiunque ti abbia detto una cosa del genere devessere un pazzo.
Sono daccordo, ma forse potrei decidere di concedergli il beneficio del dubbio.
Gli occhi di Evan si soffermarono sui miei per un istante, cercando il consenso velato in quelle
parole. Poi riprese a baciarmi con pi fervore, sollevando la schiena dal carrellino, senza staccare la
bocca dalla mia. Prima che riuscissi a rendermene conto, eravamo entrambi in piedi, le labbra incollate,
le sue mani sui miei fianchi mentre mi spingeva con impeto contro la portiera dellauto e continuava a
baciarmi e baciarmi.
Mi girava la testa. I nostri corpi si cercavano e la consapevolezza che non sarei riuscita a
mantenerne il controllo ancora per molto diveniva sempre pi forte.
Mi fermai per riprendere fiato, senza allontanare il viso dal suo. Latmosfera era rovente. Evan
chiuse gli occhi e appoggi la fronte alla mia con un sospiro profondo.
Dopo qualche istante, le sue mani cercarono di nuovo le mie e lui deglut. Osservai la sua ugola
muoversi su e gi, gli occhi socchiusi per il desiderio irrefrenabile che cercava di domare.
Poi Evan allung la mano dietro di me e, nel silenzio pi significativo che avessi mai udito,
sentii il clic metallico della portiera che si apriva. Percepii il battito frenetico del cuore che mi
martellava in petto, mentre i suoi occhi mi scrutavano in cerca di un tacito consenso.
Lo seguii con lo sguardo mentre si lasciava cadere sul sedile in pelle e alcantara della
Lamborghini, scivolando sullo schienale dritto, la mano che stringeva la mia. Mi abbassai, superando la
portiera dellauto che si era aperta verso lalto. Sollevai un ginocchio per poggiarlo sul sedile accanto
alla gamba di Evan, ma lui lo afferr con un gesto fermo e delicato al tempo stesso, gli occhi fissi nei
miei. Fece scorrere la mano per la mia coscia e poi la guid perch mi mettessi a cavalcioni su di lui.
Le nostre dita sintrecciarono e, a quel tocco, dun tratto mi sentii la febbre. Ogni movimento, persino il
pi piccolo respiro, sembrava rallentato da una dolce tensione. Provai a mantenere il corpo leggermente
sollevato, sforzandomi di evitare il contatto diretto, mentre avvertivo il calore del suo corpo
incendiarmi le gambe, ma Evan non sembrava molto daccordo. Sentii il battito accelerare quando le
sue mani scivolarono sulla mia schiena, dove una scossa continuava a pizzicarmi la pelle. Poi strinse le
dita attorno ai miei fianchi e mi tir contro di s, con fervore, il suo corpo che fremeva in cerca del mio.
Quel contatto deciso mi fece girare la testa, sciogliendomi come miele caldo, le gambe aperte su
di lui. La sua bocca mi sfior gentilmente la spalla, aprendosi e richiudendosi sulla mia pelle, lasciando
che la lingua la sfiorasse appena.
Mi sentivo ribollire. Lo spazio ristretto enfatizzava lintimit che i nostri corpi rivendicavano.
Labitacolo si era riempito del profumo di Evan, unessenza ipnotica che contribuiva a farmi girare la
testa. Evan e io eravamo una bomba a orologeria che rischiava di esplodere ogni volta che rimanevamo
soli. Il meccanismo si era innescato e non cera modo di tornare indietro. Io stessa percepivo quella
forza esplodere dentro di me, ogni volta che Evan mi toccava o che le sue labbra mi sfioravano la pelle.
Le sue mani, dietro le mie cosce, si assicuravano che io non mi allontanassi e di tanto in tanto
mi attiravano a s, come cercando di eliminare la distanza creata dai vestiti, mentre istintivamente il
suo bacino si muoveva verso il mio. Il mio corpo era in fiamme. Sentivo il fuoco scaturire dal ventre e
divampare infuocando ogni parte di me.
Evan... ansimai, mentre i nostri respiri si fondevano.
Il suo desiderio gli imped di darmi ascolto, mentre le labbra carnose si muovevano sul mio
collo, caldo dei suoi respiri.
Credo... La mia voce era un lieve sussurro di piacere, esitazione e bisogno. Credo che
dovresti fermarti, sospirai.
La voce di Evan mi solletic la pelle. Tu credi? sussurr appena, il tono malizioso. Non
sembrava molto disposto a darmi retta.
Cre-Credo che dovresti.
Ah-Ah. Scosse lievemente la testa. Non sono affatto daccordo, disse sottovoce.
Allora temo che dovr insistere, sussurrai a mia volta, bench il mio tono non fosse affatto
convincente.
Se la metti cos... replic a voce appena udibile, dove vuoi che mi fermi allora? Le sue
labbra corpose si aprirono sullestremit della mia spalla, scatenando una potente scossa. Qui? E mi
succhi appena la pelle. Oppure... La sua bocca si spost sullincavo del collo, facendomi
rabbrividire. ... Qui? Poi scivol lentamente fino alla clavicola. Personalmente, bisbigli,
accarezzandomi la spalla con la mano. ... Credo che sia meglio... Le sue dita si mossero abbassando
la spallina della mia maglietta, che ricadde sul braccio scoprendo la pelle fin sopra il seno, mentre lui la
inseguiva con lo sguardo. ... Se io mi fermi esattamente... Le sue labbra calde scesero sul petto,
seguendo i contorni della maglietta. ... Qui, sussurr, portando la bocca fin sopra il seno, senza
sfiorarlo.
Una scossa, dalla schiena, mi sal fino alla nuca, riempiendomi la testa. Evan... farfugliai
chiudendo gli occhi. Il mio corpo voleva abbandonarsi a quelle sensazioni.
Gemma...
La sua voce era un sussurro esasperato che avvolse il mio nome come velluto nero, mentre le
sue mani tornavano tra i miei capelli e la sua bocca cercava la mia, stanca di aspettare oltre. Spegnere
quellincendio sarebbe stato impossibile quanto doloroso; tanto valeva bruciare insieme a lui.
Mi abbandonai al fuoco delle sue labbra, perdendomi in unaltra dimensione, quando unallegra
melodia vibr nella tasca riverberando nellabitacolo e spezzando lincantesimo.
Un secchio dacqua fredda sui nostri corpi roventi.
Il mio telefono squillava, soffocato dai tessuti.
Affondai la testa sulla spalla di Evan, dispiaciuta, ed estrassi il cellulare.  mio padre, lo
informai, immediatamente allarmata dallora che risaltava sul display. Merda! Ma che ore sono?
Evan soffoc un sorriso compiaciuto.
Schiacciai il tasto verde e avviai la conversazione. Pap?
La sua voce infuriata mi trapass i timpani da una parte allaltra, risuonando in tutto labitacolo.
Gemma! Si pu sapere dove sei?  mezzanotte!
Mi sentii avvampare le guance e abbassai il volume del telefono, per quanto potesse servire.
Pap... cercai di replicare, ma lui non mi offriva occasioni per parlare. Lanciai unocchiata a Evan.
Dov Drake? mimai con le labbra. Chiss perch davo sempre per scontato che mi sostituisse. In
fondo non era la mia balia ed era solo colpa mia se insieme a Evan perdevo sempre la nozione del
tempo. Non... non mi ero accorta che fosse cos tardi, blaterai, cercando di giustificarmi. Sono con
Evan, pap, ribattei sperando che cogliesse il disagio nella mia voce e abbassasse i toni. Guardai
Evan, al limite dellimbarazzo. Vuole parlare con te, bisbigliai mortificata, porgendogli il telefono.
Dalla sua espressione, per, Evan non sembrava affatto preoccupato.
Fissai con impazienza il volto di Evan che non lasciava trasparire alcun nervosismo mentre si
esprimeva a monosillabi annuendo con la testa. S... Mmm... Okay.
Silenzio.
Evan mi porse il telefonino.
Allora? Che ti ha detto? indagai preoccupata. Cerano occasioni in cui il desiderio di
possedere il suo superudito era impellente come lesigenza daria.
Ti riaccompagno a casa, rispose rilassato.
Che ti ha detto? insistetti nervosa, mentre Evan si sistemava sullaltro sedile, al lato guida, e
il sollevatore riportava silenziosamente le ruote sul pavimento.
Non credo che vorresti saperlo. Tacque, il suo sguardo ancora tranquillo mentre ruotava il
volante.
Arrossii di vergogna e sprofondai sul sedile.
Evan mi sorrise mentre i fari della Lamborghini si accendevano riflettendo la luce sulla parete.
La saracinesca del garage inizi a sollevarsi e lauto prese vita con un rombo che risuon in
tutta la stanza. Aggressivo, elegante, ferino. Come Ginevra.
Non si arrabbier se la prendiamo? gli domandai voltandomi a guardarlo, mentre lui teneva lo
sguardo fisso davanti a s. Lultima volta in cui era successo non laveva presa molto bene.
Attendeva con impazienza che la saracinesca si sollevasse fino al tetto, affondando colpi
allacceleratore. Inclin la testa e mi lanci uno sguardo complice e sensuale. Dobbiamo provare se
funziona. Mi guard e mi fece locchiolino, mentre la Lamborghini emetteva un ruggito roco, basso,
inferocito.
Lauto prese vita con un rombo pi feroce e le ruote stridettero sul pavimento lucido, nero come
la pi oscura delle notti.
...
.
...
FINE Parte 1.